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Ordine di Santo Stefano papa e martire

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Disambiguazione – Se stai cercando l'ordine della corona ungherese, vedi Ordine reale di Santo Stefano d'Ungheria.
Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo ordine cavalleresco, vedi Ordine di Santo Stefano papa e martire (1971- / 2001-).
Ordine di Santo Stefano papa e martire
Insigne sacro e militare ordine di Santo Stefano papa e martire
L'insegna dell'Ordine

Granducato di Toscana
TipologiaOrdine religioso-cavalleresco
Statuscessato
IstituzioneFirenze, 15 marzo 1562
Primo capoCosimo I de' Medici
CessazioneSalisburgo, 17 gennaio 1908
GradiCavaliere di Gran Croce
Commendatore
Cavaliere
Precedenza
Ordine più alto-
Ordine più bassoOrdine del Merito sotto il Titolo di San Giuseppe
Nastro dell'ordine

L'Ordine di Santo Stefano papa e martire (anche noto come Insigne sacro e militare ordine di Santo Stefano papa e martire) era un ordine cavalleresco, di natura religiosa, fondato nel 1562 da Cosimo I de' Medici, primo Granduca di Toscana, divenendo l'onorificenza granducale più importante, fino al 1859, quando il Granducato fu conquistato ed annesso dai Savoia.

Cosimo I de' Medici.

Cosimo I de' Medici, primo Granduca di Toscana, per perseguire gli ambiziosi progetti che si era prefisso si avvalse di un Ordine equestre, sacro, militare e marittimo riservato ai fedelissimi alla sua dinastia. Il 1 ottobre 1561 il papa Pio IV emanò il “Dilecto Filio”, erigendo ed istituendo di fatto la “Religione” del Duca, che fece redigere a Firenze degli Statuti simili a quelli di Ordini già esistenti, in particolare l'Ordine di Malta, adottandone la croce ottagona, ma invertendone i colori[1].

Il 1 febbraio 1562 Pio IV con la Bolla “His quae Pro Religionis Propagatione” approvò gli Statuti e il 15 marzo consacrò l’Ordine sotto la regola Benedettina e la protezione di Santo Stefano Papa e Martire, conferendo a Cosimo I de’ Medici e ai suoi discendenti il titolo e l’abito di Gran Maestro. Il nuovo ordine fu intitolato a Santo Stefano I papa e martire, il cui papato durò dal 254 al 257, poiché nell'anniversario della sua morte, 2 agosto, le truppe medicee compirono due vittorie importanti: nella Battaglia Scannagallo del 1554, e quella di Montemurlo, combattuta nel 1559. Emblema dell'Ordine era una croce rossa in campo bianco. I gradi dell'ordine, dopo il Gran maestro, erano Commendatore maggiore, che aveva funzione di luogotenente, il Gran contestabile, al quale era affidato il comando delle truppe da sbarco, e l'Ammiraglio. Questi dignitari, dai quali dipendevano i priori e i balì, insieme con alcuni cavalieri nominati dal Gran maestro o dal Capitolo generale, formavano il Consiglio dei dodici che aveva il governo dell'Ordine [2].

Lo stesso argomento in dettaglio: Marina del Granducato di Toscana.
Raffigurazione di un'unità della Marina dell'Ordine di Santo Stefano.
Stemma del Granducato con la croce rossa dell'ordine stefaneo.

L'amministrazione era diretta da un Conservatore generale, e alle spese si provvedeva con le decime del clero e con contributi dei cavalieri stessi. Questi erano divisi in tre categorie: militi, ecclesiastici e serventi. All'atto dell'ammissione dovevano prestare tre voti: di carità, di castità (ossia fedeltà) coniugale e di ubbidienza. La sede dell'Ordine fu a Pisa, nella piazza che prese il nome. dai cavalieri. Nel Palazzo, costruito dall'architetto Vasari, i militi trovavano una vera accademia nautica, che dava loro tutto l'addestramento necessario. Gli statuti dell'Ordine, approvati da Papa Pio IV, erano modellati su quelli dell'Ordine di Malta. Il Granduca Ferdinando I ne fece una revisione e li pubblicò nel 1559. Si ebbe poi una nuova revisione per opera di Ferdinando II nel 1665 ed e una terza durante la reggenza dei Lorena, ovvero nel 1746.

