Provincia di Piacenza

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Provincia di Piacenza
provincia
Provincia di Piacenza – Stemma Provincia di Piacenza – Bandiera
Provincia di Piacenza – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Amministrazione
Capoluogo Piacenza
Presidente Francesco Rolleri (PD) dal 14-10-2014
Data di istituzione 1859
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°03′N 9°42′E / 45.05°N 9.7°E45.05; 9.7 (Provincia di Piacenza)Coordinate: 45°03′N 9°42′E / 45.05°N 9.7°E45.05; 9.7 (Provincia di Piacenza)
Superficie 2 585,86 km²
Abitanti 286 572[1] (30-6-2016)
Densità 110,82 ab./km²
Comuni 48 comuni
Province confinanti Parma, Pavia, Cremona, Lodi, Genova (Città Metropolitana), Alessandria
Altre informazioni
Cod. postale 29121-29122 Piacenza, 29010-29029 Provincia
Prefisso 0523
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-PC
Codice ISTAT 033
Targa PC
Cartografia

Provincia di Piacenza – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia di Piacenza è una provincia italiana dell'Emilia-Romagna di 286.572 abitanti.

Confina a nord con la Lombardia (provincia di Lodi e provincia di Cremona), a ovest ancora con la Lombardia (provincia di Pavia) e con il Piemonte (provincia di Alessandria), a est con la provincia di Parma e a sud con la Liguria (Città Metropolitana di Genova).

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La Val Luretta d'inverno

La provincia di Piacenza si estende nella pianura Padana a sud del fiume Po, nella parte occidentale della regione Emilia-Romagna. Il confine nord con le province di Lodi e Cremona è rappresentato dal fiume Po. A sud confina con la Città Metropolitana di Genova (Liguria) tramite l'Appennino Ligure con il confine che è situato prima dello spartiacque. Eccetto un tratto di confine ad est con la provincia di Parma che segue il torrente Stirone ed un tratto del confine ad ovest con la provincia di Pavia che segue il corso del fiume Trebbia gli altri confini sono convenzionali.

La parte meridionale della provincia è montuosa e collinare e qui si trovano le principali valli piacentine che da ovest ad est sono: la Val Tidone[2] (attraversata dal Tidone), la Val Trebbia[3] (Trebbia), la Val Nure (Nure) e la Val d'Arda[4] (Arda). Altre valli più piccole sono la Val d'Aveto, attraversata dal principale affluente del Trebbia[5] la Val Chiavenna, la Val Chero, la Val Riglio, la Val Luretta, la Val d'Ongina e la Val Boreca[6]. La parte settentrionale della provincia è compresa nella Pianura Padana, questa zona viene comunemente chiamata Bassa piacentina.

Il monte Maggiorasca

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Appennino piacentino.

Le vette più alte della provincia sono situate nelle alte valli di Boreca, Nure ed Aveto. Le principali sono il monte Maggiorasca (1803 m), il monte Bue (1777 m), il monte Nero (1752 m), il monte Lesima (1724 m), il monte Chiappo (1700 m), il monte Cavalmurone (1671 m), il monte Legnà (1669 m), il monte Alfeo (1651 m) ed il monte Carmo (1640 m).

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Fiumi[modifica | modifica wikitesto]

Il fiume Trebbia

Il territorio della provincia è interamente compreso nel bacino idrografico del fiume Po e vi tributa per mezzo dei suoi affluenti Tidone, Trebbia, Nure, Chiavenna e Arda.

Appartengono al bacino del Trebbia la Boreca, l'Aveto e il Perino. Appartiene al bacino del Tidone il Luretta, mentre al bacino del Chiavenna appartengono Chero, Riglio e Vezzeno, quest'ultimo tributario del Riglio. Al bacino dell'Arda tributa l'Ongina, mentre lo Stirone tributa al bacino del Taro.

Laghi[modifica | modifica wikitesto]

Il lago Bino

Nella provincia vi sono due laghi sorti a seguito della costruzione di sbarramenti artificiali:

In alta val Nure esistono piccoli laghi di origine glaciale, il lago Moo[9], il lago Bino[10] e il Lago Nero[11].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Piacenza Collegio "Alberoni" e Stazione meteorologica di Piacenza San Damiano.

Il clima della provincia è temperato, subcontinentale in pianura e collina e fresco in montagna[12]. La temperatura media annuale è di 12,2 °C nel capoluogo, 11,5/12 °C nella media collina e 8,5 °C nelle stazioni di fondovalle poste ad altezze più elevate. Il mese più freddo è gennaio con temperature medie di poco sopra lo zero per la pianura e di poco sotto per la montagna, mentre il mese più caldo è luglio con una temperatura media di 22,9 °C nel capoluogo e di 18,1 °C in montagna.

Il clima è più continentale in pianura grazie alla lontananza dalle masse d'acqua mediterranee, mentre in montagna la vicinanza della Liguria influenza il clima rendendolo più simile ad un temperato caldo[12].

Le precipitazioni annue sono pari a circa 850-900 mm in pianura piacentina per 80-85 giorni piovosi e 1000-1500 mm nella media collina per un centinaio di giorni di pioggia, con un incremento che segue l'incremento di altitudine. A partire dagli ultimi anni del XX secolo sono diminuite le precipitazioni invernali e sono aumentate quelle autunnali[12]. Le nevicate sono abbastanza comuni con una media di 40 cm all'anno in pianura che aumenta nettamente in collina e montagna[12].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Piacenza e Storia di Bobbio.

Piacenza antica[modifica | modifica wikitesto]

Anche se alcuni documenti attestano l'esistenza della città di Piacenza già in epoche preistoriche, la sua fondazione è datata 218 a.C., anno in cui i Romani crearono (su probabile preesistente insediamento celtico), sulla riva destra del Po, la prima e dunque più antica colonia romana, Placentia (Terra che Piace, per la fertilità delle sue terre e per la vicinanza con il Po), avamposto militare contro le invasioni dei Galli. Grazie alle grandi opere (disboscamento, bonifica del territorio, costruzione della Via Emilia, arteria principale della Pianura Padana) realizzate dai coloni romani che vi si stabiliscono, Piacenza diviene in breve tempo una città sempre più importante, centro del sistema viario romano, tanto che lo stesso Giulio Cesare fissa qui, per un breve periodo, il suo quartier generale.

