Mediolanum

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« [...] Gli Insubri avevano come metropoli Mediolanum, che anticamente era un villaggio, ora invece è un'importante città al di là del Po quasi ai piedi delle Alpi. [...] »

(Strabone, Geografia, V, 1.6.)
Mediolanum
Milano
A model in wood of imperial era Mediolanum, Civico museo archeologico di Milano (8441760743).jpg
Modello in legno conservato presso il Civico museo archeologico di Milano che mostra una ricostruzione della Mediolanum imperiale
Civiltàantichi Romani
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneCoA Città di Milano.svg Milano
Amministrazione
Entecomune di Milano
Sito webwww.architettonicimilano.lombardia.beniculturali.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°27′54.43″N 9°10′50.15″E / 45.465119°N 9.180597°E45.465119; 9.180597

Mediolanum fu una città romana della Regio XI Transpadana, corrispondente alla moderna Milano. Era chiamata Mediólanon dagli etnografi greci, e Mediolānum o Mediolānium in latino, il cui significato etimologico sembra potesse essere "località in mezzo alla pianura" oppure "luogo fra corsi d'acqua",[1] data la presenza dei fiumi Olona, Lambro e Seveso.

Fondata da una tribù celtica appartenente alla cultura di Golasecca all'inizio del VI secolo a.C.[2] con il nome di Medhelan[3][4], fu conquistata dai Romani nel 222 a.C. e in seguito da loro ridenominata Mediolanum[5]. Con il passare dei secoli accrebbe la sua importanza sino a divenire capitale dell'Impero romano d'Occidente, nel cui periodo fu promulgato l'editto di Milano, che concesse a tutti i cittadini, quindi anche ai cristiani, la libertà di onorare le proprie divinità.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Bassorilievo della scrofa semilanuta su un piedritto del Palazzo della Ragione di Milano, testimoniante le origini celtiche della città

Nel toponimo latino Mediolanum i linguisti riconoscono, tradizionalmente, un termine composto formato dalle parole medio e planum ("in mezzo alla pianura" o "pianura di mezzo", con planum divenuto lanum per influsso della lingua celtica. Indicativa è infatti la caduta della p- di inizio di parola, che è tipico della lingua celtica[1]). Anche il toponimo celtico Medhelan[3], da cui deriva Mediolanum, significa "in mezzo alla pianura". Vi sono state decine di Mediólanon (nome dato dagli etnografi greci a Medhelan) in tutta l'Europa celtica, tutte accomunate dalla medesima etimologia. Altra ipotesi vuole che Medhelan e Mediolanum significhino "luogo fra corsi d'acqua"[1], data la presenza dei fiumi Olona, Lambro e Seveso.

Secondo altri studiosi, come lo storico francese Henri Martin e il linguista Christian Guyonvarc, il significato del termine Medhelan sarebbe invece "santuario centrale", con un richiamo all'ipotetica presenza di un importante luogo di culto celtico riferimento per l'intera zona. La traduzione "pianura del centro" sarebbe, a parer loro, errata perché alcuni dei toponimi identici a questo riguardano località poste su alture[6][7]. Numerosi studiosi successivi considerano esatta tale tesi, che fu proposta per la prima volta proprio da Henri Martin nel XIX secolo[8].

Due sono i moderni insediamenti che con certezza si possono ricondurre alla comune derivazione etimologica di "Milano", Châteaumeillant e Mont-Miolant, mentre molti altri hanno l'origine del proprio nome simile a quello dell'antica Medhelan. La tesi non è riconosciuta da tutti gli studiosi perché più località con tale nome ed etimologia si trovano nel medesimo territorio (in questo modo verrebbe meno la centralità assoluta di una località specifica, da cui avrebbe senso definire questo insediamento strettamente "in mezzo alla pianura"): tre per esempio sono nel territorio degli Ambiani, degli Allobrogi, degli Edui e dei Segusiavi, e due in quello dei Biturigi e degli Ausci.

Luogo di fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Idrografia di Milano.
Dracme celtiche in argento, coniate a Milano ad imitazione delle dracme greche di Massalia (Marsiglia), risalenti al periodo precedente la conquista romana (II-I secolo a.C.), che sono conservate al Civico museo archeologico di Milano. Alcune riportano scritte in caratteri etruschi

Sulla scelta del luogo di fondazione di Milano oggi si avanzano due supposizioni, più plausibili rispetto alle ipotesi fatte da Livio[9], che si basano sullo studio e sulle indagini archeologiche compiute in tempi moderni sul territorio milanese:

  1. Medhelan potrebbe essere sorta volontariamente sulla "linea dei fontanili" laddove vi è l'incontro, nel sottosuolo, tra strati geologici a differente permeabilità, tipo di terreno che permette alle acque profonde di riaffiorare spontaneamente in superficie[10]. Ciò potrebbe significare che Medhelan sia nata su una lingua di terra che originariamente dava su una palude, in un luogo quindi ben difendibile.
  2. Medhelan potrebbe, infine, essere nata volontariamente alla confluenza di due (o addirittura quattro) fiumi[1], ovvero il Seveso, il Merlata, l'Olona (le cui acque avrebbero poi generato, in epoca romana, un canale navigabile chiamato Vepra, che a sua volta si si sarebbe collegato ad un altro canale artificiale chiamato Vettabbia[11], quest'ultimo scavato nel I secolo[12])[13], e il Lambro[14].
  3. Medhelan potrebbe, infine, essere stata fondata nei pressi di un importante santuario celtico che era situato nei pressi della moderna piazza della Scala.

Il primo insediamento celtico: Medhelan[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fondazione di Milano, Celti e Cultura di Golasecca.
Olletta celtica risalente al periodo precedente la conquista romana (III-II secolo a.C.), che è conservata al Civico museo archeologico di Milano

Il primigenio insediamento celtico che diede origine a Milano, il cui toponimo era probabilmente Medhelan[3][4], fu in seguito, da un punto di vista topografico, sovrapposto e sostituito da quello romano. Medhelan venne successivamente ridenominata dagli antichi Romani, come è attestato da Tito Livio[15][16], Mediolanum. I Celti che fondarono Milano, oltre a far parte della tribù degli Insubri, appartenevano alla cultura di Golasecca.

