Battaglia di Campomalo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Battaglia di Campomalo
Data1036
LuogoCampomalo, Lodi, Italia
EsitoIncerto, lieve superiorità del fronte di Lodi, Pavia e Cremona
Schieramenti
Comandanti
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Campomalo, località nei pressi di Lodi difficilmente identificabile, fu uno scontro avvenuto nel periodo dell'espansione della potenza della città di Milano, nella prima metà dell'XI secolo, ai danni delle altre città lombarde.

Nel 1035 era scoppiata a Milano una vera e propria rivoluzione (Wipone, biografo di Corrado II il Salico, la definisce magna confusio): ci fu uno scontro tra l'arcivescovo Ariberto d'Intimiano e i feudatari maggiori (i capitanei) da una parte, e i vassalli minori (i valvassori) dall'altra. I feudatari minori si sentivano minacciati dal potere sempre crescente di Ariberto e si ribellarono a lui. Inizialmente essi dovettero soccombere e uscire dalla città; ma a questo punto strinsero alleanza con loro tutti i nemici che Ariberto si era creato, in particolare gli abitanti del Seprio, della Martesana, e le città di Pavia, Cremona e Lodi, che si sentivano minacciate dall'espansionismo sempre più aggressivo di Milano.

Si giunse così alla battaglia di Campomalo: fu uno scontro dai risultati incerti, ma l'uccisione di un potente alleato di Ariberto, il vescovo di Asti Alrico, segnò certamente un punto a svantaggio di Ariberto.

I feudatari minori, riuniti nella Motta, fecero appello all'imperatore Corrado contro Ariberto e i maiores. Corrado II, convinto che ormai Ariberto costituisse un pericolo anche per l'autorità imperiale, in quanto stava accentrando nelle proprie mani troppo potere, scese in Italia. Dopo alcuni colloqui con i rappresentanti della Motta, Corrado fece incarcerare Ariberto in una fortezza vicino a Piacenza. Dopo circa un mese, Ariberto riuscì a fuggire, fece ritorno a Milano dove venne accolto da trionfatore. Il gesto di Corrado era stato visto come un insulto a Milano, e la solidarietà cittadina ebbe la meglio: tutte le parti, compresi i valvassori, si riaccostarono all'arcivescovo, che armò la popolazione e fortificò la città in previsione dell'assedio che, in effetti, poco dopo Corrado iniziò.

In questo contesto Corrado emise una disposizione cui i minores, i valvassori inizialmente schierati contro Ariberto, aspiravano: con la Constitutio de feudis (8 maggio 1037) i valvassori ottenevano l'ereditarietà e l'inalienabilità delle loro terre e dei loro titoli.