Lambrate

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Lambrate
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Città CoA Città di Milano.svg Milano
Circoscrizione Municipio 3
Altitudine 116 m s.l.m.
Nome abitanti lambratesi
Patrono San Martino
Mappa di localizzazione: Milano
Lambrate
Lambrate
Lambrate (Milano)

Coordinate: 45°28′57.02″N 9°14′27.77″E / 45.482506°N 9.241047°E45.482506; 9.241047

Lambrate (in milanese Lambraa) è un quartiere di Milano, posto nella periferia orientale della città, appartenente al Municipio 3.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Lambrate deriva dal fiume sul quale il vicus si trovava, il Lambro, cioè "pescoso", o "limpido", col suffisso -ate. È impossibile stabilire la data precisa di fondazione del vicus. Il territorio fu conquistato nel 222 a.C., in seguito ad un aspro assedio di Mediolanum, dai consoli romani Gneo Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello. La conquista fu contrastata dalla discesa di Annibale al quale la popolazione locale si alleò. Fu solo nei primi anni del II secolo a.C. che gli Insubri e i Boi si assoggettarono alla dominazione romana.

Le strade che segnavano i confini del territorio lambratese erano due, la Milano-Bergamo, a nord, che partiva da porta Orientale, e la Milano-Brescia, a sud, con partenza da porta Tosa. Lambrate si trovava tra il II e il V miliare della prima e tra il II e il IV miliare della seconda. Il confine orientale era il fiume stesso, mentre a Ovest il vicus arrivava oltre l'attuale asse via Teodosio-Ponzio-Aselli.

Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis historia citò più volte una mansio ad Lambrum, cioè una stazione di rifornimento, per pellegrini e militari. È con molta probabilità, inoltre, che Lambrate fosse porto fluviale per la vicina e più potente Mediolanum. Con il loro arrivo, i Romani sfruttarono la zona ricca di rogge per l'agricoltura e costruirono un sistema di navigazione fluviale intorno al fiume Po, ancora in vigore durante il medioevo.

Festa di addio per lo scioglimento del comune di Lambrate, 1923

La conferma dell'esistenza di un insediamento romano si ottenne durante gli scavi del 1905, per una costruzione residenziale, quando si trovò un bronzo augusteo e un sarcofago di marmo, risalente al IV secolo, oggi esposto al museo del Castello Sforzesco. Forse, primo luogo di culto per i cristiani fu quella stessa cappelletta che ancora oggi si può visitare al centro del quartiere, rimasta intatta nonostante i bombardamenti delle due guerre mondiali.

Durante l'VIII e il IX secolo sorsero a Lambrate due monasteri benedettini, di cui possiamo visitare oggi la chiesa di San Martino e la cascina Cavriana, dove l'abside della chiesa di Sant'Ambrogio è adibito a fienile. Con la distruzione del 1162 di Milano ad opera di Federico Barbarossa, Lambrate venne elevata al rango di "borgo imperiale", e qui vennero accolti i milanesi in esilio.

Con la dominazione spagnola, nel XVI secolo, viene costruita la prima industria bellica, la "Polveriera", che segnò la storia e la fortuna lambratese. Al suo posto fu costruita, sotto Mussolini, una delle sedi dell'istituto dei Martinitt. Gli Spagnoli trasformarono il borgo in feudo, promulgandone la vendita, e tale condizione persisterà fino all'arrivo di Napoleone Bonaparte, quando Lambrate venne redenta dagli antichi vassallaggi. Nel 1751 il comune fece registrare 592 residenti, mantenendosi stabile nel tempo, tanto che alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 gli abitanti erano ancora 600.[1] I limiti amministrativi vedevano Cimiano di Crescenzago a nord, San Gregorio Vecchio e Casa Nuova ad est, e i Corpi Santi a sud e ad ovest.[2]

In piena età napoleonica il comune di Lambrate, già inserito nel dipartimento d'Olona, nel 1808 venne soppresso ed aggregato al circondario esterno del comune di Milano.[3]

Con l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto nel 1815, il comune di Lambrate recuperò l'autonomia, e venne inserito nella provincia di Milano.[4] Il 17 gennaio 1841, con dispaccio governativo, furono aggregati a Lambrate i comuni di Casa Nuova e San Gregorio Vecchio,[5]. Nel 1850 il comune, con le frazioni di Cavriano, Casoretto, La Rosa, San Gregorio Vecchio, Aquabella (sic), Casone Bettolino, Malapianta e Casanova, contava 1444 abitanti.[6] Nel 1853 i residenti erano 1585.