Piacenza medievale[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia di San Colombano a Bobbio

Devastata durante le invasioni barbariche, la città subisce le dominazioni bizantina e gotica, per divenire dapprima capoluogo di un ducato longobardo e in seguito dominio vescovile.

Grande importanza ebbe nel 614 la fondazione dell'abbazia di San Colombano a Bobbio, che a partire dal vasto feudo monastico diede impulso all'agricoltura con la diffusione di vigneti, castagneti, oliveti e frantoi, e al commercio verso la Liguria.

L'anno Mille rappresenta anche per Piacenza un momento di sviluppo demografico, sociale ed economico, in cui la città, grazie alla sua posizione strategica, assume un ruolo di primo piano per il traffico di merci e di uomini. Diventata nel 1126 un libero comune, conosce in questi anni il suo massimo splendore, che culmina nell'adesione alla Lega Lombarda e nella sconfitta del Barbarossa, sancita dalla Pace di Costanza del 1183.

Piacenza nel periodo delle Signorie[modifica | modifica wikitesto]

Con la crisi delle istituzioni comunali, Piacenza diventa il terreno di scontro delle più facoltose famiglie della città, che si fronteggiano per assumerne la guida. In questo travagliato periodo si susseguono al potere numerose dinastie: gli Scotti o Scoto, i Pallavicino, i Visconti e gli Sforza. Una famiglia nobiliare che faceva parte dei capitanei del Vescovo di Piacenza furono i Confalonieri, che avevano il privilegio di accompagnare l'insediamento del nuovo vescovo in Cattedrale con un ben descritto cerimoniale, e questo privilegio era riservato espressamente al "più anziano della stirpe" dei Confalonieri. La casata vanta un insigne avo: San Corrado Confalonieri, eremita del Terzo Ordine di San Francesco, nato in Calendasco nel 1290 e morto in fama di santità nella grotta 'dei miracoli' presso Noto in Sicilia.

I Farnese a Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Farnese

Dopo essere stato parte del ducato di Milano, nel 1521 il piacentino cade sotto al dominio del papato[13]. Nel 1545 Papa Paolo III istituisce il Ducato di Parma e Piacenza, ponendone alla guida il figlio Pier Luigi[14], che viene però ucciso due anni dopo da una congiura composta da locali famiglie nobili[15] In seguito a questo episodio il piacentino viene occupato dalla truppe imperiali di Ferrante I Gonzaga[16]. Il figlio di Pier Luigi, Ottavio Farnese riesce a conservare il dominio di Parma, che diventa così la capitale del Ducato, mentre il piacentino ritorna sotto il dominio della famiglia Farnese nel 1585, ceduto da Filippo II di Spagna, con il quale aveva firmato il trattato di Gand[16]. Sotto il governo di Ottavio iniziano anche i lavori per la costruzione di palazzo Farnese a Piacenza[15].

Ranuccio I Farnese fa costruire dallo scultore Francesco Mochi le due statue equestri di Piazza Cavalli a Piacenza, raffiguranti Ranuccio e il padre Alessandro[17]. Nel 1636, nell'ambito della guerra condotta dal duca Odoardo I Farnese, alleato dei francesi, contro la Spagna, la città di Piacenza viene occupata da questi ultimi. In seguito all'accordo di pace, mediato da Papa Urbano VIII, gli spagnoli lasciano la città l'anno successivo in cambio della rottura dell'alleanza tra il Farnese e i francesi.

Morto senza eredi l'ultimo duca, Antonio Farnese, nel 1731 il ducato passa a Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e del re Filippo V di Spagna.

I Borboni a Piacenza e la sconfitta di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo duca Carlo I si stabilisce a Parma nel 1731[18], tuttavia nel 1738, con il terzo trattato di Vienna che sancisce la fine della guerra di successione polacca, viene riconosciuta a Carlo la corona del Regno delle Due Sicilie, mentre il Ducato di Parma e Piacenza passa agli austriaci, nella persona dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo. Nel 1748 con il trattato di Aquisgrana il ducato torna sotto il dominio della famiglia Borbone, assegnati al Reale Infante Don Filippo, fratello di Carlo[18].

La battaglia della Trebbia in un dipinto di Alexander von Kotzebue

Nel 1796, nonostante la neutralità dichiarata dal duca Ferdinando, le truppe napoleoniche entrano a Piacenza, ottenendo un ingente indennizzo di guerra[19]. Nel 1799 la parte occidentale della provincia è teatro della battaglia della Trebbia, vinta dagli dagli austro-russi del generale Suvorov impegnato nella sua campagna in Italia contro i francesi guidati dal generale Macdonald.

Nonostante l'occupazione francese Ferdinando mantiene formalmente la sovranità fino al 1801 quando, con i trattati di Lunéville e di Aranjuez, il Ducato passa sotto il controllo francese, con la contropartita dell'ascesa al trono d'Etruria del figlio di Ferdinando Ludovico[19]. Sotto il controllo francese il piacentino viene separato da Parma e nel 1808 Napoleone nomina Charles-François Lebrun duca titolare di Piacenza in suo nome.

Nel 1814, con l'esilio di Napoleone all'Elba, il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla viene assegnato alla moglie di Napoleone, Maria Luisa d'Asburgo-Lorena; tale decisione viene poi confermato vita natural durante dal congresso di Vienna[20], nonostante le rivendicazioni dei Borbone, ai quali sarebbe però ritornato alla morte della duchessa[20].

Maria Luigia d'Austria[modifica | modifica wikitesto]

In questa nuova Europa, il Ducato di Parma e Piacenza viene assegnato a Maria Luigia d'Austria. Sovrana molto amata dai suoi sudditi, Maria Luigia riesce a valorizzare Piacenza dal punto di vista culturale ed artistico, come nessun altro aveva fatto. Alla sua morte Piacenza chiede ed ottiene, prima fra tutte le città, l'annessione al Piemonte, guadagnandosi per questo il titolo di "Primogenita".

L'affrancamento dall'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sconfitta di Custoza, la città cade nuovamente sotto la dominazione austriaca che, caratterizzata da una forte repressione nei confronti dei patrioti, crea profondi malcontenti fra la popolazione e sfocia nella seconda guerra di indipendenza. Questo scontro significherà per Piacenza l'affrancamento dall'Austria e l'annessione al regno sardo, poi regno d'Italia.

