Stilicone

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Flavius Stilicho
Dittico di Stilicone (395)
verso il 359 - 22 agosto 408
Morto a Ravenna
Cause della morte decapitazione
Etnia vandalo
Religione Arianesimo
Dati militari
Paese servito Impero romano d'Occidente
Forza armata Esercito romano
Grado Magister utriusque militiae
Guerre Guerra gotica
Battaglie Battaglia del Frigido, Battaglia di Pollenzo, Battaglia di Verona
Altro lavoro Consul (400 e 405)

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Stilicone, riproduzione del Dittico di Stilicone

Flavio Stilicone (latino: Flavius Stilicho, greco: Στιλίχωνας; 359 circa – Ravenna, 22 agosto 408) vandalo d'origine, fu un patrizio e console dell'Impero romano d'Occidente e magister militum dell'esercito romano. De facto esercitò la reggenza della parte occidentale dell'impero romano dalla morte di Teodosio I, sotto l'impero dei giovane figlio Onorio, senza riuscire ad imporre la sua autorità anche all'Impero romano d'Oriente.

Condusse numerose campagne militari contro i Barbari e combatté contro l'usurpatore Gildone in Africa. Respinse i Visigoti di Alarico e sconfisse gli Ostrogoti di Radagaiso. Tuttavia, per proteggere l'Italia lasciò le frontiere del Reno sguarnite, tanto da non riuscire ad arrestare l'invasione delle armate vandale e alane. Infine, riuscì a far fallire l'usurpazione di Costantino in Gallia e in Britannia.

Durante la sua reggenza, Stilicone condusse una politica in continuità con quella di Teodosio I: integrazione dei Barbari nell'esercito e nella società e, nel campo religioso, promozione del cristianesimo niceno e opposizione al paganesimo e alle eresie ariane e donatiste, attirandosi così l'ostilità delle élite romane.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e inizio della carriera[modifica | modifica wikitesto]

Stilicone nacque nell'odierna Germania da padre vandalo,[1] ausiliario romano ufficiale di cavalleria sotto l'Imperatore Valente,[2] e da madre cittadina romana[3]. Tuttavia si considerò sempre un romano, sebbene, come molti germani, fosse originariamente di confessione religiosa ariana, considerata eretica dal resto del Cristianesimo. Parlava correttamente le tre lingue principali dell'epoca: il latino, il greco che era la lingua dell'Impero Romano d'Oriente e il germanico d'uso corrente.

Entrò presto nell'esercito romano dove fece carriera al tempo di Teodosio I, che regnò sulla parte orientale dell'impero e che fu l'ultimo imperatore a reggere un impero ancora unificato. Nel 384, Teodosio lo inviò presso lo Scià persiano sasanide Sapore III in quanto tribuno della guardia pretoriana in una missione diplomatica per negoziare la pace e la spartizione dell'Armenia[4]. La missione ebbe successo e, tornato a Costantinopoli, fu promosso al rango di magister equitum e comes domesticorum.

Nel 384 sposò Serena, nipote dell'Imperatore Teodosio. Dalla loro unione nasceranno Eucherio e due figlie: Maria e Termanzia che andarono in spose, in momenti successivi, all'imperatore Onorio[5]. Serena era una bella e giovane donna ambiziosa che godeva di grande considerazione presso lo zio: si adopererà sempre per supportare la carriera del marito.

Nel 388 seguì Teodosio nella guerra contro l'usurpatore Magno Massimo che tentava di prendere il controllo dell'Occidente sotto Valentiniano, cognato di Teodosio.

Divenuto magister peditum praesentalis e magister utriusque militiae ristabilì l'esercito che poi, sotto la guida di Teodosio, il 5 settembre 394 vincerà la Battaglia del Frigido contro le truppe dell'usurpatore Flavio Eugenio e del suo generale Arbogaste, responsabili della morte di Valentiniano II. In questa battaglia Stilicone ebbe anche un ruolo di comando[6], avendo alle sue dipendenze il visigoto Alarico che in seguito sarebbe divenuto suo nemico, alla guida di un consistente numero di foederati goti[7]. Stilicone si distinse particolarmente al Frigido, tanto da guadagnarsi in seguito il controllo assoluto dell'esercito e diventare, insieme al prefetto del pretorio Flavio Rufino, il personaggio principale dell'Impero. Per questo Teodosio I poco prima di morire il 17 gennaio 395 vide in lui l'uomo a cui poter affidare la reggenza dell'Impero[8] a nome del due figli ancora giovani, l'undicenne Onorio ed il diciottenne Arcadio a cui lascia rispettivamente l'Occidente e l'Oriente al fine di mantenere la coesione delle due parti dell'Impero.

