Via Pignolo

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Via Pignolo
602BergamoViaPignolo.jpg
Via Pignolo
Nomi precedentiv.
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàBergamo
Codice postaleI-20121
Collegamenti
TrasportiSocietà Trasporti Bergamo

Via Pignolo, è una strada di Bergamo che collega la parte bassa della città da Via Borgo Palazzo, fino alla parte terminale di via Vittorio Emanuele II, in prossimità delle mura, ed è tra le vie medioevali più importanti e rinascimentali della città[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'antica via era posta sulla direttrice che delle valli Seriana e Brembana portava alla città alta; collegava le vecchie plaghe Pelabrocco e del Cornasello, attraverso via Osmano, all'altura di sant'Agostino. Si chiamava Mugazone già dal XIV secolo, ed era zona prativa e boschiva di conifere, da questo il topomino e il simbolo della pigna, indicato dal 1391. La via era sicuramente ricca di mura e di torri, di cui l'unica segnalata è quella di Arnoldi di fronte alla chiesa alessandrina forse risalenti già dal periodo dei comuni del XIII secolo. Ebbe la sua grande trasformazione agli inizi XVI secolo, quando la città subì la grande variazione urbanistica per la costruzione delle mura venete. Per la costruzione delle mura venete la relazione del capitano Veniero de 5 novembre 1561 indica la demolizone di 57 abitazioni in via Pelabrocco e altre in sant'Agostino. Con le abitazioni furono distrutti anche gli orti e i vigneti.

Risulta che la famiglia Roncalli aveva una abitazione in questa località, la famiglia aveva anche una cappella nella chiesa di sant'Agostino. I Roncalli si divisero nei Bragini e nei Negro Roncalli. Successivamente arrivarono altre famiglie a questa vicine per motivi commerciali.

La città posta sotto il governo veneto dal 1428, per proteggersi dai continui attacchi e dalle invasioni francesi e spagnole, decise la costruzione di mura che proteggessero i palazzi sede del potere e residenza di tante famiglie dell'antica nobiltà.

Probabilmente vi erano poche abitazioni sul territorio fino al XVI secolo di prorpietà di alcune famiglie come i Rivola, o i Vertova, i Della Sale e gli Olmo, che però non abitavano frequentemente ma che occupavano saltuariamente. Certo che era poco abitata se una pergamena del 1272 del Consorzio vicinale di Sant'Alessandro della Croce, indica la presenza di 61 confratelli.[2]

L'edificazione delle mura comportò la demolizione di tutte quelle abitazioni di patrizi, di commercianti e artigiani che vi risiedevano e gestivano le proprie attività, trovandosi d'improvviso sfrattati ma con un ricco patrimonio a disposizione, proprio a questi nobili e ricchi commercianti, che erano ormai la nuova forza economica cittadina, si deve la costruzione dei palazzi che dall'inizio del XVI secolo hanno reso unica e importante via Pignolo. Questa ubicazione offriva anche una situazione migliore rispetto alla città alta ormai troppo satura, diventando una soluzione intermedia, tra la vita cittadina e quella della campagna.

Con i palazzi edificati nel Cinquecento la via divenne tra le più rinomate della città orobica, tanto che continuarono le costruzioni di palazzi anche sei Seicento e nel Settecento.

Stenna della pigna sulla fontana del Delfino

I palazzi vennero principalmente costruiti sul lato a sud, era infatti più facile realizzare i giardini sul lato verso la pianura trovandosi a un livello inferiore dal piano terra. Quando la plaga fu ormai satura di palazzi, le famiglie signorili, proprio per il prestigio che dava abitare nella via, iniziarono l'edificazione anche sul lato a nord[3]. Piccole botteghe di artigiani e commercianti sono presenti lungo il percorso viabile.

L'approvvigionamento d'acqua veniva da un'antica fonte detta fons de Piniolo, vi era inoltre un'ulteriore fontana che risulta inaugurata già nel 1200,[4] mentre quella del Delfino fu inaugurata il 9 agosto 1572.[5]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Lungo la strada vi sono molti monumenti di interesse storico artistico. Tre chiese:

Numerosi sono i palazzi che si trovano sul tratto che corre da via Giuseppe Verdi alla chiesa di sant'Alessandro, chiamata via Pignolo alta, o borgo Pignolo. I palazzi posti su entrambi i lati rispettando entrambi la medesima tipologia architettonica dando alla via un aspetto austero sul lato che si presenta sulla strada, ma presentando sull'altro lato una serie di giardini e di porticati di rara raffinatezza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pignolo, la più bella di tutte finalmente sta rinascendo, Bergamo post. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  2. ^ Franco-Loini, p 30
  3. ^ a b Palazzo ex Pezzoli ora Bonomi (secolo XVII) in via Pignolo, 67 (PDF), IBCAA. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  4. ^ Lapide 1258 via Masone (PDF), IBCAA. URL consultato il 6 aprile 2021.
  5. ^ Franco-Loiri, p. 24
  6. ^ Via Pignolo, Touring Clud Italiano.
  7. ^ Casa e giardino in via Pignolo, 56 (PDF), IBCAA. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  8. ^ Palazzo con giardino in via Pignolo, 65 (PDF), su territorio.comune.bergamo.it. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  9. ^ Palazzo Daina in via Pignolo, 69 (PDF), IBCAA. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  10. ^ Palazzo Bonomi, via Pignolo 70 (PDF), IBCAA. URL consultato il 5 febbraio 2018.
  11. ^ Palazzo già Grataroli e casa già Marenzi (secolo XVI) in via Pignolo, 72-74 (PDF), IBCAA. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  12. ^ Casa Monzini (secolo XVII) in via Pignolo, 84 (PDF), IBCAA. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  13. ^ Palazzo Agliardi (secolo XVII) in via Pignolo, 86 (PDF), IBCAA. URL consultato il 10 febbraio 2o18.
  14. ^ Gabriele Medolago, Palazzo Lupi in Pignolo, EFL Società storica lombarda. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  15. ^ Palazzo Bassi Rathgeb in via Pignolo, 76 (PDF), IBCAA. URL consultato il 10 febbraio 2018.
  16. ^ Fontana del delfino 1526 (PDF), IBCAA. URL consultato il 10 febbraio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Ravelli, Bergamo una città e il suo fascino, Bergamo, Grafica e arte Bergamo, 1986.
  • Adreina Franco-Loiri Locatelli, Borgo Pignolo in Bergamo Arte e storia nelle sue chiese, Litostampa Istituto Grafico, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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