Lodi Vecchio

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Lodi Vecchio
comune
Lodi Vecchio – Stemma Lodi Vecchio – Bandiera
Lodi Vecchio – Veduta
Piazza del municipio
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Lodi-Stemma.png Lodi
Amministrazione
Sindaco Alberto Vitale (lista civica di centrosinistra "Vivere Lodi Vecchio") dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate 45°18′12″N 9°25′07″E / 45.303333°N 9.418611°E45.303333; 9.418611 (Lodi Vecchio)Coordinate: 45°18′12″N 9°25′07″E / 45.303333°N 9.418611°E45.303333; 9.418611 (Lodi Vecchio)
Altitudine 82 m s.l.m.
Superficie 16,45 km²
Abitanti 7 533[1] (31-11-2016)
Densità 457,93 ab./km²
Comuni confinanti Borgo San Giovanni, Cornegliano Laudense, Lodi, Pieve Fissiraga, Salerano sul Lambro, San Zenone al Lambro (MI), Tavazzano con Villavesco
Altre informazioni
Cod. postale 26855
Prefisso 0371
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 098032
Cod. catastale E651
Targa LO
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 592 GG[2]
Nome abitanti ludevegini o lodivecchini
Patrono San Pietro apostolo
Giorno festivo IV domenica di ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lodi Vecchio
Lodi Vecchio
Lodi Vecchio – Mappa
Posizione del comune di Lodi Vecchio nella provincia di Lodi
Sito istituzionale

Lodi Vecchio (Lod Vég in dialetto lodigiano, Laus Pompeia in latino) è un comune italiano di 7 533[1] abitanti della provincia di Lodi in Lombardia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Laus Pompeia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Laus Pompeia.
Distribuzione geografica approssimativa delle antiche popolazioni celtiche della Gallia cisalpina: benché il territorio corrispondente all'attuale Lombardia fosse verosimilmente abitato dagli Insubri, lo scrittore romano Plinio il Vecchio sostiene che l'insediamento di Laus fu fondato dai Boi[3]
« Alauda la chiamarono/I Boi sovente, che l'Alauda il nome/Ebbe fra i Galli la tribù dei Boi/Di Lauda Pompeja indi l'illustre/Nome le diede il vincitor Pompeo Giovanni Gabiano, Laudiade , XVI secolo »

A Lodi Vecchio sorgeva dal 600 a.C. uno dei primi centri delle popolazioni di origine celtica che dimoravano nella pianura padana. Plinio il Vecchio afferma che venne fondata dai Celti Boi, sebbene storicamente quel territorio fu sempre occupato dagli Insubri. In ogni caso non ci è stato tramandato il toponimo gallico dell'antico borgo, anche se la tradizione riporta il nome di Alauda (allodola, uccello sacro ai Galli) da cui ebbe poi origine il nome "Laus". A tale proposito, l'immagine dell'allodola compare nello stemma civico in uso dagli anni '30 del XX secolo, fino al 1963.

I romani vi giunsero tra il 223 a.C. e il 222 a.C., anni in cui i consoli (Publio Furio Filo e Gaio Flaminio Nepote prima, Marco Claudio Marcello e Gneo Cornelio Scipione poi) attaccarono e sconfissero gli Insubri[4]. Questa prima occupazione durò poco in quanto gli Insubri, approfittando della discesa di Annibale, si ripresero la loro indipendenza e la mantennero per un paio di decenni. Solo nel 195 a.C. la resistenza degli Insubri fu definitivamente estirpata; da allora fino al 49 a.C., Laus fece parte della provincia della Gallia Cisalpina, situato sulla Via Æmilia, tra Ad Nonum (nel territorio di Melegnano), che era a circa undici chilometri, e Tres Tabernæ (14,5 km). Dall'89 a.C. venne denominato Laus Pompeia in onore di Gneo Pompeo Strabone, padre di Pompeo Magno, che proprio quell'anno aveva concesso il diritto latino agli abitanti delle comunità in Transpadana. Giulio Cesare nel 49 a.C., in riconoscimento del contributo dato dalle popolazioni della Valle Padana alla sua causa, concesse a Laus Pompeia il titolo di municipium. Tra l'agosto del 14 d.C. e il luglio del 23 d.C. fu collocata su una porta di Laus l'epigrafe: «Tiberio Cesare Augusto, figlio di Augusto, e Druso Cesare, figlio di Augusto, fecero costruire questa porta»[5]. Evidentemente quindi doveva esistere una cinta muraria.

