Cilavegna

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Cilavegna
comune
Cilavegna – Stemma
Cilavegna – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Pavia-Stemma.png Pavia
Amministrazione
SindacoGiovanna Falzone (lista civica) dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate45°19′N 8°45′E / 45.316667°N 8.75°E45.316667; 8.75 (Cilavegna)Coordinate: 45°19′N 8°45′E / 45.316667°N 8.75°E45.316667; 8.75 (Cilavegna)
Altitudine115 m s.l.m.
Superficie18,05 km²
Abitanti5 475[1] (31-12-2018)
Densità303,32 ab./km²
FrazioniCase Nuove
Comuni confinantiAlbonese, Borgolavezzaro (NO), Gravellona Lomellina, Parona, Tornaco (NO), Vigevano
Altre informazioni
Cod. postale27024
Prefisso0381
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT018050
Cod. catastaleC686
TargaPV
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 673 GG[2]
Nome abitantiCilavegnesi
PatronoSanti Pietro e Paolo
Giorno festivo29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cilavegna
Cilavegna
Cilavegna – Mappa
Posizione del comune di Cilavegna nella provincia di Pavia
Sito istituzionale

Cilavegna (AFI: /ʧilaˈveɲɲa/[3][4]; Silavégna in dialetto vigevanasco[5], anticamente Siravegna[6]) è un comune italiano di 5 475 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia, a 46[7] km dal Milano. Si trova in Pianura Padana e precisamente nella regione della Lomellina.

La cittadina è legata a un'antica tradizione agricola, in epoca romana con la produzione di vino e ora quella di asparagi rosa, mentre a partire dal XX secolo ha visto la nascita di un polo industriale poco fuori dal centro abitato. La prima pagina di storia[8] dettagliata e precisa intorno al paese è costituita dalla concessione di re Berengario I, un documento che non porta data, ma sicuramente anteriore al 25 dicembre 915, anno della sua incoronazione a Roma.

Una nota interessante si trova all'interno del romanzo psicologico "Ipotesi di cacciatore" di Gregorio Ponci, nel quale la famiglia del personaggio principale, Viscardo, affonda le sue origini dal XVIII secolo in Cilavegna, citata anche con le più antiche denominazioni di Cilavinnis, Cellavegna, Celavegno.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del paesaggio rurale di Cilavegna

Il territorio di Cilavegna è compreso nella pianura Padana. Il comune è situato accanto al confine con il Piemonte (provincia di Novara) ed è inserito nell'area dell'Alta Lomellina, ovvero un territorio nella zona sud-occidentale della Lombardia tra il Sesia (a ovest), il Po (sud-ovest), il Ticino (a est) e il Basso Novarese (a nord).

La zona del cilavegnese si presenta prevalentemente pianeggiante (a 115 m s.l.m.) con alcune zone sabbiose in rilievo ed è contraddistinta da un'unica grande area boschiva (il "Bosco Oliva")[9] che oggi è tutelato dall'amministrazione comunale: questi ne conserva la proprietà, ma ha lasciato il libero accesso a un'associazione di appassionati locali affinché si possa avviare la ricostruzione del bosco con sole specie autoctone. L'economia, prevalentemente agricola, ha modificato l'ambiente locale perché diventasse propedeutico a vari tipi di colture; in particolare, il paesaggio è caratterizzato da una fitta rete di canali e fossi, mentre la vegetazione si arricchisce di campi di granoturco, risaie, pioppeti e castagneti. La mappatura idrografica[10] evidenza alcuni fontanili, utili ad alimentare i corsi d'acqua: il fontanile dei Serami, altri due col nome di fosso Pavese, lungo i confini con Gravellona e Cassolnovo, la fontana Amalia, verso Albonese, e i fontanili Boniforti e Cariariolo, nella regione Calderlina.

Un documento che chiarisce meglio il perché della conformazione dei canali a Cilavegna è il "Super aquis derivandis et conducendis[10]", una legge emanata da Gian Galeazzo Maria Sforza il 14 giugno 1483: con essa venne sancito che le acque dei canali (come ad esempio la Biraghetta) dovevano derivare necessariamente dal fiume Sesia e non dal più vicino fiume Agogna, poiché le acque di quest'ultimo erano riservate al comune di Mortara, che, nei pressi di Nicorvo, derivava una sua roggia comunale.

Per quanto riguarda il rischio sismico, Cilavegna è classificata a bassissimo rischio (Zona 4)[11].

Diramatore del canale Quintino Sella

Clima[12][modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Novara Cameri.

Il clima è tipico dei comuni dell'alta Lomellina, ma, data la vicinanza con il Piemonte (in particolare Novara), i dati climatici sono paragonabili con quelli registrati dalla stazione meteorologica di Cameri (NO): nel corso degli anni gli inverni sono diventati sempre meno rigidi, ma le temperature rimangono comunque intorno allo 0 °C; i mesi più caldi, invece, si caratterizzano di temperature sempre maggiori. A causa del riscaldamento globale, inoltre, le nevicate invernali risultato rare e spesso limitate ai mesi più freddi, mentre in estate è comune il fenomeno dell'afa.