L'istituzione della provincia[modifica | modifica wikitesto]

La provincia di Piacenza venne istituita nel 1859, con decreto dittatoriale di Carlo Farini, in previsione dell'annessione dell'Emilia al Regno di Sardegna; era suddivisa nei circondari di Piacenza e di Fiorenzola[21].

L'amministrazione provinciale ha sede dal marzo 1860 presso il Palazzo della Provincia di corso Garibaldi[22].

La nascita industriale[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni immediatamente successivi, la città rimane esclusa dal processo di sviluppo economico che coinvolge molti centri italiani e solo verso la fine del XIX secolo cominciano a nascere anche qui le prime sporadiche realtà industriali, e si fa presto strada un nuovo soggetto sociale, il ceto operaio; da questo momento, Piacenza diventa parte attiva del processo di sviluppo economico che sta travolgendo l'intero Paese e anche qui inizia a godere di un nuovo benessere, mai conosciuto prima.

La Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Se la prima guerra mondiale porta a Piacenza, sede di un importante stabilimento bellico, ricchezza e lavoro, il prezzo che la provincia deve pagare per questa nuova prosperità è rappresentato dal sacrificio dei numerosi soldati caduti in battaglia.

Il Bobbiese diviene piacentino e la Val Ceno parmense[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1923 Bobbio e parte del suo territorio, inserita anticamente nella Contea di Bobbio divenuta nel 1743 Provincia di Bobbio sotto i Savoia fino all'unità d'Italia, entra a far parte per la prima volta del territorio della provincia di Piacenza[23].

In contemporanea i comuni di Bardi e Boccolo dei Tassi, sitauti in alta Valle del Ceno, in quanto facenti parte del bacino imbrifero della Val Taro, passano alla provincia di Parma[24][25]. Nel 1926 alcune frazioni del comune di Boccolo, che veniva contestualmente aggregato a Bardi, ritornarono in provincia, diventando parte dei comuni di Farini d'Olmo e Ferriere[26].

Tale spartizione delle terre, frutto di una mera divisione geografica, unita allo "scambio" dei territori genovesi, ha creato divisioni ancora oggi visibili. Per quanto concerne il comune di Bardi, tuttora è parte della Diocesi di Piacenza (così come alcuni comuni dell'Oltrepò Pavese[27]) alla quale fa riferimento anche come conservatoria[28]. Inoltre sono marcate le differenze tra i popoli parmensi e quelli della Val Ceno: cultura, dialetto, tradizioni e gastronomia. Tratti ancora oggi legati alla vecchia provincia di appartenenza.

Il Fascismo a Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni successivi, caratterizzati dal regime fascista, la città registra un forte sviluppo architettonico, con la costruzione di nuovi quartieri residenziali e popolari. L'agricoltura resta il settore trainante e non si registrano significativi cambiamenti nel sistema economico. Con il declino del regime fra la popolazione cresce il malcontento per la difficile situazione sociale, e trovano spazio numerose brigate partigiane.

Il Dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

L'eccezionale ripresa economica che Piacenza conosce negli anni cinquanta, porta la città a godere di uno sviluppo industriale senza precedenti nel campo dell'agricoltura e dei trasporti, di un significativo aumento demografico e del boom urbanistico che ne consegue. Sulle colline del Piacentino vengono scoperti e perforati i primi pozzi petroliferi d'Italia (per la terza volta al mondo, dopo Romania e Stati Uniti). In pianura, presso la località di Cortemaggiore, viene individuato un giacimento di metano particolarmente significativo in grado di dare una spinta decisiva al boom italiano del Dopoguerra. Nasce in quella occasione il cane a sei zampe della Supercortemaggiore, allora simbolo e motivo d'orgoglio per una nazione in forte crescita, oggi marchio di Eni (la principale multinazionale italiana).

Dal 2000[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte fra il 14 settembre e il 15 settembre 2015 una parte della provincia di Piacenza fu devastata dalle esondazioni improvvise del Nure e del Trebbia, dovute al maltempo e ad ammassi di detriti, che causarono danni ingenti e la morte di tre persone. Le località più colpite sono state Roncaglia, Bettola, Farini, Ponte dell'Olio, Ferriere, Rivergaro, Bobbio, Marsaglia di Corte Brugnatella, Ottone[29].

Referendum consultivi sulla fusione di comuni[modifica | modifica wikitesto]

La tabella riepiloga i referendum consultivi per la fusione di comuni tenutisi a partire dal 1º dicembre 2013. In grassetto sono indicati i comuni che hanno approvato il quesito[30][31][32].

Data del referendum Comuni Iscritti Percentuale Elettiva Favorevoli Contrari Denominazione
nuovo comune
Data di istituzione
6 marzo 2016 Borgonovo Val Tidone-Stemma.png Borgonovo Val Tidone
Ziano Piacentino-Stemma.png Ziano Piacentino
5822
2233
30%
52,17%
69,13%
37,29%
30,87%
62,71%
Borgonovo-Ziano richiesta non accolta
dal consiglio regionale
16 ottobre 2016 Bettola-Stemma.png Bettola
Farini-Stemma.png Farini
Ferriere-Stemma.png Ferriere
2823
1792
1692
44%
30%
37%
32,45%
47,36%
24,88%
67,45%
52,64%
75,12%
Alta Val Nure[33] richiesta non accolta
dal consiglio regionale
16 ottobre 2016 Ponte dell'Olio-Stemma.png Ponte dell'Olio
Vigolzone-Stemma.png Vigolzone
4097
3480
47,9%
46,7%
39,97%
40,86%
60,03%
59,14%
Pontevigo[34] richiesta non accolta
dal consiglio regionale

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Provincia di Piacenza-Stemma.png

Descrizione araldica dello stemma[35]:

« Scudo sannitico con dado d'argento in campo rosso sormontato da corona di Provincia d'oro gemmata e foderata internamente di rosso vellutato, nella quale sono intrecciati rami di quercia e di alloro con bacche dorate »

Descrizione araldica del gonfalone[35]:

« Drappo di seta azzurra, merlato nell'estremità inferiore e recante nel mezzo lo stemma dell'ente, sormontato dalla dicitura in oro: Amministrazione Provinciale di Piacenza »

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La basilica di Santa Maria delle Grazie a Cortemaggiore