La carta di distribuzione dei ritrovamenti della prima età del ferro mostra che l'insediamento golasecchiano (V secolo a.C.) di Medhelan occupava un'area di circa 12 ettari attorno al futuro foro romano di Milano (quindi nei pressi della moderna piazza San Sepolcro)[17]. Nel V secolo a.C. si assistette al declino dei centri golasecchiani posti lungo il corso del Ticino, probabilmente a vantaggio di una rete di traffici gravitante attorno al nuovo centro proto-urbano di Medhelan. La successiva città romana fu poi a sua volta gradualmente sovrapposta e rimpiazzata da quella medievale. Il centro urbano di Milano è quindi costantemente cresciuto a macchia d'olio, fino ai tempi moderni, attorno al primo nucleo celtico.

La sua fondazione risalirebbe quindi al tardo periodo golasecchiano (inizi del VI secolo a.C. secondo Tito Livio[18])[19]; il primigenio villaggio divenne poi un importante capoluogo dei Celti Insubri chiamato Medhelan fin dal IV secolo a.C. (388-386 a.C.[9])[20].

Secondo invece l'antica tradizione romana riportata da Tito Livio, la fondazione di Medhelan avvenne attorno al 600 a.C. ad opera del gallo Belloveso, nipote del sovrano dei Galli Biturigi che si insediò nel mezzo della pianura, sconfiggendo le precedenti popolazioni etrusche. La leggenda farebbe quindi risalire la sua fondazione al gallo Belloveso e a una scrofa semilanuta (in medio lanae) che divenne poi il simbolo della Milano celtica. Questa leggenda fu poi ripresa in epoca medioevale da Bonvesin de la Riva[21].

La Milano romana: Mediolanum[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Milano.

Epoca repubblicana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Repubblica romana, Gallia Cisalpina e Regio XI Transpadana.
Falcetto risalente al 120-30 a.C. È conservato al Museo archeologico di Milano
Vetrina della "tomba dell'atleta", esposta al Civico museo archeologico di Milano. Contene materiale databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.

Dopo essere stata la più importante città dei Galli Insubri, Milano fu conquistata nel 222 a.C., in seguito ad un aspro assedio, dai consoli romani Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello[22]. La conquista fu contrastata dalla discesa di Annibale, al quale la popolazione locale si alleò. Fu solo nei primi anni del II secolo a.C. che Insubri e Boi si assoggettarono in modo definitivo alla dominazione romana.

Il commediografo Cecilio Stazio nacque attorno al 230 a.C., nel territorio dei Celti Insubri, probabilmente proprio a Medhelan, secondo anonime testimonianze riportate nel Chronicon di Girolamo[23][24]. Fu fatto prigioniero nel corso delle guerre tra gli Insubri e l'esercito romano tra il 222 e il 219 a.C.[25], forse a seguito della battaglia di Clastidium[24], e giunse a Roma come schiavo, secondo la testimonianza dell'erudito del II secolo d.C. Aulo Gellio, che scrisse nelle sue Noctes Atticae:

(LA)

« [...] [Caecilius] seruus fuit et propterea nomen habuit Statius. [...] »

(IT)

« [...] [Cecilio] era di condizione servile, e perciò prese il cognomen di Stazio. [...] »

(Aulo Gellio, Noctes Atticae, IV, 20, 13.)

Poco si sa della Milano celtica e poco anche della prima Milano romana, quella d'epoca repubblicana. All'89 a.C. risale la legge di Pompeo Strabone (Lex Pompeia de Gallia Citeriore), che conferì alla città la dignità di colonia latina[20]. I notabili milanesi disapprovarono la dichiarazione della valle padana come semplice provincia (Gallia Citerior o Cisalpina) e appoggiarono il tentativo del console Lepido di rovesciare i successori della corrente sillana. Il tentativo fallì e nel 77 a.C. la ribellione fu domata con una durissima repressione.

Per via della sua favorevole posizione di retrovia, Mediolanum fu di importanza notevole per le campagne di Cesare alla conquista della Gallia, negli anni dal 58 a.C. al 50 a.C., tanto che nei suoi dintorni furono arruolate alcune legioni cesariane (la XIII e la XIV). Milano divenne il più importante centro della Gallia Cisalpina e, sull'onda del suo sviluppo economico, nel 49 a.C. venne elevata, nell'ambito della Lex Roscia, allo status di municipium civium romanorum.[20][26]

Archeologia della Mediolanum repubblicana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Teatro romano di Milano, Mura romane di Milano e Porte di Milano.
Lapide collocata a Palazzo Mezzanotte che mostra la pianta dell'antico teatro romano di Milano sovrapposta a quella dei palazzi contemporanei
Resti del teatro romano di Milano, visitabili nel museo sensibile istituito nei sotterranei di Palazzo Turati presso la Camera di Commercio di Milano

Milano iniziò a dotarsi dei primi edifici pubblici in muratura, come la stessa cerchia muraria ed il teatro romano (il più antico edificio romano scoperto dalle moderne indagini archeologiche, sempre che non fosse stato di età augustea), con una scena alta 20 metri ed una cavea del diametro di 95 metri; poteva ospitare tra i 7.000 e i 9.000 spettatori,[27] in un'epoca in cui Mediolanum contava all'incirca 25.000 abitanti.

La prima cinta muraria romana della città risale all'incirca all'epoca in cui Milano venne elevata al rango di municipium (49 a.C.), anche se venne, probabilmente, edificata sotto il principato di Ottaviano Augusto.

Le prime porte cittadine di Milano vennero realizzate in epoca epoca romana repubblicana contestualmente alle mura cittadine. Alle estremità del cardo e del decumano di Mediolanum si aprivano le seguenti porte:

In epoca tardo imperiale, quando Mediolanum divenne capitale dell'Impero romano d'Occidente (286 d.C.), la cinta muraria venne ampliata dall'imperatore Massimiano, che fece realizzare altre tre porte:

  • Porta Argentea (lat. Porta Argentea), situata dove ora è presente la moderna via San Paolo.
  • Porta Aurea (lat. Porta Aurea o Porta Nova), situata dove ora è presente la moderna via Manzoni.
  • Porta Herculea (lat. Porta Herculea), situata dove ora è presente la moderna via Durini.

Mediolanum venne dotata, inoltre, di un reticolato di strade lastricate, in particolare per quella parte che conduceva verso Roma, attraverso la cosiddetta "Porta Romana"[20].

