Callisto Piazza

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Cristo inchiodato alla Croce. Tempio Civico della Beata Vergine Incoronata, Lodi.

Callisto Piazza (Lodi, 15001561) è stato un pittore italiano, di scuola rinascimentale lombarda, il maggiore esponente dei Piazza, dinastia di pittori lodigiani.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La formazione e gli esordi nel bresciano[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Lodi nel 1500 da Martino Piazza pittore che, con il più giovane fratello Albertino Piazza, gestiva una bottega d'arte sebbene avessero stile e formazione artistica differente. Si tratta di due notevoli esponenti della pittura lombarda e lodigiana operosi tra l'ultimo quarto del '400 e il primo '500. La loro pittura, caratterizzata per Martino da stilemi leonardeschi, e per Albertino sostenuta dalla formazione foppesca, viene riconosciuta come fondamento della scuola pittorica lodigiana.

Callisto inizia la carriera artistica nella bottega del padre, il quale, vista la potenziale qualità del figlio ed essendo in contatto con il Romanino lo invia come suo discepolo a Brescia.

Adorazione del Bambino con i ss. Stefano e Antonino da Firenze, Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia

Lavora a Brescia dal 1523; l'8 dicembre di quell'anno è infatti segnato come testimone in un atto rogato nel convento di San Domenico. Le sue prime opere datate e firmate sono dell'anno successivo e hanno caratteri già pienamente bresciani (Adorazione del Bambino con i ss. Stefano e Antonino da Firenze, Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, 1524)[1]. Ma il bagaglio culturale che dimostra in queste prime opere comprende anche la conoscenza dell'arte ferrarese di Dosso Dossi e Ludovico Mazzolino, e un interesse per il rigore compositivo di Giovanni Agostino da Lodi. La zona bresciana viveva in quel momento una straordinaria fioritura artistica e culturale grazie a personalità molto influenti che muovevano la vita della città, come Mattia Ugoni e Angela Merici. Un momento grande di successo stavano vivendo anche i due principali artisti bresciani, Romanino e Moretto. Il Piazza è al centro, quindi, di questa concentrazione stilistica e culturale che è Brescia in questi decenni e ne desume un linguaggio che ha delle vicinanze evidentissime con quello di Romanino, ma un romaninismo emendato e riletto attraverso il più ordinato e obiettivo Moretto.

Tra il 1526 e il 1529 opera, in Val Camonica, ad Erbanno, Borno, Breno, Esine e Cividate Camuno. Nel 1530 lascia la canonica di San Lorenzo a Brescia; al suo posto subentrerà Romanino. Tra i due pittori sembra esserci quindi un rapporto ravvicinato, magari una collaborazione professionale che però nessun documento certifica.

Le opere della maturità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1529 Callisto ritorna definitivamente a Lodi dove, con i fratelli Cesare e Scipione, si inserisce nella bottega già esistente del padre e dello zio Albertino, quest'ultimo morto repentinamente in quel periodo. In questa bottega il Callisto assume la leadership artistica; Cesare ha invece una posizione di preminenza organizzativa e amministrativa mentre Scipione assume il ruolo di coadiutore di Callisto. In questo periodo la bottega riceve moltissime commissioni in tutta la Lombardia, in prestigiosi cantieri spesso legati a ordini monastici: a Milano opera nel monastero maggiore di San Maurizio e nel monastero di Sant'Ambrogio, e nelle abbazie di Chiaravalle e del Cerreto.

Le opere maggiori del periodo lodigiano sono situate nelle cappelle della chiesa dell'Incoronata di Lodi[2]. Nella decorazione delle lesene, paraste, fregi e cornici Callisto con notevole fantasia inserisce moduli figurativi: putti, strumenti musicali ecc. con esecuzione fluida e vivace. La migliore tra le numerose opere eseguite nel corso di trent'anni per l'istituzione lodigiana è considerata dalla critica la serie di dipinti con le Storie del Battista eseguite per l’omonima cappella (1531-32). In esse l'acceso cromatismo e le vivaci composizioni richiamano i recenti esiti della scuola bresciana e cremonese[3]. Nel successivo Ciclo della Passione (eseguito con la di Scipione), ispirato alla Piccola Passione di Dürer[4], nelle espressioni caricate delle figure, e nella sproporzione dei personaggi, evidente nella Flagellazione, si notano accenti già manieristi, vicini alle opere coeve del Pordenone, attivo negli stessi anni a Cremona e Piacenza[5].

I lavori dell'ultimo periodo denotano una decadenza della bottega dovuta soprattutto alla preponderante presenza nei lavori dei figli Muzio e Fulvio che risultano di scarso valore artistico.

Callisto Piazza, Ritratto di Ludovico Vistarini, 1535 ca. (Olio su tela, 77 × 65 cm), Milano, Pinacoteca di Brera

Callisto Piazza muore a Lodi nel 1561. I suoi stilemi, però semplificati ingenuamente e di media qualità artistica, vengono ripresi da uno dei suoi probabili collaboratori ovvero il Soncino.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mauro Pavesi, PIAZZA, Callisto, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 83, Treccani, 2015.
  2. ^ Armando Novasconi, L'Incoronata di Lodi, Banca Mutua Popolare Agricola di Lodi, 1974.
  3. ^ a b Treccani.
  4. ^ R. Bossaglia, Le fonti di C. P. e le parafrasi düreriane, in Arte lombarda, IX, 1964
  5. ^ Novasconi, p.136.
  6. ^ Decollazione del Battista, su gallerieaccademia.it.
  7. ^ Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Girolamo, su pinacotecabrera.org.
  8. ^ Musical Group, su philamuseum.org.
  9. ^ Tempio civico dell'Incoronata, su incoronata.eu.
  10. ^ Novasconi, p.108.
  11. ^ Battesimo di Cristo, su pinacotecabrera.org.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaspare Oldrini, Callisto. Racconto storico del secolo XVI, 1873.
  • G. Agnelli, Un quadro di Callisto Piazza per Lugano, in «Archivio storico per la città e il circondario di Lodi», XIV, Lodi 1895, 87-89.
  • B. Passamani, L'affermazione di Callisto, in Gianni Carlo Sciolla (a cura di), I Piazza da Lodi.
  • Gianni Carlo Sciolla, Un'aggiunta a Callisto Piazza, in «Archivio Storico Lodigiano», 2, Lodi 1966, 103-106.
  • Giulio Bora, I Piazza e la fortuna della «maniera», in Gianni Carlo Sciolla (a cura di), I Piazza da Lodi. Una tradizione di pittori nel Cinquecento, catalogo della mostra, Milano 1989, 239-261.
  • Giulio Bora, Fra tradizione, maniera e classicismo riformato (1535-1595), in Mina Gregori (a cura di), Pittura a Milano. Rinascimento e Manierismo, Milano 1998, 52-66.
  • Armando Novasconi, L'Incoronata di Lodi, Banca Mutua Popolare Agricola di Lodi, 1974.

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