NOVARA CAMERI
(1971-2000)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 5,78,313,217,021,425,528,327,923,717,510,86,66,917,227,217,317,2
T. min. mediaC) −2,9−1,51,45,110,013,415,815,711,96,61,6−1,7−2,05,515,06,76,3
T. max. assolutaC) 21,0
(2000)
24,0
(1990)
26,8
(1997)
27,0
(1984)
30,4
(1986)
34,4
(1996)
36,0
(1983)
35,8
(1974)
33,2
(1983)
30,2
(1997)
21,2
(1979)
15,5
(1979)
24,030,436,033,236,0
T. min. assolutaC) −17,0
(1985)
−13,4
(1987)
−11,1
(1971)
−3,8
(1987)
−1,8
(1979)
3,2
(1974)
7,0
(1974)
6,0
(1995)
1,6
(1974)
−7,6
(1997)
−10,0
(1975)
−12,3
(1973)
−17,0−11,13,2−10,0−17,0
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 0,00,00,00,00,02,510,69,00,00,00,00,00,00,022,10,022,1
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 23,418,610,22,20,20,00,00,00,02,211,821,163,112,60,014,089,7
Precipitazioni (mm) 69,566,187,493,3125,084,556,382,597,1119,2101,754,7190,3305,7223,3318,01 037,3
Giorni di pioggia 6,34,96,08,59,37,45,26,66,36,96,75,817,023,819,219,979,9
Giorni di nebbia 1812511101413151747723288
Umidità relativa media (%) 8176707273737174757983838071,772,77975,8

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Un’ipotesi[14] vede Cilavegna come nome composto: la prima parte è la parola “cella”, la quale richiama al significato di "deposito dell'annona militare", ovvero un tipico insediamento romano lungo le vie dell'Impero; il secondo termine, “vegna”, indica l’antica coltivazione prevalente in questo luogo: le vigne.

Tale ipotesi può essere confermata grazie a una concessione fatta da re Berengario I, datata presumibilmente tra gli anni 911 e 915, che riporta il nome “Cilavinnis[14]”, molto vicino al latino “vinea" o “vinum”.

Il processo che nei secoli ha portato al toponimo "Cilavegna" consiste nella comparsa, dovuta soprattutto ai dialetti locali, della “g” nell’ultima sillaba e nella variatio tra il maschile e il femminile: “Celavegna[14]” nel 1164, “Cellavegna[14]” nel 1181, nel 1220, nel 1250, “Cillavegna[14]” nel 1181, “Celavegno[14]” nel XII secolo, “Cellavigna[14]” nel 1219.

Analizzando l’evoluzione del nome si comprende come il toponimo si sia avvicinato progressivamente ai termini “cella” e “vinea”, a confermare l’origine romana del nome, che vede in “deposito presso le vigne[15]” la sua accezione più verosimile.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Cilavegna.
Riproduzione (con nomi moderni) della cartina presente nella concessione di Berengario I

La zona in cui sorge l'odierno comune di Cilavegna cominciò a essere abitata fin dal Mesolitico, ma i ritrovamenti più antichi, corrispondenti ad alcune tombe dell'età del Bronzo, risalgono al 1300 a.C., periodo che aprì a una serie di dominazioni su quelle terre da parte di Levi[16], Galli[17] e Romani. Questi controllarono la cosiddetta Gallia Cisalpina a partire dal I secolo a.C. e trasformarono la viabilità edificando una rete di strade utile a semplificare i lunghi spostamenti degli eserciti verso l'Europa centrale; in particolare, sorsero in questo periodo diversi accampamenti con il semplice scopo di rifornire di viveri i soldati in sosta: uno di questi "castrum" era quello di "cella ad vineas"[18], odierna Cilavegna, che si trovava nella posizione strategica tra la via Galliana e quella per Vercellae (Vercelli).

Durante l'epoca medioevale Cilavegna divenne la sede di un giudice (gastaldo[19], preposto alla supervisione delle opere del duca, mentre, a partire dalla conquista di Carlo Magno, il borgo venne posto alle dipendenze dei conti di Lomello; fu questo ultimo periodo a vedere la nascita del castello, poiché nel X secolo d.C., su concessione di re Berengario I[20], venne realizzata una prima linea di difesa contro l'invasione degli Ungari. Gli eventi che seguirono riguardano diverse famiglie, che nel tempo acquistarono il feudo; in particolare si ricordano i Beccaria[21], i Castelbarco[22] e i Maletta[22]. Quest'ultimi, infine, cedettero il possedimento a Vercellino Visconti[22], il quale, però, con l'annessione al Ducato di Milano, venne sostituito dalla signoria degli Atellani[22].

A questa seguì la signoria Taverna[23] (1636 - 1798), la quale rimase al potere fino al crollo del feudalesimo, quando la Lombardia divenne parte prima della Repubblica Cisalpina e poi del Regno Lombardo-Veneto. Durante l'epoca contemporanea Cilavegna divenne un comune, che nel 1818[24] entrò a far parte del Vigevanasco e successivamente del Regno d'Italia, avviando in parallelo una politica di industrializzazione che vide il periodo più florido tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900.