Epoca alto-imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alto Impero romano e Monetazione di Mediolanum.
Terracotta dipinta romana, con scena di danza, risalente a un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. È conservata all'interno del Civico museo archeologico di Milano

Nell'età imperiale l'importanza militare, politica, economica e strategico-militare della città crebbe (per la sua vicinanza ai confini imperiali di Rezia e Norico), come ci racconta lo stesso Tacito nel 69[28]. Così verso la fine del II secolo la città divenne colonia imperiale[29] e qui vi nacquero sia l'imperatore Didio Giuliano[30], rivale di Settimio Severo nel corso della guerra civile della fine del II secolo, sia il figlio di quest'ultimo, Geta[31], sia probabilmente Marco Aurelio Caro[32]. Da un punto di vista amministrativo l'antica Mediolanum faceva parte della regio XI Transpadana (una delle regioni dell'Italia augustea) di cui era capoluogo[33].

Nei pressi di Porta Giovia[34], che è stata realizzata successivamente, nel Medioevo, e che era situata vicino al moderno Castello Sforzesco, aveva origine la Via Mediolanum-Verbannus, una strada romana risalente a un periodo compreso tra la fine dell'era repubblicana e i primi decenni dell'età imperiale che congiungeva Mediolanum con il Verbannus Lacus (il Lago Verbano, ovvero con il Lago Maggiore)[35]. Parte del tracciato della Via Mediolanum-Verbannus fu ripreso da Napoleone Bonaparte per realizzare la strada statale del Sempione[36].

La dee romane Cerere e Vittoria, affresco su un'ara risalente a un periodo compreso tra il I e il III secolo d.C. È conservata all'interno del Civico museo archeologico di Milano

Nel secolo successivo le ricorrenti invasioni barbariche ne misero in evidenza la sua qualità di avamposto di difesa. Gli Alemanni, che avevano sfondato il limes retico e attraversato il Passo del Brennero, si erano spinti in Italia, dove furono intercettati e battuti dalle armate di Gallieno nella battaglia di Milano[37]. Si trattava di un'orda di 300.000 Alemanni secondo Zonara[38]; nell'occasione fu aperta per la prima volta, nell'antica Mediolanum, una zecca, a evidente sostegno delle campagne militari[39][40].

Le mura e le porte romane di Milano: in rosso il tracciato delle mura repubblicane, in blu quello delle mura massimiane su una mappa della città risalente agli anni Trenta.
I resti dell'anfiteatro romano di Milano, risalenti alla fine del I secolo d.C. Era il terzo in capienza dell'Italia romana

Proprio in seguito a questa vittoria Gallieno, resosi conto dell'impossibilità di proteggere contemporaneamente tutte le province dell'impero lungo una linea statica di uomini posizionati a ridosso della frontiera, attorno agli anni 264-268[41] decise di costituire una "riserva strategica" centrale, formata prevalentemente da unità di cavalleria pesante (i cosiddetti promoti, tra cui spiccavano gli equites Dalmatae, gli equites Mauri[42] et Osroeni), che fosse più veloce negli spostamenti della fanteria legionaria e con una più alta "forza d'urto" rispetto alle truppe ausiliarie. Gallieno decise di posizionare questa unità proprio a Mediolanum[43], base ideale per la nuova "forza di intervento rapido", punto strategico equidistante da Roma e dalle vicine frontiere settentrionali di Rezia e Norico. Si trattava di un'iniziativa resasi necessaria anche a causa della perdita degli Agri decumates tra il Reno ed il Danubio, che aveva portato i Germani a trovarsi più vicini alla penisola italica, centro del potere imperiale[44].

Sempre Gallieno fu costretto a tornare in Italia per assediare, a Mediolanum, l'usurpatore Aureolo[45] nel 267/268 che, lasciata qui la cavalleria a vigilare su Postumo, imperatore delle Gallie[46], aveva tentato di farsi eleggere Augusto[47][48]. Si racconta che durante l'assedio Gallieno, uscito dalla sua tenda, fu assassinato a tradimento dal comandante della cavalleria dalmata, Cecropio[49]. Alla congiura pare non fosse estraneo il suo successore Claudio II il Gotico, sebbene alcuni storici abbiano affermato che Gallieno morì in conseguenza a una brutta ferita riportata durante lo svolgersi dell'assedio. Tra gli organizzatori c'era anche il suo prefetto del pretorio Aurelio Eracliano. Pochi anni più tardi l'imperatore Aureliano dovette affrontare una nuova invasione da parte delle genti germaniche dei Marcomanni, che avevano devastato i territori attorno a Mediolanum (nel 271)[50], riuscendo poi a sconfiggerli ed a ricacciarli oltre confine, tanto che al termine della ristrutturazione di questo tratto di limes, ne fece il capoluogo della provincia di Aemilia et Liguria, oltre che sede di un ufficiale imperiale preposto a vigilare sul "fronte occidentale", lasciando che su "quello orientale" ve ne fosse un altro ad Aquileia.

Archeologia della Mediolanum alto imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: anfiteatro romano di Milano, foro romano di Milano e Zecca di Mediolanum.

Milano si dotò di altri edifici tra cui un grande forum di pianta rettangolare, oltre che un ampio anfiteatro (le rovine sono visitabili dalla sede della Soprintendenza Archeologica) avente un'ellissi di 155 x 125 metri, il che lo renderebbe il terzo anfiteatro romano per dimensioni in Italia, dopo il Colosseo e l'anfiteatro di Capua, con un numero di spettatori variabile nelle stime moderne tra i 20.000 ed i 35.000.

L'abitato di Mediolanum si espanse ben al di fuori delle mura, occupando circa l'attuale Cerchia dei Navigli interna. Sempre al I secolo si deve la costruzione del canale Vettabbia (canale alimentato dal Seveso e dalla Mollia) il quale, all'altezza dell'attuale piazza Vetra-Basilica di Sant'Eustorgio, si "apriva" in un piccolo porto fluviale (largo 7 metri e profondo 1,5) nel quale gli archeologi moderni hanno trovato una straordinaria discarica dell'antichità che ha permesso loro di meglio ricostruire la vita quotidiana della Mediolanum imperiale[12].