Le prime unità della flotta stefaniana furono costruite a Pisa, ma poi si vennero trasferite all'arsenale di Livorno, che aveva aumentato la sua efficienza sotto la direzione di Dudley. Non si può fare una netta distinzione tra marina granducale e marina dell'Ordine; al tempo di Cosimo I, l'una era in completa decadenza, e l'altra ebbe il duplice compito, religioso ed economico, quindi di fermare la diffusione della fede musulmana e di liberare il commercio mediterraneo dalla minaccia permanente dei pirati turchi. Dodici navi stefaniane, sotto bandiera pontificia ma con equipaggi dell'Ordine, combatterono a Lepanto. Dopo alcuni anni dì riorganizzazione la flotta ebbe il suo periodo di più gloriosa attività, dal 1587 al 1609, durante il governo di Ferdinando I, sotto la guida dell'Ammiraglio Iacopo Inghirami, che si distingue nell'espugnazione della Prevesa, avvenuta nel 1605, e nell'impresa di Bona del 1607. L'esempio dell'Inghirami fu seguito dai suoi successori, Giulio Barbolani di Montauto, che nel 1626 forzò i Dardanelli, Lodovico da Verrazzano e Camillo Guidi. Così nel secolo XVII l'Ordine contribuì validamente a frenare l'audacia musulmana e riaffermò il prestigio dell'Italia nel Mediterraneo.

Galere di Santo Stefano.
Ferdinando III di Toscana.

Ma dopo la morte di Ferdinando I di Toscana e specialmente con Ferdinando II, la marina stefaniana andò decadendo. Gli Asburgo-Lorena, saliti al trono mediceo nel 1737 a seguito della morte di Gian Gastone, riorganizzarono la forza navale dell'Ordine, ma i trattati firmati con i Turchi, a metà del XVIII secolo, le operazioni militari della marina terminarono. La marina stefanea possedeva un ricco patrimonio cartografico, specialmente l'Atlante nautico del Cavallini del 1688. L'Ordine fu soppresso dai francesi nel 1809, per poi essere ripristinato nel 1814 quando Ferdinando III di Lorena ritornò nel Granducato e con motu proprio del 15 agosto 1815, ripristinò l'Ordine stefaniano riformandolo con successivo decreto del 22 dicembre 1817. Venne nuovamente soppresso nel 1859, quando il Granduca Ferdinando IV fu costretto a lasciare Firenze, con l'annessione della Toscana ai Savoia. Il 20 dicembre 1866 la dinastia Asburgo-Toscana sparì confluendo definitivamente nella Casa Imperiale d'Austria, che accolse anche l'ultimo Granduca ed i membri della famiglia asburgica toscana. A Ferdinando fu permesso di mantenere il suo titolo vita natural durante, che cesserà nel 1908, mentre i figli divennero Arciduca o Arciduchesse d'Austria, non acquisendo mai il titolo di Principi o Principesse di Toscana essendo nati dopo il dicembre 1866 [3]. Nel 1870 Ferdinando IV abdicò ai diritti di pretendente al Granducato di Toscana a favore dell'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria [4][5][6][7][8][9][10] e pertanto con lui cessò ogni pretesa politica sulla Toscana, per tutti i discendenti di Leopoldo II [11]. Dopo la Pace di Vienna, il 20 dicembre 1866, Ferdinando IV rinunciò ufficialmente alla separazione della casa di Toscana da quella imperiale, per sé e per i propri discendenti ed agnati. Lo stesso giorno, lui e sua figlia, unica nata all'epoca, e suo fratello, con tutti i rispettivi futuri discendenti, furono riassorbiti nella Casa imperiale austriaca, decretando la fine dell’autonomia della Casa di Toscana come dinastia indipendente.[12] Il Gran Magistero dell'Ordine di Santo Stefano cessò invece con la morte di Ferdinando IV [13]. Francesco Giuseppe I aveva infatti proibito, dopo la morte del granduca Ferdinando IV, avvenuta nel 1908, di assumere i titoli di granduca o di principe o principessa di Toscana; nessuno dei figli dell'ultimo Granduca nati dopo il 1866 si intitolò principe o granduca di Toscana né, correttamente, prese possesso degli estinti ordini dinastici già conferiti dai Granduchi di Toscana[14][15].