Diverse furono le aziende nate in questi anni, ma a rimanere alla storia fu la Ca.Gi., testimone del manifesto antifascismo tipico dei cilavegnesi, poiché nel 1944[25] i dipendenti scioperarono in appoggio al Comitato di Liberazione dell'Alta Italia. Altre furono le esperienze partigiane della cittadina, la quale commemorò le vittime del ventennio fascista con alcuni monumenti.

Durante il secondo dopoguerra, Cilavegna vide diversi progetti per la una riconversione urbanistica e in particolare fu testimone della realizzazione (1967[26]) di "Casa Serena", collegata al centro da una nuova strada: questi progetti furono voluti dal cav. Mario Pavesi, concittadino che desiderava un luogo in cui accogliere gli ex dipendenti in pensione. Dal 1964, inoltre, venne inaugurata annualmente la festa dell'asparago[27].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione degli stemmi di Cilavegna
Stemma del 1954

«“Troncato: al primo d’azzurro al cane d’argento collarinato d’oro, seduto sopra un cuscino d’argento, posto nel cantone sinistro, e fissante una stella d’oro nel canton destro del capo; il secondo d’oro al castello mattonato di rosso e finestrato di nero. Ornamenti esteriori di Comune”»

(Stemma concesso con D.P.R. del 26 settembre 1954)

Alcuni documenti lasciano pensare che il vero stemma di Cilavegna fosse quello del 1458[28], "due chiavi in croce traversa col manico trifogliato", presumibilmente in riferimento all'emblema di S.Pietro, patrono del paese. Ciò che però è certo è che nel 1954[28] fu necessario realizzare uno stemma araldico poiché Cilavegna non ne ha mai avuto uno: esso sarebbe dovuto essere troncato, in modo che all'antico stemma dei Taverna, ultimi feudatari di Cilavegna, si affiancasse la figura del castello. Concesso quindi dall'ufficio araldico, il progetto venne affidato a Piero Maccaferri[28].

Da allora, lo stemma fu sempre quello, ma venne spesso criticato perché non fedele ai fatti della storia cittadina[28]: il campo dedicato alla signoria dei Taverna, infatti, risulterebbe estraneo al ramo di Cilavegna, poiché il suddetto stemma si riferisce ai signori di Landriano. L'antico emblema dei Taverna prevedeva un unico campo bianco con tre volumi trasversali neri, mentre la presenza del "cane" era tipico dei conti di Landriano; tale figura, però, venne introdotta anche a Cilavegna solo in occasione dell'unione del feudo a quello "maggiore" e fu questo, probabilmente, il motivo per cui spesso i due rami sono stati confusi tra loro.

In conclusione, si può ritenere che lo stemma sarebbe dovuto essere troncato con due campi: il primo d'argento con tre grossi volumi neri, mentre il secondo con sfondo d'oro e ritraente la figura del castello[28].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[29][modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo[30][modifica | modifica wikitesto]

Facciata della chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo

L'odierna chiesa parrocchiale, risalente al XVIII secolo[31], è frutto della sovrapposizione di altre due strutture distinte: la prima si pensa possa risalire al V secolo ed è la stessa citata nel documento del X secolo, nel quale si annuncia l'inizio della costruzione dell'apparato fortilizio di fianco alla pieve parrocchiale; la seconda, invece, viene datata al XII secolo. Questa, che prima era un'ipotesi di P. Pianzola, divenne fondata in seguito agli scavi del 1942, occasione di una pavimentazione che riportò alla luce diverse tracce murarie. La chiesa originaria[31] si pensa potesse essere intitolata a uno dei santi evangelizzatori locali del V secolo, ma sicuramente non si trattava di S. Martino, al quale venne poi dedicata la chiesa extramuraria, ora "chiesa del cimitero".

Interno chiesa dei SS. Pietro e Paolo

Della prima struttura non ci sono elementi sufficienti per definirne lo stile e le dimensioni, ma quella del 1100[31] si riconosce nello stile romanico: essa aveva tre navate non simmetriche[32], muri divisori con archi in muratura e granito, mentre il soffitto era costituito da una semplice tavolata in legno a capriata, per le navate, e a volte, per il coro sopraelevato. Da notare è l'assenza di tabernacolo, fino almeno al XVI secolo, e la presenza di diversi altari: quello maggiore e quelli minori dedicati a S. Martino, S. Michele, B. Vergine e S. Stefano.

Tutte queste informazioni sono giunte fino a noi per i documenti risalenti al 1565, anno in cui il vescovo de Rossi, vedendo lo stato d'abbandono di parte della struttura, propose una serie di modifiche e restauri: vennero eliminati gli altari di S. Michele e della B. Vergine, vennero realizzati un baldacchino sovrapposto all'altare maggiore e anche un tabernacolo e, infine, la pavimentazione venne sistemata e rialzata. Altre visite pastorali[33] suggerirono alcuni interventi sull'edificio, soprattutto riguardo l'abbattimento di altri altari e la sistemazione delle finestre e delle porte.

