Meneghino

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Meneghino
Meneghino - stampa ottocento.jpg
AutoreCarlo Maria Maggi
1ª app.1695
1ª app. inIl manco male
SessoMaschio
Luogo di nascitaMilano
Professioneservitore

Meneghino (in milanese Meneghin) è un personaggio del teatro milanese, divenuto poi maschera della commedia dell'arte. È identificato con la città di Milano.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Maria Maggi

Contrariamente alle altre maschere della commedia dell'arte, nate da caratterizzazioni dovute a singoli attori, il personaggio di Meneghino si formò alla fine del XVII secolo all'interno di commedie scritte da Carlo Maria Maggi[1] senza alcuna possibilità di improvvisazione da parte degli interpreti.[2]

Le commedie scritte da Maggi in dialetto milanese con il personaggio di Meneghino furono quattro.

  • Il manco male (1695) - Meneghino compare solo nel prologo e in alcune scene slegate dall'azione principale[3]
  • Il Barone di Birbanza (1696) - Polisema, ricca vedova, vorrebbe far sposare il figlio Polidoro con la Baronina, figlia del Barone di Birbanza, nobile in realtà spiantato; Meneghino è il servo sciocco di Polidoro[4]
  • I consigli di Meneghino (1697) - Meneghino è il servo di Fabio e gli fornisce consigli su come sottrarsi a un matrimonio deciso dal padre[5]
  • Il falso filosofo (1698) - In questa commedia Meneghino ha una parte notevole come servo di Pomponio, vecchio ricco e malato, raggirato da Cleante, filosofo forestiero[6]

Maggi scrisse anche Il Concorso de' Meneghini (1698-1699) incentrato sulla Abbazia dei poeti "meneghini". Meneghino comparve anche come protagonista di alcuni degli intermezzi teatrali.

Grazie al successo di queste commedie, Meneghino, senza maschera e senza trucco, sostituì nelle rappresentazioni Beltrame da Gaggiano (Baltramm de Gagian), figura più rozza[7] che rappresentava «un contadino goffo e incapace, che non sa mai trarsi d'impaccio».[8]

« Meneghino è un servitore ammogliato, carico di figli, affezionatissimo a' suoi padroni, virtuosamente ridicolo, onestamente codardo, operante ognora con una comica circospezione, e sempre ingannato dal primo furbo in cui si abbatte. Sul teatro Meneghino è il zimbello di tutti gli intrighi: e spande, per modo di dire, la sua dabbenaggine, la sua stupidezza sopra tutti gl'interlocutori. Fuori del teatro poi egli è ancora il protagonista di tutte le poesie locali; e sotto il nome di lui passano quasi sempre i racconti, le canzoni e le satire. »

(Giuseppe Ferrari[9])

Secondo alcune ipotesi il Maggi avrebbe derivato il Meneghino da Menghino, personaggio secondario de La Lena (1528) di Ludovico Ariosto oppure da Menego, contadino del Dialogo facetissimo (1528) del Ruzante; le caratteristiche del Meneghino sono però nettamente diverse.[10][2]

Altra ipotesi, ritenuta però non attendibile,[11] è la derivazione dall'opera Menecmi di Plauto, che tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo si trova tradotta in volgare come I Menechini anche in ambito milanese.[12]

Nome[modifica | modifica wikitesto]

(milanese)

« E mì interrogatus ghe responditt.
Sont Meneghin Tandœuggia,
Ciamæ par sora nomm el Tananan,
Del condamm Marchionn ditt el Sginsgiva;
Sont servitor del sior Pomponi Gonz,
C'al è trent agn che'l servj »

(IT)

« E io interrogatus[13] risposi:
Sono Meneghino Babbeo[14]
chiamato per soprannome il Ciampichino[15]
del fu[16] Marchionne detto il Gengiva;
sono servitore del signor Pomponio Gonzo
che servo da trent'anni »

(Meneghino si presenta in tribunale in Il falso filosofo (1698), atto III, scenza XIV[17])

Il nome Meneghino è diminutivo del nome Domenico (in milanese Domenegh o Menegh).

« Bondì messer Domenico; Che fate? »

(Pandora a Meneghino in Il manco male (1695), atto III, scena XII[18])

Secondo alcuni sarebbe da considerare come aggettivo sostantivato derivato dal latino dominicus con il significato di padronale, dominicale; ciò sarebbe dovuto all'uso diffuso tra il XVI secolo e il XVIII secolo da parte di alcuni "mezzi-signori" di avere un servitore solo per le domeniche o per particolari occasioni.[19]

Meneghino dopo Maggi[modifica | modifica wikitesto]

Domenico Balestrieri e la lengua meneghina[modifica | modifica wikitesto]

Domenico Balestrieri

All'inizio del Settecento dopo la morte del Maggi e con i cambiamenti dovuti alla nuova amministrazione austriaca, il personaggio sembrò sparire progressivamente.[20] Domenico Balestrieri si indicò come Meneghin Balestreri in Lagrime in morte di un gatto (1741) e nelle sue Rimm Milaness (1744).[21]

La notorietà di Meneghino tra i letterati alla metà del Settecento traspare da una disputa sull'uso del dialetto milanese in cui fu coinvolto lo stesso Balestrieri.