Guerra contro Alarico e contrasti con l'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Dittico di Stilicone (400 circa, Monza, Tesoro del Duomo), raffigurante Stilicone, la moglie Serena e il figlio Eucherio.

Onorio salì così sul trono d'Occidente, mentre al fratello Arcadio andò la parte orientale. Stilicone divenne de facto il comandante in capo delle truppe dell'esercito d'Occidente. Però si trovò impossibilitato a realizzare le ultime volontà di Teodosio. I due fratelli, invece di dirigere l'Impero in maniera collegiale, si disputarono il controllo delle terre confinanti, specialmente dell'Illyricum.

Nel 395 i Visigoti di Alarico della Mesia, foederati di Roma, ruppero l'alleanza con Roma e saccheggiarono la Tracia. La ragione era che Alarico era infuriato per non aver ottenuto un ruolo di comando nell'esercito romano,[9] anche se vi furono sospetti di collusione con il prefetto del pretorio d'Oriente Rufino, che avrebbe spinto Alarico a rivoltarsi[10]. Stilicone mise insieme un esercito e marciò contro di loro, ma Arcadio, spinto dal prefetto del pretorio Flavio Rufino, nemico di Stilicone, ordinò alle truppe orientali, che formavano una parte dell'armata di Stilicone, di far ritorno a Costantinopoli per proteggere la capitale[11]. In Oriente infatti si aveva ancora timore che in realtà Stilicone mirasse a conquistare il dominio anche di Costantinopoli. Lo stesso Alarico, a capo di un popolo che non era più stato sconfitto dai Romani dopo la disastrosa Adrianopoli del 378, si trovò a giocare abilmente in mezzo alle rivalità esistenti tra le due parti dell'Impero. Stilicone obbedì e rimandò indietro le truppe che di fatto non avevano fatto ritorno in Oriente dopo la battaglia del Frigido, indebolendo così il suo esercito. Intanto, giunte a Costantinopoli, le truppe, al comando del goto Gainas, uccisero Rufino: i sospetti che fossero state sobillate dallo stesso Stilicone furono alti.[12]

Nel frattempo, all'inizio del 396, Stilicone tornò a Milano,[13] da cui partì per visitare la frontiera del Reno[14]. Nel 397 affrontò Alarico nel Peloponneso, che il re visigoto aveva invaso, ma Arcadio, questa volta consigliato da Eutropio, gli ordinò di ritirarsi, e il comandante romano obbedì;[15] probabilmente, a causa di questa intromissione di Stilicone negli affari orientali, Eutropio fece dichiarare dal senato di Costantinopoli Stilicone hostis publicus dell'Impero d'Oriente[16]. Nel frattempo Alarico, giunto ad un accordo con Arcadio, ottenne nuovi territori e venne nominato magister militum per Illyricum, e ciò gli permise di riequipaggiare il suo esercito di nuove armi[17].

In quello stesso anno il comes Africae Gildone alleandosi con Arcadio, trasferì la propria obbedienza all'Impero d'Oriente, rivoltandosi e interrompendo il rifornimento del grano dall'Africa a Roma[18]. Stilicone reagì immediatamente requisendo il grano della Gallia e dell'Hispania e inviando Mascezel, fratello di Gildone stesso, contro il ribelle; la rivolta venne immediatamente sedata e l'Africa ritornò a rifornire Roma e l'Italia di grano, anche se Mascezel perì in circostanze sospette, forse assassinato per ordine dello stesso Stilicone[19] che si assunse tutto il merito della vittoria.

Lo stesso anno concede in moglie all'imperatore Onorio la figlia Maria e nel 400 ottiene la carica di console.

Le invasioni barbariche di Alarico e di Radagaiso[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra gotica (402-403) e Radagaiso.

