Palazzo Colonna

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Coordinate: 41°53′53.31″N 12°28′59.41″E / 41.898142°N 12.483169°E41.898142; 12.483169

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Palazzo Colonna
Trevi - palazzo colonna e basilica santi apostoli 01.JPG
La facciata del palazzo su piazza Santi Apostoli, con l'omonima basilica
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Indirizzo Piazza Santi Apostoli
Informazioni
Condizioni in uso
Costruzione XIV secolo
Uso privata abitazione, rappresentanza, museo
Realizzazione
Proprietario Famiglia Colonna
 
Palazzo Colonna, veduta del cortile detto della Cavallerizza e di parte del palazzo adiacente alla Basilica dei SS. Apostoli
Maarten van Heemskerck, Palazzo Colonna noto come Loggia dei Colonnesi e i resti del Serapeo (1534 - 1536)
Palazzo Colonna in una raffigurazione del 1748
Veduta di Via della Pilotta con gli archi che collegano il Palazzo Colonna ai giardini e alla villa del Quirinale, sulla sinistra il profilo della Sala ovale del rifacimento barocco del palazzo.
Veduta del palazzo Colonna detto del Vaso nell'ampliamento dei Della Rovere, ora sede dell'Ordine dei Minori convetuali
La Galleria Colonna in una immagine di fine '800
Portale di accesso alla villa al Quirinale nei pressi della piazza omonima su via XXIV Maggio
La villa Colonna descritta da Stanisław Masłowski (1853-1926)

Palazzo Colonna è un palazzo romano, che ora occupa l'isolato compreso tra piazza Santi Apostoli, Via Ventiquattro Maggio , via IV Novembre e via e piazza della Pilotta, e che si estende su un'area dove già prima dell'anno 1000 sono documentati edifici, case, fortezze appartenenti ai Conti di Tuscolo, dai quali discende la nobile famiglia dei Colonna a cui appartiene. Lo stemma di questi ultimi, e quindi il nome, secondo taluni sembra prendere appunto il nome dalla vicina colonna di Traiano, a testimoniare la forte influenza della famiglia in quella zona.

L'insediamento medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Fin dal XII secolo si hanno notizie di un palazzo e di un castello dei Colonna nell'area dove si trova quello attuale, insieme ad altri edifici sempre della famiglia in prossimità di esso; il complesso di abitazioni che vi sorgeva, raccolte intorno alla basilica dei Santi XII Apostoli, era il fulcro di una estesa area di proprietà della famiglia che si estendeva dal Quirinale fino al Monte Acceptorium (Montecitorio) e che tra l’altro includeva la limitrofa area dove sorge il palazzo Odescalchi, e l’area dove sorge tuttora il palazzo Sciarra. Sullo stesso luogo ne era testimoniata la presenza della corte di Alberico di Roma Princeps atque Senator omnium Romanorum sin dal secolo X[1].

Il corpo principale del palazzo, già fatto abbattere da papa Bonifacio VIII[2], venne presto riedificato e già dal XIV secolo ospitò personalità illustri, come l'imperatore Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani, (1328) e poi Francesco Petrarca, amico della famiglia, quando nel 1341 venne incoronato poeta in Campidoglio. Con il tribuno del popolo Cola di Rienzo restauratore della repubblica a Roma nel 1347, nemico dei nobili e soprattutto dei Colonna, questi furono scacciati dalla città e si rifugiarono nei palazzi della famiglia a Marino. Dopo la caduta del regime di quest'ultimo, quando Cola nel 1354 fu ucciso da un popolano in Campidoglio mentre tentava la fuga, il cadavere venne trascinato fino al palazzo e lì appeso per due giorni e una notte.

Al principio del secolo XV Giordano Colonna signore di Genazzano poi principe di Salerno dal 1419, fratello maggiore del futuro papa Martino V, abitava il palazzo prospiciente la piazza dell'Olmo[3] odierna Piazza della Pilotta; questo edificio non pare identificabile con quello ritratto da Maarten van Heemskerck (1534-1536), noto sin dal secolo XIV come Loggia dei Colonnesi[4] inglobato poi nel palazzo detto “dell’olmo” e demolito nel 1926 per fare posto alla Pontificia Università Gregoriana e dove visse per alcuni anni Ferdinando Gonzaga[5] come affittuario della nobile famiglia. Questo palazzo altrimenti detto palazzetto, che almeno dal secolo XVII venne normalmente affittato a cardinali, venne inglobato insieme a quanto rimaneva delle rovine dette "anticaglie" del probabile tempio del Sole o del tempio di Serapide nel "Casino nuovo", visibile nella veduta del giardino Colonna di Giuseppe Vasi della metà del secolo XVIII; il palazzo era altresì contraddistinto dal n. 258 nella contemporanea pianta di Giovanni Battista Nolli come "Palazzo e giardino del Contestabile Colonna con Ruine antiche". Alle spalle dell'edificio verso il Quirinale era addossata la Torre Mesa abbattuta nel 1574 per volontà di Gregorio XIII[6].