All'unità d'Italia nel 1861, il comune di Lambrate contava 1621 abitanti,[7] saliti a 2001 nel 1881 e a 2795 nel 1901, per poi esplodere grazie alla rivoluzione industriale,contando 5399 cittadini nel 1911 e 8171 nel 1921.

Nel 1869 venne presa in considerazione la possibilità di incorporare Novegro nel municipio lambratese,[8] ma il progetto venne abbandonato prima della sua implementazione definitiva.[9]

Nel 1923 il comune di Lambrate, ormai rientrante nell'orbita della metropoli, venne soppresso ed aggregato al comune di Milano insieme ad altri dieci comuni.[10]

I luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Lambrate in origine era divisa in 2 parti:

  • Lambrate di sotto: le vie Conte Rosso (ex corso Vittorio Emanuele), Saccardo, Console Flaminio, Crespi, Pitteri.
  • Lambrate di sopra: le vie Dardanoni, Crescenzago, Rombon, Sbodio, Folli.

Frazioni:

  • Cascina Casone
  • Casoretto
  • Cascina Rosa
  • Cavriano
  • Cascina Oppio
  • Cascina S.Gregorio Vecchio
  • Cascina Bettola
  • Cascina Biblioteca
  • Cascina Ortica
  • Cascina S.Faustino
  • Cascina Acquabella
  • Villa Landa
  • Villa La Palazzetta
  • Mulino delle Torrette
  • Mulino Folla
  • Mulino Della Costa
  • Mulino Della Paglia
  • Mulino Polveriera
  • Mulino Lavanderia
  • Ortica

La Cappelletta[modifica | modifica wikitesto]

Molto probabilmente sede di culti pagani, fu poi convertito a Oratorio cristiano.

Quella che oggi si può vedere all'incrocio tra le vie Bertolazzi e Dardanoni è una cappelletta che già i Milanesi cacciati dal Barbarossa videro a Lambrate alla fine di marzo del 1162, come recitava una scritta sul primo pilastro di sinistra, oggi coperta dall'intonaco.

Essenzialmente senza variazioni per secoli, la storia della cappella incrocia quella dei due santi cugini Borromeo, Carlo e Federigo. Secondo gli esperti di materia manzoniana, Renzo Tramaglino avrebbe percorso la strada su cui sorge per raggiungere Trezzo d'Adda da Milano.

La Cappelletta non crollò nemmeno durante la seconda guerra mondiale, quando nella notte del 13 agosto 1943, una bomba forò il tetto e si adagiò sull'altare senza scoppiare; evento per il quale molti abitanti del quartiere gridarono al miracolo.

Lambrate e la ferrovia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1864 si inaugurò il primo tratto della ferrovia Milano-Brescia, la cosiddetta ferrovia "fernandea", in onore dell'imperatore Ferdinando I d'Austria, e che tagliava in due il comune di Lambrate all'altezza delle frazioni di Cavriano e Ortica.

Vicino alla chiesa dei santi Faustino e Giovita, sorse la prima stazione di Lambrate che ancora oggi si può vedere nei pressi del cavalcavia Buccari.

Il demanio fascista, nel 1926, espropriò grandi aree di terreni agricoli, per realizzare lo smistamento, lo scalo merci e la stazione ferroviaria di piazza Bottini, sede dell'attuale stazione Sul prosieguo della linea per Venezia, dopo il quartiere Ortica venne poi realizzato lo Scalo di Milano Smistamento, uno dei più importanti d'Italia, dotato anche di un grande deposito di locomotive e di officina ferroviaria.

Il Parco Lambro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1934, con l'acquisto della cascina San Gregorio Vecchio, dei mulini delle Torrette e dei relativi terreni da parte del Comune di Milano, nacque il Parco Lambro. Successivamente vennero acquistate cascina Biblioteca e cassinetta San Gregorio.

Ortica e Cavriano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ortica (quartiere di Milano) e Cavriano.

I due quartieri sono oggi divisi dalla linea ferroviaria, ma precedentemente si trattava di una sola compagine, nota come Cavriano. L'Ortica era un'osteria del paese di Cavriano, che divenne così famosa che il proprio nome sostituì col tempo quello del paese stesso. Oggi l'antica osteria dell'Ortica è conosciuta come "Gatto Nero".

