Piazza San Babila

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Piazza San Babila
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Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Milano
Circoscrizione Zona 1
Caratteristiche
Tipo piazza
Intitolazione alla chiesa di San Babila
Collegamenti
Intersezioni corso Europa, corso Matteotti, corso Venezia, corso Vittorio Emanuele
Trasporti Linea 1 della metropolitana
(stazione di San Babila)
Mappa
Mappa di localizzazione: Milano
Piazza San Babila
Piazza San Babila

Coordinate: 45°28′00.01″N 9°11′51.19″E / 45.466669°N 9.197553°E45.466669; 9.197553

Piazza San Babila è una piazza sita nel centro storico di Milano; il corso Vittorio Emanuele la collega a piazza del Duomo. San Babila è stata a lungo considerata come il punto d'incontro favorito della borghesia milanese.

Larga parte delle architetture che la delineano risalgono agli anni trenta, in epoca fascista. La piazza viene ricordata per essere stata la cosiddetta "trincea nera" del neofascismo milanese degli anni settanta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

I primi sventramenti: corso del Littorio[modifica | modifica wikitesto]

Da largo a piazza San Babila (1931-1957)[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni Sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Fra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta piazza San Babila venne interessata dagli scavi per la realizzazione della metropolitana.

Nel corso degli anni sessanta inoltre la piazza accentuò la propria connotazione come "luogo della destra". Già all'indomani della guerra secondo Tommaso Staiti di Cuddia, allora parlamentare missino, piazza San Babila era una sorta di "sede aggiuntiva" dei locali della Giovane Italia e del Raggruppamento giovanile di corso Monforte 13.

«San Babila - spiega Staiti di Cuddia - la scoprimmo io e Franco Petronio quasi per caso passeggiando a Milano intorno al 1967. C'erano le avvisaglie della contestazione ed una sera vedemmo stazionare dei ragazzi, che in maniera estetica, esprimevano una gioventù diversa da quella dei capelloni e degli hippies. Nel frattempo Nencioni aveva trovato una sede per la Giovane Italia ed il Raggruppamento giovanile in via Monforte, a due passi da San Babila. La sede non era molto grande ma il pomeriggio e la sera erano alcune centinaia di ragazzi che gravitano fra la sede e San Babila»[1].

Una sede che avrà vita breve ma intensa: nel 1970 chiude. Il magma giovanile che fa ormai la spola fra la sede e San Babila è scarsamente controllabile sia dal punto di vista politico che dell'ordine pubblico.

E proprio negli anni settanta nasce un neologismo dispregiativo: sanbabilino. Viene inventato da alcuni cronisti milanesi per definire i fascisti che stazionano in piazza San Babila.

Il Fronte apre una sede, qualche mese dopo, in una zona più periferica, in via Burlamacchi. Sono tuttavia molti gli ex "monfortini", come Nico Azzi, che non approvano il trasloco e decidono di restare a San Babila. Insieme a diversi gruppi extraparlamentari che a Milano non hanno la forza di avere una sede propria: Avanguardia Nazionale, guidata da Mario Di Giovanni, e Lotta di Popolo, capeggiata da Serafino di Luia, che fa la spola con Roma.

Gli anni settanta: il movimentismo nero[modifica | modifica wikitesto]

In questo coacervo di persone, realtà e tendenze, cresce una nuova generazione di militanti di estrema destra, che, pur mantenendo un minimo legame con l'MSI, decide di seguire la strada della piazza e del movimentismo nero. Dalle sedi di partito ci si sposta nei bar. Quello più noto è il Motta (oggi divenuto un negozio della marca Diesel), sotto i portici all'angolo con corso Vittorio Emanuele. Qui sono accampati i ragazzi apolitici di cui parla Staiti, fino all'arrivo dei militanti orfani di Monforte. Ma vengono frequentati anche il Borgogna (oggi Victory) di via Borgogna, mentre alcuni preferiscono il Pedrinis dalla parte di corso Matteotti e poi infine I Quattro Mori che oggi non esiste più.

A San Babila comincia a farsi vedere sempre più spesso un militante vicino alle posizioni di Pino Rauti: Giancarlo Rognoni, gravitante in Ordine Nuovo e fondatore della rivista La Fenice.