L'edificio attuale, a meno di modifiche posteriori, venne realizzato dal 1729[34] (anno della prima pietra del campanile) alla fine del secolo: esso si compone di una grande navata racchiusa da sei cappelle laterali e dal grande presbiterio quadrato coronato dell’abside semicircolare. Le tre campate della navata[34] poggiano su grandi archi sorretti da colonne di ordine composito, mentre le cappelle accolgono gli altari minori[34] intitolati alla Beata Vergine, a San Francesco da Paola (successivamente affiancato da Santa Margherita, Sant'Isidoro e San Bovo), alla Madonna dei Sette Dolori (con tre statue in stucco del Crocifisso, della Beata Vergine e di San Giovanni), a San Giuseppe, al Suffragio e alle Sante Reliquie (con le statue di San Pietro, San Paolo, di San Mattia, di San Simone, di Santa Maddalena e di San Bovo). Chiude l'elenco degli altari quello Maggiore[34], realizzato in marmo e adornato da un Tabernacolo in pietre preziose.

Successivamente, nuovi lavori eseguiti nel 1814[34] innalzarono il campanile a 54 m, garantendo così la possibilità di aggiungere al sistema di campane anche un orologio in servizio del paese. Nello stesso periodo si dotò la facciata di eleganti terrecotte, che formano le parti architettoniche, e di statue poste sugli acroteri. Con la metà dell'800 quindi si può parlare di una chiesa completamente convertita al barocco.

Santuario di Sant'Anna

Nel corso del XX secolo la chiesa subì numerosi restauri[34], tra i quali l'aggiunta di un nuovo battistero vicino all'altare maggiore[30]: esso è di particolare importanza poiché comprende una vasca di origine paleocristiana, prelevata dalla sconsacrata Chiesa della Madonna del Carmine[34]. Altri lavori si concentrarono all'aspetto decorativo: in particolare, gran parte degli affreschi vennero rifiniti in oro, mentre la facciata si arricchì di un nuovo intonaco marmorino bianco e giallo di Siena.

Santuario di Sant'Anna[35][modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santuario di Sant'Anna (Cilavegna).

Noto anticamente come "Gesiolo della Calderlina"[36], il Santuario di Sant'Anna si erge nella campagna cilavegnese. Esso nacque come cappella votiva nel XVI secolo[36] al fine di custodire un famoso affresco ritraente Sant'Anna con Maria e San Gioacchino. Oggigiorno, il santuario, essendo dedicato a Sant'Anna, è l'unico non mariano in tutta la Lomellina, e costituisce un importante luogo di culto per la cittadina, soprattutto perché legato a un'antica tradizione religiosa: da più di 300 anni[36], infatti, si tiene il 26 luglio la festa di Sant'Anna.

Chiesa della Beata Vergine del Rosario[37][modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria

Nota anche col nome di Chiesa di Santa Maria, venne eretta nel XV secolo e ceduta nel 1492[38] ai Domenicani del Prato dell'Olmo, i quali la unirono al “Vicariato dei Frati dell’Ordine vigevanese dei Predicatori alla cattedra di Pietro Martire”; la struttura subì un’importante ricostruzione nel 1640[38] e divenne la sede della confraternita del “Santo Rosario” nel 1660[37].

Caratteristica interessante è la pianta a croce greca con tre altari[38], di cui uno dedicato a San Giuseppe e l'altro al beato Alberto Calvi da Cilavegna[37], vescovo di Savona, le cui reliquie sono conservate all'interno del tempio. L'altare maggiore, invece, si presenta in un ricco sfondo seicentesco di stucchi dorati, che incorniciano la statua della Beata Vergine con le tavolette dei Misteri del S.Rosario. Nella chiesa sono presenti diverse nicchie, che contengono alcune statue in stucco e in legno: del primo tipo spiccano quelle di S.Caterina da Siena e di S.Pio V, che fu priore in questa chiesa. Altri affreschi interni risalgono al XVII secolo[38] e raffigurano San Vincenzo Ferreri e altri santi domenicani, mentre di particolare importanza è una statua lignea del Cristo Morto[38] custodita sulla mensa. L'edificio presenta inoltre un campanile.

La chiesa venne sconsacrata nel Settecento[38] e utilizzata come deposito per il legname, per poi essere recuperata e restaurata in tempi successivi: ora l'edificio si può considerare parte dell'oratorio "Divina Provvidenza"[37], il quale gode di un passaggio per accedervi dal retro.

Chiesa della Beata Vergine del Carmine[39][modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del Carmine

Realizzata nel XVII secolo[40], la chiesa della Madonna del Carmine fu sede di una confraternita: prima devota alla Madonna del Carmelo e poi, con la venuta di Napoleone, con il titolo di "Confraternita del SS. Sacramento"[40], alla quale furono unite quelle dei “Santi Rocco e Cristoforo”.

L’edificio è contraddistinto da una pianta a un'unica navata[40] con due altari laterali, dedicati l'uno a S. Carlo e a S. Cecilia l'altro a S. Antonio e a S. Fermo, e quello maggiore, realizzato in marmo, che custodisce la statua della B. Vergine. Di rilievo sono anche il coro in legno e l'acquasantiera del Quattrocento[40].

Inizialmente la chiesa presentava anche un importante campanile, elemento di spicco dell'antico rione "Breia", ma, nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1961[40], la struttura subì un cedimento. Questo episodio portò la struttura a essere via via abbandonata, finché non venne sconsacrata. Da allora è stata adibita a deposito o come luogo per manifestazioni[40].