Palazzo dei Cavalieri a Pisa.
Gian Gastone, ultimo Granduca di Toscana della famiglia de' Medici.

L'amministrazione era diretta da un Conservatore generale, e alle spese si provvedeva con le decime del clero e con contributi dei cavalieri stessi. Questi erano divisi in tre categorie: militi, ecclesiastici e serventi. All'atto dell'ammissione dovevano prestare tre voti: di carità, di castità, ossia fedeltà, coniugale e di ubbidienza. Prima di venire arruolati nell’Ordine, gli insigniti dovevano seguire tre anni di noviziato, durante i quali venivano impartite nozioni di geometria, cosmografia, aritmetica, disegno, cartografia, storia, pratica delle armi da punta e da fuoco. Veniva inoltre provato l’imbarco su una galea dell’Ordine. La carica di Gran Maestro spettava al Granduca di Toscana, prima de' Medici e poi Asburgo-Toscana, Il governo interno era retto da un Capitolo generale, cioè l’assemblea di tutti i Cavalieri tenuta a scadenza triennale, da un consiglio provinciale e dal consiglio dei Cavalieri composto inizialmente di dodici membri, per poi venire ridotti alle cinque grandi cariche. Nella pratica però l’autorità si concentrava nelle mani dell’auditore, scelto direttamente dal sovrano, e poi subordinatamente ai Cavalieri di Gran Croce, i grandi dignitari dell’Ordine specializzati in vari settori organizzativi.

Ferdinando II di Toscana.

La sede dell'Ordine fu a Pisa, nella piazza che prese il nome. dai cavalieri. Nel Palazzo, costruito dall'architetto Vasari, i militi trovavano una vera accademia nautica, che dava loro tutto l'addestramento necessario. Gli statuti dell'Ordine, approvati da Papa Pio IV, erano modellati su quelli dell'Ordine di Malta. Il Granduca Ferdinando I ne fece una revisione e li pubblicò nel 1559. Si ebbe poi una nuova revisione per opera di Ferdinando II nel 1665 ed e una terza durante la reggenza dei Lorena, ovvero nel 1746. Il 16 novembre 1859, con la formazione del Governo Provvisorio della Toscana, l'Ordine verrà nuovamente soppresso in quanto ordine cavalleresco di Stato, il cui Gran Magistero era strettamente connesso con la sovranità sul Granducato di Toscana o, almeno, con la sua pretensione per gli eventuali sovrani detronizzati. Taluni studiosi, male informati, hanno più volte richiamata l'attenzione sulla presunta incompetenza del Governo Provvisorio di Toscana a sopprimere un Ordine, sanzionato dinastico, da Bolle della Santa Sede: in realtà, nel passato accadde che a conferire l’Ordine di Santo Stefano non fossero né i Medici né gli Asburgo ma altra dinastia che aveva assunto il dominio degli antichi territori già appartenenti al Granducato di Toscana, a dimostrazione che si trattava di ordine di Stato e non dinastico. A tale proposito il professor Franz Pesendorfer, storico specializzato nella storia granducale della Toscana, ricorda come, durante il periodo del Regno d'Etruria, governato dai Borbone, l’ex granduca di Toscana, Ferdinando III Asburgo Lorena, pur cercando dall'esilio di far riottenere il trono ai suoi figli, non contestò mai che i Borbone assumessero il gran magistero stefaniano.