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Comunale a Piacenza (1281), sede del governo cittadino nel medioevo.
  • Palazzo Farnese a Piacenza (XVI secolo), voluto dal duca Ottavio Farnese e progettato dal Vignola come palazzo di rappresentanza, incompleto a causa delle mutate condizioni politiche intercorse tra la progettazione e l'interruzione dei lavori.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Castelli della provincia di Piacenza
Il castello di Rivalta visto dal Trebbia
  • Castello di Rivalta, inserito nell'omonimo borgo fortificato in comune di Gazzola, posto a guardia dell'accesso alla val Trebbia dalla pianura.
  • Grazzano Visconti (Vigolzone), fortilizio costruito nel 1395 da Giovanni Anguissola. Passato nell'ottocento alla famiglia Visconti di Modrone venne restaurato ai primi del novecento dal conte Giuseppe Visconti di Modrone il quale fece costruire ex novo un piccolo borgo fortificato in stile neo-medievale progettato dall'architetto Alfredo Campanini.
  • Rocca Viscontea, costruita tra il 1342 e il 1347 per opera della città di Piacenza, prima, e dei Visconti, dopo, domina il borgo medievale di Castell'Arquato.
  • Castello di Riva (Ponte dell'Olio), posto sulla riva destra del torrente Nure, tra il corso d'acqua e la strada che collega Piacenza a Ferriere, controllava il passaggio dalla pianura alla val Nure.
  • Castello di Vigoleno (Vernasca), complesso fortificato situato sul confine con il parmense, edificato nel X secolo, fu poi ripetutamente distrutto finno alla riedificazione nelle forme attuali avvenuta nel 1389.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Gli scavi archeologici di Velleia

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

La tabella seguente riporta l'evoluzione del numero dei residenti nella provincia dal 2001 al 2015[42]:

Anno Residenti
2001 263.855
2002 267.274
2003 270.946
2004 273.689
2005 275.861
2006 278.224
2007 281.616
2008 285.922
2009 288.003
2010 289.875
2011 284.440
2012 286.336
2013 288.483
2014 288.013
2015 286.997

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2015 nel territorio provinciale risultano essere residenti 41.227 stranieri (19.989 uomini e 21.238 donne)[43], pari al 14,36%[44] dell'intera popolazione.

Di sotto sono riportate le comunità con più di 1000 individui[43]:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto piacentino.

Accanto all'italiano, sopravvive il dialetto piacentino, ascritto alla lingua emiliana nonostante i diversi elementi condivisi con quella lombarda. Sull'Appennino piacentino sono invece presenti dialetti di transizione tra emiliano e ligure, che cedono il passo a varietà liguri in alcuni comuni dell'alta Val Trebbia.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Nella giurisdizione ecclesiastica della Chiesa cattolica, gran parte del territorio della provincia coincide con l'area della diocesi di Piacenza-Bobbio. Essa è suddivisa in 7 vicariati e comprende, oltre a gran prate del piacentino anche l'alta val Trebbia genovese, parte dell'Oltrepò Pavese, la val Taro e la val Ceno nel parmense[27]. Fanno invece parte della diocesi di Fidenza le parrocchie situate nei comuni di Castelvetro Piacentino, Monicelli d'Ongina e Villanova sull'Arda, riunite nel vicariato della bassa piacentina[45].

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

La zona della provincia più conservatrice per quanto riguarda il folklore è l'area dell'Appennino, cioè quella rimasta più isolata da certe influenze esterne e dalla modernità. Il patrimonio delle tradizioni di buona parte dell'Appennino piacentino è riconducibile a quello dell'area delle Quattro Province. Con questo nome si definisce un territorio prevalentemente montuoso suddiviso amministrativamente tra le province di ben quattro regioni distinte: Genova (Liguria), Piacenza (Emilia-Romagna), Pavia (Lombardia) e Alessandria (Piemonte), dove la gente ha mantenuto per secoli usi e costumi molto simili. Ciò è evidente soprattutto per quanto riguarda i canti, la musica, i balli e le feste popolari. Le alte valli piacentine comprese in questo territorio sono la Val Trebbia, la Val Tidone, la Val d'Aveto e, soprattutto, la Val Boreca, mentre la Val Nure risente in maniera minore di questo patrimonio e la Val d'Arda ne è esclusa.

Canti[modifica | modifica wikitesto]

I canti folkloristici di Piacenza e del territorio circostante sono scomparsi almeno dall'inizio del XX secolo. Facevano parte di un genere noto come matinäda, che prendeva il nome dal momento della giornata nella quale venivano eseguiti, la mattina appunto. I brani della matinäda erano per lo più a carattere amoroso e simili a quelli di altre zone dell'Italia Settentrionale. Composti da quattro o sei versi - raramente otto - endecasillabi che seguivano ritmi differenti, venivano intonati durante le attività lavorative o all'inizio della primavera, con accompagnamento di chitarra e fisarmonica, per corteggiare le ragazze nubili. I testi erano cantati in dialetto piacentino, ma talvolta inframmezzati da voci derivanti da varietà di altre lingue gallo-italiche o da storpiature del toscano. Ciò è stato spiegato con l'origine non autoctona di parte di essi, nati dunque in altre province e regioni circostanti e adattati al piacentino.

Il genere era impropriamente conosciuto anche come buśinäda, termine che in realtà indicava un tipo di composizione poetica di un cantastorie o verseggiatore popolare, che in versi descriveva avvenimenti reali e li esponeva spesso in forma ironica o satirica. Sebbene siano per lo più conosciute nella loro versione milanese, tali opere letterarie, pubblicate su fogli volanti, erano realizzate anche nel Piacentino[46].

I cori dell'Appennino piacentino risultano invece influenzati dal trallallero genovese.

Musica e balli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Danze delle quattro province.

La musica dell'Appennino piacentino, compreso nell'area delle Quattro province, è tradizionalmente eseguita con piffero dell'Appennino, müsa (simile alla piva più comune in Val Nure) e fisarmonica. La müsa, una cornamusa appenninica ad un solo bordone, è forse lo strumento più caratteristico e che attira le maggiori curiosità. Al giorno d'oggi vi sono solo un paio di costruttori e anche i suonatori sono rimasti in pochi. Lo strumento cadde in disuso ad inizio del XX secolo, soppiantata dalla più moderna fisarmonica. Negli ultimi decenni è ricomparsa ed è tornata ad accompagnare il piffero, unendosi addirittura alla fisarmonica. È possibile ascoltare i suonatori di questi strumenti alle feste da ballo nei paesi e nelle frazioni dell'Appennino piacentino (o in quelli delle tre province limitrofe) o in alcuni festival folkloristici che si tengono in estate.

