Basilica di Santa Maria di Campagna

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Basilica di Santa Maria di Campagna
Chiesa di Santa Maria in campagna.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàPiacenza-Stemma.pngPiacenza
Religionecristiana cattolica di rito romano
TitolareMadonna
Diocesi Piacenza-Bobbio
ArchitettoAlessio Tramello
Stile architettonicoManierismo
Inizio costruzione1522
Completamento1528

Coordinate: 45°03′23.4″N 9°40′48.36″E / 45.0565°N 9.6801°E45.0565; 9.6801

La basilica di Santa Maria di Campagna è una chiesa rinascimentale di Piacenza.

Dedicata alla Madonna della Campagna, sorge in piazzale delle Crociate, presso le mura della città. Ospita numerose opere d'arte fra cui un vasto ciclo pittorico manierista del primo Cinquecento del Pordenone, e tele barocche di Guido Reni e dei Procaccini.

La cupola affrescata da Pordenone e Sojaro
il Pordenone, Sant'Agostino, affresco

Nel novembre 1954 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa attuale fu edificata in sostituzione di un precedente piccolo oratorio, in un luogo cui la tradizione assegna grande valore storico in quanto qui nel 1095, durante il concilio di Piacenza, papa Urbano II avrebbe preso la decisione di indire la prima crociata per la riconquista di Gerusalemme, proclamata poi nel novembre dello stesso anno durante il concilio di Clermont. L'evento è ricordato oggi dalla dedicazione del piazzale antistante la basilica, intitolato "Piazzale delle Crociate"[2].

La prima pietra fu benedetta dal cardinale di Piacenza nel 1522, e la costruzione fu completata in soli sei anni. L'architetto piacentino Alessio Tramello (Piacenza 1455 circa - 1535 circa) ne fu il progettista e ne diresse i lavori. La critica ne ha riconosciuto l'ispirazione alle architetture rinascimentali di Donato Bramante, rispetto alle quali mostra tratti originali[3].

La costruzione originaria era prevista a croce greca, ossia a pianta centrale, considerata durante il Rinascimento come la tipologia architettonica che maggiormente si avvicinava alla perfezione, non solo da un punto di vista estetico, ma anche filosofico e simbolico. All'incrocio dei quattro identici bracci della croce si eleva la cupola, che si ripete identica ma in scala minore nelle quattro cappelle angolari che contribuiscono all'equilibrio dei volumi.

All'esterno, caratterizzato dalla sobria e geometrica struttura in laterizio, fa contrasto la ricca decorazione pittorica dell'interno. Appena terminata la costruzione dell'edificio, fu dato incarico per la decorazione al pittore di scuola veneta Antonio de' Sacchis detto il Pordenone (1484 – 1539), cui poi subentrò il suo allievo pavese Bernardino Gatti detto il Sojaro. Gli interventi decorativi continuarono anche successivamente al passaggio del tempio alla comunità dei Frati minori osservanti alla metà del Cinquecento, che vi edificarono un annesso convento poi abbattuto.

Al santuario era particolarmente devoto il duca di Parma e Piacenza Ranuccio I Farnese. Nel 1615 fu commissionata a Francesco Mochi, impegnato in quegli anni nella realizzazione delle statue equestri di piazza Cavalli, la statua in stucco di Ranuccio Farnese in ginocchio, posta su di una mensola su uno dei pilastri che reggono la cupola[4].

La struttura della chiesa fu alterata soltanto nel 1791, con l'allungamento del braccio della croce che ospita il presbiterio, e la costruzione dell'attuale coro posteriore all'altare principale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

All'ingresso della chiesa, nel primo braccio, si trovano due affreschi staccati. A sinistra è il sant'Agostino, che il Pordenone dipinse nel 1529-30, rappresentato all'interno di un'armoniosa architettura classica, con un'edicola dorata che gli fa da sfondo rendendo monumentale la figura del santo teologo. In quanto dottore della chiesa, è rappresentato attorniato da cinque putti che reggono i volumi delle sue opere, che contribuiscono a dare leggerezza e brio alla figura accigiliata e quasi altera del santo. Lo stato di conservazione piuttosto cattivo dell'affresco non ci permette più di apprezzare la cura con cui il Pordenone aveva reso i particolari, quali i sontuosi paramenti di Agostino. Sulla parete opposta Bernardino Gatti dipinse il grande affresco San Giorgio che uccide il drago. L'opera è considerata fra le più riuscite dell'artista, che rappresenta con grande potenza drammatica il soldato sul cavallo impennato a spada sguainata mentre assesta il colpo di grazia al mostro già ferito. Il costume è quello da soldato romano, mentre il mantello agitato dal vento contribuisce al dinamismo della scena. Sullo sfondo, sono la principessa che osserva con apprensione la scena, e la città turrita rappresentata con minuzia di particolari.

I due importanti cicli di affreschi del Pordenone ricoprono le pareti delle due piccole cappelle di sinistra, la Cappella dei Re Magi e la Cappella di Santa Caterina. Nella prima, vi è sulla destra la Natività di Maria, dove indaffarate cameriere occupano gran parte del movimentato affresco, assistendo sant'Anna e lavando in primo piano la piccola neonata. Al di sopra, nelle lunette sono rappresentati i Pastori al presepio, e la Fuga in Egitto. La scena di maggior pregio e anche meglio conservata è l’Adorazione dei Magi, che si distingue per l'affollato corteo che si allunga all'orizzonte, osservato dai popolani affacciati ai balconi delle proprie case. Il personaggio sulla estrema sinistra, con in mano un boccale, si distingue per la forte caratterizzazione del volto che fa pensare ad un ritratto, forse del committente della decorazione, il patrizio piacentino Pietro Antonio Rollieri il cui stemma è raffigurato sulla parasta che incornicia l'adorazione. Salendo con lo sguardo si notano quattro Profeti che si affacciano illusionisticamente da quattro oculi, introducendo alla cupola dove l'Assunzione di Maria è affiancata da rappresentazioni di santi e angeli musici.

Ancor più riuscita è la decorazione della successiva Cappella di Santa Caterina, dove campeggia la pala d'altare con le Nozze mistiche di Santa Caterina con Pietro e Paolo. A fronte, la Disputa di Santa Caterina coi filosofi pagani. È tuttavia sulle paraste dai colori squillanti che si dispiega la fantasia compositiva del pittore che mescola con grande verve putti, armi, strumenti musicali e animali fantastici.

Di particolare pregio il grande organo costruito in due riprese (1825, 1838) dai celebri fabbricatori Serassi di Bergamo, strumento che assume una valenza storica particolare in quanto fu progettato e poi regolarmente suonato dal celebre organista e compositore Padre Davide da Bergamo (1791-1863).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ Andrea Corna, Guida storico-artistica di S.Maria di Campagna Piacenza, op. cit., p. 7
  3. ^ vedi voce Alessio Tramello dell'Enciclopedia Treccani
  4. ^ P. Ceschi Lavagetto, Da un’occasione effimera i monumenti equestri ai Farnese di F. M., in Centri e periferie del barocco, I, Il barocco romano e l’Europa, a cura di M. Fagiolo - M.L. Madonna, Roma 1992, pp. 769-799;

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Corna, Guida storico-artistica di s. Maria di Campagna Piacenza, Piacenza, 1983

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]