Nel 1976 il regista Carlo Lizzani, sempre attento alle tematiche sociali, realizza San Babila ore 20. Un delitto inutile, film liberamente ispirato ad alcuni fatti di cronaca nera che hanno coinvolto i frequentatori della piazza. «Sono arrivati a Milano i delitti freddi, glaciali, incomprensibili. L'alta borghesia milanese ha responsabilità sociali gravissime» afferma lo stesso regista in un'intervista del 1976, riferendosi al terribile omicidio della sedicenne Olga Julia Calzoni, studentessa del liceo Volta, il 26 marzo 1976, ad opera di Giorgio Invernizzi e Fabrizio De Michelis, due giovani sanbabilini.[2]

Negli anni successivi, Piazza San Babila, vedrà la nascita di numerosi fenomeni di costume e sotto culture giovanili quali i Fioruccini (dal nome del negozio di Corso Vittorio Emanuele), i Paninari (nati al bar Il panino della vicina Piazzetta Liberty) e Yuppy.

Il giovedì nero[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giovedì nero di Milano.

Edifici ed attività commerciali sulla piazza[modifica | modifica wikitesto]

La piazza, a pianta rettangolare, presenta la Torre Snia Viscosa, che rappresenta il primo grattacielo della città (realizzato da Alessandro Rimini, 1937). Analoga è l'impostazione di piazza San Babila sul fronte interno, nel quale spicca l'imponente palazzo del Toro (di Emilio Lancia e Raffaele Merendi, 1939), concepito come complesso polifunzionale[3], comprendente tra l'altro il Teatro Nuovo e il Teatro San Babila. Negli anni, pur permanendo la struttura, gli edifici hanno via via mutato proprietà e destinazione. È impossibile descrivere ed elencare le moltitudini di attività commerciali che hanno occupato i fondi di vendita al pubblico (altezza terra) e gli uffici dei palazzi che danno sulla Piazza.

Per quanto riguarda gli edifici stessi, anch'essi hanno subito modifiche. Un esempio di conservazione al di là delle logiche di mercato appartiene all'ex garage Traversi, dismesso da anni. Dopo una serie di ipotesi anche di demolizione, è stato sottoposto a vincolo nonostante si trattasse di un edificio non direttamente affacciato sulla piazza, e dovrebbe essere internamente trasformato in polo multifunzionale[4][5].

Galleria fotografica dei nuovi edifici[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica dei vecchi edifici[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica del vecchio largo San Babila[modifica | modifica wikitesto]

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

San Babila è una stazione della Linea 1 della metropolitana di Milano. La fermata fu inaugurata nel 1964.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1961 Piazza San Babila e Corso Vittorio Emanuele, sventrati per i lavori della metropolitana, appaiono varie volte nel film "Il posto" di Ermanno Olmi.

Nel 1976 il regista Carlo Lizzani, impegnato politicamente a sinistra, dedicherà ai sanbabilini un film dal titolo San Babila ore 20: un delitto inutile, basato su un episodio realmente accaduto[6].

Le gallerie interne di Piazza San Babila appaiono nei frame di film commedia degli anni 80: "I fichissimi", "Il ras del quartiere"; la piazza appare in "Un povero ricco", Corso Vittorio Emanuele appare sia ne I fichissimi che in "Il ragazzo di campagna".

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nicola Rao, La fiamma e la celtica, Milano, Sperling & Kupfer, 2006. Pg.174
  2. ^ Luca Steffenoni, Manuela Alessandra Filippi. 2014. op. cit. pag 76
  3. ^ Un monumentale palazzo per uffici nella nuova piazza San Babila a Milano, Edilizia Moderna, 30, gennaio-giugno 1939, pp. 32-35
  4. ^ Piscina coperta, solarium, bar con i fondi del garage Traversi
  5. ^ 3
  6. ^ Si tratta dell'uccisione il 25 maggio 1975 da parte di una squadra di fascisti di San Babila, di uno studente di sinistra, Alberto Brasili, che insieme alla sua fidanzata, ha la malaugurata idea di strappare un manifesto missino vicino alla piazza nera. Una banda se ne accorge, li segue ed in un posto isolato li aggredisce a colpi di coltello. Il leader della banda è il sanbabilino Antonio Bega

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]