Nelle tante lettere che ci sono arrivate, non fece mai riferimento a questa questione, che all’epoca era considerata normale e non suscitava discussioni [16] Nel corso del tempo quindi il Gran Magistero dell'Ordine di Santo Stefano passò dai Medici agli Asburgo-Lorena (passaggio confermato da Papa Benedetto XIV con il breve “Praeclara Militiae” dell’8 giugno 1748), poi ai Borbone, come Re d'Etruria (ma senza una nuova approvazione papale, forse per i cambiamenti che avevano alterato la natura religiosa dell'Ordine), poi, di nuovo, agli Asburgo-Lorena (non bollata) e poi alla linea imperiale degli Asburgo-Lorena (nel 1870, non bollata), che ne affidò subito la gestione al precedente Gran Maestro Ferdinando IV come ricordano varie fonti a stampa[17]. Fu prevista dallo Statuto e da apposito Regolamento l’emanazione di speciali promesse di castità coniugale, carità e obbedienza (“professione stefaniana”), dalla quale però il Gran Maestro potette dispensare. Comunque, entro il 1961, anno della rinuncia alle pretese dinastiche e politiche di Ottone d'Asburgo-Lorena, allora capo di tutta la ex Casa sovrana degli Asburgo-Lorena, tutti i discendenti in linea maschile di Leopoldo II di Toscana, ultimo granduca di Toscana già effettivamente regnante sino al 1859, avevano rinunciato ai loro titoli e diritti dinastici [3][18]. Secondo l' “Offener Protokoll” o "Protocollo di Olten" dal luogo della firma, promulgato il 29 ottobre 1919 dall'imperatore Carlo d'Asburgo in accordo con i capi delle varie linee asburgiche, i firmatari della rinuncia ai diritti politici non erano neppure più membri della Casa Imperiale [19][20] La cessazione di un ordine cavalleresco non cancella, ovviamente, i gradi cavallereschi concessi ai cavalieri già nominati, che ne rimangono insigniti vita natural durante: tuttavia, persino negli annuari ufficiali del Vaticano si fece una distinzione grafica tra chi era stato nominato prima e dopo il 1870.

Nel 1870, la pretesa politica di sovranità sulla Toscana fu ceduta all’Imperatore che concesse al cugino Ferdinando IV di mantenere – vita natural durante che cesserà nel 1908 – il Gran Magistero dei tre Ordini toscani: anche in questa occasione, come già successe con i Borbone Re di Etruria, divenuti Gran Maestri dell’Ordine di Santo Stefano, il Papa non intervenne, a dimostrazione lampante che si trattava di ordine di Stato, legato alla sovranità. Nonostante l'estinzione del Gran Magistero nel 1908 con la morte di Ferdinando IV, ultimo Granduca di Toscana anche se mai regnante, e nonostante le rinunce ai diritti dinastici della linea toscana prima del 1961, negli anni 1971-1972 uno dei suoi discendenti, non primogenito [21], Goffredo d'Asburgo-Lorena, ignorando le rinunce di suo nonno Ferdinando IV ed, insieme, l'autorizzazione al conferimento degli Ordini dinastici toscani ottenuta personalmente da parte dell'Imperatore Francesco Giuseppe e solo ed esclusivamente sino alla morte dello stesso Ferdinando IV, che avverrà nel 1908, riprese a fare conferimenti dell'Ordine di Santo Stefano e degli altri Ordini cavallereschi, già conferiti da Ferdinando IV e dai suoi predecessori nel governo del Granducato di Toscana, sotto la direzione di Giorgio Cucentrentoli creato nel contempo Conte di Monteloro dallo stesso Goffredo[22]. Si trattò, in realtà, di una nuova fondazione dell'Ordine di Santo Stefano papa e martire (1971- / 2001-) che copiava degli Statuti e parte delle insegne del vecchio ordine cavalleresco e che neppure potette invocare una continuità nel gran magistero non avendo nessuno dei figli di Ferdinando IV, e quindi Pietro Ferdinando, padre di Goffredo, rivendicato nulla circa il gran magistero degli ordini toscani[14][17].

L'ex primo ministro del Regno di Sassonia e I.R. ministro degli esteri e ministro della casa imperiale e reale Ferdinand von Beust (1809-1886) dichiarò: “La famiglia granducale toscana ha perso i suoi diritti sovrani a causa delle vicende politiche. Questo ramo della Famiglia Imperiale Austriaca è quindi naturalmente subordinato ai diritti e ai doveri di tutti gli altri membri dell'Altissima Famiglia Imperiale. I Granduchi Leopoldo e Ferdinando, così come i fratelli più illustri di quest'ultimo, sono quindi d'ora in poi solo da considerare come Arciduchi d'Austria e da trattare secondo lo Statuto dell'Altissima Famiglia del 3 febbraio 1839”[23][24].