Chiesa della natività di Maria in San Martino[41][modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Martino

Lo stato in cui si presenta attualmente è alquanto diverso dal quello primitivo, risalente al XV secolo[42], di cui si notano alcuni resti nella parte esterna, verso il cimitero[43].

La facciata presenta alcuni affreschi nel portale e sopra le finestrelle, ma le tracce rimangono quasi nulle a causa dei vari interventi di tinteggiatura, che hanno coperto parte delle decorazioni. Anche all'interno sono presenti degli affreschi, risalenti al XV secolo[44]: uno, ridotto a un frammento, rappresenta parte del viso della Madonna; un altro, datato 1523[41], ha per soggetto la Madonna in trono col Bambino. Quest'ultima icona, vista l'attenzione di diverse autorità ecclesiastiche durante il XVIII secolo[44], portò all'aggiunta, al primo titolo di S. Martino, del nome di Maria[42]: ora, infatti, la chiesetta è dedicata alla natività di Maria in San Martino.

La struttura interna consiste in un'unica navata con un'abside semicircolare, ma non nacque così poiché quella odierna è frutto di alcune modifiche apportate nel XVI secolo[44]. In generale comunque la chiesa presenta una falsa fisionomia gotica, unita ad alcuni elementi dell'antica impronta romanica.

In origine l'edificio dava il nome alla porta nord del paese[44].

Oratorio "Divina Provvidenza"[45][modifica | modifica wikitesto]

Oratorio Divina Provvidenza

L'edificio è stato realizzato in occasione della cessione di alcuni terreni, denominati "prato dell'Olmo" ad un gruppo di Domenicani: tale atto avvenne nel 1492[38] e il progetto ebbe subito lo scopo di incorporare una cappella dedicata alla Madonna (attuale chiesa di Santa Maria) risalente alla prima metà del 1400. Successivamente, intorno al 1680[45], avvenne un'importante opera di ristrutturazione, che comprendeva anche l'antica chiesa del priorato, alla quale fu aggiunto il campanile. Questi, però, necessitò di alcuni contrafforti, per la cui realizzazione venne eliminata parte del porticato.

Nel corso del tempo la struttura ha subito numerosi restauri e al suo interno ha accolto sia alcuni frati dell’Ordine dei Predicatori[45] sia diversi gruppi di suore, ma l'evento che determinò un cambiamento radicale della struttura fu la conversione ad oratorio nel 1981[45]: da allora, infatti, Cilavegna contò un nuovo luogo di ritrovo per i giovani, grazie ai due campi da calcio e alle attrezzature interne[45]. La struttura, però, venne adibita anche a luogo di catechesi, vantando diverse stanze utilizzare proprio per questo scopo e, soprattutto, a sede del centro estivo parrocchiale, che accoglie centinaia di bambini ogni anno.

Altri restauri hanno riguardato sia gli interni che gli spazi estern[45]i: in particolare, negli anni 2000 venne realizzato un nuovo campo da calcio in resina, in sostituzione del precedente in terra battuta, mentre una piccola zona inutilizzata venne concessa al comune per realizzarne un giardinetto pubblico.

Chiesa della Beata Vergine di Oropa[46][modifica | modifica wikitesto]

Risalente al XIX secolo, la chiesa della Beata Vergine di Oropa[47] era concepita come per essere di stile gotico a tre navate con ambulacro nell'abside, però la morte dell'iniziatore troncò i lavori e l'edificio fu ridotto alla semplice abside col presbiterio[47]. All'interno è custodita l'effige della Beata Vergine d'Oropa[47], mentre all'esterno è caratteristico il campanile.

Chiesa di Sant'Antonio abate[48][modifica | modifica wikitesto]

Dedicata a Sant'Antonio abate[49], risale al periodo romanico e si rifà al modello delle antiche cappelle per viandanti: è infatti posta lungo la strada che conduceva a una porta che proprio da questa chiesa prendeva il nome. L’edificio in realtà si costituiva di una struttura più ampia, che però, a causa dello stato di abbandono[49], fu demolita nel 1779[49] in favore della costruzione, nel XX secolo, di una semplice cappelletta votiva[49].

Chiesa di Sant'Antonio abate
Chiesetta d'Oropa

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Casa di riposo "Serena": fondata il 9 aprile 1967 dal sindaco Giovanni Falzoni e dall'imprenditore Mario Pavesi, essa è costituita da un edificio per l'accoglienza e le cure degli ospiti e da un parco ricco di vegetazione
  • Casa di Pietro Conti: oramai in stato di abbandono, essa è legata alle vicende intorno alla figura di Pietro Conti, inventore del tachigrafo, precursore della macchina per scrivere; l'uomo infatti, nacque e morì al suo interno, come sottolinea una targa affissa il 2 maggio 1979.
  • Casa di Mario Pavesi
Casa "Serena"
Casa di Pietro Conti

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il castello[50][51][modifica | modifica wikitesto]

Torrione dell'antico castello

Nel X secolo, Cilavegna venne fortificata grazie alla concessione che Re Berengario I fece al vescovo di Pavia con l’obiettivo di una migliore difesa dalle incursioni degli Ungari.