Nel novembre del 401 Alarico invase l'Italia, varcando le Alpi Giulie[20], devastò le province di Venezia, Liguria ed Etruria[21], espugnando Aquileia e diverse altre città senza incontrare alcuna seria resistenza[22]; Alarico giunse persino ad assediare Mediolanum, capitale dell'Impero romano d'Occidente[23], e, a un certo punto, si diffuse il timore che il re goto sarebbe riuscito ad avanzare fino a Roma[24]. Stilicone, inizialmente, non poté reagire, in quanto dovette respingere un'incursione di Vandali in Rezia prima di marciare contro Alarico. Infine riuscì ad affrontarlo a Pollentia il 6 aprile 402 durante le celebrazioni pasquali e lo sconfisse, recuperando il bottino dei Goti e facendo prigionieri le mogli e i figli degli invasori[25][26]. Alarico, tuttavia, avendo ancora la cavalleria intatta, pur avendo subito delle perdite, costituiva ancora una seria minaccia[27]. Dopo aver tentato invano di invadere la Rezia e la Gallia varcando le Alpi, Alarico venne affrontato presso Verona nel 403[28] e subì un'altra sconfitta. Pertanto fu costretto ad abbandonare l'Italia varcando di nuovo le Alpi Giulie[29] e fare ritorno in Illyria.

La dinamica di tali battaglie resta tuttavia sconosciuta: nessuna si rivelò decisiva, e Alarico poté sempre sfuggire ad un disastro definitivo. Più di uno storico ritiene che in realtà Stilicone, a corto di soldati, cercasse un accomodamento e forse addirittura un'alleanza con il potente esercito visigoto[30]. Sembra infatti che Stilicone intendesse usare Alarico come alleato contro l'Impero romano d'Oriente per spingere Arcadio a cedere all'Impero d'Occidente l'Illirico orientale.[31].

Per celebrare la vittoria L'imperatore ed il suo generale sono invitati ad entrare trionfalmente a Roma. Stilicone ed Onorio sfilano davanti al popolo romano sullo stesso carro ed è in questa occasione che si tengono gli ultimi combattimenti di gladiatori a Roma, prima che Onorio decida di vietarli definitivamente. Nel 405 Stilicone è di nuovo onorato con la carica di console ordinario.

Alla fine dell'anno 405, un ostrogoto di nome Radagaiso oltrepassa le Alpi al comando di un imponente esercito raggruppando attorno agli Ostrogoti anche Vandali, Burgundi, Suebi ed Eruli ed entra in Italia. Inizia a scorrazzare per la pianura padana attorno a Ravenna, divenuta la nuova capitale dell'Impero, seminando terrore ed infine varca gli Appennini giungendo in Etruria con l'obiettivo di puntare su Roma. Stilicone decreta una serie di misure d'urgenza per poter affrontare i barbari, mentre gli invasori riescono ad espugnare Florentia, ma devono ritirarsi con l'arrivo dell'esercito di Stilicone da Pavia rafforzato dalle truppe dei Visigoti di Saro[32]. Nel 406 riesce ad affrontarli in una terribile battaglia a Fiesole[33], dopo averli inseguiti ed accerchiati. Costretti dalla fame, molti barbari di Radagaiso si arrendono, mentre gli altri sono sterminati. Il capo ostrogoto viene catturato ed ucciso il 23 agosto 406. Stilicone viene di nuovo celebrato come salvatore di Roma ed un arco di trionfo viene inaugurato a Roma per commemorare la vittoria.

Nel 405 ordinò la distruzione dei libri sibillini, le cui profezie cominciavano a essere utilizzate per attaccare il suo governo. Nella fine del 406, inviò Alarico in Epiro, stringendo con lui un'alleanza contro l'Impero d'Oriente: l'intenzione di Stilicone era farsi consegnare da Arcadio l'Illirico orientale.[34]

L'invasione barbarica in Gallia e l'usurpazione di Costantino[modifica | modifica wikitesto]

L'usurpatore Constantino.