Il 12 luglio 303 vi furono decapitati i santi Nabore e Felice, soldati romani convertiti al cristianesimo.

La Basilica dei Dodici Apostoli, detta anche di San Bassiano, a Lodi Vecchio

Nella seconda metà del IV secolo divenne sede vescovile per volere di Sant'Ambrogio, che designò San Bassiano quale primo vescovo della Diocesi di Lodi.

Subì le offese dei Barbari nel corso del V secolo e durante la guerra gotica nel VI secolo.

Il moto espansionistico di Milano ebbe con Ariberto d'Intimiano il primo impulso verso l'assoggettamento di Lodi. Nel 1036 si forma un fronte sudista (Lodi, Pavia, Cremona) contro Ariberto. Le milizie comunali milanesi vengono piegate nella battaglia di Campomalo.
È tuttavia inevitabile la vittoria finale di Milano, favorita da forti motivi politico-economici.

Nel 1111 le milizie milanesi prendono d'assedio la città, i laudensi si difendono con l'aiuto dei pavesi e dei cremonesi ma, dopo aver resistito un mese, si arrendono e il 24 maggio la città di Lodi viene rasa al suolo. La pace imposta dai milanesi prevede la sudditanza ai milanesi e il divieto di ricostruire gli edifici distrutti. Il 24 aprile 1158 i milanesi incendiano il resto della città e Lodi viene completamente distrutta.

L'imperatore Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, per ribadire il proprio potere su Milano, ormai troppo autonoma, decide di riedificare Lodi a pochi chilometri di distanza ma in posizione maggiormente difendibile (sul Colle Eghezzone).

Il 3 agosto 1158 Federico Barbarossa fonda la nuova città di Lodi.

La ricostruzione e le scorrerie medievali[modifica | modifica wikitesto]

Divenuta cava da cui estrarre materiali di riutilizzo per edificare la nuova città, a poco a poco gli abitanti sbandati nelle vicinanze cominciarono a ritornare, facendo così sorgere il villaggio che prese il nome di Lauda Veteris (o Lauda Vetus).

Questo villaggio non cessò mai di essere bersaglio delle scorrerie dei milanesi, essendo posta sull'unica strada che collegava Milano con la nuova Lodi. Nel 1237 i milanesi vi posero campo, nel tentativo di impedire a Federico II di entrare a Lodi[6]. Dopo la Battaglia di Cortenuova il legato pontificio Gregorio di Montelongo con le milizie milanesi devastò il villaggio, abbattendo tutti i campanili delle chiese rimaste integre, approfittando dell'interdetto e della successiva scomunica della diocesi lodigiana[7].

Il 15 giugno 1250, l'esercito milanese viene sconfitto in battaglia dai lodigiani, supportati dai cremonesi. Il 18 gennaio 1268 Lodi Vecchio fu devastato da un incendio, fatto appiccare da Corradino di Svevia; l'anno successivo vi si accamparono le milizie di Napo della Torre.

Il 25 maggio 1278 il villaggio vide scontrarsi in battaglia le truppe di Cassone della Torre e quelle dell'arcivescovo Ottone Visconti, costretto alla fuga. Tre anni dopo il paese è nuovamente occupato dai milanesi capitanati dal marchese di Monferrato, onde assediare Lodi, fautrice dei Torriani[8].

Nel maggio del 1294 Matteo Visconti occupa Lodi Vecchio, innalzando un castello di legnami e facendo scavare un fossato, per tener fronte ai lodigiani, che avevano elevato a loro comandanti Mosca ed Erreco della Torre[9].

