Venerio di Milano

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San Venerio di Milano
Bassorilievo ligneo del vescovo san Venerio nel coro del Duomo di Milano
Bassorilievo ligneo del vescovo san Venerio nel coro del Duomo di Milano

Vescovo e martire

Nascita  ?, Milano
Morte 408 circa, Milano
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione pre canonizzazione
Ricorrenza 6 maggio
Attributi pastorale, mitria
Patrono di Milano
Venerio
arcivescovo della Chiesa cattolica
ArchbishopPallium PioM.svg
Incarichi ricoperti Arcivescovo di Milano
Nato  ?, Milano
Ordinato presbitero IV secolo
Consacrato vescovo IV secolo
Elevato arcivescovo 400 circa
Deceduto 408 circa, Milano

Venerio (Milano, ... – Milano, 408 circa) è stato arcivescovo di Milano dal 400 circa alla sua morte.

Interno della basilica di basilica di San Nazaro a Milano. Nicchia nel transetto sinistro: altare con sarcofago contente le reliquie dei santi Venerio, Marolo, Glicerio e Lazzaro, vescovi di Milano.

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo ricorda il 6 maggio nel martirologio romano con queste parole: «A Milano, san Venerio, vescovo, che, discepolo e diacono di sant'Ambrogio, inviò chierici in aiuto ai vescovi d'Africa e si prese cura di san Giovanni Crisostomo mentre si trovava in esilio».[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la vita di sant'Ambrogio scritta da Paolino di Milano, Venerio era un diacono della Chiesa milanese e si trovava al capezzale del santo poco prima della sua morte, il 4 aprile 397, quando fu decisa, con l'assenso del moribondo, la successione sulla cattedra milanese di Simpliciano.[2]

Venerio succedette come vescovo di Milano proprio a Simpliciano, morto prima di novembre 400[3], probabilmente già durante l'autunno o l'inverno 400/401. Infatti, in una lettera che Paolino di Nola scrisse a Delfino di Bordeaux tra novembre 400 e l'inizio della primavera del 401, Venerio è qualificato come novus episcopus; inoltre è già conosciuto come vescovo milanese in un concilio celebrato a Cartagine il 16 giugno 401. Dalla lettera di san Paolino si evince che Venerio aveva scritto al vescovo nolano per comunicare la sua ordinazione episcopale.

Venerio fu il destinatario, assieme a papa Anastasio I, di una lettera scritta il 16 giugno 401 dai membri del concilio cartaginese, che informavano i due prelati delle difficoltà in cui versava la Chiesa africana per la mancanza di preti, che li obbligava a consacrare gli ex donatisti. Nella sessione del 13 settembre 401, gli atti del concilio africano accennano alla risposta di papa Anastasio, ma non a quella di Venerio. Tuttavia, secondo quanto racconta Paolino, il biografo di sant'Ambrogio, ancora diacono, venne inviato da Venerio in Africa e in seguito, su richiesta di sant'Agostino, scrisse la vita di Ambrogio.

Tra aprile e dicembre 401 Venerio ricevette una lettera di papa Anastasio, che lo sollecitava a sostenere l'anatema lanciato contro le opere di Origene, giudicate blasfeme, e la cui lettura doveva essere impedita. Venerio è citato in un'altra lettera di papa Anastasio a Giovanni di Gerusalemme, e nella Apologia contro Rufino san Girolamo lo menziona al terzo posto tra i protagonisti della condanna di Origene per eresia, dopo Anastasio di Roma e Teofilo di Alessandria e prima di Cromazio d'Aquileia.

Nel 404 Venerio ricevette una lettera di Giovanni Crisostomo che gli esponeva i suoi contrasti con Teofilo di Alessandria e descriveva i tumulti avvenuti a Costantinopoli nella notte di Pasqua del 404; la lettera, indirizzata anche a papa Innocenzo I e a Cromazio d'Aquileia, fu scritta prima dell'esilio del Crisostomo (ossia prima del 9 giugno 404), con lo scopo di fare appello ai vescovi dell'Occidente perché la sua causa fosse giudicata da un tribunale imparziale. In seguito a questo appello, venne celebrato un sinodo, probabilmente a Roma prima dell'estate 406; la lettera sinodale venne firmata da tutti i presenti, tra cui anche Venerio di Milano, i quali chiedevano il ristabilimento di Giovanni Crisostomo sulla sua sede prima di procedere contro di lui con un processo legittimo.

Durante il suo esilio (giugno 404 - settembre 407), Giovanni Crisostomo scrisse una lettera a Venerio per ringraziarlo e per invitarlo a continuare a sostenere la sua causa.

A Venerio è dedicato uno dei Carmina di Magno Felice Ennodio[4], scritti prima del 521; l'autore sottolinea la giovane età di Venerio in occasione della sua ordinazione e le sue doti di eloquenza. A partire dall'elogio di Ennodio, alcuni autori hanno erroneamente attribuito a Venerio il De sacramentis di sant'Ambrogio e i XX sermones di Massimo di Torino.[5]

Secondo un antico Catalogus archiepiscoporum Mediolanensium[6], l'episcopato di Venerio si colloca tra quelli di Simpliciano, morto nel 400, e di Marolo, vescovo di Milano prima del 431. Il medesimo catalogus gli assegna 9 anni di governo e lo dice sepolto il 4 maggio [7] nella basilica di San Nazaro. Tradizionalmente, il suo episcopato è assegnato agli anni 400-408.[8]

Una tradizione medievale, che non ha fondamenti storici, associa Venerio all'aristocratica famiglia milanese degli Oldrati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito "Santi e Beati".
  2. ^ Paolino di Milano, Vita Ambrosii, 46.
  3. ^ Paoli, Les notices sur les évêques de Milan, p. 225.
  4. ^ Magno Felice Ennodio, Carmina, nº 197, in Monumenta Germaniae Historica, Auctores antiquissimi, vol. VII, Berlino 1885, p. 163.
  5. ^ Rimoldi, BS XII, col. 1010.
  6. ^ Catalogus Archiepiscoporum Mediolanensium, Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, vol. VIII, Hannover 1848, p. 102.
  7. ^ Depositus die 4 maii.
  8. ^ Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig 1931, pp. 795.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Arcivescovo di Milano Successore ArchbishopPallium PioM.svg
San Simpliciano circa 400-408 San Marolo