Il quartiere Bottonuto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bottonuto.
Via del Cappello, nel quartiere Bottonuto a Milano, che risaliva all'epoca romana. Sulla destra, il sacello di San Satiro

È arrivato fino alla metà del XX secolo, quando è stato completamente demolito, un antico quartiere risalente, pur con le modifiche succedutesi nei secoli che ne hanno cambiato l'aspetto originario, all'epoca romana, il Bottonuto[51]. Il nome sembra essere derivato da un'opera idraulica romana denominata butinucum[51] riferibile al vocabolo italiano bottino cioè una cavità o fossa di scolo delle acque di scarico e dei rifiuti[52]. L'accesso a tale fossa sarebbe stato un edificio rotondo adibito a latrina pubblica, come riferisce Galvano Fiamma nel primo quarto del 1300.[51][53].

Nelle mura romane di Milano (I secolo d.C.) esisteva una pusterla, situata tra Vicolo delle Quaglie e Vicolo del Cantoncello che costeggiavano le mura stesse. Davanti alle mura tra Via del Bottonuto e Via San Clemente si estendeva una banchina di porto affacciata ad un laghetto che consentiva l'attracco in corrispondenza di Via Larga, lungo la quale scorreva il Seveso[51]. Il laghetto venne in seguito prosciugato e fu realizzata l'opera idraulica che diede il nome al Bottonuto. Restava il ricordo di tale laghetto nel nome della Via Poslaghetto, scomparsa negli anni '50 del Novecento per fare posto alla Torre Velasca.[54]

Nel IV secolo l'asse delle vie Bottonuto – Tre Alberghi – Speronari assunse una notevole importanza divenendo la via di accesso dell'esercito per la cerimonia del trionfo nel foro.

Il Carrobbio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carrobbio.
Largo Carrobbio per via Torino a Milano nel 1905

È risalente all'epoca romana il Carrobbio, largo della moderna Milano posto indicativamente alla confluenza fra le vie Torino, via San Vito, via Cesare Correnti e via del Torchio nella zona centrale della città. In origine il termine "carrobbio", derivato dal latino quadrivium ("incrocio di quattro vie"), indicava specialmente nell'area lombarda un generico incrocio su cui convergevano più strade a formare uno slargo[55].

All'area denominata oggi Carrobbio ci si riferiva come Quadrivium Portae Ticinensis, al pari di altri carrobbi come Quadrivium Portae Novae[56]. Col tempo il toponimo iniziò ad essere usato nella città di Milano solo per il Quadrivium Portae Ticinensis. L'origine dello slargo risale ai tempi della Repubblica romana: sullo slargo era situata l'antica Porta Ticinensis (Porta Ticinese romana).

Con la successiva erezione delle nuove mura medievali di Milano la porta fu abbattuta assieme alle mura eccezion fatto per una torre, chiamata "Torraccia" o "Torre dei Malsani", oggi ancora visibile nel cortile di uno dei palazzi dell'area[57][58].

Epoca tardo imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tardo Impero romano, Concilio di Milano (355) e Monetazione di Mediolanum.
Mura della Milano romana di epoca tardo imperiale, costruite durante la tetrarchia dall'Imperatore Massimiano. Si trovano all'interno del cortile del Civico museo archeologico di Milano

Quando Diocleziano decise di dividere l'Impero in due, scelse per sé l'Impero romano d'Oriente, e quindi Mediolanum divenne residenza e capitale[59] del suo "collega" Massimiano, a capo dell'Impero romano d'Occidente. Entrarono entrambi trionfalmente a Milano su un cocchio, con Diocleziano che si riservò l'appellativo di Giovio e Massimiano quello di Erculeo. Sappiamo inoltre che nell'inverno del 290/291 i due Augusti si incontrarono a Mediolanum. Da questo momento, per la parte occidentale dell'Impero, la corte rimase stabilmente in questa città[60].

Dopo l'abdicazione di Massimiano (306) avvenuta nello stesso giorno in cui abdicò Diocleziano, vi fu una serie di guerre di successione nel corso delle quali in pochi anni molti dei contendenti risiedettero a Mediolanum: prima Flavio Severo nel 307, che preparò la spedizione contro Massenzio[61], poi Massenzio stesso, che era in lotta contro Costantino, e infine Costantino, reduce dalla vittoria contro Massenzio, che scelse Milano per stringere un'alleanza con Licinio nel febbraio del 313, rafforzata poi dal matrimonio di quest'ultimo con sua sorella, Flavia Giulia Costanza.[62][63][64][65][66][67][68]

Le colonne di San Lorenzo, oggi di fronte all'omonima basilica (costruita tra il 372 ed il 402), facevano forse parte in origine delle terme Erculee

A Milano, nel 313, Costantino si accordò con Licinio per consentire, con l'editto di Milano, la pratica del culto cristiano, le cui prime cellule milanesi risalgono al II secolo. Sempre Costantino I trascorrerà alcuni brevi periodi in città nell'ottobre del 315 (per occuparsi dell'eresia Donatista) e nel 326 (prima di recarsi a Roma per i Vicennalia)[60]. Sempre in questo periodo l'Italia a nord dell'Arno fu soggetta ad un vicario dell'Annona, il cui ruolo era di mantenere la corte imperiale, le milizie civili e militari al seguito, che dalle retrovie potesse essere di sostegno al vicino limes danubiano[39].

Dal 340 al 348 il terzo erede di Costantino, Costante I, soggiornò più volte nella metropoli lombarda, come nel 342/343, quando vi ricevette il vescovo Atanasio di Alessandria[60]. Nel 352 Costanzo II, dopo aver cacciato Magnenzio da Aquileia ed averlo forzato a tornare in Gallia, si recò a Mediolanum, dove abrogò con un editto le decisioni del "tiranno"[69]. Nella città trascorse alcuni periodi della sua vita negli anni successivi, come nell'inverno del 352/353 (quando prese in moglie Eusebia), nel 354 (quando vi si recò al termine di una vittoriosa campagna contro gli Alemanni) o nel 355 (quando decise di trasferirvi la propria capitale, lontano dalla Gallia)[70]. Nel 355 a Mediolanum si unirono in matrimonio il Cesare Flavio Claudio Giuliano ed Elena[71]; inoltre la città ospitò un importante Sinodo (ripetuto anche nel 390)[39]. Costanzo tornò a Mediolanum fino alla primavera del 357, poi non vi fece più ritorno[60].

