Cavalleria

Con il termine cavalleria si indicano normalmente le truppe dell’Esercito operanti a cavallo.
Un’altra accezione del termine è quella utilizzata in senso etico soprattutto in età antica e nel medioevo, costituiva inoltre la classe patrizia della società (equites) ovvero quella formata da coloro che potevano permettersi il possesso di un cavallo e con esso partecipare alla difesa militare della comunità cui appartenevano; nel medioevo la letteratura creò il mito della cavalleria (medievale) che divenne un ideale di vita offerto come modello di vita agli uomini del tempo. Ancora oggi in molti paesi (Italia compresa) usano anche il titolo di cavaliere come grado delle onorificenze associate per l’appunto a “ordini cavallereschi” talvolta di origine molto antica.
Il valore della cavalleria militare ha avuto importanza tattica fino alla fine del XIX secolo per la mobilità e rapidità che il cavallo conferiva alle truppe montate. L’avvento dei mezzi di locomozione meccanici (treno e autoveicoli) permise di trasportare le truppe soldati in modo più rapido e su distanze maggiori, mentre l’introduzione di nuove armi come la mitragliatrice o l’uso della fortificazione campale ridimensionarono l’utilità delle truppe a cavallo determinandone l’irreversibile scomparsa.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Età antica
[modifica | modifica wikitesto]La cavalleria nasce nella notte dei tempi ma dopo la fanteria. Tra i popoli che ne fecero uso vi sono gli Hyksos, gli Assiri e gli Scoloti; i più noti sono gli Unni, i Mongoli, i nativi nordamericani e le truppe a cavallo ottomane. Ovviamente la cavalleria, formata da truppe in grado di muovere e combattere a cavallo, necessitava di uomini e quadrupedi addestrati alla bisogna il che ha stimolato nei secoli anche l’aspetto meramente zootecnico.
Unità di cavalleria leggera furono utilizzate dai Parti che sconfissero le legioni di Crasso nella battaglia di Carre (53 a.C.). I cavalieri Parti erano celebri per la loro abilità nel riuscire a colpire il bersaglio anche mentre venivano inseguiti dalla cavalleria nemica, scoccando le frecce all'indietro con una grande torsione del busto. Nell'Impero persiano invece si preferiva l'uso del carro da guerra.

Nell'antica Grecia i cavalieri erano detti hippikon e tra essi si vennero a distinguere i contingenti di cavalleria pesante tessale, specie durante la guerra del Peloponneso. Infatti se fino a prima di questo scontro totale, il ruolo della cavalleria era subordinato a ruoli di ricognizione e a schermaglie tattiche, poi prese sempre più importanza nelle sorti delle battaglie. Non era un caso che l'uso del cavallo non fosse così diffuso nelle guerre dell'antica Grecia, a causa del costo di mantenimento e della limitata ampiezza delle pianure greche, ad eccezione di quella tessale. Ad Atene è solo dopo il V secolo, che la città può permettersi di risarcire i cavalieri che avevano perduto il loro destriero in battaglia e di emettere degli assegni di una dracma per contribuire all'acquisto del foraggio giornaliero necessario al mantenimento di un cavallo. Durante le guerre persiane la città dispone di 300 hippikon e nel 442 a.C. il loro numero arriva a superare le 1000 unità. Anche Sparta e Corinto formano unità a cavallo nello stesso periodo, mentre le altre poleis si dotano di una vera cavalleria solo nel secolo successivo. Le dotazioni erano differenti in base alla città di appartenenza, così troviamo il:
- cavaliere tessale provvisto di copricapo di pelle di mucca con paraorecchi o una versione a falde più larghe del copricapo di feltro greco detto petasos, un mantello scuro con bordo bianco, la tunica corta e stretta in vita o a torso nudo; dotato di giavellotti e di una lunga lancia detta kamax, la sella era un ampio panno definito efippion.
