Pinacoteca Tosio Martinengo

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Pinacoteca Tosio Martinengo
Pinacoteca Tosio Martinengo facciata Piazza Moretto Brescia.jpg
La pinacoteca e la Piazza Moretto
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàBrescia-Stemma.svg Brescia
IndirizzoPiazza Moretto 4
Coordinate45°32′05″N 10°13′34″E / 45.534722°N 10.226111°E45.534722; 10.226111Coordinate: 45°32′05″N 10°13′34″E / 45.534722°N 10.226111°E45.534722; 10.226111
Caratteristiche
TipoMuseo
Istituzione1851
ProprietàComune di Brescia
GestioneFondazione Brescia Musei
Sito web
Questa voce riguarda la zona di:
Via Moretto
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La Pinacoteca Tosio Martinengo è ospitata nel palazzo Martinengo da Barco in piazza Moretto 4 a Brescia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Tosio e Palazzo Martinengo da Barco.

La collezione del conte Tosio[modifica | modifica wikitesto]

Il conte e collezionista Paolo Tosio decise, nel 1832, di allestire una vera e propria "casa-museo" nel cosiddetto palazzo Tosio, dimora di sua proprietà progettata e ideata dal'architetto Rodolfo Vantini.[1] Il palazzo del nobile bresciano, così facendo, arrivò ad ospitare una ricca ed eterogenea collezione di opere d'arte, con dipinti appartenenti alla pittura cinquecentesca italiana come quelli di Raffaello, del Moretto, del Lotto e del Savoldo; ciononostante, erano comunque presenti svariati dipinti della scuola fiamminga e della pittura olandese del XVI e XVII secolo, oltre che del Neoclassicismo e Romanticismo.[2]

Alla morte dello stesso conte Tosio, nel 1843, la suddetta collezione venne lasciata in eredità al comune di Brescia; allo stesso modo nel 1846, alla morte anche della vedova Paolina Bergonzi, il palazzo fu ceduto alla comunità affinché le opere ivi presenti fossero esposte nella loro originaria collocazione: si venne dunque a creare, a seguito di quella medesima donazione, una prima pinacoteca civica. Peraltro la collezione di opere esposte aumentò sensibilmente grazie al trasferimento di pale d'altare ed affreschi da chiese cittadine soppresse (tra le altre, la chiesa di San Domenico, la chiesa di San Barnaba, il santuario della Madonna delle Grazie e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli) da palazzi e dimore signorili demolite oltre che da edifici municipali; alcuni illustri cittadini bresciani, inoltre, tra i quali Camillo Brozzoni, Alessandro Sala, senza trascurare la stessa famiglia Calini, donarono un'ingente quantità di collezioni ed opere private.[2][1]

In seguito all'aggiunta di un numero simile di opere alla collezione della primitiva pinacoteca, dunque, si rese necessaria la ricerca di un'altra sede, più ampia ed adatta ad ospitare un così ampio corpus di opere d'arte; la dimora signorile dei Tosio si dimostrò ancora più angusta quando, nel 1851, venne istituita al suo interno un'accademia civica di disegno per amministrare "l'insegnamento delle belle arti e delle arti meccaniche e dei mestieri".[1] Il 23 agosto 1852, comunque, la pinacoteca Tosio venne inaugurata ed aperta al pubblico; nel 1854 Federico Odorici, storico e studioso, ebbe modo di illustrare la mostra ivi allestita con una piccola guida, chiamata "La Galleria Tosio ora Pinacoteca Municipale di Brescia".[1]

La collezione del conte Martinengo[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso, su via Martinengo da Barco, della pinacoteca Tosio-Martinengo

Successivamente, nel 1884, il conte Leopardo Martinengo da Barco, senatore, patriota e dotto uomo di cultura, fece dono al comune dell'omonimo palazzo di sua proprietà, oltre che della propria biblioteca, delle proprie collezioni scientifiche e di opere d'arte: tra le tante, si annoveravano nella sua collezione dipinti del Foppa, del Ferramola, di Paolo da Caylina il Giovane, del Savoldo e del Romanino, oltre che del Moretto e del Gambara; senza poi contare le innumerevoli medaglie pontificie, alcune di epoca classica ed una ricca raccolta di libri e manoscritti poi trasferita alla biblioteca queriniana.[1] In un primo momento si decise di trasferire in quella sede le collezioni di privati non pertinenti a quella originaria del conte Tosio.[2] D