L'antica Milano romana (Mediolanum) (sec. III-V) con le mura e le porte, il forum (piazza principale), il teatro, l'anfiteatro, il circo, il palazzo imperiale,[72] la zecca, le terme Erculee, il mausoleo imperiale e le basiliche paleocristiane
Solido raffigurante Arcadio, proveniente dalla zecca di Milano

Nel 364/365Valentiniano I (Augustus senior) scelse ancora una volta Mediolanum quale sua capitale (che qui rimase per parte del 365, 368 e 374[60]), mentre lasciò che il fratello Valente (Augustus iunior) continuasse a considerare Costantinopoli sua residenza e capitale imperiale d'Oriente[73]. Il 7 dicembre del 374 Ambrogio divenne vescovo della città e coltivò la sua amicizia con l'imperatore Graziano, che qui spesso soggiornò a partire dal 379 (quando emanò un editto a favore di Ambrogio, nel quale aboliva ogni precedente disposizione di tolleranza per le eresie) e fino al 383 (quando fu ucciso a Lugdunum dall'usurpatore Magno Massimo). Dopo di lui soggiornarono a Mediolanum l'imperatore Valentiniano II (dal 383 al 387), lo stesso Magno Massimo (nel 387) e Teodosio I, che dopo aver sconfitto Massimo nel 388, vi fissò la sua residenza imperiale fino al 392. Qui tornerà dopo aver sconfitto nel settembre del 394 un nuovo usurpatore, Flavio Eugenio, e morendovi il 17 gennaio del 395 (con elogio funebre di Ambrogio).[60]

Ecco cosa ci racconta Ausonio della Mediolanum del 380-390:

(LA)

« [...] Mediolani mira omnia, copia rerum, innumerae cultaeque domus, facunda virorum ingenia et mores laeti, tum duplice muro amplificata loci species populique voluptas, circus, et inclusi moles cuneata theatri, templa Palatinaeque arces opulensque moneta et regio Herculei celebris sub honore lavacri; cunctaque marmoreis ornata peristyla signis moeniaque in valli formam circumdata limbo. Omnia quae magnis operum velut aemula formis excellunt nec iuncta premit vicinia Romae. [...] »

(IT)

« [...] A Mediolanum ogni cosa è degna di ammirazione, vi sono grandi ricchezze e numerose sono le case nobili. La popolazione è di grande capacità, eloquenza ed affabile. La città si è ingrandita ed è circondata da una duplice cerchia di mura. Vi sono il circo, dove il popolo gode degli spettacoli, il teatro con le gradinate a cuneo, i templi, la rocca del palazzo imperiale, la zecca, il quartiere che prende il nome dalle terme Erculee. I cortili colonnati sono adornati di statue di marmo, le mura sono circondate da una cinta di argini fortificati. Le sue costruzioni sono una più imponente dell'altra, come se fossero tra loro rivali, e non ne diminuisce la loro grandezza neppure la vicinanza a Roma. [...] »

(Ausonio, Ordo urbium nobilium, VII.)

Nel periodo in cui fu vescovo Ambrogio e fu imperatore Teodosio I, Mediolanum divenne il centro più influente della Chiesa d'Occidente. Sant'Agostino fu convertito al cristianesimo nel 386 e ricevette il battesimo da Ambrogio. Il milanese Flavio Manlio Teodoro divenne prefetto del pretorio d'Italia negli anni 397-399, esercitando il suo potere proprio da Mediolanum-Aquileia. Nel 397 ottenne che l'imperatore Onorio celebrasse a Mediolanum, e non a Roma, le feste solenni del suo quarto consolato[74]. Una volta divenuto console ordinario nel 399, celebrò questo avvenimento nella sua Mediolanum con giochi e spettacoli[75]. Nel 402 il generale dell'Impero romano d'OccidenteStilicone, precipitatosi dalla vicina provincia della Rezia, riuscì a liberare Mediolanum dall'assedio dei Visigoti di Alarico, che avevano saccheggiato e devastato parte della pianura padana. Il re germanico, costretto a spostarsi verso Ovest, fu ancora una volta battuto dal generale "romano" presso Pollenzo (6 aprile del 402). Nello stesso anno Mediolanum smise di essere capitale dell'Impero romano d'Occidente: quest'ultima fu spostata ufficialmente, insieme alla corte imperiale, a Ravenna. Sei anni più tardi, nel 408 vi fu una breve apparizione a Mediolanum dell'imperatore Onorio, mentre nel 452 le orde degli Unni di Attila saccheggiarono la città senza però incendiarla[60].

Archeologia della Mediolanum tardo imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Circo romano di Milano, Terme Erculee, Colonne di San Lorenzo, Palazzo imperiale romano di Milano, Mura romane di Milano, Zecca di Mediolanum e Mausoleo imperiale di Milano.
Resti del palazzo imperiale di Milano, costruito da Massimiano
Busto di Massimiano, che fece di Milano la capitale dell'Impero romano d'Occidente. È conservato presso il Civico museo archeologico di Milano
I resti della torre dei carceres, ovvero dei cancelli delle porte da cui partivano le bighe del circo romano di Milano. I resti di questa torre sono diventati in seguito il campanile della chiesa di San Maurizio. Ora fa parte del cortile del Civico museo archeologico di Milano
Resti delle terme Erculee di Milano, in largo Corsia dei Servi (vicino a piazza San Babila)
Chiostro dell'ex Monastero di San Vittore al Corpo, con resti del recinto del mausoleo imperiale
Mosaico proveniente dalle terme Erculee, oggi presso il Civico museo archeologico di Milano

Massimiano abbellì la città con vari monumenti. Una parte considerevole della città era riservata ai palazzi imperiali, che erano residenza dell'imperatore e della corte e che comprendevano palazzi di rappresentanza e uffici amministrativi. Quest'area occupava la parte della città compresa tra il circo ed il foro. Come di consuetudine i palazzi avevano un accesso diretto al circo, in modo che l'imperatore potesse recarvisi senza uscire per strada. Egli, infatti, a partire dal 286, fece costruire all'interno della sua residenza imperiale, un nuovo complesso termale (da cui proverrebbero le 16 colonne di San Lorenzo), oltre che un grande circo[76] (450 x 85 m[77]) con una parte monumentale rivolata verso nord. Una delle due torri che facevano parte di questa parte è stata trasformata in campanile ed esiste ancora (campanile della chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, facente parte del cortile del Civico museo archeologico di Milano).