- cavaliere ateniese indossava il petasos, una corazza anatomica, stivaletti, chitone, una clamide nera, ed era provvisto di kamax, 2 giavellotti e una sciabola. Ad esso veniva conferito un assegno giornaliero per l'acquisto del foraggio, un contributo per l'acquisto del cavallo, che annualmente veniva sottoposto a controllo come stabilito dalla Boulé, in occasione della dokimasia. Il contingente era suddiviso in Philè di 100 hippikon comandati da un filarca. Ciascuna ala di cavalleria, composta da 5 philai veniva comandata da un hipparca con carica annuale. Ciascuna philè conferiva all'hipparchia 5 prodromoi, cavalieri con compiti di esplorazione e recapito messaggi. Essi vestivano una tunica, un mantello, l'elmo beotico ed erano armati di giavellotto o lancia.
- a Sparta l'unica testimonianza dedicata agli hippikon, ci viene fornita dalle raffigurazioni di Castore e Polluce eroi della città vestiti di corta tunica, mantello, elmo di Pilos, lancia e spada.
Un caso a parte furono i cavalieri hetairoi del Regno di Macedonia, un corpo di cavalleria elitario con tattiche di combattimento basate sull'esperienza dei cavalieri nomadi sciti e proprie armi precipue come la lunga lancia chiamata xiston. Nonostante le raccomandazioni dello storico e stratega Senofonte, raccolte nel saggio "Sull'equitazione", il mondo greco vero e proprio non riuscì mai a produrre un'efficiente forza di cavalleria.
I Romani fino alle guerre puniche utilizzarono quasi esclusivamente la loro formidabile fanteria. Il primo comandante a sfruttare al massimo le potenzialità della cavalleria fu Annibale, che poteva contare sui cavalieri numidi, ritenuti i più abili di quell'epoca: nella battaglia di Canne (216 a.C.), considerata uno dei capolavori della tattica militare di tutti i tempi, il cartaginese attirò la fanteria romana al centro del campo e la accerchiò annientandola completamente con la manovra a tenaglia della propria cavalleria. Annibale venne poi sconfitto nella battaglia di Zama (202 a.C.) da Scipione l'Africano, che aveva stretto alleanza coi numidi portandoli dalla propria parte.
Il nerbo dell'esercito romano rimasero comunque le legioni di fanteria fino al III secolo; nel tardo impero invece, con la pressione dei barbari alle frontiere e la necessità di presidiare efficacemente un confine lungo migliaia di chilometri, la cavalleria acquistò sempre maggiore importanza grazie alla rapidità di spostamento che essa permetteva. A questo si deve aggiungere che, con la mutazione nella composizione dell'esercito romano, formato in misura sempre maggiore da barbari assimilati, la secolare tradizione di efficienza e organizzazione delle legioni si andò via via perdendo.
Medioevo
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I secoli della cavalleria sono punteggiati dall’introduzione lenta e graduale delle bardature (selle, staffe, morsi ecc). All'inizio dell'VIII secolo venne introdotto in Europa l'uso della staffa che, insieme alla resta che fermava la lancia contro l'armatura, rese possibile al cavaliere caricare il nemico al galoppo e colpirlo con tutta la propria forza, senza per questo essere sbalzato dalla sella.
L'utilizzo della cavalleria pesante (catafratta), che sfruttava questa nuova tecnica per costituire una forza d'urto inarrestabile, fu promosso da Carlo Magno e dai suoi successori, che addirittura strutturarono tutta la società franca in modo da permettere il reclutamento e il mantenimento di una efficace forza di cavalleria.