Nella notte del 31 dicembre 406, gruppi di Vandali, Alani, Suebi e Burgundi, essendo le frontiere sguarnite perché impegnate in Italia, attraversano il Reno gelato e sorprendono la guarnigione romana di Mogontiacum. In seguito si espandono in tutta la Gallia, saccheggiandola e devastandola. L'invasione, secondo la tradizione storica, causò immani massacri. L'avvenimento resta di portata storica epocale, in quanto questi popoli non sarebbero mai più usciti dall'Impero e vi avrebbero fondato, insieme agli stessi Visigoti, i primi Regni romano-barbarici.

Inoltre nel corso del 407, un generale dell'armata britannica, giunto in Gallia per combattere i barbari, Constantino, si proclama Augusto a Treviri, Prefettura del pretorio delle Gallie, prendendo il controllo della Gallia, Britannia ed in seguito anche dell'Hispania, privando Onorio della metà del suo impero, a cui resterà soltanto l'Italia, l'Africa e la Pannonia. Stilicone non fu energico com'era stato con Radagaiso, e la Gallia restò abbandonata a barbari e usurpatori. La notizia falsa di un presunto decesso di Alarico e, soprattutto, l'usurpazione di Constantino, trattennero Stilicone dal raggiungere Alarico in Epiro per condurre una guerra civile contro l'Impero romano d'Oriente per il possesso dell'Illirico orientale.[35] Per ordine di Stilicone, nel 407 il generale romano di origini gote Saro venne inviato in Gallia per porre fine all'usurpazione di Constantino. Dopo alcuni iniziali successi in cui sconfisse i generali di Costantino, Giustiniano e Nebiogaste giungendo al assediare Valentia Julia dove era asserragliato Costantino stesso, le sorti cambiarono. L'usurpatore sembrava sul punto di capitolare, ma durante il settimo giorno di assedio intervennero in suo soccorso le truppe di Edobico e Geronzio, che costrinsero Saro a levare l'assedio e a ritirarsi in tutta fretta; durante la frettolosa ritirata, Saro fu costretto persino a cedere tutto il bottino accumulato ai Bagaudi che controllavano i passi montani per ottenere da loro il permesso di passare le Alpi e rientrare indenni in Italia.[36]

Conflitti con Costantinopoli e problema Alarico[modifica | modifica wikitesto]

Forte dei suoi successi e mentre la corte di Arcadio è nelle mani del partito anti-barbaro a lui risolutamente ostile, Stilicone intravvede per la prima volta la possibilità di una guerra con l'Impero romano d'Oriente. Il motivo del conflitto dalla scissione dei due Imperi è la questione del possesso della Prefettura del pretorio dell'Illirico. In posizione di forza Stilicone esige alla fine dell'autunno 406 l'annessione dell'Illirico orientale che era sotto l'autorità nominale di Costantinopoli dal 396, alla Pannonia già controllata da Roma secondo le disposizioni di Graziano del 379.

Nello stesso tempo Stilicone si avvicina ad Alarico che controlla il territorio a nome di Arcadio e lo nomina a sua volta Magister militum per Illyricum. Ma la prospettiva di una guerra e la rottura della concordia fratum non è bene accolta dalle élites romane ed una opposizione sorda ai progetti di Stilicone comincia a farsi sentire, incoraggiata dal partito nazionalista anti-barbaro.

Malgrado ciò nel 407 Stilicone ordina la chiusura dei porti d'Italia alle navi provenienti dall'Oriente, mentre Alarico prende possesso a nome di Onorio dell'Epiro. Stilicone è pronto a partire per l'Oriente, ma viene fermato dai fatti della Gallia e di Costantino e dalla falsa notizia della morte di Alarico[37].

Intanto Alarico che non ha ricevuto la ricompensa prevista per l'annullamento della spedizione, occupa il Norico premendo sulle frontiere dell'Italia ed esige il versamento di 4000 libbre d'oro "per i servizi resi", ovvero gli arretrati per l'esercito gotico per tutto il tempo che era stato in Epiro in attesa di Stilicone[38]. Stilicone porta la richiesta davanti al Senato sollecitando il versamento della somma richiesta quale ricompensa per aver servito gli interessi dell'Imperarore d'Occidente. Malgrado la viva opposizione, il Senato accorda il sussidio al fine di accordare la pace in Italia e conservare l'alleanza con il re dei Visigoti. Il praefectus urbi Lampadio sostenne che « questo non è affatto un trattato di pace, ma un patto di schiavitù»[38]. In effetti questa vittoria politica sembrò più una disfatta morale, danneggiando ulteriormente la reputazione del reggente.