Costruì poi una seconda cerchia di mura[78] (di circa quattro chilometri e mezzo[79], arricchita da numerose torri), che correva nei pressi dell'attuale Foro Bonaparte (la denominazione della chiesa di San Giovanni sul Muro indica che l'edificio poggiasse sulle mura romane), dove si apriva Porta Vercellina. Poi le mura contornavano il circo scendendo a sud, ripiegavano verso est passando per il successivo Carrobbio, proseguivano fino nei pressi di piazza Missori (qui vi era la Porta Romana) risalivano fino alla Porta Argentea (per Bergamo, vicino all'attuale piazza San Babila) poi piegavano ancora a nord per raggiungere Porta Herculea (in fondo all'attuale corso Venezia, chiamata così in onore di Massimiano). Le mura tornavano poi ad ovest verso Foro Bonaparte toccando la Porta Cumana (per Como e per il Lario) Porta Giovia (in onore di Diocleziano). Le mura avevano all'esterno un fossato, posto a una certa distanza, e quindi le porte (oltre che essere fornite di torri) avevano davanti un ponte che attraversava il corso d'acqua.

Massimiano fece costruire il proprio mausoleo, identico a quello di Diocleziano a Spalato, i cui resti sono stati inglobati nella cappella di San Gregorio del Monastero di San Vittore al Corpo. Il suo sepolcro in porfido egiziano (dopo vari passaggi) ora è diventato il battistero del Duomo di Milano. Il nuovo centro cittadino, con il foro e la zecca, si spostò di qualche centinaio di metri rispetto a quello celtico, che era posizionato presso la moderna piazza San Sepolcro. Di questi monumenti restano poche tracce, come per esempio colonne di San Lorenzo, ivi trasportate in un periodo successivo. Restano invece numerose le iscrizioni marmoree che testimoniano le intense attività operaie, artigianali e mercantili dell'antica Mediolanum.

Da segnalare anche i ruderi del circo (i circhi erano relativamente rari in Italia, e nel Nord Italia ve ne erano solo due, entrambi dovuti a Massimiano, uno a Milano e uno ad Aquileia). Vi sono anche i resti delle terme Erculee (vicino alla moderna piazza San Babila, tra corso Vittorio Emanuele II e corso Europa), una torre e un pezzo di cinta muraria, alta 11 metri (oggi nel giardino del Civico museo archeologico di Milano); i citati resti dell'anfiteatro e vari altri reperti, visibili o chiusi in scantinati (es. sotto il moderno palazzo della Borsa, in una botola sotto San Vito, ecc.

Questa risistemazione dell'intera area cittadina, portò anche alla successiva costruzione (databile all'imperatore Graziano, 381 ca.), fuori dalla Porta Romana a prolungamento del decumano massimo, di una via porticata, lunga 600 metri, e di un arco onorario (a tre fornici, databile al periodo 350-375 e sopravvissuto fino a dopo l'assedio del 1162 del Barbarossa[80]) che costituivano l'accesso monumentale alla città per chi proveniva da Roma. Si trattava di costruzioni databili alla metà del IV secolo[81]. La strada lastricata aveva una larghezza di 9 metri, dotata di portici laterali con locali-botteghe per i commercianti, spesso affrescati. Sotto i portici sarebbe poi documentato un impianto di fognatura, parallelo alla strada, dove confluivano gli scarichi dalle vicine botteghe[80]. Al 382 risalirebbe poi la Basilica di San Nazaro in Brolo, voluta fortemente da Ambrogio e Graziano, e collocata a metà della via porticata. La via porticata fu infine demolita nel V secolo, probabilmente in occasione dell'assedio del 452 di Attila[80].

Si era poi proceduto alla costruzione di un grande Horrea (magazzino per l'approvvigionamento militare, annona militaris) forse risalente ai tempi di Gallieno o più probabilmente dell'Augusto Massimiano. Era un complesso rettangolare delle dimensioni di 18 x 68 metri a quattro navate da tre file di 16 pilastri, verso la Porta Cumana (oggi presso le cantine di uno stabile di via Bossi 4)[82].

Archeologia della Mediolanum paleocristiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Basiliche paleocristiane di Milano e Rito ambrosiano.
Stemma della Fabbrica del Duomo, con la facciata della non più esistente basilica vetus, prima cattedrale di Milano in seguito sostituita dal Duomo
Resti di un cimitero paleocristiano, risalente al IV secolo, che si trovano sotto la Basilica di Sant'Eustorgio
I sacelli paleocristiani della basilica di San Lorenzo con i campanili romanici e la cupola con tiburio del XVI secolo
Il sarcofago di Stilicone, presso la Basilica di Sant'Ambrogio a Milano

A Mediolanum la costruzione di grandi basiliche cristiane avvenne proprio quando Sant'Ambrogio divenne vescovo cittadino, anche se l'editto di Milano del 313 segnò anche l'inizio di profonde e radicali trasformazioni: l'incoraggiamento del culto cristiano portò alla metodica distruzione dei monumenti invisi alle autorità cristiane. A questo proposito è interessante notare che tra i materiali utilizzati per costruire la parte inferiore della basilica di San Lorenzo sono state riconosciute delle pietre tolte, tra la fine del IV o all'inizio del V secolo, all'anfiteatro romano. Queste recupero era giustificato per il fatto che a Mediolanum, all'epoca, era difficile riuscire a recuperare grandi pietre, visto che la città si trovava in una pianura argillosa. Non a caso il posizionamento delle colonne di San Lorenzo nel III secolo davanti al cortile, indicano che l'edificazione delle grandi basiliche di epoca imperiale fu spesso fatta a spese degli edifici pagani.

Vi è da aggiungere che a partire dal IV secolo, la liturgia eucaristica mediolanensis (costituendo ora una giurisdizione metropolitica sulle regioni augustee Aemilia, Liguria e sulle province che amministravano le Alpi occidentali) e Aquileia (con giurisdizione sulla regione Venetia et Histria) andò sempre più assomigliandosi e accostandosi a quella del vicino Impero romano d'Oriente[39].

Le prime basiliche di cui si ha notizia sono le cosiddette "basiliche doppie", ovvero la Basilica vetus del 313-315 e la Basilica maior degli anni 343-345[83]. Questa particolare conformazione forse derivava dall'aspetto degli horrea romani o, più probabilmente, si trattava, come ad Aquileia, di chiese separate per i battezzati e per i catecumeni, essendo il sacramento battesimale a quell'epoca concesso solo al completamento di un processo di conversione e purificazione spirituale. La basilica di Santa Tecla (le cui rovine sono visitabili sotto il Duomo di Milano), ovvero la Basilica maior, aveva già un'abside di tipo tradizionale, che ricorda quelle delle "basiliche" annesse ai grandi palazzi civili.