Infatti, la necessità di sostenere il costo dei quadrupedi, degli assistenti (scudieri), degli equipaggiamenti e per la necessità di disporre del tempo libero necessario all’addestramento e l’esigenza di garantire lealtà al Principe faceva sì che il cavaliere potesse appartenere soltanto alla ricca nobiltà feudale. La struttura feudale della società finì col corrispondere direttamente alla gerarchia militare (o viceversa), di modo che i cavalieri potevano rispondere molto rapidamente alla chiamata alle armi trovandosi a formare un esercito già inquadrato; le terre e le proprietà concesse in feudo fornivano le rendite necessarie al mantenimento del cavaliere e del suo equipaggiamento. Di contro nel periodo medioevale le fanterie erano spesso composte da fanti tratti a forza dalle classi rurali o servili o assoldate, equipaggiati e addestrati in modo sufficiente, contando per essa più il numero che gli altri aspetti.
Soltanto dal XIII secolo in avanti si affermarono reparti di fanteria professionali più addestrati e meglio armati come gli svizzeri, i lanzichenecchi o i tercios spagnoli, capaci di combattere con tattiche idonee ad ostacolare la manovra della cavalieria. L'arma più efficace per cobtrastare la cavalleria erano le picche, lunghe lance con le quali i fanti erano in grado di disarcionare i cavalieri oppure di ferire a morte i cavalli. Ciò diede origine alle prime armature per i cavalli. In Inghilterra invece si puntò soprattutto sugli arcieri, che colpivano i cavalieri a distanza, prima che arrivassero a contatto della fanteria, come nelle battaglie di Crécy e Azincourt, nelle quali gli arcieri scoccarono le lore frecce restando al riparo dietro palizzate appuntite appositamente predisposte sul terreno.
Età moderna e contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Con la comparsa delle armi da fuoco l'efficacia della cavalleria pesante, già indebolita, declinò definitivamente: l'episodio che ne segnò il tracollo fu la battaglia di Pavia (1525) in cui i cavalieri francesi, lanciati alla carica, furono facilmente massacrati dagli archibugieri spagnoli. Lo stesso re Francesco I di Francia fu appiedato e si salvò a stento, venendo preso prigioniero e pronunciando la celebre frase: "Tutto è perduto fuorché l'onore!".
A poco a poco, nei fatti, il cavaliere iniziò a trasformarsi in fante a cavallo. Le armature, venuta meno l'importanza della carica frontale, si alleggerirono; le lance furono affiancate da armi più efficaci (Giovanni dalle Bande Nere fu tra i primi a costituire un corpo di archibugieri a cavallo). La cavalleria, finì gradualmente con l’assumere un ruolo ancillare rispetto alla fanteria arma che finì con l’assumere il ruolo centrale nel combattimento. La cavalleria sopravvisse comunque fino a tutto il XIX secolo, ad essa era affidato spesso il compito di manovrare per aggirare e colpire ai fianchi, di lato o alle terga gli schieramenti della fanteria avversaria mediante inattesi e veloci movimenti a tenaglia o di contrattaccare l’azione della cavalleria nemica; a Waterloo ad esempio vi fu la carica della cavalleria napoleonica del maresciallo Ney, che per breve tempo sembrò far volgere le sorti della battaglia a favore dei francesi.
Fra le guerre napoleoniche e la prima guerra mondiale le cavallerie europee erano divise in due specialità. La cavalleria pesante che nei vari eserciti comprendeva i corazzieri, i dragoni, i carabinieri, i granatieri a cavallo; la cavalleria leggera costituita invece da cavalleggeri, lancieri, cacciatori a cavallo, ussari, ulani.
Quando le armi da fuoco divennero a retrocarica, i fanti acquisirono la capacità di colpire più lontano e di aumentare la cadenza di tiro. Ció frustró sempre di più l’efficacia delle cariche delle truppe a cavallo. Durante la guerra di Crimea, ad esempio, avvennero due episodi nei pressi di Balaclava che mostrarono i limiti ormai raggiunti dalle cariche di cavalleria: la tenuta della propria posizione da parte dei fanti del 93° Highlander attaccati dalla cavalleria cosacca e la decimazione dei cavalleggeri inglesi quando la Brigata di Cavalleria Leggera attaccò le postazioni russe difese da fanti ed artiglieria (episodi passati alla storia rispettivamente come la sottile linea rossa e la carica dei seicento).