La Pinacoteca Tosio-Martinengo[modifica | modifica wikitesto]

È già a partire dal 1888, tuttavia, che l'assessore del comune di Brescia Pertusati commissiona il trasporto di diverse opere da palazzo Tosio a quello Martinengo; inoltre, nel 1893, la neonata pinacoteca Martinengo ebbe modo di ospitare altre collezioni private come quelle della galleria Faustini: è già nel settembre del medesimo anno, comunque, che il ministro della Pubblica Istruzione esorta le autorità comunali affinché sia creata un'unica pinacoteca civica. Nel corso del 1900, nonostante l'opposizione dei conti Zuccheri, eredi del conte Tosio, sono molte le opere trasferite appunto da palazzo Tosio a quello Martinengo. L'11 luglio, a sancire definitivamente il trasferimento di sede nel palazzo di via Moretto, il comune vota all'unanimità la collocazione delle opere all'interno appunto di palazzo Martinengo. Inoltre il pittore Giuseppe Ariassi, tra l'altro allievo di Francesco Hayez e maestro di Francesco Filippini, fu il presidente della pinacoteca Tosio Martinengo per oltre trent'anni; ebbe anche modo di dirigere personalmente la scuola di disegno ad essa annessa, oltre che essere il principale organizzatore, nel 1878, dell'esposizione bresciana allestita nella rinascimentale Crociera di San Luca.[3]

Palazzo Martinengo, dunque, venne riqualificato e ristrutturato sia negli interni sia nella sua facciata occidentale, che venne ridisegnata dall'architetto Antonio Tagliaferri; nell'occasione fu anche creata adiacente ad essa la cosiddetta piazza Moretto, abbellita con l'erezione del monumento al Moretto ad opera di Domenico Ghidoni.[1][4] La creazione della nuova pinacoteca venne anche formalizzata tramite un accordo con gli eredi dei conti Tosio, oltre che con una delibera comunale del 12 marzo 1903: nasceva così la "Civica Pinacoteca Tosio-Martinengo". Nel 1906 l'unione venne portata a termine e nel 1908 la sede riaprì al pubblico.[1]

Il riassetto delle opere e delle sale all'inizio del Novecento[modifica | modifica wikitesto]

L'Angelo dipinto da Raffaello e conservato nelle collezioni della pinacoteca

Nel frattempo la collezione si era arricchita di molte opere, frutto perlopiù di lasciti testamentari di privati o di famiglie, tra i quali si annovera, nel 1920, l'acquisizione di preziosi dipinti e stampe giapponesi dei Fè-d'Ostiani, portata in Italia dal conte Alessandro Fè d'Ostiani; nel 1912, d'altro canto, gli studi del tedesco Oskar Fischel rivelarono la presenza, tra le collezioni della pinacoteca, dell'Angelo che un tempo fece parte della pala Baronci di Città di Castello, opera di Raffaello Sanzio. Senza aspettare conferme circa la paternità dell'opera, alcuni ignoti tentarono, nella notte tra il 30 aprile ed il 1º maggio, di rubare il dipinto.[1]

Inoltre nel settembre dello stesso anno, grazie a studi più approfonditi da parte di Corrado Ricci e Luigi Cavenaghi, l'attribuzione fu certamente attribuita all'urbinate.

Nel 1914, inoltre, grazie all'intervento di Giulio Zappa e del suo aiutante, Ettore Modigliani, fu cambiata la disposizione delle sale e del percorso espositivo, ora più logico e lineare nella sua interezza: furono anche esposti molti dipinti prima conservati nei magazzini, tra i quali lo stesso Angelo raffaellesco e un Cristo colla croce proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Solario; oltre a ciò, furono anche collocati nei saloni centrali le opere del Romanino e del Moretto. Furono anche murate le finestre ed aperti ampi e spaziosi lucernari, benché comunque l'operazione venne interrotta a causa dello scoppio della prima guerra mondiale: il 22 maggio 1915, infatti, la pinacoteca fu chiusa al pubblico e le opere più preziose trasferite a Roma.[1]

La pinacoteca venne riaperta già nel 1916 in occasione di un'esposizione sulla pittura del Rinascimento lombardo;[2]ciononostante, riaprì ufficialmente al pubblico soltanto nel 1920. Attorno al 1925 e fino al 1927, inoltre, Giorgio Nicodemi riorganizzò lo schema espositivo della pinacoteca.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1939 fu istituita una commissione formata da studiosi dell'arte quali Fausto Lechi, Gaetano Panazza e Virgilio Vecchia affinché fossero riordinate le opere e la disposizione delle stesse, in occasione di una nuova mostra incentrata sulla pittura bresciana nel Rinascimento; tuttavia, a seguito dello scoppio della seconda guerra mondiale, il tutto si interruppe. Molte opere infatti furono sfollate in diversi luoghi, nel corso del 1941: nella Villa Fenaroli di Seniga, in quella Lechi di Erbusco, nel abbazia di Rodengo-Saiano ed anche fuori provincia.