Le classi dell'Ordine erano:

  • Priore di Gran Croce
  • Balì di Gran Croce
  • Commendatori
  • Cavalieri
Cavaliere
Commendatore
Balì/Priore di Gran Croce

La carica di Gran Maestro veniva attribuita al Granduca di Toscana.

Le insegne dell'Ordine stefaneo, in particolare la croce rossa, furono impiegate negli stemmi e nelle bandiera granducali di Toscana [25].

  1. Ordine di Santo Stefano, storia, su istituzionecavalieri.it.
  2. Treccani, Ordine di Santo Stefano fondazione, su treccani.it.
  3. 1 2 Annuario della nobiltà italiana», XXXIII edizione (2015-2020), a cura di Andrea Borella, Teglio, Annuario della Nobiltà italiana foundation trust, 2021, ISBN 9788894286106, volume I, pagine CCCLXXIII-CCCLXXXIV.
  4. Bernd Braun: Das Ende der Regionalmonarchien in Italien. Abdankungen im Zuge des Risorgimento. In: Susan Richter, Dirk Dirbach (Hrsg.): Thronverzicht. Die Abdankung in Monarchien vom Mittelalter bis in die Neuzeit. Böhlau Verlag, Köln, Weimar, Wien 2010, pagg. 251–266: “Questo profondo cambiamento fu reso evidente dal decreto imperiale del 3 ottobre 1866, con il quale il titolo di «Re di Lombardia-Veneto» fu cancellato dal «Grande Titolo» e i relativi stemmi nazionali furono rimossi dallo stemma di Stato. Ci vollero altri quattro anni prima che Ferdinando IV abdicasse nel 1870 a Lindau, sul Lago di Costanza, anche per chiarire le questioni patrimoniali ancora in sospeso“
  5. Benedikt, Heinrich, Kaiseradler über dem Apennin. Die Österreicher in Italien 1700 bis 1866. Vienna: Herold Verlag, 1964
  6. Karl Vocelka, Lynne Heller: Die private Welt der Habsburger: Leben und Alltag einer Familie, Styria, 1998, pag. 253, colonna I
  7. Das Haus Habsburg: Vorspann; Register; Quellen; Das Haus Alt-Habsburg; Das Haus Habsburg-Lothringen, Alois Jahn, Selbstverl, 2002, pag. 59, 65
  8. Weissensteiner, Friedrich: “Ein Aussteiger aus dem Kaiserhaus, Johann Orth: das eskapadenreiche Leben des Erzherzogs Johann Salvator : eine Biographie”, Österreichischer Bundesverlag, 1985, p. 20: ““Nando” aveva un carattere amabile, allegro, bonario. Raramente si presentava alla corte imperiale, non si intrometteva negli affari di stato e difficilmente causava seri problemi al monarca. Solo sulla questione dell’abdicazione come Granduca di Toscana si oppose a Francesco Giuseppe. Alla fine cedette. Nel 1870 firmò l’atto di abdicazione presentatogli dall’imperatore”
  9. Sigmund, Anna Maria: “Das Haus Habsburg, Habsburgs Häuser: Wohnen und Leben einer Dynastie”, Ueberreuter, ISBN 978-3800035816, 1 gennaio 1995, p. 163: “Nel 1870, su richiesta dell’imperatore Francesco Giuseppe, abdicò ufficialmente nell’interesse delle relazioni austro-italiane. Fino ad allora il granduca aveva mantenuto una corte enorme, composta prevalentemente da italiani.“
  10. Cassels, Lavender: “Clash of generations: A Habsburg family drama in the nineteenth century”, J. Murray, 1 gennaio 1973, p. 76: “For all practical purposes Ferdinand, now in the terminology of the Almanach de Gotha a ‘ci-devant regnant’ was the head of the family. ‘Nando’, a handsome amiable man, made his headquarters in excessively uncomfortable grace and favour apartments provided by the Emperor in Salzburg, and built himself a small villa at Lindau on Lake Constance. At first he refused to renounce his claim to Tuscany, an attitude which caused the Emperor, forced after Koniggratz to improve his relations with the King of Italy, considerable embarrassment. Finally, in 1870 Ferdinand yielded and signed an act of renunciation, whereby he retained the title of Grand Duke for his lifetime but promised never to return to Italy“