In occasione di sagre, feste del patrono, festival folkloristici, celebrazioni della Pasqua o del Carnevale è possibile assistere all'esibizione degli strumenti tipici che eseguono musiche da ballo come la giga (a due o a quattro), la monferrina o l'alessandrina. Esisteva un tempo anche la bisagna, danza scomparsa e recentemente ricostruita nel comune di Ferriere. Qualcuno l'ha ricordata come un ballo eseguito con i bastoni (come nel ballo del Morris inglese), dopo che erano andati perduti i passi e per anni era stata riproposta solo come musica per piffero. Altre fonti non citano però l'uso dei bastoni.

All'inizio dell Novecento nelle campagne piacentine era ancora diffuso il bal dal ferì - detto anche bal dal frì nelle zone montuose - (ballo del ferito), un ballo di gruppo in forma ludica. Accompagnato da chitarra e fisarmonica, era eseguito da una coppia di ballerini scelti, attraverso battute prestabilite, da una figura che conduceva le danze. I ballerini si scambiavano un botta e risposta di rime durante la danza, le quali erano utilizzate per fare complimenti, tessere lodi, lanciare sfide o vendette amorose, effettuare dichiarazioni d'amore o con l'intento d'indispettire il partner. Dopo un paio di giri si interrompeva per cambiare compagno o compagna e riprendere con i passi e le rime[47]. Altri balli a figure e a simboli di simile tipologia erano il bal dal tu-tu, il bal dal ciär, il bal dal cüsëin e il bal dal spèc' , frequenti sulle aie nel periodo dello scartocciamento del granoturco[48].

Festività e celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ad esclusione delle feste patronali, alle quali si sono aggiunte innumerevoli sagre per la promozione dei prodotti tipici della gastronomia piacentina, sono poche le feste tradizionali sopravvissute alla modernità e allo spopolamento delle aree rurali, in particolare dell'Appennino. Tuttavia, è proprio nelle zone di montagna che si svolgono ancora le celebrazioni legate al ritorno della primavera. Si tratta del Calendimaggio, che generalmente si svolge la sera del 30 aprile. Con questo nome si definisce una festa di natura pagana, di probabile origine celtica (forse collegata a Beltaine), diffusa in quasi tutta l'Europa e che in Italia si è mantenuta vitale prevalentemente nei territori più isolati. Nell'Alta Val Trebbia piacentina questo evento è noto anche come Carlin di maggio, mentre sui monti della Val Tidone è celebrato come Festa d'la galëina grisa (Festa della gallina grigia). Relegati oggi ai centri appenninici, gli appuntamenti legati al Calendimaggio avevano luogo in una più vasta zona delle campagne piacentine ancora nella seconda metà del XIX secolo[49].

Ancora sentita è la ricorrenza legata all'arrivo di Santa Lucia da Siracusa il 13 dicembre. Come in altre località della Lombardia, del Veronese e del Trentino, anche nel Piacentino questo giorno è molto atteso dai bambini, cui la Santa durante la notte farà visita con l'asinello per dispensare loro dolci e doni di ogni sorta.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Il più importante centro sanitario della provincia è l'ospedale di Piacenza. Questi i principali presidi ospedalieri provinciali[50]:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La sede piacentina del Politecnico di Milano

Università[modifica | modifica wikitesto]

Le sedi universitarie della provincia sono concentrate nel capoluogo dove si trovano una sede dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con quattro facoltà (Agraria, Economia, Giurisprudenza, Scienze della Formazione), alle quali si aggiunge l'interfacoltà di Diritto ed Economia delle banche e dei mercati finanziari[51], una sede del Politecnico di Milano (Architettura e Ingegneria[52]) e le sedi distaccate del corso di laurea in Infermieristica e di quello in Fisioterapia dall'Università degli Studi di Parma[53]. Piacenza ospita inoltre il Conservatorio di Musica "Giuseppe Nicolini".

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Tra i musei principali della provincia:

Musei a Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

Musei in provincia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello Anguissola di Travo, sede del museo archeologico

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina piacentina.

La gastronomia piacentina vanta di diversi piatti tipici che col tempo sono diventati molto noti anche al di fuori della provincia stessa, come i pisarei e fasö[64] e i tortelli alla piacentina[65] Un baluardo della gastronomia piacentina sono i salumi dei quali i tre più famosi, contrassegnati dal marchio Denominazione di origine protetta (Dop), sono il Salame Piacentino, la Coppa Piacentina e la Pancetta Piacentina. Il Piacentino è l'unica provincia italiana ad annoverare tre salumi DOP[66]. Altri non contrassegnati Dop sono la mariola (grosso e corto salame), il salame gentile e il lardo che, pestato insieme al prezzemolo (pistä 'd gras), viene anche usato come ingrediente in diversi piatti[67].

Essi costituiscono un immancabile antipasto, ma altri celebri sono il salame cotto, i ciccioli (chiamati graséi in piacentino), la bortellina (burtlëina in piacentino) della Val Nure, Val Trebbia e Val Tidone (sorta di frittella di farina, accompagnata coi salumi o coi formaggi)[68], il chisulén o torta fritta[69] (tipica di solo di alcuni comuni della Bassa Val d'Arda, ma comunissima in altre province dell'Emilia-Romagna a volte col nome di gnocco fritto) sempre in abbinamento coi salumi), il batarö (focaccina della Val Tidone), la polenta fritta e la gustosa torta di patate della montagna.

Pisarei e faśö

Le salse più note sono la salsa di noci (ajà) e il pesto di matrice ligure sull'Appennino (zona che ha sempre risentito dell'influenza di Genova e della Liguria), la salsa di prezzemolo e la salsa di fegatini alla Farnese.