Ticinum e la fine di Stilicone[modifica | modifica wikitesto]

A questo punto Onorio decise di recarsi a Ticinum per visitare l'esercito che si stava preparando per una seconda spedizione in Gallia contro Costantino. Stilicone cercò di dissuadere l'imperatore, ma oramai non non aveva più l'autorità sufficiente per opporsi: Onorio, oramai maggiorenne, manifestava insofferenza nei confronti del tutore sempre troppo presente ed ancora troppo influente nella vita politica e nell'esercito. Inoltre, dopo l'affare Alarico, cominciava a nutrire dubbi sulla lealtà del suo generale. Stilicone, volendo impedire quel viaggio perché lo riteneva troppo rischioso, avrebbe persino spinto Saro a generare una rivolta dei soldati a Ravenna per intimidire Onorio, ma ciò non diede i risultati sperati e Onorio raggiunse comunque Bologna. Qui apprese della morte del fratello Arcadio avvenuta a Costantinopoli il primo maggio 408. Incontrato Stilicone, ebbe con lui una discussione accesa: Onorio intendeva infatti andare a Costantinopoli per prendere tutela del giovane nipote Teodosio ma Stilicone lo convinse che, con Alarico e Costantino in agguato e con i rapporti conflittuali con l'Oriente, la presenza dell'Imperatore in Italia in questi frangenti così delicati era necessaria e che sarebbe andato lui stesso a Costantinopoli, senza illudersi del successo della missione.

Convinto Onorio, Stilicone si preparò per partire per Costantinopoli, ma, narra Zosimo, tardò ad eseguire ciò che aveva promesso. Era il canto del cigno per Stilicone: la debolezza dell'impero, pur imputabile ad una catena di eventi scatenati dalla sconfitta di Adrianopoli e dall'inutile carneficina del Frigido, era palese. Per di più la sua origine barbara e il suo credo ariano gli procurarono odio tra i cortigiani imperiali, specialmente Olimpio, che complottarono contro di lui, influenzando l'imperatore con diverse voci: che aveva pianificato l'assassinio di Rufino, che stava brigando con Alarico,[39] che aveva invitato i barbari nel 406 in Gallia[40] e soprattutto che intendeva recarsi a Costantinopoli con l'intenzione di deporre Teodosio e porre sul trono imperiale il figlio Eucherio.[41]

Il 9 agosto dunque, l'imperatore giunse a Ticinum accompagnato da Olimpio che non si lasciò sfuggire l'occasione di iniziare la sua opera di segreta sobillazione dei militari sfruttando il loro sentimento nazionalista romano anti germanico e quindi anti Stilicone. Infatti il 13 agosto, mentre l'imperatore arringava le truppe, ad un gesto stabilito, sguainate le spade, i soldati iniziarono un massacro spaventoso. Sotto il furore della soldatesca, caddero vittime numerosissime persone, militari germanici legati a Stilicone, ma anche innocenti civili. Tra questi vi erano il præfectus prætorio Galliarum Limenio, quello d'Italia Macrobio Longiniano, il magister militum per Gallias Cariobaude, il magister officiorum Nemorio, il comes sacrarum largitionum Patroino, il comes domesticorum Salvio e il quaestor sacri palatii Salvio, il magister equitum Vincenzio[42]. Terminata la strage nel campo, gli ammutinati si riversarono nella città che devastarono, casa per casa, in cerca di fuggiaschi e saccheggiarono compiendo indicibili violenze anche sull'ignara popolazione. Inutili furono i tentativi di Onorio di fermare la strage.