Successivamente, in epoca rinascimentale, la struttura divenne un vero e proprio castello, ma, nella seconda metà del ‘500, questa venne ridotta a dimora signorile: gli elementi prettamente militari vennero abbattuti e i mattoni ricavati furono utili alla costruzione di parte degli edifici circostanti.

Della primitiva rocca rimane oggi una traccia architettonica nell'area del palazzo comunale che sorge proprio sulle rovine dell'antico castello: nello specifico l'ingresso è contraddistinto da un torrione massiccio con una porta arcuata che corrisponde all'antico ingresso del fortilizio.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietra d'Inciampo in onore di Giovanni Maccaferri
  • Lastre commemorative in onore degli eroi e delle vittime della Seconda Guerra Mondiale
  • Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale
Pietra d'Inciampo per G. Maccaferri
Lastra commemorativa posta sulla facciata della scuola elementare
Tomba in onore dei patrioti della II guerra Mondiale
Monumento ai caduti I guerra mondiale, in piazza Garibaldi
Monumento ai bersaglieri d'Italia

Aree naturali[52][modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[53]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l’ISTAT, i residenti di origine straniera a Cilavegna al 31 dicembre 2018 sono 296[54], ovvero il 5,4% del totale. La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania[55] (1,26%), seguita da quella albanese (0,68%)[55] ed egiziana[55] (0,49%).

Tradizioni e folclore[56][modifica | modifica wikitesto]

  • Festa dell'Asparago Rosa
  • Festa patronale dei SS. Pietro e Paolo
  • Festa di Sant'Anna

Cultura[57][modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca "Roberto Rampi"

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuola dell’Infanzia “Celestina Falzoni”
  • Scuola Primaria “G. Cordone”
  • Scuola Secondaria di primo grado "Pietro Conti"

Media[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Amica

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro polivalente

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Asparago Rosa[58][modifica | modifica wikitesto]

Nelle zone di Cilavegna sono presenti diversi campi, le aspargiate, dove si producono turioni con l'apice rosato: questa caratteristica particolare è dovuta alla stratificazione alluvionale del terreno ricco di minerali ferrosi.

Per salvaguardare una tradizione agricola lunga cinquecento anni, nel 1987 si è costituito il Consorzio Produttori Asparagi Cilavegna (CON.P.A.C.), che riveste un ruolo importante soprattutto in occasione dell'annuale festa dell'asparago.

Dal 2006 il CON.P.A.C. ha ricevuto dal comune di Cilavegna il marchio De.CO.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[59][modifica | modifica wikitesto]

Le contrade di origine settecentesca che dividono Cilavegna sono quattro:

  • Rione Oropa (zona sud-ovest), corrispondente alla corporazione dei contadini;
  • Rione Dosso (zona nord-ovest), corrispondente alla corporazione dei fornai;
  • Rione Castello (zona centrale), corrispondente alla corporazione dei fabbri e mestieri artigiani;
  • Rione Sant'Antonio (zona sud-est), corrispondente alla corporazione dei bottai

Frazioni[7][modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Cilavegna presenta come unica frazione la località Case Nuove.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Ecco lo storico[60] dei sindaci di Cilavegna dal 1985 ai giorni nostri.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
21 giugno 1985 18 maggio 1990 Giovanni Falzoni[60] Partito Comunista Italiano Sindaco
18 maggio 1990 05 ottobre 1994 Giovanni Falzoni[60] Partito Comunista Italiano Sindaco
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Carlo Pisani[60] Progressisti (1994) Sindaco
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Carlo Pisani[60] Lista Civica Sindaco
14 giugno 2004 08 giugno 2009 Giusto Fuga[60] Lista Civica Sindaco
08 giugno 2009 26 maggio 2014 Giuseppe Federico Colli[60] Il popolo della libertà - Lega Nord Sindaco
26 maggio 2014 27 maggio 2019 Giuseppe Federico Colli[60] Lista Civica: uniti per Cilavegna Sindaco
27 maggio 2019 in carica Giovanna Falzone[60] Lista Civica: uniti per Cilavegna Sindaco

Gemellaggi[61][modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Società sportive[62][modifica | modifica wikitesto]