  11. Annuario della Nobiltà Italiana, XXXII edizione, 2014, parte I
  12. Egghardt, Hanne: “Habsburgs schräge Erzherzöge: Dem Kaiser blieb auch nichts erspart Gebundene Ausgabe”, 29 settembre 2008, Kremayr & Scheriau: “Ora gli arciduchi della casa degli Asburgo-Lorena-Toscana erano solo arciduchi austriaci. Erano inseriti nel sistema di approvvigionamento della famiglia imperiale, erano subordinati all’imperatore e dovevano richiedere il permesso per tutto fin nei minimi dettagli"
  13. Rivista Araldica, anno 1913, volume 11, pagina 381, Roma, Collegio Araldico: "Da informazione ufficiale assunta a Vienna togliamo quanto segue «A Sua Altezza I. R. il defunto Granduca Ferdinando IV di Toscana era stato permesso dall'Impero austro-ungarico e dagli Stati dell'Impero germanico, di conferire i tre Ordini toscani, inerenti alla Sovranità, che anche spodestato, rimase all'Augusto principe fino alla sua morte. Il titolo di Principe di Toscana fu solo autorizzato ai membri della famiglia granducale nati prima del 1866. Dopo la morte del Granduca (1908) tutti gli augusti figli del defunto dovettero solennemente rinunciare ad ogni qualsiasi diritto di cui personalmente ed eccezionalmente godeva il padre. Quindi il Gran Magistero dell'Ordine di S. Stefano per volontà di S. M. l'Imperatore e Re è terminato col defunto granduca, né più sarebbe accettato dagli augusti principi lorenesi"
  14. 1 2 Maurizio Reina de Jancour, Gli ordini cavallereschi «non nazionali» nella legge 3 marzo 1951 n. 178, Milano, Jouvence, 2020, ISBN 978-88-7801-734-4, pag. 348-361
  15. Santo Stefano con la caduta della monarchia toscana, su icocregister.org.
  16. Pesendorfer, Franz: "Il granduca Ferdinando III: la rinascita dell'Ordine di S. Stefano" in: L’ordine di Santo Stefano nella Toscana dei Lorena : atti del convegno di studi”, Pisa 19-20 maggio 1989, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 21, Roma, 1992, pagine 63-65: “il generale Gaultier, il 26 marzo 1799, ordinò a Ferdinando III di lasciare il paese entro 24 ore. Questi prese soltanto un quadro di Raffaello una Madonna con il Bambino Gesù; le insegne dell’Ordine del Gran Maestro, nella precipitosa partenza del Principe, rimasero al loro posto. Ferdinando III, anche durante i molti anni del suo esilio, non fece mai valere un suo diritto su di esse – e quindi sulla conduzione dell'Ordine – né durante il suo soggiorno a Vienna, e neppure quale principe elettore di Salisburgo e granduca di Würzburg. Il deposto granduca di Toscana della casa Asburgo-Lorena non protestò nemmeno quando Napoleone, il 4 ottobre 1801, a Firenze, fece consegnare al parmense principe ereditario Ludovico I, quale re d'Etruria, la Gran Croce di Gran Maestro, di Rettore della Chiesa dell'Ordine (chiesa conventuale); e allorché, dopo la precoce scomparsa del re il di lui figlio di soli quattro anni, Carlo Ludovico, sotto la tutela e la reggenza della madre Maria Luisa, il 12 giugno 1803 ricevette la Croce di Gran Maestro, il lorenese, dal suo esilio, non prese nuovamente alcuna posizione contraria. E’ questa una prova evidente che Ferdinando III subordinava la conduzione dell’Ordine alle funzioni della signoria toscana. I Borboni di Parma pensavano lo stesso. Che essi non portassero con sé le insegne di Gran Maestro, quando un ordine di Napoleone I nel dicembre 1807 li espelleva letteralmente dal paese, può chiarirsi con la partenza precipitosa. Ma anche negli anni successivi la Reggente, mentre tenacemente combatteva per il