La cavalleria aveva ormai perso la connotazione di "forza di sfondamento" per assumere maggiore importanza per i compiti di ricognizione, nelle azioni di copertura, di avvolgimento, di sfruttamento del successo e negli contrattacchi di alleggerimento come messo spesso in pratica durante la guerra di secessione americana.
La cavalleria, inoltre, mantenne un importante ruolo nelle operazioni di controllo coloniale, come nel caso delle unità di cavalleria inglese in India o nel caso delle unità americane durante le cosiddette "Guerre indiane" che durarono fino al 1890.
Nel XX secolo segna il tracollo definitivo: il ruolo della cavalleria nella prima guerra mondiale fu pressoché nullo. L’uso generalizzato della fortificazione campale e della mitragliatrice, l’impiego sempre più esteso e capillare dei mezzi di trasporto a motore e l’invenzione dei carri armati cancellò anche le residue possibilità di impiego che essa poteva ancora avere. Nella seconda guerra mondiale vi furono gli ultimi episodi: nel 1939 la cavalleria polacca effettuò 16 cariche durante la guerra, nessuna delle quali, tuttavia, contro i carri armati tedeschi, una leggenda diffusa ad arte dalla propaganda tedesca e sovietica[1]. Nell’Esercito Italiano la sola carica contro carri armati fu effettuata da uno squadrone del gruppo Bande Amahara a cavallo (truppe coloniali italiane, con cavalieri ascari, inquadrati da ufficiali italiani), agli ordini del tenente Renato Togni, che cadde da prode nell'azione, il 21 gennaio 1941 nel quadro della battaglia di Agordat; quel giorno caricò anche l'intero gruppo, agli ordine del comandante tenente Amedeo Guillet. Sempre per quanto riguarda la cavalleria italiana, la quale negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale si era sostanzialmente rifiutata di convertirsi al motore, vi furono alcune azioni a cavallo nel 1942. Il reggimento Savoia Cavalleria partecipò al Corpo di spedizione italiana in Russia, dove eseguì un’azione di alleggerimento sfruttando il fattore sorpresa, caricando con successo reparti russi appiedati in uno scontro nella zona del fiume Don (vedi carica di Isbuscenskij) . Nello stesso anno e sempre in Russia, anche il Reggimento Lancieri di Novara caricò a Jagodni. L'ultima carica della cavalleria Italiana avvenne il 17 ottobre 1942 a Poloj, Croazia, da parte del reggimento cavalleggeri di Alessandria. Tre episodi romantici, tuttavia del tutto ininfluenti ai fini dell’andamento delle operazioni militari.

In Italia, dopo la seconda guerra mondiale la cavalleria tradizionale è irreversibilmente scomparsa. L’arma di cavalleria è stata definitivamente inglobata nelle truppe corazzate. Per lungo tempo (almeno in Italia) i reggimenti di cavalleria pur ricalcando le proprie tradizioni, hanno assunto la stessa fisionomia organica delle unità della fanteria meccanizzata e carristi. Solo all’inizio degli anni '90 del XX secolo l'arma di cavalleria è stata dotata di veicoli da combattimento blindati su ruote assumendo organici peculiari ma anche ridimensionando il proprio ruolo sul campo di battaglia ora circoscritto all’esplorazione e dunque ancillare alla fanteria tornata ad essere elemento centrale della manovra. I reggimenti dell'arma hanno assunto tutti un organico standard e hanno ripreso i compiti tipici affidati alla cavalleria sino alla seconda metà del XIX secolo.