L'epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il comportamento territoriale del lodigiano risalente al Cinquecento vede, nello Stato di Milano, la presenza di alcune realtà che sarebbero poi entrate a pieno titolo a costituire quello che è l'odierno territorio comunale di Lodi Vecchio. A quell'epoca esistevano infatti il Comune di Lodivecchio, intorno alla chiesa di San Pietro, con Santo Stefano di Lodi Vecchio, il Comune di Gallinazza e Beni di Pol Codecà, Santa Maria di Lodivecchio, intorno all'antica cattedrale, con il Comune di San Bassiano di Lodi Vecchio e San Marco di Lodi Vecchio. Il 9 maggio 1648 il conte Baldassarre Masserati acquistò il feudo di Lodivecchio.

Con la riforma austriaca del 1757 nascono due Comuni: Lodi Vecchio e Santa Maria di Lodivecchio.

In età napoleonica (1809-16) furono aggregati a Lodivecchio i comuni di Bagnolo, Cà de' Zecchi e Pezzolo de' Codazzi, ridivenuti autonomi con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. All'8 giugno 1805 il Comune di Lodi Vecchio conta 949 abitanti, mentre Santa Maria di Lodivecchio (che verrà aggregata definitivamente nel 1837) ne ha pochi di più: sono 1069.

Dopo la seconda guerra mondiale Lodi Vecchio ha conosciuto un forte sviluppo demografico ed economico. Il 22 gennaio 2006 viene attribuito a Lodi Vecchio il titolo di città.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma

« Di rosso, alla croce diminuita, d'oro. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante d'oro, il motto, in lettere maiuscole di rosso, "LAVS POMPEIA FVI". Ornamenti esteriori da Città. »

Gonfalone

« Drappo partito di giallo e di rosso... »

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— D.P.R. dell'11 novembre 2005

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Fra gli edifici più interessanti della città:

  • Basilica di San Bassiano
  • la Chiesa Parrocchiale di San Pietro, che divenne parte dell'omonima abbazia Benedettina che fu, dopo la distruzione di Laus, perno della rinascita di questo territorio.
  • il settecentesco Palazzo Rho/Bignami.
  • il Polo Culturale, composto dal Museo Laus Pompeia, dall'ex Conventino di Santa Maria, e dagli adiacenti resti archeologici dell'antico Foro romano e della Cattedrale di Santa Maria.
  • la cappella votiva dei Santi Nabore, Felice e Vittore
  • la Cappella della Madonna della Valletta.
  • la Cappella campestre di Santa Maria Rossa.
  • la Cascina San Marco, che fu sede della prima[10] abbazia dei monaci di Cluny in Lombardia.
  • la Cascina Gualdane, che conserva l'antico mulino del 1797 ancora funzionate.

Scavi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

« Niente era rimasto dell'antica Laus eccetto alcuni edifici sacri e alcuni tuguri e tutto intorno campi »
(Ciriaco d'Ancona, Itinerarium )
, Museo Archeologico di Milano. Busto in bronzo da Lodi Vecchio (sec. III d.C.), probabilmente recuperato durante gli scavi ottocenteschi della famiglia Cavezzali

Dopo la distruzione del 1158, nessuna costruzione monumentale (mura comprese), restava visibile. Il successivo spoglio, ad opera dei laudensi per la ricostruzione di Lodi Nuova, completava l'opera di spoliazione. Tuttavia il sottosuolo restituiva bronzi ed altri manufatti ceramici, che venivano continuamente alla luce grazie a rinvenimenti occasionali. Si costituiscono così, tra la fine del Quattrocento e il Settecento, raccolte e collezioni archeologiche.