  • A.S.D. Arcieri Telemachos (tiro con l'arco)
  • A.S.D. Basket Club Cilavegna (pallacanestro)
  • A.S.D. Olimpic Cilavegna[63] (calcio)
  • APS I Cormorani[64] (pesca sportiva)
  • P.G.C. Volley Cilavegna (pallavolo)
  • A.S.D. New Artiflex
  • Pool Cilavegna Sport
Cronistoria calcistica del Cilavegna
  • 1996-97 - 1º in Prima Categoria. Promosso in Promozione.
  • 1997-98 - 8º nel girone E di Promozione.
  • 1998-99 - 3º nel girone C di Promozione.
  • 1999-00 - 2º nel girone C di Promozione.
  • 2000-01 - 11º nel girone C di Promozione.
  • 2001-02 - 12º nel girone C di Promozione.
  • 2002-03 - 15º nel girone C di Promozione. Perde i play out. Retrocesso in Prima Categoria.
  • 2003-04 - nel girone I della Prima Categoria.
  • 2004-05 - nel girone I della Prima Categoria.
  • 2005-06 - nel girone I della Prima Categoria.
  • 2006 - Il club non si iscrive al campionato di Prima Categoria per fallimento.
  • 2006-07 - inattivo, nasce il nuovo Olimpic Cilavegna.
  • 2007-08 - 2º nel girone A della Terza Categoria Pavia. Perde la semifinale play off contro l'Ottobiano.
  • 2008-09 - 1º nel girone A della Terza Categoria Pavia. Promosso in Seconda Categoria.
  • 2009-10 - 14º nel girone V della Seconda Categoria. Perde i play out contro il San Martino per 4-2 e 2-2. Retrocesso in Terza Categoria Pavia.
  • 2010-11 - 9º nel girone A della Terza Categoria Pavia.
  • 2011-12 - nel girone A della Terza Categoria Pavia.
  • 2012-13 - nel girone A della Terza Categoria Pavia. Promosso in Seconda Categoria.
  • 2013-14 - 12º nel girone W della Seconda Categoria. Vince i play out contro il Frascatorre.
  • 2014-15 - 15° nel girone U della Seconda Categoria. Perde i play out contro lo Zinasco. Retrocesso in Terza Categoria Pavia.
  • 2015-16 - 2° nel girone A della Terza Categoria Pavia. Promosso in Seconda Categoria.
  • 2016-17 - 13° nel girone V della Seconda Categoria.
  • 2017-18 - 14° nel girone V della Seconda Categoria. Vince i play out contro il Bereguardo.
  • 2018-19 - nel girone V della Seconda Categoria.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Palasport
  • Campo sportivo comunale
  • Tropical Acquapark
  • Bocciodromo comunale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Cilavegna", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  4. ^ (IT) Luciano Canepari, Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 8808105113.
  5. ^ (IT) Gasca Queirazza G., Marcato C., Pellegrini G.B., Petracco Sicardi G. e Rossebastiano A., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, 2ª ed., Torino, UTET, 2006, p. 242, ISBN 9788802072289.
  6. ^ (IT) Dante Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda, in Biblioteca di cultura milanese e lombarda, Milano, Lampi di Stampa, 2001 [1931], ISBN 8848801196.
  7. ^ a b Scheda del comune, su comune.cilavegna.pv.it.
  8. ^ (IT) Roberto Rampi, Cilavegna: dalle origini ai giorni nostri, Vigevano, Crespi, 1965, p. 44.
  9. ^ Informazioni sul territorio di Cilavegna, su infolomellina.net.
  10. ^ a b Rampi 1965, p.65.
  11. ^ Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 - Elenco dei comuni classificati. URL consultato in data 11 settembre 2019.
  12. ^ Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare, su clima.meteoam.it.
  13. ^ Dati territoriali su Cilavegna, su tuttitalia.it.
  14. ^ a b c d e f g (IT) Roberto Rampi, Cilavegna: dalle origini ai giorni nostri, Vigevano, Crespi, 1965, p. 14.
  15. ^ (IT) Roberto Rampi, Cilavegna: dalle origini ai nostri giorni, Vigevano, Crespi, 1965, pp. 15.
  16. ^ (IT) Carlo Calvi, Cenni storici sulla Lomellina fino al sec. X, Mortara, Tip. Cortellezzi, 1874.
  17. ^ L'Età del Ferro e il periodo Celtico (900 a.C. - 100 a.C.), su infolomellina.net.
  18. ^ Romano Bergamo, Storia dei comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina, vol. 1, Pavia, Selecta Editrice, 1995, p. 263, ISBN 8873323170.
  19. ^ Rampi 1965, p.47.
  20. ^ Rampi 1965, p. 44.
  21. ^ Rampi 1965, p. 49.
  22. ^ a b c d Rampi 1965, p. 50.
  23. ^ Rampi 1965, pp. 81-99.
  24. ^ Rampi 1965, p. 105.
  25. ^ Raccolta di documenti sui deportati e sullo sciopero, su vigevano.anpi.it.
  26. ^ Rampi 1965, p. 118.
  27. ^ Amministrazione comunale di Cilavegna 2005, p. 274.
  28. ^ a b c d e Rampi 1965, pp. 84-87.
  29. ^ Informazioni sugli edifici religiosi, su parrocchiacilavegna.it.
  30. ^ a b Sezione riguardante la Chiesa parrocchiale, su parrocchiacilavegna.it.
  31. ^ a b c Rampi 1965, pp.132-139.
  32. ^ Era più ampia la navata laterale sinistra di quella destra.
  33. ^ In particolare la visita del Mons. Peruzzi nel 1576
