Carlo Matteucci

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Carlo Matteucci
Carlo Matteucci.jpeg
Il senatore Carlo Matteucci nel 1853

Ministro della pubblica istruzione
Durata mandato 31 marzo 1862 –
8 dicembre 1862
Presidente Urbano Rattazzi
Predecessore Pasquale Stanislao Mancini
Successore Michele Amari

Dati generali
Università Università di Bologna e Universities Allied for Essential Medicines
Ritratto di Carlo Matteucci

Carlo Matteucci (Forlì, 20 giugno 1811Livorno, 24 giugno 1868) è stato un fisico, fisiologo e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era il figlio di Vincenzo Matteucci, fisico, e Chiara Folfi.

Sin da giovanissimo svolge ricerche di elettrochimica ed elettrofisiologia. Consegue la laurea in matematica all'Università di Bologna nel 1828. Per specializzarsi, l'anno seguente si reca in Francia, paese tra i più moderni d'Europa. Tra il 1829 e il 1830 studia all'École Polytechnique di Parigi, dove stringe amicizia con François Arago, Antoine-César Becquerel e Michel-Eugène Chevreul.

Tornato a Forlì nel 1830, inizia a studiare l'elettricità negli organismi viventi (Sulla contrazione provata dagli animali all'aprirsi del circolo elettrico in che trovansi, Forlì 1830) e svolge ricerche di fisica-chimica; riceve anche l'invito a collaborare alla Rivista delle scienze fisiche. In questi anni dimostra, indipendentemente da Michael Faraday, le leggi sull'elettrolisi, suscitando in Faraday un apprezzamento tale che lo scienziato inglese studierà l'italiano per poter corrispondere con Matteucci.

Nel 1834, su invito di Cosimo Ridolfi e di Leopoldo Nobili, decide di stabilirsi a Firenze, sperando di poter succedere a Nobili nella cattedra di Fisica sperimentale. Poiché ciò non avviene, l'anno successivo rientra a Forlì, dove, nel 1836, avvia un'attività di produzione di colle e concimi. Fallita però quest'attività, accetta, l'anno dopo, di dirigere la farmacia dell'ospedale di Ravenna.

Per interessamento dello scienziato berlinese Alexander von Humboldt, nel 1840 il granduca Leopoldo di Toscana gli assegna la cattedra di Fisica sperimentale all'Università di Pisa, ospitandolo alla Villa di Corliano. Qui conosce la scozzese Robinia Young, cui si unisce in matrimonio.

Nel 1844 è, a Pisa, tra i fondatori de Il Cimento, giornale di fisica, chimica e storia naturale[1], rivista scientifica che nel 1855 diventa il Nuovo Cimento, organo della Società italiana di fisica dal 1897. Inoltre, nel 1841 ottiene l'appoggio del Granduca Leopoldo per la costruzione di un "nuovo teatro di fisica" (attuale Palazzo Matteucci), completato nel 1844.

I moti del 1848 lo vedono interessato partecipe: si schiera per l'indipendenza d'Italia e si fa sostenitore dell'intervento del Granducato a sostegno dell'esercito di Carlo Alberto di Savoia. L'esito negativo della prima guerra d'indipendenza lo riconsegna totalmente agli studi.

Nel 1856 dà alle stampe un libro in cui espone le sue tesi politiche, L'Italia dopo la pace di Parigi, nel quale critica la soluzione unitaria ed espone l'idea degli stati confederali. Quando i Ducati emiliani, le Legazioni pontificie e poi la Toscana vengono annessi al Regno di Sardegna (1859), si fa sostenitore del progetto federalista. Accetta il processo di unificazione della Penisola attuato dai Savoia, ma rigetta la formula dello stato accentratore, perché non porta le stesse garanzie di pluralismo e di autonomia che invece, nella sua opinione, sono meglio realizzate nel modello federalista di organizzazione dello stato.