Il 15 ottobre 1946 la pinacoteca poté finalmente riaprire al pubblico e venne inaugurato, nel 1953, un nuovo riassetto dei dipinti fortemente voluto da Alessandro Scrinzi, allora direttore, oltre che da Giovanni Vezzoli e anche da Fausto Lechi.[1]

La sistemazione e riqualificazione della pinacoteca[modifica | modifica wikitesto]

Chiusa già nel 1969, comunque, la pinacoteca venne chiusa al pubblico per lavori di restauro e riaperta subito dopo, nel 1970. In quell'occasione si rinnovarono gli impianti d'illuminazione e si pulirono gli stucchi, senza contare gli innumerevoli restauri di dipinti ed affreschi effettuati; anche nel 1990 venne intrapresa una vasta operazione di restauro che si concluse solo nel 1994.

La pinacoteca, nel frattempo, aveva avuto modo di arricchirsi di pregevoli opere, tra le quali, per esempio, il ritratto di giovane flautista del Savoldo, la cosiddetta Pietà del Foppa, oltre che il Ritratto di dama e i Dieci busti di profeti del Moretto.[1]

Chiusa infine dal 2009, il 17 marzo 2018 la pinacoteca è stata riaperta dopo un lungo restauro.[5][6][7] L'ultimazione del progetto, tuttavia, vede anche la realizzazione di una copertura avveniristica in vetro e ferro, posta in corrispondenza del porticato del palazzo; il progetto è infatti ancora in corso d'opera.[8][9][10]

Percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

La collezione ospita, tra le tante, innumerevoli opere dell'arte bresciana e lombarda databili dal Trecento al Settecento, disposte in un percorso espositivo di 21 sale; principali protagoniste della pinacoteca, tuttavia, sono le opere degli artisti del Rinascimento bergamasco e bresciano, tra le quali figurano opere di Raffaello, del Moretto e del Savoldo, oltre che del Foppa, del Romanino e del Lotto.[11]

Sala 1[modifica | modifica wikitesto]

Salendo al primo piano si incontra la prima sala del percorso, che offre un interessante spaccato di pittura Tardo gotica e Gotica, con opere del XIV secolo e XV secolo. Nelle vetrine qui presenti, inoltre, si possono ammirare avori, medaglie ed oggetti di oreficeria di Pisanello e Matteo de' Pasti.[12]

Paolo Veneziano[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Cicognara (?)[modifica | modifica wikitesto]

Paroto da Cemmo[modifica | modifica wikitesto]

  • Polittico, Madonna con Bambino e donatore.

Sala 2[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda sala del percorso, spostandosi anche da un punto di vista prettamente cronologico, si incontrano alcune opere già del primo Cinquecento bresciano; nelle vetrine si possono ammirare oreficerie a tema sacro e piatti decorati con smalti.[12]

Vincenzo Foppa[modifica | modifica wikitesto]

Floriano Ferramola[modifica | modifica wikitesto]

  • La caccia con il falcone

Vincenzo Civerchio[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Napoletano[modifica | modifica wikitesto]

Sala 3[modifica | modifica wikitesto]

Il grande ambiente della terza sala ospita la collezione di opere del rinascimento bresciano, a suo tempo appartenente al conte Tosio; sono infatti presenti pitture a tema sacro di Andrea Previtali, di Francesco Francia e Andrea Solari.[14]

Andrea Previtali[modifica | modifica wikitesto]

  • Busto di Cristo

Francesco Francia[modifica | modifica wikitesto]

  • Madonna con il Bambino e san Giovannino

Andrea Solari[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristo portacroce con un certosino

Sala 4[modifica | modifica wikitesto]