  34. ^ a b c d e f g Rampi 1965, pp.157-160.
  35. ^ Sezione riguardante il Santuario di Sant'Anna, su parrocchiacilavegna.it.
  36. ^ a b c Rampi 1965, pp. 178-183.
  37. ^ a b c d Sezione riguardante la Chiesa di Santa Maria, su parrocchiacilavegna.it.
  38. ^ a b c d e f g Rampi 1965, pp.170-175.
  39. ^ Sezione riguardante la Chiesa del Carmine, su parrocchiacilavegna.it.
  40. ^ a b c d e f Rampi 1965, pp.175-176.
  41. ^ a b Sezione riguardante la Chiesa di San Martino, su parrocchiacilavegna.it.
  42. ^ a b Romano Bergamo, Storia dei comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina, vol. 1, Pavia, Selecta Editrice, 1995, p. 271, ISBN 8873323170.
  43. ^ La vicinanza al luogo di sepoltura ha reso nota la chiesa come "chiesa del cimitero"
  44. ^ a b c d Rampi 1965, p.164.
  45. ^ a b c d e f Sezione riguardante l'Oratorio, su parrocchiacilavegna.it.
  46. ^ Sezione riguardante la Chiesa d'Oropa, su parrocchiacilavegna.it.
  47. ^ a b c Rampi 1965, p.177.
  48. ^ Sezione riguardante la Chiesa di Sant'Antonio, su parrocchiacilavegna.it.
  49. ^ a b c d Rampi 1965, p.169.
  50. ^ Conti F., Hybsch V. e Vincenti A., I castelli della Lombardia, vol. 1, Novara, 1990, p. 124.
  51. ^ Merlo M., Castelli, rocche, case-forti, torri della Provincia di Pavia, Pavia, 1971.
  52. ^ Mappa delle aree verdi, su mappeattive.com. URL consultato il 23 agosto 2019.
  53. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  54. ^ Dati ISTAT, su dati.istat.it. URL consultato il 24 agosto 2019.
  55. ^ a b c Dati demografici su Cilavegna, su tuttitalia.it.
  56. ^ Sezioni eventi sul sito del comune, su comune.cilavegna.pv.it.
  57. ^ Sezione cultura sul sito del comune, su comune.cilavegna.pv.it.
  58. ^ Informazioni Asparago Rosa di Cilavegna, su comune.cilavegna.pv.it.
  59. ^ Informazioni storico-culturali su Cilavegna, su storiedilomellina.altervista.org.
  60. ^ a b c d e f g h i Informazioni sulla storia amministrativa di Cilavegna, su amministratori.interno.gov.it.
  61. ^ Gemellaggi con Cilavegna, su comune.cilavegna.pv.it. URL consultato il 21 agosto 2019.
  62. ^ Sezione sport del comune di Cilavegna, su comune.cilavegna.pv.it.
  63. ^ Informazioni sulla Società, su comune.cilavegna.pv.it.
  64. ^ Informazioni sulla società, su comune.cilavegna.pv.it.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (IT) Conti F., Hybsch V. e Vincenti A., I castelli della Lombardia, Novara, 1990.
  • (IT) Merlo M., Castelli, rocche, case-forti, torri della Provincia di Pavia, Pavia, 1971.
  • (IT) Gasca Queirazza G., Marcato C., Pellegrini G.B., Petracco Sicardi G. e Rossebastiano A., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, 2ª ed., Torino, UTET, 2006, ISBN 9788802072289.
  • (IT) Dante Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda, in Biblioteca di cultura milanese e lombarda, Milano, Lampi di Stampa, 2001 [1931], ISBN 8848801196.
  • (IT) Roberto Rampi, Cilavegna: dalle origini ai giorni nostri, Vigevano, Crespi, 1965.
  • (IT) Carlo Calvi, Cenni storici sulla Lomellina fino al sec. X, Mortara, Tip. Cortellezzi, 1874.
  • (IT) Portalupi, Storia della Lomellina e del principato di Pavia fino al 1746, Lugano, Tip. Stamperia Privilegiata, 1746.
  • (IT) G. Tagliacarne, La Lomellina antica e moderna, Torino, Tip. Stamperia Reale, 1846.
  • (IT) R. Soriga, Documenti pavesi sull'estimo del secolo XIII in B.S.P. di storia-patria, vol. 13, 1913.
  • (IT) Giovanni Rossi, Ciaciare in silavgnin, a cura di Amministrazione comunale di Cilavegna, Cilavegna, 2009.
  • (IT) Giovanni Rossi e Emilio Bagatin, Cilavegna è... : cenni storici sulle origini del paese e scene di vita quotidiana del secolo scorso, a cura di Pro Loco di Cilavegna, Cilavegna, 2003.
  • (IT) Giovanni Rossi, Giovanni Rossi (Barsachin) racconta le radici del suo paese, a cura di Amministrazione comunale di Cilavegna, Cilavegna, 2006.
  • (IT) Amministrazione comunale di Cilavegna (a cura di), Voci resistenti : da Cilavegna, dalla Lomellina alle Valli, testimonianze, storie, poesie ... raccontano le vie diverse per la Liberazione, per vivere e farla vivere oggi come 60 anni fa, Cilavegna, 2005.
  • (IT) Giovanni Rossi, Cilavegna : 1875-1945 : album dei ricordi, Novara, EOS, 2003.
  • (IT) Luciano Canepari, Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 8808105113.
  • Romano Bergamo, Storia dei comuni, frazioni e parrocchie della Lomellina, vol. 1, Pavia, Selecta Editrice, 1995, ISBN 8873323170.

Sitografia[modifica | modifica wikitesto]

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