Tra i primi piatti vi sono i già citati pisarei e fasö (gnocchetti di pane e farina con condimento di sugo ai fagioli) e tortelli alla piacentina, gli anolini o anvëin (pasta fresca con ripieno di stracotto di carne) in brodo[70], gli anolini all'uso della Val d'Arda (variante di quelli appena citati), i tortelli di zucca (differenti da quelli di Mantova e Cremona per l'assenza degli amaretti), i tortelli di castagne tipici della montagna, i malfatti e i maccheroni fatti con l'ago da calza (macaron cun l'agùcia) di Bobbio[71], le mezze maniche dei frati (sorta di grossi maccheroni ripieni), le tagliatelle o le trofie con salsa di noci tipiche della montagna e della Liguria, il risotto alla Primogenita, il risotto coi funghi, il riso e verza (con costine di maiale), il risotto coi fegatini, il risotto coi codini di maiale e i panzerotti alla piacentina (cilindretti di pasta fresca al forno ripieni di ricotta, bietole e grana padano), piatto di recente introduzione.

Comunissimi tra i secondi sono l'anatra e la faraona arrosto, la pìcula 'd caval ("pìcula" di cavallo)[72], lo stracotto d'asina, lo stracotto alla piacentina, la bomba di riso di Bobbio[73], le lumache alla bobbiese[74], il tasto o tasca (punta di vitello ripiena) variante della cima alla genovese che è di casa sull'Appennino Piacentino, la delicata anguilla in umido, l'anguilla marinata nota come burattino o büratëin, gli zucchini ripieni dell'Appennino che mostrano chiare tracce liguri e, tra i secondi più poveri, il merluzzo in umido e la famosa polenta disponibile in tantissime varianti (consa, cioè con strati di sugo e formaggio grana, oppure con i ciccioli, o in accompagnamento alla pìcula 'd caval ecc.).

Buslanëin fatti in casa

I formaggi D.O.P. sono il Grana Padano[75] conosciuto in tutto il mondo e il Provolone Val Padana, ma in montagna vengono ancora prodotti formaggi con latte di pecora, capra e vacca (famoso quello da cui escono i vermi saltaréi).

Non esiste una grande tradizione dolciaria, comunque i dessert non mancano: i turtlìt (tortelli dolci)[76], le crostate, il latte in piedi[77], il buslàn (ciambella) e i buslanëin (ciambelline)[78] e la spongata molto comune in Val d'Arda, una torta probabilmente di origine ebraica diffusa anche in provincia di Parma. Comunissima sulle tavole del Piacentino, così come in altre zone della Lombardia e dell'Emilia, è la torta sbrisolona nata però a Mantova.

Come si nota da questo lungo elenco di ricette della provincia, la città di Bobbio può vantare un buon numero di ricette locali, tanto da essere in alcuni casi separata dalla cucina del resto della provincia per essere considerata a sé stante[79].

Enologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colli piacentini.

Molto diffusa nel Piacentino è anche la viticoltura (ci sono documentazioni che affermano la conoscenza della vite nel territorio fin dal primo millenio avanti Cristo[80]), che apporta alla provincia di Piacenza vasta notorietà nel campo dell'enologia. Infatti diversi sono i vini prodotti sui colli piacentini, tra i quali vini bianchi come: Malvasia, Ortrugo, Trebbianino Val Trebbia; e vini rossi come: Bonarda, Gutturnio e Barbera, e altri ancora, che hanno ottenuto il riconoscimento di vini DOC. I vini DOC del Consorzio Colli Piacentini sono ben 21: Gutturnio, Gutturnio Classico, Gutturnio Superiore, Gutturnio Riserva, Barbera, Bonarda, Bonarda Spumante, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Ortrugo, Trebbianino Val Trebbia, Monterosso Val d'Arda, Malvasia, Sauvignon, Val Nure, Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot V.S.Q.P.R.D., Vin Santo, Vin Santo di Vigoleno, Novello[81][82].

Persone legate alla provincia di Piacenza[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Alberoni
Melchiorre Gioia
I fratelli Inzaghi

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Comunità montane[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio piacentino comprendeva tre comunità montane, poi sciolte tra il 2008 e il 2013[83][84][85]:

Denominazione Sede amministrativa Comuni
Comunità montana Appennino Piacentino Bobbio-Stemma.png

Bobbio

Bobbio

Cerignale

Coli

Corte Brugnatella

Ottone

Piozzano

Travo

Zerba

Comunità Montana valli del Nure e dell'Arda Bettola-Stemma.png

Bettola

Bettola

Farini

Ferriere

Gropparello

Vernasca

Morfasso

Comunità Montana valle del Tidone Nibbiano-Stemma.png

Nibbiano

Caminata

Nibbiano

Pecorara

Pianello Val Tidone

Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della provincia di Piacenza.

Appartengono alla provincia di Piacenza i seguenti 48 comuni:

Comuni più popolosi[modifica | modifica wikitesto]

Fiorenzuola d'Arda

Di seguito è riportata la lista dei dieci comuni della provincia ordinati per numero di abitanti (Istat 30-09-2015):

Pos. Comune Abitanti Stemma
1 Piacenza 102.173 Piacenza-Stemma.png
2 Fiorenzuola d'Arda 15.273 Fiorenzuola d'Arda-Stemma.png
3 Castel San Giovanni 13.724 Castel San Giovanni-Stemma.png
4 Rottofreno 12.148 Rottofreno-Stemma.png
5 Podenzano 9.156 Podenzano-Stemma.png
6 Borgonovo Val Tidone 7.920 Borgonovo Val Tidone-Stemma.png
7 Carpaneto Piacentino 7.687 Carpaneto Piacentino-Stemma.png
8 Rivergaro 7.000 Rivergaro-Stemma.png
9 Pontenure 6.527 Pontenure-Stemma.png
10 Cadeo 6.126 Cadeo-Stemma.png
Bobbio

Altre città:

Comune Abitanti Stemma
Bobbio[86] 3.577 Bobbio-Stemma.png

Zerba con i suoi 78 abitanti è il comune con il più basso dato di popolazione nella provincia e nella regione.

Pos. Comune Abitanti Stemma
48 Zerba 78 Zerba-Stemma.png

Unioni di Comuni[modifica | modifica wikitesto]

In Provincia di Piacenza sono presenti otto Unioni che raggruppano tutti i comuni del territorio eccetto il Caminata, Gazzola, Lugagnano Val d'Arda e Piacenza[87]:

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La struttura dell'economia è prevalentemente industriale con piccole e medie imprese, soprattutto manifatturiere. Seguono il settore commerciale, la produzione di servizi alle imprese e il settore delle costruzioni. Punti di eccellenza sono presenti nella robotica e nell'automazione industriale. Rilevanti per qualità e quantità sono il settore agricolo e le attività di trasformazione ad esso collegate.