La seconda parte di queste opere rinascimentali, provenienti dalle collezioni del Tosio, culmina con il confronto tra le opere di artisti bresciani, perlopiù il Moretto, e le opere del Sanzio; si vuole dunque tenere fede alla tradizione secondo cui il Bonvicini sarebbe da ritenersi il "Raffaello bresciano".[15]

Raffaello Sanzio[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro Bonvicino (Moretto)[modifica | modifica wikitesto]

Sala 5[modifica | modifica wikitesto]

Dalla sala numero cinque in poi, sino all'ottava, l'attenzione del percorso si focalizza volutamente sui grandi maestri del rinascimento bresciano, accorpando appositamente opere tra loro simili per suscitare un confronto continuo tra le opere presenti.[15]

Alessandro Bonvicino (Moretto)[modifica | modifica wikitesto]

Sala 6[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso prosegue interponendo alcune opere del Savoldo, del Lotto e sempre del Moretto; dunque il punto d'incontro di questi dipinti, e del loro confronto, risiede nell'utilizzo della luce e della resa atmosferica dei colori.[15][16]

Alessandro Bonvicino (Moretto)[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Gerolamo Savoldo[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo Lotto[modifica | modifica wikitesto]

Sala 7[modifica | modifica wikitesto]

La settima sala ospita ed espone i maggiori esempi di opere prodotte dai maestri bresciani del pieno Cinquecento: provenienti dai più disparati contesti cittadini, ora chiese, ora dimore signorili, ora proprietà di confraternite, l'elemento in comune è una innata resa realistica e vicina dunque al dato reale.[15]

Girolamo Romani (Romanino)[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Gerolamo Savoldo[modifica | modifica wikitesto]

  • Riposo nella fuga in Egitto (Deposito UBI Banca)[15]
  • Madonna con il Bambino e San Rocco ( anch'esso deposito UBI Banca)[15]

Polidoro da Lanciano[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristo e l'adultera

Callisto Piazza[modifica | modifica wikitesto]

  • Adorazione del Bambino

Alessandro Bonvicino (Moretto)[modifica | modifica wikitesto]

Sala 8[modifica | modifica wikitesto]

Il grande salone dalle pareti rosse ospita le altrettanto grandi pale d'altare provenienti dalle chiese cittadine e del territorio bresciano; notevole è anche il leggio intarsiato di fra' Raffaele da Brescia, proveniente dalla'abbazia di San Nicola.[15][17][18]

Alessandro Bonvicino (Moretto)[modifica | modifica wikitesto]

Girolamo Romani (Romanino)[modifica | modifica wikitesto]

Sala 9[modifica | modifica wikitesto]

La sala successiva è invece dedicata al Manierismo e a ceramiche e bronzetti decorativi di produzione italiana; sono anche presenti diversi paramenti murari recanti affreschi asportati da dimore private e palazzi.[15]

Lattanzio Gambara[modifica | modifica wikitesto]

  • Cerere
  • Apollo
  • Autoritratto
  • Otto frammenti dal fregio del palazzo del Podestà

Pietro Marone[modifica | modifica wikitesto]

  • Il corteggio della regina di Saba

Alessandro Maganza[modifica | modifica wikitesto]

  • Il banchetto di Baldassarre

Sala 10[modifica | modifica wikitesto]

Nella sala successiva si incontrano alcuni ritratti di figure eminenti e di spicco del panorama lombardo, ad opera di altrettanti artisti provenienti dal medesimo contesto.[17][15]

Lucia Anguissola[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto della sorella Europa

Sofonisba Anguissola[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto di canonico lateranense

Giovan Battista Moroni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il magistrato
  • Il poeta sconosciuto

La pinacoteca, inoltre, conserva parti di un taccuino smembrato che raccoglieva i disegni dell'artista risalenti al suo esordio del 1543.[19]

Girolamo Romani (Romanino)[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto di uomo con giubbetto striato

Alessandro Bonvicino (Moretto)[modifica | modifica wikitesto]

Pier Maria Bagnadore[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto di uomo in armatura

Giovanni Gerolamo Savoldo[modifica | modifica wikitesto]

Sala 11[modifica | modifica wikitesto]

Nella sala numero 11 del percorso si arriva ad osservare la pittura dell XVII secolo, con un costante confronto tra la pittura di matrice classica (perlopiù di provenienza emiliana) e quella invece più "tenebrosa", considerando anche le diverse declinazioni geografiche della medesima.[15][17]

Simone Cantarini[modifica | modifica wikitesto]