suo diritto sulla Toscana e, in occasione del Congresso di Vienna, contrastava a Ferdinando III la presa di possesso del paese, per accontentarsi solo anni dopo di Lucca e del suo diritto su Parma, non fece però, mai valere il titolo di Gran Maestro di suo figlio. Anche Maria Luisa nel 1817 non sollevò alcuna obiezione in nome del figlio quando Ferdinando III assunse di nuovo le funzioni di Gran Maestro. Tanto lei che il figlio Carlo Ludovico erano ben lontani dal tentativo di assumere dall’esilio in Francia, poi a Roma e, dopo la caduta di Napoleone, da Lucca, almeno nominalmente la conduzione dell’Ordine. Dopo la partenza dei Borboni e l’inserimento della Toscana nell’Impero francese, l’Ordine si trovò praticamente senza guida e, quindi condannato alla passività. Il sovrano del paese, Napoleone, attese più di un anno e mezzo, poi prese la decisione, con decreto del 9 aprile 1809, quando Elisa Baciocchi, l’ambiziosa sorella dell’Imperatore, già da tempo adempiva le funzioni di granduchessa. Si potrebbe pensare che la reggente fiorentina avesse visto di buon occhi suo marito, Felice Baciocchi, quale Gran Maestro. Ma il grande fratello non ne tenne in alcun conto, prova ulteriore del ruolo secondario della sorella Elisa. L'abolizione, disposta da Napoleone, avvenne senza ulteriori motivazioni, ma anche senza riguardi allo stato giuridico al quale l'Ordine doveva la sua esistenza. Infatti esso era nato grazie ad una iniziativa di Cosimo I ed era stata la più alta istanza della Chiesa cattolica, papa Pio IV, a convalidarlo il 1° febbraio 1562 e ad approvarne gli statuti"
  17. 1 2 «Annuario della nobiltà italiana», XXXIII edizione (2015-2020), a cura di Andrea Borella, Teglio, Annuario della Nobiltà italiana foundation trust, 2021, ISBN 9788894286106, volume I, pagine CCCLXXIII-CCCLXXXIV.
  18. Wolfram Bitschnau: Heimkehr der Habsburger. Der Kampf um das Ende der Landesverweisung. Ares, Graz 2005, ISBN 3-902475-09-9, pag. 23: “Da die Linie Toskana durchwegs eine Verzichtserklärung abgegeben hatte, war niemand aus dieser Linie des Landes verwiesen” = Poiché la linea toscana aveva presentato una dichiarazione di rinuncia, nessuno appartenente a questa linea fu espulso dal Paese» (II. Il caso Rudolph von Habsburg); pag. 37: “Gemäß dem Erkenntnis des VwGH vom 11. Feber 1980 waren von der Landesverweisung nur mehr diejenigen Habsburger betroffen, die bis dahin keine Verzichtserklärung abgegeben hatten und vor dem 10. April 1919 geboren waren. Sie betraf also nur mehr die Erzherzoge Felix (geb. 1916) und Carl-Ludwig (geb. 1918). = “Secondo la sentenza della Corte amministrativa suprema dell'11 febbraio 1980, l'espulsione dal territorio nazionale riguardava solo gli Asburgo che fino a quel momento non avevano presentato alcuna dichiarazione di rinuncia e che erano nati prima del 10 aprile 1919. Pertanto, l'espulsione riguardava solo gli arciduchi Felix (nato nel 1916) e Carl-Ludwig (nato nel 1918).
  19. Annuario della nobiltà italiana», XXXIII edizione (2015-2020), a cura di Andrea Borella, Teglio, Annuario della Nobiltà italiana foundation trust, 2021, ISBN 9788894286106, volume I, pagine CLXXXV-CLXXXIX
  20. Elisabeth Koväcs: Untergang oder Rettung der Donaumonarchie?: Die österreichische Frage - Kaiser und König Karl I. (IV.) und die Neuordnung Mitteleuropas (1916 - 1922), Böhlau, 2004 pag. 541. “quei membri della casa che hanno fatto la rinuncia richiesta dal governo austriaco non sono, per il futuro, eleggibili per la successione né fanno parte della Casa Arciducale. I fondi del Fondo per la Famiglia saranno versati in futuro solo ai membri della Casa Arciducale che hanno diritto alla successione”