Nel 1014 la località Cavriano è attestata, prima da una carta secentesca del Claricio e in seguito dal Catasto Teresiano del (1760), come nucleo rurale a est di Milano. Antichi documenti testimoniano che apparteneva al monastero cittadino di Santa Maria Valle.

La Cascina si presenta come un insieme di più corti aggregate, attraversate dalla strada che collega Monluè a Lambrate. L'edificio principale è la villa padronale che contiene alcune caratteristiche di notevole interesse storico e artistico. Un portico del 1600 a tre arcate sopra le quali è tuttora presente il simbolo di una Colomba che reca un ramoscello d'ulivo, stemma dell'Ospedale Maggiore di Milano, cui la cascina è appartenuta per secoli, fino agli anni settanta. Un altro edificio che ne faceva parte era una chiesa dedicata a Sant'Ambrogio, attiva nel 1180, poi abbandonata nel '700. Quel che rimane è l'abside inserito nella cascina stessa. Le abitazioni dei salariati, i rustici e la stalla con sovrastante fienile chiudono il complesso.

Oggi la Cascina è di proprietà del Comune di Milano e rimane ancora gestita dalla famiglia Colombo, conduttori da 265 anni e otto generazioni. Il fatto che agli orfani dell'Ospedale Maggiore di Milano venisse dato quasi sempre il cognome di "Colombo" può suggerire un verosimile collegamento.

La cascina è tuttora in funzione; vanta un abbeveratoio e un fienile molto interessanti, conservando la loro struttura originaria, e una loggia cinquecentesca, nascosta nel fondo della corte, rimasta intatta nel tempo.

Lambrate e i Martinitt[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine degli anni venti, sull'area della vecchia Polveriera spagnola divenuta cascina, si cominciò a costruire, su progetto dell'ingegnere Lodigiani e dell'architetto Alpago, la nuova sede dei Martinitt, istituzione fondata nel XVI secolo da Girolamo Emiliani.

Dopo aver occupato varie sedi, non ultima quella di porta Tosa, dove i Martinitt scrissero pagine gloriose delle cinque giornate di Milano, arrivarono a Lambrate presso la sede di via Pitteri, inaugurata il 24 ottobre 1932 da Benito Mussolini e dalle autorità cittadine.

Lambrate, l'Innocenti e la Lambretta[modifica | modifica wikitesto]

La Innocenti SpA - azienda metalmeccanica fondata negli anni '30 dedita alla produzione di grandi impianti, motociclette ed autovetture - dopo la seconda guerra mondiale aveva diversificato la sua produzione, eminentemente bellica, e iniziò la costruzione della fortunata Lambretta, che nel 1950 raggiungerà la produzione-record di 100.000 esemplari l'anno.

La stessa azienda però cesserà definitivamente la produzione nel settore motociclistico nel 1971, nel settore automobilistico nel 1993 e nel settore meccanico (tuttora esistente) venne collocata fuori da Lambrate nel 2012. Oggi al posto degli stabilimenti sorge un nuovo quartiere residenziale ed è stato creato il Parco dell'Acqua.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Stazione ferroviaria di Milano Lambrate.

Lambrate è servita dall'omonima fermata della metropolitana, che funge da interscambio con la stazione di Milano Lambrate permettendo un facile collegamento col resto della città e la provincia tramite i treni della linea S9 del servizio ferroviario suburbano e le linee regionali di Trenitalia. Altre fermate della metropolitana sono nelle immediate vicinanze.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lambrate
  2. ^ Archivio di Stato di Milano, mappa del comune censuario di Lambrate.
  3. ^ Decreto 9 febbraio 1808
  4. ^ Notificazione 12 febbraio 1816
  5. ^ Prospetto aggregazioni di comuni 1842
  6. ^ Angelo Bianchi-Giovini, Massimo Fabi, Dizionario corografico della Lombardia, Milano, Gius. Civelli 1850, p. 400.
  7. ^ Censimento 1861
  8. ^ Regio Decreto n° 4817 del 7 gennaio 1869, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 43 del 12 febbraio 1869
  9. ^ Regio Decreto n° 5178 del 21 giugno 1869, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 204 del 28 luglio 1869
  10. ^ Regio Decreto 2 settembre 1923, n. 1912, art. 1

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV. STORIE INDUSTRIALI Passato e presente nel sud est di Milano, Quattro ed. Milano, 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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