L’edificio dove risiedeva Giordano con il nipote Antonio ed i loro congiunti del ramo di Genazzano era verosimilmente quello detto "del vaso" posto anch'esso in prossimità della piazza e della via della Pilotta anticamente nota come via Biberatica alle spalle della basilica dei SS. Apostoli[7], questo edificio a detta di Pasquale Adinolfi era quello più antico e pervenuto ai Colonna dai Conti di Tuscolo, e che successivamente fu ampliato fino alla piazza dei SS. Apostoli sul lato sinistro della basilica omonima per opera dei Della Rovere a cui pervenne nella seconda metà del secolo XV[8].

Adiacente alla basilica dei SS. Apostoli sul lato destro, risultava essere almeno sin dal secolo XIII un altro edificio della famiglia destinato a residenza dei suoi cardinali, dove visse lo stesso cardinale Oddone futuro papa Martino V, e che dopo la sua morte passò temporaneamente ad altri proprietari tra cui il Cardinale Bessarione e i parenti di papa Sisto IV, tornando nelle mani dei Colonna nel 1517con bolla di papa Leone X. In questo edificio vennero praticati dei passaggi con la basilica adiacente in modo da consentire ai componenti della famiglia di assistere da apposite tribune ancora visibili, alle celebrazioni senza uscire dal palazzo[9].

Oddone Colonna, nominato papa nel 1417 come Martino V, fu il pontefice che mise fine alla cattività avignonese riportando la sede pontificia a Roma, città che trovò in condizioni disastrose: "lurida ed abbandonata" come scrisse il Platina. Risistemò, oltre alla città, il palazzo Colonna che fu sua dimora fino alla sua morte nel 1431.

Nel 1527 ospitò durante il Sacco di Roma Isabella d'Este, marchesana di Mantova, e grazie all'illustre presenza, era ella infatti madre di Ferrante I Gonzaga uno dei comandanti dell'esercito dei lanzichenecchi, il palazzo fu l'unico in tutta la città ad essere risparmiato al saccheggio, anche se le più di duemila persone che vi avevano trovato rifugio furono comunque catturate e sottoposte al pagamento di un riscatto per riottenere la libertà.

Quello che doveva essere il cosiddetto palazzo "dell'olmo", come mostra la rappresentazione di Maarten van Heemskerck, ancora nel 1535 insisteva sulle rovine dei templi imperiali (presumibilmente il Serapeo del Quirinale)[10].

Nel XVI secolo i Colonna tornarono quindi in possesso dei palazzi Riario e Della Rovere, che già erano stati di loro proprietà sin dal medio evo, e agli inizi del Seicento nella zona si contano sei palazzi dei Colonna. Il palazzo Colonna della Rovere, già detto del Vaso, fu definitivamente ceduto dal cardinale Ascanio ai Frati minori conventuali per volontà di Sisto V nel 1589 ad un prezzo di molto inferiore al suo valore[11], divenendo la sede del Ministro e della Curia generale dell'ordine.

La ristrutturazione del XVII secolo e il palazzo barocco[modifica | modifica wikitesto]

Per volontà del cardinale Girolamo Colonna, figlio del contestabile Filippo e di Lucrezia Tomacelli, attorno al 1650 si incominciò un ambizioso progetto di ristrutturazione e accorpamento dei vari corpi di fabbrica in un unico grande complesso architettonico.

I lavori vengono diretti inizialmente da Antonio Del Grande, e alla morte di questi (1671) da Girolamo Fontana. Il progetto continuò anche sotto il Gran Connestabile Lorenzo Onofrio, nipote del cardinale e Filippo II fino al 1730, quando sono portati a compimento da Nicola Michetti, al quale si deve anche il prospetto sulla piazza SS. Apostoli e quello su via della Pilotta. Su questo lato il palazzo è collegato tramite 4 eleganti archi cavalcavia al giardino della villa Colonna. La facciata del palazzo vero e proprio, al di là della cortina sulla piazza, è opera dell'architetto senese Paolo Posi.

Nella seconda metà del secolo XVII Lorenzo Onofrio I Colonna e sua moglie Maria Mancini furono tra i principali promotori di opere e rappresentazioni teatrali nella città. Nel teatro del palazzo, già esistente nel 1610 quando se ne occupò Girolamo Rainaldi, nel 1668 avviene la prima assoluta di Il girello di Jacopo Melani a cui seguì nel 1676 la prima assoluta di La donna ancora è fedele di Bernardo Pasquini che vi rappresentò altre delle sue opere[12]. Nel 1681 Carlo Fontana realizzò un nuovo teatro nel piano terra dell'edificio adiacente alla basilica dei SS. Apostoli.

Girolamo Colonna fece inoltre costruire l'ala più famosa del palazzo, la Galleria Colonna, iniziata sempre da Antonio Del Grande nel 1654, ripresa da Girolamo Fontana nel 1693 e inaugurata dal cardinale nel 1703, destinata ad ospitare la ricca collezione di famiglia cominciata dal padre Filippo, che specialmente nei dipinti sarà una delle più importanti nella città. Per aiutare lo Stato Pontificio a far fronte alle gravose imposizioni previste dal Trattato di Tolentino, i Colonna furono costretti a vendere oltre a gran parte dei gioielli e dell'argenteria della famiglia, alcune delle opere tra le più importanti (Raffaello, Tiziano, Veronese, Correggio, Reni, Guercino), solo in parte sostituite con acquisizioni successive.