Nel 1859-60 pubblica alcuni articoli nella rivista Révue des deux mondes in cui spiega quali dovranno essere i compiti del potere centrale e che cosa, invece, spetterà agli enti territoriali nel nuovo "Regno unito" che i Savoia stanno creando in Italia. Carlo Cattaneo recensisce positivamente i suoi articoli nella rivista da lui fondata, Il Politecnico[2]. Dalle colonne della sua rivista, Cattaneo lo invita a riformare gli studi ginnasiali e scientifici in Italia, al fine di dare al Paese una propria identità culturale in campo tecnico e scientifico, da leggersi anche in chiave antiaustriaca[3].

Nel 1860 Matteucci viene nominato ispettore generale delle linee telegrafiche e senatore del Regno di Sardegna: in questa veste è relatore del progetto di legge che prevede l'assunzione della carica di re d'Italia per Vittorio Emanuele II[4].


Nel 1862 diventa Ministro della pubblica istruzione del Regno d'Italia (governo Rattazzi). Durante il suo mandato elabora un progetto per organizzare la scuola pubblica su più livelli: statale, provinciale[5] e comunale. Dal 1865 al 1868 a Matteucci viene affidata la direzione del Reale Museo di fisica e storia naturale di Firenze; in questo breve periodo afferma un'idea di museo funzionale alla didattica, dove l'aspetto più propriamente storico e culturale appare meno rilevante. Nel 1866 diventa membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, di cui sarà presidente dal 1866 al 1868.

Documentazione archivistica relativa a Matteucci può essere rintracciata presso gli archivi della Accademia nazionale delle scienze detta dei XL[6] e presso la biblioteca del Museo Galileo[7].

Studi e ricerche[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1830, sotto l'influenza dei risultati di Luigi Galvani (1737-1798), sviluppa un programma di ricerche di elettrochimica ed elettrofisiologia, settori di cui viene considerato un precursore. Ebbe il merito di aver scoperto per primo la corrente muscolare, ossia il fenomeno elettrico connesso allo sforzo muscolare.

Questi studi lo conducono a formulare autonomamente le leggi dell'elettrolisi e a scoprire la corrente elettrica muscolare.

Il 30 giugno 1847 avvia con successo la prima linea sperimentale telegrafica italiana, tra Pisa e Livorno.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1842 l'Accademia francese delle scienze gli conferì il Prix Montyon per la fisiologia sperimentale e nel 1844 gli fu assegnata dalla Royal Society di Londra la Medaglia Copley per le sue ricerche sull'elettricità animale.

Intitolazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio Medaglia Matteucci dell'Accademia Nazionale delle Scienze (Roma), istituito nel 1870 "per premiare rilevanti contributi al progresso della scienza apportati con opere o scoperte da fisici italiani e stranieri"[8].
  • A lui sono intitolate le scuole superiori "Istituto Tecnico e Geometri Carlo Matteucci" a Roma, con sede in Via delle Vigne Nuove 262,[9] e "Istituto Tecnico Economico Carlo Matteucci" nella sua città natale di Forlì, con sede in Via Filippo Turati 9.[10]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire (Granducato di Toscana)
Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana)
Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Lezioni di fisica, 1850

Matteucci fu l'autore di vari trattati:

  • Lezioni di fisica (2 volumi, Pisa, 1841)
  • Lezioni sui fenomeni fisico-chimici dei corpi viventi (Pisa, 1844)
  • Lezioni di fisica (3ª edizione, Pisa, 1847, "Interamente rifusa ed ampliata di nuove lezioni")
  • Manuale di telegrafia elettrica (Pisa, 1850)
  • Cours spécial sur l'induction, le magnétisme de rotation, ecc. (Paris, 1854).
  • Trattato dei fenomeni elettrofisiologici degli animali (1844)
  • Lezioni di fisica, Pisa, Pieraccini, 1850.
  • Corso di elettrofisiologia (1857)
  • Corso di elettro-fisiologia, Torino, Castellazzo e Vercellino, 1861.

Egli scrisse numerosi articoli pubblicati sulle Annales de chimie et de physique (1829-1858); di particolare interesse storico:

  • Carlo Matteucci (1842): Sur un phenomene physiologique produit par les muscles en contraction, Ann. Chim. Phys., 6, pp. 339–341.

