Chiesa di Sant'Eligio degli Orefici

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Chiesa di Sant'Eligio degli Orefici
955RomaSEligioOrefici.JPG
Esterno
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàRoma
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareEligio di Noyon
Diocesi Roma
ArchitettoDonato Bramante Raffaello Sanzio
Stile architettonicorinascimentale
Inizio costruzione1509
Completamento1575
Sito web

Coordinate: 41°53′44.52″N 12°28′04.8″E / 41.8957°N 12.468°E41.8957; 12.468

La chiesa di Sant'Eligio degli Orefici è un luogo di culto cattolico di Roma, nel rione Regola, situato nella via omonima, nei pressi di via Giulia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa fu costruita dall'Università degli Orefici e Argentieri, accanto al palazzo che ancora oggi è sede del Nobil Collegio degli orafi ed argentieri di Roma, tra il 1509 e il 1575, su un iniziale progetto di Raffaello, e portata a termine col contributo di Baldassarre Peruzzi e Aristotele da Sangallo. La chiesa subì diversi rifacimenti a causa delle continue esondazioni del vicino Tevere.

La facciata originaria crollò nel 1601 e fu rifatta nel 1620 da Giovanni Maria Bonazzini, completando i disegni di Flaminio Ponzio.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è a croce greca, con una cupola emisferica su tamburo attribuibile a Baldassarre Peruzzi. Gli affreschi nell'abside sono di Matteo da Lecce (Madonna fra i santi Stefano, Lorenzo ed Eligio) e Taddeo Zuccari (Profeti e apostoli); negli altari laterali vi sono, a sinistra una Natività di Giovanni de Vecchi, e a destra un'Adorazione dei Magi di Giovanni Francesco Romanelli.

Del 1722 è il monumento funebre a Giovanni Giardini di Forlì, accademico di San Luca, argentiere dei palazzi Apostolici e cappellano del sodalizio, originariamente sepolto nella vicina chiesa della Morte.

Nel 1730 vi fu posta, in memoria di un confratello valoroso e illustre, la copia della lapide in memoria di Bernardino Passeri, orafo romano tra i fondatori del sodalizio, morto combattendo con i Lanzichenecchi in Borgo nel 1527, durante il sacco di Roma. L'originale è ancora in via dei Penitenzieri.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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