  • Madonna del Rosario

Giovan Battista Salvi[modifica | modifica wikitesto]

  • Madonna con il Bambino e san Giovannino

Domenico Fiasella[modifica | modifica wikitesto]

  • San Sebastiano

Pittore Caravaggesco[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristo risana il cieco

Nicolas Tournier[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto di suonatore di flauto

Luca Giordano[modifica | modifica wikitesto]

  • Eraclito
  • Democrito

Johann Carl Loth[modifica | modifica wikitesto]

  • Sansone e Dalila (deposito da collezione privata)

Matthias Stomer[modifica | modifica wikitesto]

  • Incredulità di san Tommaso

Sala 12[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso della mostra prosegue con un'intera sala dedicata ed incentrata sulla produzione artistica di Giacomo Ceruti, meglio noto come il Pitocchetto; si inaugura così la pittura tipica del XVIII secolo, con i pezzi più pregiati dell'ntera collezione.[15][20]

Giacomo Ceruti (Il Pitocchetto)[modifica | modifica wikitesto]

  • La lavandaia
  • Due pitocchi
  • L'incontro nel bosco
  • Scuola di ragazze
  • Figure di calzolai con un cliente
  • La filatrice
  • Portarolo (deposito di una collezione privata)
  • Giocatori di carte
  • Ritratto di due ragazze

Sala 13[modifica | modifica wikitesto]

La sala seguente, detta "degli specchi", è interamente dedicata a preziosi vetri veneziani della collezione Brozzoni; una quarantina di esemplari testimoniano infatti l'evoluzione di tale arte tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Settecento.[15][20]

Sala 14 e 15[modifica | modifica wikitesto]

Incentrata, così come la sala 15, sul tema della pittura di genere e su figure allegoriche, espone opere di artisti non soltanto bresciani; i soggetti propendono comunque verso il paesaggio e scene di vita bucolica ed agreste, con la presenza preponderante di figure di contadini e pastori.[15][20]

Francesco Paglia[modifica | modifica wikitesto]

  • Passione effimera
  • Amore duraturo

Antonio Rasio[modifica | modifica wikitesto]

  • Primavera
  • Estate
  • Autunno
  • Inverno

Pieter Mulier[modifica | modifica wikitesto]

  • Paesaggio notturno con pastori
  • Paesaggio con pastori

Antonio Cifrondi[modifica | modifica wikitesto]

  • Vecchio sotto la neve
  • Vecchio con clessidra

Francesco Londonio[modifica | modifica wikitesto]

  • Pastorella

Giorgio Duranti[modifica | modifica wikitesto]

  • Due garzette
  • Zuffa tra tacchini e galli
  • Gufo con preda
  • Gufo con picchio
  • Gallo, gallina, chioccia con pulcini e pianta di iris

Con Andrea Torresani[modifica | modifica wikitesto]

  • Paesaggio con gallinacei

Francesco Zuccarelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Il riposo del cacciatore
  • I viandanti

Pittore anonimo lombardo[modifica | modifica wikitesto]

  • L'imboscata
  • Scontro di cavalleria

Sala 16[modifica | modifica wikitesto]

Le sale seguenti sono un chiaro esempio di arte rococò, le cui movenze e decorazioni sono state conciliate con i colori degli stucchi e dei soffitti stessi; anche in questa sala, comunque, sono presenti ritratti di maestranze lombarde.[15]

Giacomo Ceruti (Il Pitocchetto)[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto di Marina Cattaneo
  • Ritratto di gentiluomo

Antonio Paglia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto di gentiluomo
  • Ritratto di gentiluomo

Sala 17[modifica | modifica wikitesto]

Questo ambiente presenta un interessante pendant di Antonio Cifrondi, definito dallo storico dell'arte Roberto Longhi un "Pierrot lunaire", chiarificando così lo stile del pittore.[15]

Antonio Cifrondi[modifica | modifica wikitesto]

  • Ragazza che cuce
  • Mugnaio

Sala 18[modifica | modifica wikitesto]

Nella sala successiva, allestita secondo il gusto delle dimore signorili settecentesche, si può osservare la singolare opera di Simon Troger: elogiata da Leopoldo Cicognara nella sua opera "tanto per il virtuosismo tecnico dell’esecutore quanto per la purezza preclassica delle figure".[15]

Simon Troger[modifica | modifica wikitesto]

