Madonna della Seggiola

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Madonna della Seggiola
Raphael Madonna della seggiola.jpg
AutoreRaffaello Sanzio
Data1513-1514 circa
TecnicaOlio su tavola
Dimensioni71×71 cm
UbicazioneGalleria Palatina, Firenze

La Madonna della Seggiola è un dipinto a olio su tavola (diametro 71 cm) di Raffaello Sanzio, databile al 1513-1514 circa e conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera si trova nelle collezioni medicee fin dalla prima metà del Cinquecento ed era sicuramente nata per una collocazione privata, a giudicare dal formato della tavola. La presenza della "sedia camerale", la complessità compositiva e altri dettagli hanno fatto ipotizzare che l'opera fosse nata su commissione di papa Leone X, e da lui inviata ai suoi parenti a Firenze. Già agli Uffizi, venne destinata al palazzo reale dall'inizio Settecento. Negli inventari del 1723 e del 1761 è infatti ricordata nella camera da letto del Gran Principe Ferdinando de' Medici, mentre in seguito fu collocata nella Sala di Pietro da Cortona e, dopo il riordino leopoldino della quadreria, nella Sala di Giove (1771) e poi in quella di Marte (1793). Rastrellata durante le spoliazioni napoleoniche, fu a Parigi dal 1799 al 1815[1]. Tornata a Firenze, dal 1882 è nella Sala di Saturno[2] insieme con le altre opere di Raffaello del museo[3].

La datazione intorno al 1514 si basa su elementi stilistici poiché l'opera viene in genere considerata successiva agli affreschi della Stanza di Eliodoro. Evidenti sono le citazioni michelangiolesche, nella plasticità prorompente e fisica di alcuni dettagli, come il gomito del Bambino, tuttavia stemperati dal dolce stile raffaellesco. Vicina da un punto di vista stilistico e formale è la Madonna della Tenda[1], che propone gli stessi soggetti in una posa leggermente variata e su un formato rettangolare.

Una tradizione popolare vuole che l'ispirazione per quest'opera venne all'artista mentre transitava per Velletri, dove vide una contadina del luogo che cullava il proprio figlio in grembo e volle subito ritrarli sul coperchio di una botte lì presente[4].

Una miniatura del dipinto.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'opera prede il nome dalla sedia camerale su cui è seduta Maria con in braccio il Bambino: entrambi si voltano verso lo spettatore, ma mentre Maria rivolge lo sguardo dritta davanti a sé, il Bambino sembra traguardare verso un punto più lontano. Assiste alla scena san Giovannino, a destra, che affiora dallo sfondo scuro e rivolge un gesto di preghiera a Maria.

Per tenere in braccio il Bambino, la Madonna solleva una delle due gambe, coperte da un drappo azzurro, scivolando quasi in avanti: in questo modo il corpo di Maria assume una posizione tale da generare un ritmo visivo circolare che sembra suggerire il dondolio del cullare[5]. Essa china il capo verso il figlio, facendo toccare le due teste, e creando una situazione di intima dolcezza familiare. Dietro la bellezza formale vi è uno schema compositivo geometrico molto complesso, basato su curve e controcurve in rapporto fra loro e con la circolarità del supporto.

Estremamente curati sono i dettagli, che ne fanno un'opera di grande ricercatezza formale. Dal brillare delle frange dorate sullo schienale della sedia, ai ricami sullo scialle verde orientale[4] della Vergine, fino allo studiato accostamento di colori caldi nel centro del dipinto e freddi sui bordi[6]. La sua grande ricchezza visiva fanno dell'opera «indubbiamente uno dei maggiori capolavori dell'arte rinascimentale»[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b De Vecchi, cit., pag. 111.
  2. ^ Maura Chiavacci, La Madonna della Seggiola di Raffaello, su abstrART, 20 ottobre 2020. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  3. ^ Scheda di catalogo.
  4. ^ a b Antonio forcellino, Raffaello - Una vita felice, Bari, Laterza, 2009, ISBN 9788842087472.
  5. ^ a b Franzese, cit., pag. 112.
  6. ^ La distinzione fra colori caldi e freddi è nata nel XIX secolo e non era quindi nota a Raffaello (cfr. Michel Pastoureau, Verde - Storia di un colore, Ponte alle Grazie, 2013). Tuttavia, l'evidente distribuzione centrifuga dei colori suggerisce che l'artista sia arrivato autonomamente a raggruppare i colori in base alla loro temperatura visiva. Si tratterebbe dell'ennesimo caso di quella che Ernst Gombrich chiama genialità non spiegabile altrimenti se non con l'intuizione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi, Raffaello, Rizzoli, Milano 1975.
  • Paolo Franzese, Raffaello, Mondadori Arte, Milano 2008. ISBN 978-88-370-6437-2

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]