La novità più importante è costituita dal trasferimento della specialità carristi dalla fanteria alla cavalleria, provvedimento che ha permesso il sostanziale rinnovamento della cavalleria italiana oggi costituita da due distinte specialità (cavalleria di linea che raggruppa i reggimenti tradizionalmente appartenuti all'arma, e carristi che raggruppa i reggimenti carri un tempo appartenuti alla fanteria).
Bisogna peraltro evidenziare che la consapevolezza della definitiva obsolescenza tattica della cavalleria si sviluppò in modo graduale tra le due guerre mondiali. Negli Stati Uniti d'America, per esempio, ancora nel 1921, si ritenne opportuno formare la Prima Divisione di Cavalleria; tuttavia va precisato che l'US Army in quegli anni attraversava una crisi profonda e che negli USA, a differenza di quanto avvenne in Italia, nel ventennio tra le due guerre si procedette senza indugio anche a sviluppare la branca degli Armour (corazzati) nella quale infine confluì tutta la cavalleria statunitense una volta che essa fu completamente meccanizzata.
Il cavallo, tuttora impiegato dalle forze di polizia in tutto il mondo, ha trovato ancora sporadico e aleatorio impiego tattico sia pure limitato a circostanze ambientali assai peculiari: alcuni nuclei delle forze speciali USA, cooperando con l'Alleanza del Nord afgana, svolsero alcune missioni di ricognizione speciale a cavallo nel 2001. Tuttavia tale impiego non è sufficiente a dimostrare la possibilità di un ritorno ad un impiego esteso dei quadrupedi nella guerra moderna.
Cavalleria leggera
[modifica | modifica wikitesto]Armamento
[modifica | modifica wikitesto]La cavalleria leggera utilizzava cavalli piccoli, veloci e agili; i cavalieri portavano un'armatura molto leggera oppure ne erano privi. Erano armati spesso con archi corti con gittata lunga, che non avevano però la stessa potenza degli archi lunghi o delle balestre. Un esempio di tali unità posson essere considerati gli ussari.
Tattica
[modifica | modifica wikitesto]Il punto di forza della cavalleria leggera era la velocità e la facilità di rapido spostamento sul campo di battaglia. In particolare, grazie agli archi avevano la possibilità di colpire il nemico a distanza, cosa importante visto la velocità con la quale avanzavano. Gli avversari sprovvisti di cavalli, e quindi più lenti, spesso non avevano scampo.
Il punto debole degli arcieri a cavallo era la necessità di ampi spazi e l'attrezzatura scarna. In spazi ristretti, se costretti al combattimento ravvicinato, soccombevano facilmente. Inoltre erano vulnerabili agli arcieri appiedati nemici.
Cavalleria pesante
[modifica | modifica wikitesto]Armamento
[modifica | modifica wikitesto]La cavalleria pesante era composta da cavalli massicci, con protezioni, non eccessivamente veloci, ma più capaci di sfondare le linee nemiche. I cavalieri, robusti e spesso con armature, avevano lance o sciabole.
Tattica
[modifica | modifica wikitesto]Punti di forza erano la capacità di sfondamento delle linee nemiche e la protezione dei cavalieri. Punti di debolezza, la minor velocità di spostamento e la dotazione di armi a minor gittata.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Le 16 cariche della cavalleria polacca di Nicola Zotti da www.warfare.it
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Catafratto
- Cavallo
- Cavaliere medievale
- Cavalleria pesante
- Cavalleria romana
- Dragone
- Eteri (antica Grecia)
- Forze armate
- Lanciere
- Rivoluzione militare
- Ulano
- Ussaro
Altri progetti
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Wikizionario contiene il lemma di dizionario «cavalleria»
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su cavalleria
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- cavalleria, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) cavalry, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Glossario minimo sulle specialità di cavalleria in Warfare: arte militare, storia, cultura strategica.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 56139 · LCCN (EN) sh85021479 · GND (DE) 4030113-8 · J9U (EN, HE) 987007284836505171 · NDL (EN, JA) 00577675 |
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