Lingua leponzia

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Leponzio
Parlato in Italia nord-occidentale, Svizzera meridionale
Periodo 700 a.C. - 400 a.C.
Locutori
Classifica estinta
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue celtiche
  Lingue celtiche continentali
Codici di classificazione
ISO 639-3 xlp (EN)
Glottolog lepo1240 (EN)

La lingua leponzia (o più recentemente anche lepontico[1][2][3][4]) è una lingua celtica estinta, parlata nelle regioni della Gallia Cisalpina dal popolo dei Leponzi fra il 700 a.C. e il 400 a.C. Talvolta chiamato Celtico Cisalpino, è considerato un dialetto della lingua gallica e perciò appartenente alle lingue celtiche continentali (Eska 1998).

L'alfabeto leponzio o di Lugano

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La lingua è conosciuta solo attraverso alcune iscrizioni che furono redatte nell'alfabeto di Lugano, una delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale, derivato dall'alfabeto etrusco. Queste iscrizioni furono scoperte nell'area intorno a Lugano, comprendente anche il Lago di Como e il Lago Maggiore. Scritture simili furono usate per il retico e il venetico e le rune germaniche probabilmente derivano da una scrittura appartenente a questo gruppo.

La migliore testimonianza ci è data dalla famosa stele di Prestino, sede dell'antica Comum, uvamokozis pliale u uvltiauiopos ariuonepos sites tetu.

Il leponzio fu dapprima assimilato dal gallico, quando tribù galliche si insediarono in Italia, a nord del fiume Po, e poi dal latino, dopo che la Repubblica romana prese il controllo sulla Pianura Padana durante il II e il I secolo a.C.

Il raggruppamento di tutte queste iscrizioni in una singola lingua celtica è discusso: alcune (specialmente le più antiche) vengono considerate scritte in una lingua non-celtica affine al ligure (Whatmough 1933, Pisani 1964). Secondo questa opinione, che fu prevalente fino al 1970, leponzio è il nome corretto per la lingua non-celtica, mentre la lingua celtica deve essere chiamata lingua gallica cisalpina.

Seguendo l'opinione di Lejeune (1971)[5], l'idea prevalente divenne che il leponzio deve essere classificato come lingua della famiglia celtica[6], sebbene sia probabilmente divergente quanto il celtiberico, e in ogni caso abbastanza distinto dal Gallico Cisalpino. Solo negli ultimi anni, c'è stata una tendenza a identificare il leponzio e il gallico cisalpino come una sola e medesima lingua. Secondo de' Clari, il lepontico non sarebbe una lingua celtica, bensì più verosimilmente una lingua del sostrato preindoeuropeo (ligure)[7].

Mentre la lingua è così chiamata dal nome della tribù dei Lepontii, che occupavano parti della Rhaetia (nelle moderne Alpi centrali), confinanti con la Gallia Cisalpina, il termine è normalmente usato da molti celtisti in riferimento a tutti i dialetti celtici dell'antica Italia. Questo uso è messo in discussione da coloro che continuano a ritenere che i Lepontii siano una delle diverse tribù indigene delle Alpi, abbastanza distinta dai Galli che invasero la pianura padana in tempi storici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pierluigi Cuzzolin, Le lingue celtiche, in Emanuele Banfi (a cura di), La formazione dell'Europa linguistica. Le lingue d'Europa tra la fine del I e del II millennio, Scandicci, La Nuova Italia, 1993, p. 258, ISBN 88-221-1261-X.
  2. ^ Elena Percivaldi, "I Celti: una civiltà europea", Firenze 2003, p. 20, books.google.it. URL consultato il 3 febbraio 2010.
  3. ^ Calvert Watkins, Il proto-indoeuropeo, in Anna Giacalone Ramat, Paolo Ramat (a cura di), Le lingue indoeuropee, Bologna, Il Mulino, 1993, p. 49, ISBN 88-15-03354-8. Ora in: Enrico Campanile, Bernard Comrie, Calvert Watkins, Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei, Bologna, Il Mulino, 2005, p. 46, ISBN 88-15-10763-0.
  4. ^ (ES) Francisco Villar, Los Indoeuropeos y los origines de Europa: lenguaje e historia, Madrid, Gredos, 1991, ISBN 84-249-1471-6. Trad. it. di Donatella Siviero: Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, Bologna, Il Mulino, 1997, pp. 450, 453-454, ISBN 88-15-05708-0.
  5. ^ Basata primariamente sull'analisi dei testi di Prestino e Velate e confermata poi dagli ulteriori studi di M. Tibiletti Bruno, A. L. Prosdocimi e C. De Simone.
  6. ^ Il leponzio è "un determinato alfabeto notante una lingua celtica" diffusa nell'area dei laghi lombardi. (Aldo Luigi Prosdocimi).
  7. ^ Lanfranco de' Clari, Il mito della Celticità dei Leponti. Riesame di un'ipotesi senza gambe, Lugano, 2004, ISBN 88-900-717-1-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Eska, J. F. (1998). The linguistic position of Lepontic. In Proceedings of the twenty-fourth annual meeting of the Berkeley Linguistics Society vol. 2, Special session on Indo-European subgrouping and internal relations (February 14, 1998), ed. B. K. Bergin, M. C. Plauché, and A. C. Bailey, 2-11. Berkeley: Berkeley Linguistics Society.
  • Eska, J. F., and D. E. Evans. (1993). "Continental Celtic". In The Celtic Languages, ed. M. J. Ball, 26-63. London: Routledge. ISBN 0-415-01035-7.
  • Gambari, F. M., and G. Colonna (1988). Il bicchiere con iscrizione arcaica di Castelletto Ticino e l'adozione della scrittura nell'Italia nord-occidentale. Studi Etruschi 54: 119-64.
  • Lejeune, M. (1970-71). Documents gaulois et para-gaulois de Cisalpine. Études Celtiques 12: 357-500.
  • Lejeune, M. (1971). Lepontica, Paris: Société d'Éditions 'Les Belles Lettres'.
  • Lejeune, M. (1978). Vues présentes sur le celtique ancien. Académie Royale de Belgique, Bulletin de la Classe des Lettres et des Sciences morales et politiques 64: 108-21.
  • Lejeune, M. (1988). Recueil des inscriptions gauloises: II.1 Textes gallo-étrusques. Textes gallo-latins sur pierre, Paris: CNRS.
  • Pisani, V. (1964). Le lingue dell'Italia antica oltre il latino, 2nd ed. Torino: Rosenberg & Sellier, ISBN 88-7011-024-9.
  • Tibiletti Bruno, M. G. (1978). "Ligure, leponzio e gallico". In Popoli e civiltà dell'Italia antica VI, Lingue e dialetti, ed. A. L. Prosdocimi, 129-208. Rome: Biblioteca di Storia Patria.
  • Tibiletti Bruno, M. G. (1981). "Le iscrizioni celtiche d'Italia". In I Celti d'Italia, ed. E. Campanile, 157-207. Pisa: Giardini.
  • Whatmough, J. (1933). The Prae-Italic Dialects of Italy, vol. 2, The Raetic, Lepontic, Gallic, East-Italic, Messapic and Sicel Inscriptions, Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press.
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