Intanto la notizia dell'ammutinamento giunse a Bologna, dove era rimasto Stilicone. In una riunione con i fedelissimi decise di astenersi di intervenire e sedare la rivolta, conscio che ciò avrebbe dato inizio ad una sanguinosa guerra civile ma consapevole anche che questo voleva dire sottoscrivere la propria fine. Quando poi comunicò ai propri generali sempre più perplessi e sdegnati la sua partenza per Ravenna, questi uno dopo l'altro lo abbandonarono, anzi Saro, non rassegnandosi alla passività, sfogò la sua amarezza minacciando Stilicone e uccidendo tutti gli Unni della guardia personale di Stilicone. A Ravenna giunse l'ordine imperiale di arrestare e giustiziare Stilicone. Stilicone cercò di rifugiarsi di notte in una chiesa, ma il giorno successivo i soldati di Onorio entrarono nella suddetta chiesa e giurarono di fronte al vescovo che Stilicone avrebbe avuta salva la vita, venendo condannato solo al carcere; tale promessa non fu però mantenuta. Violando la promessa, Eracliano, comandante della guarnigione, prese in carico Stilicone ed eseguì egli stesso la sentenza decapitando il magister militum. Stilicone avrebbe facilmente potuto evitare l'arresto e sollevare le truppe a lui fedeli che lo accompagnavano e che aspettavano solo un cenno per intervenire, ma non lo fece per timore delle conseguenze di questa azione avrebbe avuto sul destino del traballante impero occidentale. Questa fu la fine di Flavio Stilicone il 22 agosto 408. Il figlio Eucherio riuscì a fuggire e a raggiungere la madre a Roma, ma fu assassinato poco dopo[43]. La figlia Termanzia, moglie di Onorio, verrà ripudiata ed allontanata dalla corte. In tutta Italia scoppiò un'ondata di violenza contro le famiglie dei barbari foederati, che andarono allora ad ingrossare le file dell'esercito di Alarico[44]. Questi attraversò le Alpi Giulie, devastò la penisola e pose l'assedio a Roma, che cadde e fu saccheggiata due anni dopo, nel 410. Dopo otto secoli un esercito straniero entrava di nuovo a Roma.

Nella navata centrale della Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, si può vedere un sarcofago paleocristiano in marmo chiamato Sarcofago di Stilicone. Risulta tuttavia inverosimile, per il luogo e il modo in cui fu ucciso, che il generale sia stato sepolto a Milano; il nome della tomba si deve probabilmente a tradizione popolare.

Giudizio[modifica | modifica wikitesto]

Il Sarcofago di Stilicone, basilica di Sant'Ambrogio (Milano)

Stilicone inaugurò la serie dei "magister militum" di origine barbarica o semi-barbarica (serie che sarebbe proseguita con Bonifacio, Flavio Ezio e Ricimero), che si trovavano nella scomoda posizione di mediare tra "barbari" che in un certo senso li consideravano "traditori" (e che spesso però ambivano alla loro stessa posizione, come nel caso di Alarico, che a più riprese chiese espressamente un comando ufficiale nell'Impero) e degli imperatori che li guardavano con sospetto, spesso accusandoli di connivenza col nemico dopo i primi rovesci.

È una figura controversa: sebbene considerato fedele alla causa dell'Impero d'Occidente, vista anche la sua morte quasi da "martire", non riuscì ad evitare (o forse addirittura fomentò) una rivalità con l'Impero d'Oriente i cui effetti furono disastrosi per la corte di Ravenna, che non era in grado di difendersi da sola, anche perché il suo esercito era stato decimato dalle guerre civili (da ultimo la sanguinosa battaglia del Frigido). In effetti ciò che colpisce durante l'invasione del 406, l'abbandono della Britannia e le incursioni di Alarico, è la pressoché totale assenza di un esercito romano.

Il giudizio finale sul suo operato ha diviso generazioni di storici, si passa dall'accusa di tradimento al dipinto apologetico.

Si pensa che Stilicone, in quel drammatico biennio 406-408, si fosse accordato con Alarico per dirigerlo a combattere gli invasori della Gallia.[45] Lo stesso Teodosio aveva utilizzato Alarico come foederatus e quindi come alleato nella battaglia del Frigido. Anche gli attriti con l'Oriente sarebbero stati legati quindi alla realpolitik, all'esigenza di ottenere uomini, un comando unitario, e forse le reclute della gente guerriera dell'Illirico (quella regione che aveva fornito grandi imperatori-soldati nel drammatico III secolo).[46] È possibile anche che Stilicone intendesse ottenere da Costantinopoli l'Illirico orientale, dove erano stanziati dal 378 i Goti, per legalizzare il controllo dei Goti sulle terre in questione in cambio del loro sostegno contro gli invasori del Reno.[46] La rivalità tra le due parti dell'impero tuttavia fu deleteria per l'Occidente, che non ottenne nessun aiuto contro le invasioni barbariche del 406 e la ribellione di Alarico negli anni seguenti (in realtà nel 409, dopo la caduta di Stilicone, Teodosio II inviò 4.000 uomini in Italia per sostenere Onorio contro Alarico e Attalo).[47]