  21. Almanach de Gotha, Justus Perthes, 1930
  22. Giorgio Cucentrentoli, Gli ultimi Granduchi di Toscana, Bologna, 1975
  23. Annuario della Nobiltà Italiana, XXXIII edizione, 2015-2020, parte I, pagg. CCCXL, citando: List, Joachim: “Beiträge zur Stellung und Aufgabe der Erzherzoge unter Kaiser Franz Josef I”, PhD tesi, inedita, vol. 1, Vienna, p. 225
  24. Georg Frölichsthal: Fürstenrechtliche Überlegungen zur Eigenständigkeit des Hauses Toscana, Heraldisch-Genealogische Gesellschaft ADLER, ZSA 32 (XLVI), 2024, pagine 227–238
  25. Bandiere degli Stati italiani preunitari: Toscana.
  • AA.VV. L'Ordine di Santo Stefano e l'amministrazione delle sue fattorie, Pisa, Ets, 1999.
  • AA.VV. Rivista Araldica, Roma, 1913.
  • AA.VV. Adler, Vienna, 1954.
  • Benedikt, Heinrich Kaiseradler über dem Apennin. Die Österreicher in Italien 1700 bis 1866", Vienna: Herold Verlag, 1964.
  • Bernardini, Rodolfo Il Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, Ordine dinastico-familiare della Casa Asburgo Lorena, Pisa, 1990.
  • Borella, Andrea Annuario della Nobiltà Italiana, XXXIII edizione (2015-2020), Annuario della Nobiltà italiana foundation trust, Teglio, 2021. ISBN 978-88-94286-10-6
  • Braun, Bernd "Das Ende der Regionalmonarchien in Italien. Abdankungen im Zuge des Risorgimento". In: Susan Richter, Dirk Dirbach (Hrsg.): Thronverzicht. Die Abdankung in Monarchien vom Mittelalter bis in die Neuzeit. Böhlau Verlag, Köln, Weimar, Wien 2010, pagg. 251–266
  • Ciano, Cesare Santo Stefano per mare e per terra. La guerra mediterranea e l'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano dal 1563 al 1716 (edizione bilingue in italiano e inglese), Pisa, CLD Libri, 2020. ISBN 978-88-7399-386-5
  • Cappelletti, Licurgo Storia degli Ordini Cavallereschi, ristampa anastatica, Sala Bolognese, 1981.
  • Cibrario, Giovanni Antonio Luigi: Descrizione storica degli ordini cavallereschi, 2 voll., Stabilimento Tip. Fontana, 1846.
  • Cibrario, Luigi Descrizione storica degli ordini cavallereschi antichi e moderni, Napoli 1894.
  • Cuomo, Franco Gli Ordini cavallereschi nel mito e nella storia, Roma 1992.
  • Cuomo, Raffaele Ordini Cavallereschi Antichi e Moderni, vol. II, Napoli, 1894.
  • Guadagnini Domenico, Guadagnini Enrico: Origine degli Ordini Cavallereschi. Storia degli Ordini Vigenti ed Estinti, Officine Grafiche Carlo Ferrari, Venezia, 1925.
  • Guarnieri, Gino L'ordine di Santo Stefano, Pisa, 1966.
  • Jahn, Alois " Das Haus Habsburg: Vorspann; Register; Quellen; Das Haus Alt-Habsburg; Das Haus Habsburg-Lothringen". Selbstverl, 2002.
  • Libertini, Domenico Dagli antichi cavalieri agli attuali ordini cavallereschi, Città di Castello 2009.
  • Moroni,Gaetano Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. LXX, Venezia 1854.
  • Reina de Jancour, Maurizio Gli ordini cavallereschi «non nazionali» nella legge 3 marzo 1951 n. 178, Milano, Jouvence, 2020. ISBN 978-88-7801-734-4
  • Sodi, Stefano e Renzoni, Stefano La chiesa di Santo Stefano e la piazza dei Cavalieri, collana Mirabilia Pisana, edizioni Ets, Pisa 2003.
  • Viviano Marchesi, Giorgio La Galeria dell'Onore ove sono descritte le segnalate memorie del Sagr'Ordine Militare di S. Stefano P. e M. e de' suoi Cavalieri..., Fratelli Marozzi, Forlì 1735.
  • Vocelka, Karl e Heller, Lynne "Die private Welt der Habsburger: Leben und Alltag einer Familie ', Styria, 1998, pag. 253, colonna I
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