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla vicinanza strategica con le aree industriali della Pianura padana e alla presenza di importanti vie di comunicazione (ferrovie ed autostrade) a partire dagli anni 2000 si sono sviluppati vari poli logistici nella provincia: uno nel capoluogo, nella frazione di Le Mose, a breve distanza dal casello autostradale di Piacenza Sud, dove si sono insediate aziende come UniEuro, Italiarredo[88] ed IKEA[89]. Il polo piacentino si candida inoltre ad essere la piattaforma logistica privilegiata per il Porto di La Spezia, a questo scopo nel luglio 2015 è stato firmato un protocollo d'intesa tra il comune e l'autorità portuale ligure[90]. Un altro a Castel San Giovanni dove, sfruttando la vicinanza con Milano, si sono insediate aziende come Conad, Bosch, LG Electronics ed Amazon per una superficie totale di 1.300.000 metri quadrati[91]. Infine uno a Monticelli d'Ongina che vede la presenza tra le altre di Whirlpool ed Enel per una dimensione di 144.500 metri quadrati[92].

A poca distanza dal polo logistico del capoluogo si trova il quartiere fieristico, terminato nel 2000 e composto da 3 padiglioni espositivi per complessivi 14.000 mq, un'area esterna da 8000 mq, due sale congressi ed una sala corsi[93].

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Il capoluogo fa parte del Circuito Città d'Arte della Pianura Padana insieme ad altre città lombarde ed emiliane[94]. Nel 2015 si sono registrati in provincia 222.938 arrivi e 444.944 presenze, di cui circa la metà nel capoluogo[95]. I principali elementi di attrazione turistica della provincia sono l'enogastronomia e i castelli, alcuni inseriti nel circuito dell'Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. Per quanto riguarda gli sport invernali nella zona di Bobbio sono presenti piste da sci di fondo e impianti di risalita per lo sci alpino[96].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Strade provinciali della provincia di Piacenza.
La stazione del capoluogo nel 1939

La provincia di Piacenza è attraversata da tre strade statali: la Strada statale 45 di Val Trebbia che conduce a Genova[97], la Strada Statale 9 Via Emilia che unisce Milano a Rimini[98] e la Strada statale 725 Tangenziale di Piacenza. Altre strade in passato statali ed ora passate in capo alla provincia sono la Strada statale 10 Padana Inferiore[99], SP 359 R di Salsomaggiore e di Bardi, la SP 412 R della Val Tidone[100], la SP 461 R del Penice, la SP 462 R della Val d'Arda, SP 586 R della Valle dell'Aveto, la SP 587 R di Cortemaggiore, la SP 588 R dei Due Ponti e la SP 654 R di Val Nure.

Il ponte ferroviario sul fiume Po

La provincia è attraversata anche da due autostrade: l'A1 Milano-Napoli sulla quale sono posti i caselli di Piacenza Sud e Fiorenzuola (il casello di Piacenza Nord, anch'esso al servizio del capoluogo si trova invece in comune di Guardamiglio (LO))[101] e dall'A21 Torino-Piacenza-Brescia sulla quale sono posti i caselli di Castelsangiovanni, Piacenza Ovest, Piacenza Sud, Caorso e Castelvetro[102][103].

Il principale nodo ferroviario è la stazione del capoluogo, posta sulla ferrovia Milano-Bologna e capolinea delle linee per Alessandria e Cremona (quest'ultima senza treni passeggeri circolanti a partire dal dicembre 2013[104]).

La provincia è attraversata anche dalla ferrovia Cremona-Fidenza e dalla linea ad alta velocità Milano-Bologna la quale non presenta però stazioni nella provincia. Tra il 1932 e il 1967 era attiva la ferrovia Piacenza-Bettola che collegava il capoluogo con la Val Nure e che fu soppressa, nonostante le proteste dei passeggeri, a causa del deficit accumulato dalla società gestrice[105].

Tra il 1881 e il 1938 la provincia era caratterizzata da una vasta rete tranviaria interurbana a vapore, gestita a partire dal 1908 dalla SIFT, che comprendeva le linee:

Inoltre, dal 1908 il capoluogo fu servito da una rete tranviaria urbana a trazione elettrica, che nel 1924 raggiunse San Rocco al Porto. Le tranvie urbane furono soppresse nel 1955 e sostituite da autolinee gestite dalla società Auto Guidovie Italiane[106].

Nel comune di San Giorgio Piacentino è presente l'aeroporto militare di Piacenza-San Damiano, fino al settembre 2016 sede del 50° Stormo dell'Aeronautica militare italiana, e diventato da quella data Comando Aeroporto Piacenza con un utilizzo a supporto delle strutture operative dell'aeronautica[107].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questa provincia.

Periodo Presidente Partito Carica Note
8 maggio 1995 28 giugno 1999 Dario Squeri centro-sinistra Presidente [108]
28 giugno 1999 28 giugno 2004 Dario Squeri centro-sinistra Presidente [108]
28 giugno 2004 8 giugno 2009 Gian Luigi Boiardi centro-sinistra Presidente [108]
8 giugno 2009 14 ottobre 2014 Massimo Trespidi Il Popolo della Libertà Presidente [108]
14 ottobre 2014 in carica Francesco Rolleri Partito Democratico Presidente [108]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra calcistica della provincia è stato il Piacenza Football Club, che ha militato per 8 stagioni in Serie A. Dopo il fallimento del 2011 la squadra cittadina con maggior seguito e ritenuta l'erede del defunto Piacenza FC è il Piacenza Calcio 1919, militante in Lega Pro. La formazione, disputa le partite interne allo Stadio Leonardo Garilli, come in precedenza il Piacenza FC. Tra le società calcistiche cittadine vi è anche il Pro Piacenza 1919, che milita per la terza volta in un campionato professionistico, la Lega Pro. Fuori dal capoluogo la società principale è il Fiorenzuola, capace di raggiungere nel 1995 la finale play-off per la promozione in Serie B. Negli anni '40 anche l'Olubra di Castel San Giovanni militò per alcune stagioni in serie C.

Per quanto riguarda la pallavolo, la provincia di Piacenza è rappresentata dalla squadra maschile cittadina della Pallavolo Piacenza (attualmente in serie A1) che ha al suo attivo uno scudetto, una Coppa Italia, una supercoppa italiana e due coppe europee, e in passato dalla squadra femminile River Volley, nata a Rivergaro e poi trasferitasi a Piacenza, bi-campione d'Italia, spostatasi a Modena nel 2016[109].