  • Il sacrifico di Isacco

Sala 19[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo ambiente a tema settecentesco è appunto la sala numero 19, che esemplifica perfettamente l'arte promossa da Faustino Bocchi; con esso, anche una chiara espressione della cosiddetta "pittura a pigmei".[15]

Faustino Bocchi[modifica | modifica wikitesto]

  • Il guastafeste
  • Caccia al pulcino
  • Armadio dipinto con grottesche e scene di nani (legno e dipinto dorato)

Sala 20[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso delle precedenti esposizioni, escludendo quelle di recente allestimento degli anni 2000, avrebbe terminato la mostra con queste ultime sale; tuttavia sono esposte in questo ambiente opere del primo Ottocento.[15]

Angelika Kauffmann[modifica | modifica wikitesto]

  • Nascita del Battista

Andrea Appiani[modifica | modifica wikitesto]

  • Madonna con il bambino dormiente
  • Toeletta di Giunone

Gaspare Landi[modifica | modifica wikitesto]

  • Ebe

Bertel Thorvaldsen[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Giorno
  • La Notte
  • Ganimede e l'aquila di Giove

Sala 21[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso della mostra si conclude con alcune opere dei maggiori esponenti del Neoclassicismo e del Romanticismo italiano e non. La preponderante componente classica di questa fase pittorica è interconnessa infine con quella della pala di Sant'Eufemia del Moretto, anch'essa emblematica per quanto riguarda l'influenza dell'arte classica.

La mostra, poi, si chiude idealmente con un'opera di Luigi Basiletti, un Ritratto del Conte Paolo Tosio.[15]

Francesco Hayez[modifica | modifica wikitesto]

  • I profughi di Parga
  • Incontro di Giacobbe e di Esaù

Antonio Canova[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto di Eleonora d'Este

Luigi Ferrari[modifica | modifica wikitesto]

  • Laocoonte

Sul soffitto dello scalone monumentale in uscita[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Tortelli[modifica | modifica wikitesto]

  • Convito di Baldassarre
  • Cacciata di Eliodoro

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Antonio Fappani (a cura di), Pinacoteca (Civica) Tosio - MartinengoEnciclopedia bresciana.
  2. ^ a b c d De Leonardis, p. 43.
  3. ^ ARIASSI Giuseppe - Enciclopedia Bresciana, su www.enciclopediabresciana.it. URL consultato il 26 luglio 2020.
  4. ^ De Leonardis, p. 44.
  5. ^ Color «verde Pinacoteca»: Tosio Martinengo si svela, su Giornale di brescia, 10 agosto 2016. URL consultato il 27 luglio 2020.
  6. ^ Comune di Brescia - Portale istituzionale, su www.comune.brescia.it. URL consultato il 26 luglio 2020.
  7. ^ FEDERICA PACELLA, Brescia, la Pinacoteca torna alla città, su Il Giorno, 1521267995197. URL consultato il 27 luglio 2020.
  8. ^ Il gioiello e lo scrigno: una cupola di vetro sul cortile della Pinacoteca Tosio-Martinengo, su BresciaToday. URL consultato il 22 luglio 2020.
  9. ^ Pinacoteca, tetto in vetro per il cortile, su Giornale di brescia, 22 marzo 2019. URL consultato il 24 agosto 2020.
  10. ^ Il Capitolium si prepara al grande ritorno della Vittoria Alata, su Giornale di brescia, 7 agosto 2019. URL consultato il 24 agosto 2020.
  11. ^ Brescia Musei - Pinacoteca Tosio Martinengo, su www.bresciamusei.com. URL consultato il 25 luglio 2020.
  12. ^ a b De Leonardis, p. 45.
  13. ^ SAN GIORGIO E IL DRAGO, su www.turismobrescia.it. URL consultato il 26 luglio 2020.
  14. ^ De Leonardis, p. 46.
  15. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Brescia Musei - Pinacoteca Tosio Martinengo - Il progetto scientifico, su www.bresciamusei.com. URL consultato il 26 luglio 2020.
  16. ^ De Leonardis, p. 46.
  17. ^ a b c De Leonardis, p. 48.
  18. ^ De Leonardis, p. 49.
  19. ^ Simone Facchinetti, Giovan Battista Moroni Un ritratto magnifico e otto opere, Accademia-Catalogo della mostra esposta a Bergamo, 2015.
  20. ^ a b c De Leonardis, p. 50.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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