Anche parte della storiografia moderna (vedi ad esempio Frediani, Gli ultimi condottieri di Roma) dipinge i suoi tentativi di "accomodamento" con Alarico come realpolitik: l'impero era a corto di uomini per poter fronteggiare contemporaneamente l'invasione della Gallia, le velleità di Alarico (che essenzialmente mirava ad avere un ruolo simile a quello di Stilicone) e gli usurpatori che provenivano dalla Britannia allo sbando. Tutte le manovre di Stilicone, incluso il sospetto di complotto contro Rufino, sarebbero quindi state rivolte al bene dell'impero. In questa visione si sente l'influenza delle apologie di Claudiano, che demonizza Rufino e dipinge un'immagine quasi cavalleresca ed "eroica" di Stilicone. Lui (e lo stesso discorso si ripeterà con Flavio Ezio) sarebbe stato l'ultimo vero "condottiero romano" capace di fermare la marea barbarica e il corso della storia, che doveva per forza condannare il declinante impero occidentale. Più freddamente (e forse cinicamente) si potrebbe anche sostenere che, se dopo Stilicone ed Ezio non ci fu più possibilità di fermare i barbari, fu anche a causa di alcuni loro errori, in buona fede o per interesse personale. In poche parole, si potrebbe dire che Stilicone ed Ezio furono gli "ultimi romani" proprio perché con i loro errori non lasciarono più un impero da difendere.

Stilicone probabilmente non ebbe il polso per gestire la gravissima crisi del 408, con i barbari a spasso tra Gallia e Spagna, e la morte di Arcadio che apriva un vuoto di potere in Oriente, dato che Teodosio II era ancora un bambino. La tradizione vuole che Stilicone convincesse Onorio a non andare a Costantinopoli per far valere i suoi diritti sul trono orientale, e che proprio su questo aspetto i cortigiani facessero leva per aizzarglielo contro.

