Basilica di San Martino (Alzano Lombardo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Basilica di San Martino di Tours
Alzano Ldo san Martino.jpg
Facciata della basilica di san Martino
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàAlzano Lombardo
Religionecattolica
TitolareSan Martino
Diocesi Bergamo
ArchitettoGerolamo Quadrio
Inizio costruzione1659

Coordinate: 45°44′01.49″N 9°43′50.06″E / 45.733747°N 9.730571°E45.733747; 9.730571

La basilica di San Martino è una chiesa di Alzano Lombardo situata nel centro storico in piazza Italia, alla confluenza delle vie Fantoni e Roma, che per secoli sono state le principali direttrici viarie del borgo. Nell'agosto del 1922 papa Pio XI l'ha elevata alla dignità di basilica minore.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie che la riguardano risalgono all'anno 1023, quando la chiesa aveva dimensioni molto ridotte. Nel corso di secoli la stessa venne sottoposta a numerosi rifacimenti, tra i quali l'intervento eseguito nel corso del XV secolo, che le diede dimensioni maggiori, dotandola di un campanile in pietra, unica componente ancora esistente ad oggi. Successivamente, nei primi anni del XVII secolo, venne riedificato il presbiterio grazie ad una donazione del cittadino alzanese Bernardino Fugazza, che lasciò 1.700 scudi in eredità alla chiesa. In questa fase vennero anche commissionati i dipinti Miracolo di San Martino e San Martino in cattedra, di Gian Paolo Cavagna, ai quali si deve aggiungere anche il San Martino ed il povero presente nella controfacciata.

La struttura attuale risale invece al XVII secolo: era il 1656 quando il mercante Nicolò Valle lasciò in eredità i suoi averi, che ammontavano a 70.000 scudi d'oro, alla Fabbriceria di San Martino, ente che gestiva la manutenzione della chiesa stessa. Venne quindi decisa la costruzione di un nuovo edificio di culto, il cui progetto fu assegnato a Gerolamo Quadrio, architetto-capo del Duomo di Milano, che decise di mantenere immutato soltanto il presbiterio, da poco sistemato.

La prima pietra fu posata il 3 aprile 1659 ed i lavori, che si protrassero per una decina di anni, videro impegnati numerosi importanti artisti del periodo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La struttura che ne scaturì è quella che tuttora si può ammirare: un edificio a tre navate scandite da cinque campate ciascuna. Di queste la centrale risulta essere più alta e ampia, con una volta a botte che poggia su colonne in marmo bianco di stile composito. Le due navate laterali vennero invece ricoperte da vele, stuccate da Giovanni Angelo Sala.

Lateralmente vennero collocate otto cappelle, dedicate al Battesimo, alla confessione, a san Cristoforo, ai santi Rocco e Sebastiano, a san Luigi Gonzaga e san Giovanni Nepomuceno, alla Sacra Famiglia, alla Croce di Cristo ed al Rosario, quest'ultima progettata dallo stesso Quadrio con opere di Andrea Fantoni e Gian Paolo Cavagna.

Il pulpito eseguito dalle botteghe dei Fantoni, Caniana e Manni

Ognuna di queste cappelle ha un proprio altare dotato di sculture, intarsi e dipinti, tra i quali si distinguono i trittici pittorici eseguiti da artisti veneti quali Giovanni Battista Piazzetta (san Cristoforo), Giambettino Cignaroli (Morte di san Giuseppe) e Francesco Capella (Pentecoste e Trionfo della croce).

Sono inoltre presenti importanti cicli pittorici tra cui Agar di Giovanni Carnovali, Abigail placa Davide di Francesco Capella, Benedizione di Giacobbe di Giuseppe Diotti, Ester ed Assuero di Giovan Battista Dell'Era, Giacobbe incontra Lia e Rachele di Andrea Appiani e Giuditta ed Oloferne di Vincenzo Camuccini.

Di gran pregio è il pulpito che spicca al centro della struttura, frutto della collaborazione tra i principali artisti del tempo quali Giovan Battista Caniana che ne curò il progetto, Andrea Fantoni che eseguì le sculture in marmo e Gian Giacomo Manni che definì gli intarsi.

Alla fine del XVIII secolo venne deciso l'adeguamento del presbiterio, eseguito da Giacomo Martino Caniana, che optò per la sostituzione dell'esistente abside semicircolare con una cilindrica, sormontata da una cupola in stile neoclassico.

Museo d'arte sacra San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo d'arte sacra San Martino.

Attiguo alla Basilica si trova il Museo d'arte sacra San Martino. Questo è collocato nella struttura denominata il Palazzo, edificata nel XVI secolo come residenza della famiglia Tasso, poi passata alla famiglia Pelliccioli e quindi ai conti Gritti-Morlacchi. La struttura esternamente si presenta come un palazzo nobiliare tipico del XVII secolo, e si sviluppa su tre piani che si distribuiscono attorno ad una piazzetta interna (Piazza Partigiani).

Nel 1866 venne adibita a palazzo comunale, mente nel 1953 venne acquistata dalla parrocchia, con l'intenzione di costruirvi un museo che comprendesse le grandi ricchezze artistiche e storiche possedute dalla basilica stessa.

Il Palazzo, sede del Museo d'arte sacra

Dopo un lungo restauro, nel 1994 venne inaugurato il museo, basato su un percorso di quattordici 14 sale che ripercorre i periodi storici nei quali la Basilica ha visto la nascita ed il proprio sviluppo.

Le Sagrestie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sagrestie di Alzano Lombardo.

Le Sagrestie sono una sezione del Museo d'arte sacra. Inserite nel corpo strutturale della basilica, vennero edificate nel 1676 al fine adibire i nuovi locali ad ambienti volti ad ospitare riunioni clericali, ma anche atti alla preparazione della preghiera, sia per il clero locale che per il popolo, nelle processioni. La progettazione, affidata all'architetto Gerolamo Quadrio, stabilì la costruzione di tre sale in una planimetria ad "elle rovesciata". All'interno si trovano una serie di sculture, intarsi, stucchi ed affreschi risalenti al XVII secolo dei migliori esponenti del barocco lombardo, tra cui Andrea Fantoni, Giovan Battista Caniana, Antonio Cifrondi, Giulio Quaglio il Giovane, Giovanni Angelo Sala e del figlio Gerolamo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Pagnoni, Chiese parrocchiali bergamasche: appunti di storia e arte, Bergamo 1992, 324.
  • A. Mandelli, Alzano nei secoli, Bergamo, 1988
  • Riccardo Panigada, La Basilica diSan martino e le sue sagrestie, Normaeditrice, 2009.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]