Attorno alla metà dell'Ottocento le ricerche, o meglio gli sterri, nel terreno dell'antica Laus assumono un aspetto sistematico. In questo periodo, infatti, è la nobile famiglia dei Cavezzali ad intraprendere scavi nei loro possedimenti, in particolare tra il fiume Sillaro e il presunto foro. Frutto di questa attività di scavo fu la scoperta di una grande quantità di materiali, in marmo e in bronzo. La totale perdita di questo patrimonio, venduto nel 1838 a Maria Anna di Savoia, moglie di dell'imperatore Ferdinando I d'Austria rappresenta un grave danno per la storia archeologica del sito. I reperti ludevegini, portati da Lodi a Vienna, non sono identificabili. Tuttavia dovevano essere numerosi e di valore, poiché il prezzo di vendita, di 30.000 lire austriache, corrispondevano a una cifra del tutto ragguardevole[11]. Gli scavi a Lodi Vecchio ripresero negli anni Cinquanta del Novecento, sotto la guida dell'archeologo professor Antonio Frova, per indagare su alcuni aspetti della forma urbis della città romana.

Degli anni Ottanta è il ritrovamento dei resti di un teatro di età augustea. Quasi contemporanei i ritrovamenti, nelle immediate vicinanze, di strutture murarie pertinenti ad un anfiteatro.

Il 18 maggio 2014 è stato inaugurato il civico museo di Laus Pompeia [12], sito all'interno di un restaurato edificio settecentesco utilizzato a lungo come stalla e fienile. L'interno ospita i reperti archeologici provenienti dal territorio dell'ager laudensis e il fondo bibliografico archeologico del professor Frova, di oltre 5.000 volumi[13].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2008 gli stranieri residenti nel comune di Lodi Vecchio in totale sono 669[15], pari al 9,12% della popolazione. Tra le nazionalità più rappresentate troviamo:

Persone legate a Lodi Vecchio[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Segue un elenco delle amministrazioni locali.[18]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1837 1859 Pietro Polenghi Podestà
1859 1862 Pietro Minoietti Sindaco
1862 1867 Luigi Brunetti Sindaco
1868 1892 Pietro Formenti Sindaco
1892 1895 Ernesto Bignamini Sindaco
1895 1898 Pietro Corneliani Sindaco
1898 1901 Giuseppe Bariggi Sindaco
1901 1905 Luigi Formenti Sindaco
1906 1913 Ernesto Bignami Sindaco
1913 1914 Bassiano Virtuani Sindaco
1914 1920 Paolo Bignami Sindaco
1920 1922 Andrea Cassinari Partito Socialista Italiano Sindaco
1923 1924 Giovanni Bariggi Partito Nazionale Fascista Sindaco
1925 1931 Giuseppe Avanzini Partito Nazionale Fascista Podestà nominato con regio decreto
1931 1935 Giuseppe Virtuani Partito Nazionale Fascista Podestà nominato con regio decreto
1935 1943 Ernesto Zerbi Partito Nazionale Fascista Podestà nominato con regio decreto
1945 1945 Pietro Acquistapace Democrazia Cristiana Sindaco nominato dal CLN.

In carica dal 27 aprile al 29 maggio 1945.

1945 1945 Achille Boselli Sindaco nominato dal CLN.

In carica fino al 3 agosto 1945.

1945 1945 Pietro Galmozzi Partito Socialista Italiano Sindaco nominato dal CLN.

In carica dal 14 agosto al 14 novembre 1945.

1945 1956 Angelo Zoncada Partito Comunista Italiano Sindaco nominato dal CLN, poi dal consiglio comunale
1956 1975 Vittorio Fregoni Partito Comunista Italiano Sindaco
1975 1985 Lino Osvaldo Felissari Partito Comunista Italiano Sindaco
1985 1995 Francesco Zoppetti Partito Comunista Italiano Sindaco
1995 2004 Lino Osvaldo Felissari Partito Democratico della Sinistra Sindaco
2004 2014 Giovanni Carlo Cordoni Partito Democratico Sindaco
2014 in carica Alberto Vitale Partito Democratico Sindaco

Media[modifica | modifica wikitesto]

Ha sede in città la redazione del "lodivecchio mese"[19], mensile di informazione fondato nel 1986.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

In città sono presenti due società calcistiche: l'AS Lodivecchio[20] e la Fulgor Lodivecchio[21].