Quale che sia il giudizio sul suo operato (che deve probabilmente trovare un equilibrio tra i panegirici di Claudiano e la damnatio seguita alla sua uccisione), è certo che i suoi successori, almeno fino all'arrivo di Costanzo III ed Ezio, non seppero certo fare meglio di lui. Vandali, Alani e Svevi si contesero Spagna e Gallia, seguiti da Burgundi e Franchi; Alarico scorrazzò indisturbato per l'Italia e cercò per ben tre volte con Onorio quello stesso accomodamento che Stilicone sembrava disposto a concedergli. Di fronte agli ostinati rifiuti di Onorio che, protetto dalle paludi di Ravenna, non gli inviava però contro nessun esercito, Alarico mise a sacco Roma nel 410 e scorrazzò nel meridione; dopo la sua morte, il fratello Ataulfo, grande ammiratore della cultura Romana, decise di fondare un proprio regno in Gallia, a Tolosa. Né la sua morte, che generò solo una rivolta antibarbarica (che ingrossò le file dell'esercito di Alarico), portò aiuti concreti da parte dell'impero d'oriente (in realtà nel 409 Teodosio II inviò 4000 soldati in Italia per sostenere Onorio contro Alarico e Attalo).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Orosio, VII,38.
  2. ^ Claudiano, De cons. Stil., 35 9.
  3. ^ Jerome, epistola 123.
  4. ^ Claudiano, de cons. Stil., I,51-68.
  5. ^ Maria sposò Onorio nel 395 (Zosimo, V,4) mentre Termanzia lo sposò dopo la morte della sorella nel 408 anche se divorziò dopo l'assassinio del padre (Zosimo, V,28, 35 e 37)
  6. ^ Zosimo, IV,57.
  7. ^ Zosimo, V,5; Giordane, Getica, 145.
  8. ^ Zosimo, V,4; Claudiano, Ruf., II, 4-6.
  9. ^ Zosimo, V,5.
  10. ^ Claudiano, In Rufinum, I, 308sgg.; Zosimo, V,5.
  11. ^ Claudiano, In Ruf., II,101 sgg.
  12. ^ Claudiano, in Ruf, II, 202 sgg.; Zosimo, V,7; Giovanni Antiocheno, frammento 190; Filostorgio, XI,3.
  13. ^ Paolino, V. Amb. 34
  14. ^ Claudiano, de Cons. Stil., I,189-231.
  15. ^ Claudiano, de IV cons. Hon 459 sgg.; Claudiano, De bello Get., 513-517; Zosimo, V,7.
  16. ^ Zosimo, V,11.
  17. ^ Claudiano, In Eutrop., II, 214-218.
  18. ^ Orosio, VII,36.
  19. ^ Claudiano, De bello Gildonico; Zosimo, V,11; Orosio, VII,36.
  20. ^ Claudiano, De Bello Get., 151-153.
  21. ^ Rutilio Namaziano, I,39-42.
  22. ^ Claudiano, De Bello Getico, 213-217.
  23. ^ Claudiano, De Bello Getico, 561.
  24. ^ Claudiano, De Bello Getico, 61, 79-82, 533, 547.
  25. ^ Claudiano, De Bello Getico, 84-87, 604sgg. e 623-625.
  26. ^ Giordane, Getica, 154-155, e Cassiodoro, Chronicon, anno 402, storici favorevoli ai Goti, sostengono che avrebbero vinto i Goti; tuttavia testimonianze più contemporanee (Claudiano, Prudenzio e Prospero) confermano la vittoria romana.
  27. ^ Claudiano, De Bello Getico, 88-89; De VI cons. Hon. 129 (per le perdite) e 284-286 e 291sgg. (per la cavalleria).
  28. ^ Claudiano, De VI cons. On., 178-179 e 201-218.
  29. ^ Orosio, VII,3.
  30. ^ Halsall, Barbarian migration and the Roman West, p. 202: «[Stilicone] è stato spesso criticato dagli storici innamorati dell'Impero romano per non aver finito Alarico. La sua decisione di permettere ad Alarico di ritirarsi in Pannonia ha più senso se ipotizziamo che l'esercito di Alarico fosse entrato al servizio di Stilicone, e la vittoria di Stilicone fosse meno totale di quanto ci vorrebbe far credere Claudiano... Narrando gli eventi del 405, Zosimo narra di un accordo tra Stilicone e Alarico; Alarico era chiaramente al servizio dell'Impero d'Occidente a questo punto.»
  31. ^ Zosimo, V,26.
  32. ^ Orosio, VII,37; Giordane, Romana, 321.
  33. ^ Zosimo, V,26; Orosio, VII,37.
  34. ^ Zosimo, V,27.
  35. ^ Zosimo, V,27; Sozomeno, VIII,25 e IX,4.
  36. ^ Zosimo, VI,2.
  37. ^ La notizia venne diffusa da Serena, moglie di Stilicone, dubbiosa sul successo della spedizione o da Costantinopoli per tentare di fermare la guerra.
  38. ^ a b Zosimo, V,29.
  39. ^ Orosio, VII,38; Filostorgio, XII,2; Namaziano, II,41-60; Jerome, Epistola 123.
  40. ^ Giordane, Getica, 115; Orosio, VII,38.
  41. ^ Sozomeno, IX,4; Orosio, VII,38; Filostorgio, XI,3 e XII,1; Giordane, Romana, 322.
  42. ^ Zosimo V,32
  43. ^ Zosimo, V,37.
  44. ^ Zosimo, V,35.
  45. ^ Heather, pp. 271-272.
  46. ^ a b Heather, pp. 272-273.
  47. ^ Heather, p. 280.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Console dell'Impero romano Successore
Eutropio, Flavio Mallio Teodoro 400 Flavio Fravitta, Flavio Vincenzio I
con Aureliano
Flavio Onorio VI, Aristeneto 405 Arcadio VI, Flavio Anicio Petronio Probo II
con Flavio Antemio
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