Nella pallacanestro, l'Unione Cestistica Piacentina, nata dalla fusione tra le squadre di Piacenza e Fiorenzuola, ha disputato il campionato di Legadue nella stagione 2011-2012 prima di non iscriversi e successivamente fallire. Dopo la scomparsa dell'UCP a rappresentare la pallacanestro a Piacenza c'è la Pallacanestro Piacentina che milita in Serie B e il Piacenza Basket Club fusosi nel 2016 con UC Casalpusterlengo portando la squadra lodigiana a disputare le partite del campionato di Serie A2 a Piacenza[110].

Sono presenti inoltre diverse squadre di rugby, tra cui le due più importanti Piacenza Rugby Club e Rugby Lyons Piacenza che hanno all'attivo diversi campionati di Serie A1/Eccellenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]
  2. ^ La val Tidone turismo.provincia.piacenza.pc.it
  3. ^ La val Trebbia turismo.provincia.piacenza.pc.it
  4. ^ La val d'Arda turismo.provincia.piacenza.pc.it
  5. ^ La val d'Aveto turismo.provincia.pc.it
  6. ^ La val Boreca turismo.provincia.piacenza.pc.it
  7. ^ Lago artificiale e diga di Mignano turismo.provincia.pc.it
  8. ^ Il lago di Trebecco pianellovaltidone.net
  9. ^ Lago Moo vallardana.it
  10. ^ Lago Bino vallardana.it
  11. ^ Lago Nero turismo.provincia.piacenza.pc.it
  12. ^ a b c d Clima meteovalnure.it
  13. ^ Piacenza: storia e sviluppo urbano piacenzamusei.it
  14. ^ Più di 2.200 anni, ma ben portati comune.piacenza.it
  15. ^ a b La storia di Piacenza piacenzantica.it
  16. ^ a b Dall'Acqua, pagg.63-64
  17. ^ Statue equestri ad Alessandro e Ranuccio Farnese comune.piacenza.it
  18. ^ a b Carlo I borboneparma.it
  19. ^ a b Filippo I e Ferdinando I borboneparma.it
  20. ^ a b Lodovico I e Carlo Lodovico borboneparma.it
  21. ^ Decreto 27 dicembre 1859, n. 79
  22. ^ Il Palazzo della Provincia - Storia, vicende e descrizione su Piacenza Musei
  23. ^ Regio Decreto 8 luglio 1923, n. 1726
  24. ^ La provincia di Piacenza piacenzaprimogenita150.it
  25. ^ R.D. 24 settembre 1923, n. 2076 augusto.agid.gov.it
  26. ^ LEGGE 23 dicembre 1926, n. 2246. augusto.agid.gov.it
  27. ^ a b Vicariati e unità pastorali diocesipiacenzabobbio.org
  28. ^ Piacenza - Conservatoria conservatoria.it
  29. ^ Emergenza alluvione: paesi devastati. Vigilante morto a Bettola, padre e figlio dispersi liberta.it
  30. ^ Referendum consultivo del 16 ottobre 2016 dei Comuni di Bettola Farini e Ferriere prefettura.it
  31. ^ Referendum consultivo del 16 ottobre 2016 dei Comuni di Ponte dell'Olio e Vigolzone prefettura.it
  32. ^ Borgonovo e Ziano: "regione: nessuna fusione se un comune dice no" piacenzasera.it
  33. ^ - Quesito n.2 relativo alla scelta della denominazione del nuovo comune prefettura.it
  34. ^ Quesito n.2 relativo alla scelta della denominazione del nuovo comune prefettura.it
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  36. ^ Scavi nel sito tardoantico e altomedievale della Piana di S. Martino, Pianello Val Tidone (PC) archeobologna.beniculturali.it
  37. ^ Oasi de Pinedo turismo.provincia.piacenza.it
  38. ^ Parco di isola Giarola turismo.provincia.piacenza.it
  39. ^ Parco provinciale di Monte Moria turismo.provincia.piacenza.it
  40. ^ Parco regionale dello Stirone e del Piacenziano turismo.provincia.piacenza.it
  41. ^ Parco regionale fluviale del Trebbia turismo.provincia.piacenza.it
  42. ^ Elaborazione su dati Istat, comuni-italiani.it. URL consultato il 13 novembre 2016.
  43. ^ a b Cittadini stranieri secondo Demo Istat 2015, demo.istat.it. URL consultato il 13 novembre 2015.
  44. ^ Percentuale approssimata
  45. ^ Sito ufficiale della diocesi di Fidenza diocesifidenza.it
  46. ^ Mario Di Stefano (a cura di) ed Ernesto Tammi, Studi sulla comunicazione orale piacentina, Tep, Piacenza, 1979, pagg. 17-19
  47. ^ Mario Di Stefano (a cura di) ed Ernesto Tammi, Studi sulla comunicazione orale piacentina, Tep, Piacenza, 1979, pag. 65
  48. ^ Aldo Ambrogio in "Le tradizioni", Panorami di Piacenza (a cura di Emilio Nasalli Rocca), Tip. Leg. Scuola Artigiana del Libro, Piacenza, 1955, pag. 258
  49. ^ Mario Di Stefano (a cura di) ed Ernesto Tammi, Studi sulla comunicazione orale piacentina, Tep, Piacenza, 1979, pag. 49
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  51. ^ [2] piacenza.unicatt.it
  52. ^ Piacenza: Corsi di studio polo-piacenza.polimi.it
  53. ^ La nuova sede di Infermieristica e Fisioterapia presso il Collegio Morigi (Piacenza) unipr.it
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  84. ^ Comunità montane addio, nasce l’Unione del Piacentino. Primo caso in Regione liberta.it
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  88. ^ Polo logistico di Piacenza jillproperty.it
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marzio Dall'Acqua, Ducati d'Emilia, signorie di Romagna, 2001, Touring Club Italiano, Milano
  • Marco Cacozza, La Ferrovia Piacenza-Bettola, Tutto Treno & Storia nº 19 (aprile 2008), Duegi Editrice, Ponte San Nicolò (PD), pagg. 50-65
  • Francesco Ogliari, Franco Sapi, Ritmi di ruote. Storia dei trasporti italiani volume 10°. Emilia-Romagna, a cura degli autori, Milano, 1969

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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