L'AS Lodivecchio 1969 ha raggiunto il massimo risultato nelle stagioni 1997-1998 e 1998-1999, quando giocò nel campionato di Promozione Lombarda. Viene comunemente chiamata "Aesse", per distinguerla dall'US Lodivecchio, prima squadra sorta in città nel 1928, di cui è erede dopo che questa ha cessato l'attività nel secondo dopoguerra. I colori sociali sono il giallo e il rosso, gli stessi della città. Milita in Prima Categoria lombarda.

La Polisportiva Fulgor Lodivecchio[22] è un gruppo sportivo inserito all'interno dell'Oratorio S. Luigi. Nasce nel 1986, erede della Fulgor del 1929, e abbraccia tre discipline sportive: calcio, basket e pallavolo. I colori sociali sono il bianco e il rosso. Milita in Terza Categoria.

La città è rappresentata anche nell'atletica leggera dall'Atletica Laus 1994 e nella ginnastica artistica dall'ASD Ginnastica Laudense[23].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Su quattro parlamentari del P.C.I. espressi dal territorio lodigiano (ancora parte della Provincia di Milano) tra il 1946 e il 1991, due erano residenti a Lodi Vecchio: Francesco Zoppetti, parlamentare tra il 1972 e il 1987, e Lino Osvaldo Felissari, a Roma dal 1987 al 1994. Entrambi sono stati per diversi mandati eletti alla carica di sindaco di Lodi vecchio. Per tale motivo, e poiché dalla prima elezione del secondo dopoguerra ad oggi si sono succedute esclusivamente amministrazioni di sinistra e di centrosinistra, Lodi Vecchio è soprannominata "la Stalingrado lodigiana" [24].

Come tutti i comuni del Lodigiano, anche Lodi Vecchio presenta la sua scurmagna. Dagli abitanti dei paesi vicini, i ludevegini venivano apostrofati con il soprannome di "curada" (polmone)[25].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bilancio demografico, ISTAT. URL consultato il 24 maggio 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Plinio, III, 124.
  4. ^ Polyb., II, 32-34
  5. ^ Al Museo civico di Lodi esistono sia l'epigrafe originale su marmo nero, sia una copia moderna.
  6. ^ Galvano Flamma, Manipolus florum seu Historia Mediolanensis, in Muratori, Antiquitates Italicae Medii Aevi, Tom. XI, col.674.
  7. ^ Giovanni Mussi, Chronicon Placentium, 1239.
  8. ^ Galvano Flamma, Manipolus florum seu Historia Mediolanensis, in Muratori, Antiquitates Italicae Medii Aevi, Tom. XI, col.708.
  9. ^ Cronica Parmense in RR. II. SS., a. 1295, T. IX.
  10. ^ Paolo Piva, Le chiese cluniacensi, Milano, Skira editore, 1998, p.105.
  11. ^ Stefania Jorio, Lodi Vecchio da municipium a città, Lodi 2013, p.43
  12. ^ Laus Pompeia Museo |
  13. ^ Frova, archeologo di fama mondiale Trovò reperti nel cuore di Milano
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  15. ^ Dati demografici ISTAT
  16. ^ Ordine di Malta Italia | Delegazione di Lombardia | Storia
  17. ^ http://www.centrogaribaldino.it/images/stories/myimmagini/altrepubb/Garibaldini/580_MamoliGiovanniEnrico.pdf
  18. ^ Lista pubblicata in Lodi Vecchio, da municipium a città, AAVV, 2014, p. 143.
  19. ^ https://www.facebook.com/pages/Lodivecchio-Mese/304615116233983?sk=timeline
  20. ^ http://www.aslodivecchio.it
  21. ^ Documento senza titolo
  22. ^ http://www.polfulgorlodivecchio.it
  23. ^ Asd Ginnastica Laudense 1980
  24. ^ Felissari, il portiere è andato in gol
  25. ^ Antonio Giovanni Riu, Briciole di saggezza contadina, Lodi 1985, p.96

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN243837508
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