Olimpio (magister officiorum)

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Olimpio (latino: Olympius; ... – 409/410) fu un membro della corte imperiale sotto l'imperatore d'Occidente Onorio; causò la caduta e la morte del generale Stilicone.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cristiano[1][2] e originario della regione del Mar Nero,[3] dovette la sua segnalazione all'imperatore al generale di origine vandala Stilicone;[4] cionondimeno, fu Olimpio a progettare la caduta di Stilicone[5] e fu responsabile della sua morte.[4]

Nel 408, anno in cui ricopriva una carica a palazzo,[3] incitò alla rivolta le truppe romane di stanza a Ticinum, a seguito della quale, il 13 agosto di quell'anno, molti ufficiali che erano legati a Stilicone trovarono la morte.[6] Inviò poi l'ordine di arrestare Stilicone alle truppe di stanza a Ravenna;[7] il generale fu arrestato e messo a morte il 22 agosto.[8]

Dopo la morte di Stilicone, Olimpio divenne il personaggio più potente alla corte imperiale: prese per sé il rango di Magister officiorum[9] (a Ticinum era morto anche il suo predecessore, Nemorio) e mise dei propri uomini alla guida dell'amministrazione civile[10] e dell'esercito,[11] dai quali allontanò gli uomini legati al defunto generale, perseguitandoli.[12]

Agostino d'Ippona, che era al corrente della sua promozione a magister officiorum ma non ne conosceva le circostanze, gli scrisse due lettere, nella seconda delle quali chiedeva la conferma della legislazione anti-donatista.[1]

Il comandante goto Alarico, legato da vincoli militari a Stilicone, assediò prima Ravenna, inutilmente, e poi Roma; all'inizio del 409 alcuni inviati del Senato romano si recarono dall'imperatore a Ravenna, chiedendo di accettare le condizioni di Alarico per togliere l'assedio. Olimpio, oppositore del dialogo coi Goti, riuscì a far fallire questo tentativo diplomatico[13] (due degli inviati del Senato, Ceciliano e Prisco Attalo, furono nominati Prefetto del pretorio d'Italia e Comes sacrarum largitionum, rispettivamente, per volere di Olimpio).[14] Poco tempo dopo, inviò uno squadrone di 300 Unni contro i Goti di Ataulfo, 1.000 dei quali perirono nello scontro nei pressi di Pisa.[15] Qualche tempo dopo, però, dietro consiglio degli eunuchi di corte fu deposto; trovò riparo in Dalmazia.[2]

Qualche tempo dopo, tra il 409 e il 410, fu brevemente nominato Magister officiorum per la seconda volta, ma fu deposto ancora una volta e bastonato a morte per ordine di Costanzo per il suo coinvolgimento nella caduta di Stilicone.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Agostino d'Ippona, Epistulae, 96-97.
  2. ^ a b Zosimo, v 46.1.
  3. ^ a b Zosimo, v 32.1.
  4. ^ a b Olimpiodoro, frammento 2.
  5. ^ Filostorgio XII.1.
  6. ^ Zosimo, v 32.2-7. Tra questi vi erano il prefetto del pretorio delle Gallie Limenio, quello d'Italia Macrobio Longiniano, il magister militum per Gallias Cariobaude, il magister officiorum Nemorio, il comes sacrarum largitionum Patroino, il comes domesticorum Salvio e il quaestor sacri palatii Salvio, il magister equitum Vincenzio e un anonimo comes rerum privatarum.
  7. ^ Zosimo, v 34.2.
  8. ^ Consularia Italica, s.a. 408; Zosimo, v 34.7.
  9. ^ Zosimo, v 35.1; Codex Theodosianus, XVI 5.42, datato 14 novembre 408.
  10. ^ Zosimo, v 35.1.
  11. ^ Zosimo, v 36.3. Tra questi vi erano Turpilione, Varanes e Vigilanzio.
  12. ^ Zosimo, v 35.2-3, 44.2.
  13. ^ Zosimo, v 44.1.
  14. ^ Zosimo, v 44.2.
  15. ^ Zosimo, v 45.6.
  16. ^ Olimpiodoro, frammento 8; Filostorgio, XII.1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Olympius 2", PLRE II, pp. 801–802.