Nel 1802 Carlo Emanuele IV, re di Sardegna, dalle sale di palazzo Colonna abdicò al trono a favore di Vittorio Emanuele I.

Il palazzo conserva comunque tutta la suggestione di una dimora patrizia romana dell'età barocca; oltre alla splendida volta della galleria, affrescata da Giovanni Coli e Filippo Gherardi, diversi ambienti sono decorati da Giuseppe Bartolomeo Chiari, Benedetto Luti, Pompeo Batoni.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel salone della Galleria vennero girate le scene dell'ultima sequenza del film Vacanze romane.

La visita[modifica | modifica wikitesto]

L'appartamento della Galleria Colonna e la relativa Galleria (bell'esempio di principesco interno patrizio, con memorie familiari e quadreria) sono visitabili il sabato mattina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ v. A. Vendettini, Del Senato Romano opera postuma, Roma 1782, p.46
  2. ^ v. P. Adinolfi, Roma nell'età di mezzo, tomo 2, p.14.
  3. ^ Archivio Colonna, scheda Tomassetti 4517; e Alessandro Spila, Interventi settecenteschi nel palazzo Colonna ai SS. Apostoli e giardino sul Quirinale, 2010. v. vol. I pp.150-175 e Piante nel vol. 2, tav.19.
  4. ^ Questo edificio tuttavia, così come descritto dall’autore del disegno, non sembra rappresentato in alcuna delle vedute o piante di Roma del XVI secolo e successive (Leonardo Bufalini, Mario Cartaro, Nicolas Beatrizet e Antoine Lafrery, Etienne Duperac ecc.) diversamente dagli edifici posti nei pressi della basilica
  5. ^ v. voce Domenico Fetti in Dizionario Biografico degli italiani.
  6. ^ La villa al Quirinale tuttora di proprietà della famiglia ed annessa al palazzo tramite i 4 cavalcavia di via della Pilotta risulta di dimensioni ridotte rispetto al passato quando si estendeva dalla chiesa di S. Croce e Bonaventura dei Lucchesi e gli alloggiamenti della famiglia pontificia presso via della Dataria fino alle abitazioni presso via delle Tre Cannelle e la chiesa e monastero di S. Silvestro, con affaccio sull'intero lato sud-occidentale della piazza del Quirinale già di Montecavallo, a seguito della progressiva edificazione sull’area delle Scuderie del Quirinale (1722-1732), del Teatro Drammatico Nazionale (1886) oggi palazzo dell’INAIL, del palazzo Koch-Mengarini-Carandini (fine '800), e della Pontificia Università Gregoriana (1924-1930). v. G.B. Nolli, Nuova Topografia di Roma, 1748, Rione Trevi, n.258
  7. ^ V. Christian Huelsen, Le Chiese di Roma nel Medio Evo, S. Andreae de Biberatica ovvero Iuxta SS. Apostolorum; U. Gnoli, Topografia e toponomastica di Roma medioevale e moderna, Roma 1984, voce Biberatica
  8. ^ P. Adinolfi, Roma nell'età di mezzo, Tomo II, Libro IV, capo I, pp. 14 e segg. Dello stesso parere pur con qualche divergenza Rodolfo Lanciani che dai protocolli del notaio Nardo de' Vendettini di Roma descrive un assetto più articolato del complesso degli edifici di pertinenza dei Colonna al principio del secolo XV rispetto ad Adinolfi, collocando altre abitazioni poste tra la residenza di Giordano, il palazzo del Vaso pervenuto dai conti di Tuscolo (…domus antique condam excellentissimi domini Petri de Columna, nunc residentie domini principis [Antonii] nuper reparate circa ulmum…) più a nord, e la piazza dei SS. Apostoli ed il portico della basilica ad essa adiacenti più a sud dove risiedeva Paola sorella di Martino V, confermando la divisione degli edifici tra ramo di Genazzano adiacenti alla basilica, e il ramo di Palestrina nel palazzo dell’olmo presso la cosiddetta torre di Nerone sui giardini al Quirinale, oltre la via della Pilotta detta via retro palatium Columnensium ubi dicitur ludus pilae; in Il patrimonio della famiglia Colonna ai tempi di Martino V (1417- 1431) in “Regia Società Romana di Storia Patria”, n. XX (1897); pp. 378 e segg.
  9. ^ A. Spila, Interventi settecenteschi nel palazzo Colonna... cit., vol I, p.45.
  10. ^ Si veda in proposito "Il serapeo del Quirinale" in Serena Ensoli e Eugenio La Rocca, Aurea Roma: dalla città pagana alla città cristiana.
  11. ^ v. Archivio Colonna cit., scheda Tomassetti n. 1921
  12. ^ Elena Tamburini, Due teatri per il principe: studi sulla committenza teatrale di Lorenzo Onofrio Colonna (1659–1689), Roma Bulzoni, 1997

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]