Gran parte di questi lavori sono apparsi anche su riviste scientifiche italiane. Tutti questi scritti riguardano fenomeni elettrici come rotazione della luce dovuta a campo magnetico, azione delle batterie a gas, effetti della torsione sul magnetismo, polarizzazione elettrica degli elettrodi.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Cimento" è sinonimo di esperimento. Nell'italiano settecentesco e ottocentesco, il termine era più usato di oggi.
  2. ^ Prefazione al volume IX-1860.
  3. ^ Carlo Cattaneo, Gaetano Salvemini, Le più belle pagine, su books.google.it, p. 224. URL consultato il 7 giugno 2018.
    «Sul riordinamento degli studi scientifici in Italia. Letterina al senatore Matteucci, in "Il Politecnico", xii, 1862, pag. 61-7/, ora Scritti politici, III, p. 111-28.; Dell'istruzione ginnasiale in Lombardia, "Il Politecnico", II, 1839, p. 185-90, ora Scritti politici, III, p. 58-64; La nuova legge sul pubblico insegnamento, "Il Politecnico", VIII, 1860, p. 115-23, ora Scritti politici, I, p. 201-+8»
  4. ^ Fondo Commissioni per i disegni di legge, Disegni di legge, Leg. VIII, ses. I, ddl n. 1, S. M. il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d'Italia, in MemoriaWeb - Trimestrale dell'Archivio storico del Senato della Repubblica - n. 33 (Nuova Serie), marzo 2021].
  5. ^ Per "province" Matteucci intende gli stati pre-unitari, concetto che anticipa quello odierno di "regione".
  6. ^ Scheda relativa a Matteucci negli Archivi del Novecento [collegamento interrotto], su catalogo.archividelnovecento.it.
  7. ^ Inventario delle Carte Matteucci presso la biblioteca del Museo Galileo (PDF), su opac.museogalileo.it. Documenti relativi a Matteucci sono inoltre presenti all'interno dell' Archivio del Reale Museo di fisica e storia naturale di Firenze, su museogalileo.it. conservato anch'esso dalla biblioteca del Museo Galileo
  8. ^ Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, Medaglia "Matteucci". Archiviato il 15 novembre 2011 in Internet Archive.
  9. ^ Copia archiviata, su itcmatteucci.it. URL consultato il 20 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2018).
  10. ^ Copia archiviata, su itematteucci.gov.it. URL consultato il 3 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2018).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte di questo testo proviene dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in Italia, pubblicata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0, opera del Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza (home page)
  • Nicomede Bianchi, Carlo Matteucci e l'Italia del suo tempo, Torino, F.lli Bocca librai, 1874.
  • Gustav Heinrich Wiedemann, Lehre von Galvanismus und Elektromagnetismus, Braunschweig, Druck und Verlag von Friedrich Vieweg und Sohn, 1863.
  • Raffaele Bernabeo, Carlo Matteucci (1811-1868): profilo della vita e dell'opera, con 10 documenti inediti, Ferrara, Università degli studi di Ferrara, 1972.
  • Clelia Pighetti, Carlo Matteucci e il Risorgimento scientifico, Ferrara, Università degli studi di Ferrara, 1976.
  • Antonio Carrannante, Carlo Matteucci (1811-1868) e la pubblica istruzione, in Cultura e scuola, n. 126, 1993, pp. 125-135.
  • Tra scienza e politica: Carlo Matteucci, in Nuova Civiltà delle macchine, vol. 17, n. 4, 1999, pp. 4-96.
  • Marco Piccolino, Carlo Matteucci (1811-1868): tra il Risorgimento dell'Italia e la rinascita dell'elettrofisiologia, in Memorie scientifiche, giuridiche, letterarie (Accademia nazionale di scienze lettere e arti di Modena), vol. 14, n. 1, 2011, pp. 261-318.
  • Fabio Toscano, Per la scienza, per la patria: Carlo Matteucci, fisico e politico nel Risorgimento italiano, Milano, Sironi, 2011, ISBN 978-88-518-0137-3.
  • Aristide Calani, Carlo Matteucci, in Il Parlamento del Regno d'Italia, Milano, 1860.

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