Una fase successiva corrisponde a quella delle grandi basiliche della più tarda romanità, a forma poligonale, a croce, ecc. Questi furono i modelli adottati (oltre che a Milano) anche per alcune tra le maggiori basiliche più famose del tardo Impero, come quelle di Costantinopoli. Sappiamo infatti che Ambrogio fece costruire varie altre basiliche paleocristiane, di cui quattro ai quattro lati della città, quasi a formare un quadrato protettivo, probabilmente pensando alla forma di una croce. Esse corrispondono all'attuale San Nazaro (sul decumano, presso la Porta Romana, allora era la Basilica Apostolorum), dalla parte opposta San Simpliciano (allora era la Basilica virginum), a sud-ovest la Basilica Martyrum (poi lo stesso vescovo vi fu sepolto e divenne basilica di Sant'Ambrogio) e infine San Dionigi (la Basilica prophetarum).

La Milano imperiale aveva una via trionfale, fiancheggiata da grandi portici colonnati che usciva da Porta Romana e proseguiva verso Roma per terminare (all'altezza dell'attuale largo Crocetta) con un enorme arco celebrativo (molto più grande dell'arco di Costantino nel Foro Romano a Roma).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d L.Cracco Ruggini, Milano da "metropoli" degli Insubri a capitale d'Impero: una vicenda di mille anni, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.17.
  2. ^ Gualdoni, p. 10.
  3. ^ a b c Il lessico lombardo, grandelombardia.org. URL consultato il 23 settembre 2017.
  4. ^ a b Il milanese crogiuolo di tanti idiomi, su lagobba.it. URL consultato il 24 settembre 2017.
  5. ^ Polibio, Storie, II, 34.10-15; Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XII, 51-52; Zonara, L'epitome delle storie, VIII, 20.
  6. ^ Per quanto, relativamente allo specifico milanese, nell'area ove si sviluppa la città non siano oggi osservabili alture di sorta e neppure alture siano menzionate in testi antichi o la loro esistenza possa essere desunta da toponimi locali.
  7. ^ Françoise Le Roux, Christian-Joseph Guyonvarc'h. I druidi, pag. 522. Genova, ECIG, 1990. ISBN 88-7545-883-9.
  8. ^ Venceslas Kruta, La grande storia dei Celti, Newton & Compton Editori, Roma, 2003, pagg. 301-302
  9. ^ a b AAVV, Milano, Touring Club Italiano, 2005, p.23.
  10. ^ AA.VV., Il nostro suolo prima dell'uomo, in Storia di Milano, I, Milano, Fondazione Treccani degli Alfieri, 1954, p. 11.
  11. ^ Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la situazione idrografica di Milano romana, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.95.
  12. ^ a b D.Caporusso & A.Ceresa Mori, C'era una volta Mediolanum, in Archeo attualità dal passato di settembre 2010, n.307, p.77.
  13. ^ AAVV., Carte e rilievi, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.456.
  14. ^ Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la situazione idrografica di Milano romana, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.94.
  15. ^ Tito Livio (Historiae, 5,34).
  16. ^ Milano, treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  17. ^ Soprintendenza di Milano L'anfiteatro di Milano e il suo quartiere ed. Skira
  18. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, V, 34 qui.
  19. ^ D.Caporusso & A.Ceresa Mori, C'era una volta Mediolanum, in Archeo attualità dal passato di settembre 2010, n.307, p.74.
  20. ^ a b c d D.Caporusso & A.Ceresa Mori, C'era una volta Mediolanum, in Archeo attualità dal passato di settembre 2010, n.307, p.75.
  21. ^ Nel De Magnalibus urbi Mediolani.
  22. ^ Polibio, Storie, II, 34.10-15; Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XII, 51-52; Zonara, L'epitome delle storie, VIII, 20.
  23. ^ Girolamo, Chronicon, 179 a.C.:
    (LA)

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    (IT)

    « [...] Si sa che Cecilio Stazio, celebre autore di commedie, era gallo insubre di nascita e dapprima compagno di Ennio. Alcuni riferiscono che fosse milanese. Morì l'anno successivo alla morte di Ennio e fu sepolto vicino al Gianicolo.[...] »

    ([...] Statius Caecilius comoediarum scriptor clarus habetur natione Insuber Gallus et Enni primum contubernalis. quidam Mediolanensem ferunt. mortus est anno post mortem Enni et iuxta Ianiculum sepultus. [...])
  24. ^ a b Pontiggia; Grandi, p. 286.
  25. ^ Beare, p. 100.
  26. ^ CIL V, 5854.
  27. ^ Marina Sapelli, Il teatro, in Milano romana, Milano 1980, p.20.
  28. ^ Tacito, Storie, I, 70.
  29. ^ CIL V, 5847; CIL V, 5869 dell'epoca di Gallieno (?); CIL V, 5892 dell'epoca di Marco Aurelio (?); AE 1974, 344.
  30. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXIV, 11.2; Historia Augusta, Didius Iulianus, 1.2.
  31. ^ Historia Augusta, Antoninus Geta, 3.1.
  32. ^ Historia Augusta, Carus, Carinus, Numerianus, 4.4; 17.3.
  33. ^ Milano e provincia: Monza e la Brianza milanese, l'Adda, il Ticino, le abbazie, su books.google.it. URL consultato il 6 aprile 2017.
  34. ^ Autori vari, p. 16.
  35. ^ Autori vari, p. 14.
  36. ^ Autori vari, p. 15.
  37. ^ Southern (p. 212-213) e Watson (p. 34 e 220) datano la battaglia di Milano al 260, al contrario Mazzarino (p. 526) al 259.
  38. ^ Zonara, L'epitome delle storie , XII, 25; E.A. Arslan, D. Caporusso, "I rinvenimenti archeologici degli scavi MM3 nel contesto storico di Milano", in Scavi MM3 anni 1982-1990, Milano 1992, pp. 352-358.
  39. ^ a b c d L.Cracco Ruggini, Milano da "metropoli" degli Insubri a capitale d'Impero: una vicenda di mille anni, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.18.
  40. ^ P.Southern (The Roman Empire: from Severus to Constantine, pp.212-213) come alcuni autori della "Mostra di Milano" citata, data la battaglia di Milano al 260; al contrario Mazzarino (L'impero romano, p. 526) al 259.
  41. ^ Michael Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma, 1984, p.232.
  42. ^ CIL XVI, 108; CIL XVI, 114.
  43. ^ Santo Mazzarino, L'impero romano, Bari 1973, pp.551-552.
  44. ^ Alaric Watson, p.11; Grant, p.232.
  45. ^ Historia Augusta, Divus Claudius, 5.3.
  46. ^ Zosimo, Storia nuova, I, 40.1.
  47. ^ Watson, p. 215-216.
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  50. ^ Historia Augusta, Divus Aurelianus, 18.3.
  51. ^ a b c d Storia di Milano ::: Porta Romana 3, su storiadimilano.it. URL consultato il 13 novembre 2017.
  52. ^ Vocabolario Treccani on line alla voce bottino(2)
  53. ^ Galvano Fiamma, Chronicon majus, fol. 109, cap. 263.
  54. ^ Anche via Pantano ricorda la zona acquitrinosa che ne rimase. Nella zona dell'antico lago si trovava in epoca medievale il Brolo, ampia zona di giardini ed orti.
  55. ^ Treccani, Carròbbio, su treccani.it. URL consultato il 07-11-2015.
  56. ^ Latuada, vol. 2, p. 2
  57. ^ Latuada, vol. 2, p. 3
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  61. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 10.1.
  62. ^ Lattanzio, De mortibus persecutorum, XLIII, 2; XLV, 1.
  63. ^ Annales Valesiani, V, 13.28
  64. ^ Eutropio, X, 5.
  65. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, XLI, 2; Aurelio Vittore, Epitome, 41.4.
  66. ^ Socrate I, 2, 25.
  67. ^ Orosio, Storie contro i pagani, VII, 28, 19.
  68. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 17.1.
  69. ^ Codice teodosiano, XV, 14.5 del 3 novembre 352.
  70. ^ Ammiano Marcellino, Res Gestae, 15, 4-5.
  71. ^ Ammiano Marcellino, 15.8, in Res Gestae.; Zosimo, Storia nuova, III; Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, X; Socrate Scolastico, Storia ecclesiastica, III, 1; Filostorgio, Storia ecclesiastica, IV, 2.
  72. ^ Claudio Mamertino, Panegyricus genethliacus Maximiano Augusto, 11; Acta Sanctorum, Maggio II, pp. 287-290.
  73. ^ Ammiano Marcellino, 25.5.1, in Res Gestae.
  74. ^ L.Cracco Ruggini, Milano da "metropoli" degli Insubri a capitale d'Impero: una vicenda di mille anni, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.21.
  75. ^ L.Cracco Ruggini, Milano da "metropoli" degli Insubri a capitale d'Impero: una vicenda di mille anni, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.19.
  76. ^ Elena M.Menotti, Il circo, in Milano romana, Milano 1980, p.4.
  77. ^ Elena M.Menotti, Il circo, in Milano romana, Milano 1980, p.9.
  78. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, XXXIX, 45.
  79. ^ D.Caporusso & A.Ceresa Mori, C'era una volta Mediolanum, in Archeo attualità dal passato di settembre 2010, n.307, p.86.
  80. ^ a b c Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la via porticata e l'arco onorario, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.99.
  81. ^ A.De Capitani D'Arzago, La zona di Porta Romana dal Seveso all'Arco romano, in ricerche della Commissione per la "Forma Urbis Mediolani" 5, Milano 1942.
  82. ^ Anna Ceresa Mori, Milano (Mediolanum): Horrea, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, pp.102-103.
  83. ^ Silvia Lusardi Siena, Quale cattedrale nel 313 d.C.? Nota per una messa a punto del problema del primitivo gruppo episcopale, Milano 2012, pp. 29-33.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti storiografiche moderne
  • AAVV, Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.), catalogo della Mostra Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.) tenutasi a Milano, Palazzo Reale dal 24 gennaio al 22 aprile del 1990, Ed.Silvana Milano, 1990.
  • AAVV, Archeologia in Lombardia, Ed.Silvana Milano, 1982.
  • AAVV, Milano, Touring Club Italiano, 2005.
  • AAVV, L'editto di Milano e il tempo della tolleranza. Costantino 313 d.C., Mostra di Palazzo Reale a Milano (25 ottobre 2012 - 17 marzo 2013), a cura di Paolo Biscottini e Gemma Sena Chiesa, Ed. Mondadori Electa, Milano 2012.
  • Autori vari, Di città in città – Insediamenti, strade e vie d'acqua da Milano alla Svizzera lungo la Mediolanum-Verbannus, Soprintendenza Archeologia della Lombardia, 2014. URL consultato il 16 gennaio 2017.
  • A.Calderini, Storia di Milano, I, 1953.
  • A.Calderini, Ritrovamenti e scavi per la Forma Urbis Mediolani, I, 1951.
  • D.Caporusso & A.Ceresa Mori, C'era una volta Mediolanum, in Archeo attualità dal passato di settembre 2010, n.307.
  • A.De Capitani D'Arzago, La zona di Porta Romana dal Seveso all'Arco romano, in ricerche della Commissione per la "Forma Urbis Mediolani" 5, Milano 1942.
  • Chiara Gualdoni, Milano, Milano, Skira, 2009.
  • Serviliano Latuada, Descrizione di Milano, vol. 2, Milano, 1738.
  • Elena M.Menotti, Il circo, in Milano romana, Milano 1980.
  • Giancarlo Giancarlo Pontiggia, Maria Cristina Grandi, Letteratura latina. Storia e testi, Milano, Principato, marzo 1996, ISBN 978-88-416-2188-2.
  • Marina Sapelli, Il teatro, in Milano romana, Milano 1980.
  • Marta Sordi, Come Milano divenne capitale, in L'impero romano-cristiano: problemi politici, religiosi, culturali, Roma, a cura di M. Sordi, 1991.
  • (EN) Pat Southern, The Roman Empire: from Severus to Constantine, Londra & New York, 2001, ISBN 0-415-23944-3.
  • (EN) Alaric Watson, Aurelian and the Third Century, Londra & New York, 1999, ISBN 0-415-30187-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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