L'8 settembre 1759 il padre Paolo Onofrio Branda pubblicò a Milano un dialogo Della lingua toscana in cui esaltava il toscano rispetto agli altri dialetti e in particolare il milanese. Diversi scrittori si ritennero offesi e in pochi mesi furono pubblicati ben 64 stampati a favore o contro le affermazioni del Branda;[22] a seguito della degenerazione della contesa ci fu l'intervento del governo con il sequestro di alcune pubblicazioni e il divieto di ulteriori stampe.[23] Alcuni di questi testi furono pubblicati in milanese da Balestrieri, da Carlo Antonio Oltolina e da altri autori rimasti anonimi utilizzando spesso il nome "Meneghin" (Meneghin Gambus, Meneghin Boltriga, Meneghin Sgraffigna, Meneghin Tandoeuggia).[24]

Nei testi di replica Balestrieri riprese la Badia di meneghitt da Il Concorso de' Meneghini del Maggi, inserendovi il nuovo personaggio Sganzerlon,[25] come caricatura del Branda.[26] Egli in più punti indicò il milanese come lengua de Meneghin o lengua meneghina.

Giuseppe Parini scrisse un sonetto In morte di Domenico Balestrieri (1780), indicandolo come Meneghino e lodandone l'aver saputo fare sapiente uso del dialetto milanese.

Carlo Porta[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Porta

Pur utilizzato anche da altri autori, il personaggio di Meneghino fu rivitalizzato da Carlo Porta.

La prima pubblicazione del Porta fu El lava piatt del Meneghin ch' è mort (1792), in cui si presentava come il lavapiatti del defunto Meneghino, con riferimento al Balestrieri.[27] Successivamente scrisse Meneghin biroeu di ex monegh, Brindes de Meneghin all'ostaria e Meneghin Tandoeuggia a don Rocch Tajana.

Anche le caratteristiche di Giovannin Bongee con le sue disgrazie e di Marchionn con il suo lamento, sono assimilate a quelle di Meneghino[28] (Marchionn era anche il nome del padre di Meneghino secondo il Maggi).

I cambiamenti della società portarono però a diversità tra Maggi e Porta nel modo di porsi nei confronti della nobiltà: il primo, pur nella derisione di alcuni aspetti, aveva dei riguardi verso le figure nobili come donna Quinzia, il secondo invece «è senza pietà».[29]

Carlo Porta fu anche marginalmente coinvolto in una delle rappresentazioni teatrali con Meneghino. Nel 1818 Angelo Petracchi tradusse dal francese la commedia I capi sventati di François Andrieux;[30] volendo inserire però il personaggio milanese al posto del servitore Deschamps, chiese al Porta di rivedere la traduzione in dialetto delle battute di Meneghino.[31][32] La commedia fu rappresentata al Teatro alla Scala il 26 luglio 1818 come Il supposto morto, con Meneghino servo spiritoso in Parigi[33] e la parte di Meneghino venne interpretata da Gaetano Piomarta.[31] La commedia non ebbe successo.[32]

Il teatro[modifica | modifica wikitesto]

Stampa satirica dopo le Cinque giornate di Milano: Meneghino tira i colli all'Aquila bicipite asburgica esclamando: "Hai finito di beccarmi, regina del pollaio"

Nell'Ottocento il personaggio di Meneghino venne modificato anche in teatro, dove era noto come Meneghin Pecenna (Domenichino parrucchiere).

Prima ebbe notevole successo l'interpretazione di Gaetano Piomarta,[34] poi ci fu la trasformazione realizzata da Giuseppe Moncalvo (1781-1859) che creò una vera maschera della commedia dell'arte. Il Moncalvo inserì il Meneghino in ogni tipo di commedia, diede vita a improvvisazioni su temi del giorno, dando al personaggio una connotazione patriottica in particolare nel 1848.

« Moncalvo identificò sè stesso in Meneghino, gli diede il suo cuore, la sua pronta e sagace percezione, l'arguzia mordente, lo spirito di ribellione, l'inclinazione alla satira, la tendenza erotica e l'odio indomabile contro tutti gli stranieri in genere, contro gli Austriaci dominatori in ispecie.[35] »

Dopo il Moncalvo ne fu interprete Luigi Preda, seguito da pochi altri; il personaggio scomparve progressivamente dalle scene teatrali e rimase solo nel teatro delle marionette e dei burattini.[36]

« Cosi col mutare dei tempi e col mutare degli eventi, anche il tipo di Meneghino si modifica e trasforma: il servitore burlone vive ormai col suo secolo XIX, sente la voce della patria, e quando le campane del quarantotto suoneranno a stormo, egli sarà il combattente delle barricate; caduta la maschera grottesca, sarà l'uomo moderno, il pensatore e il martire. [...] Il Meneghino del Maggi, il Meneghino del Porta sono ormai tramontati, e noi li ammiriamo solo come splendide reliquie di un passato che più non torna. Anche Meneghino continuerà la sua evoluzione e si trasformerà: non più simbolo dell'antico ambrosiano, ma personificazione di questa nostra meravigliosa città, che fatta dalla posizione geografica non meno che dalla propria attività emporio internazionale di industrie e di traffici, si trasforma e si rinnovella al potente soffio della vita nuova.[37] »

Costume[modifica | modifica wikitesto]

Il costume attuale di Meneghino è simile a quello della maschera piemontese Gianduja, basato su quello modesto dei paesani dei primi del '700.[38]

  • Giacca: verde scuro inquartata, con fodera e orlatura e bottoni rossi
  • Panciotto: a fiori, anch'esso orlato in rosso
  • Calzoni: corti scuri
  • Calze: a righe in rosso
  • Scarpe: basse nere con fibbia

Non porta una maschera. Ha un parrucchino scuro con codino e il cappello nero di feltro, orlato di rosso, a tre punte.

Una versione meno nota, comprende una veste di tessuto bianco a maglia, lunghe calze verdi, una cintura e scarponi di cuoio.[39][40]

Nel Carnevale Ambrosiano è accompagnato dalla moglie Cecca (di Berlinghitt) (diminutivo dialettale di Francesca), altra maschera popolare milanese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guarnieri, p. 235.
  2. ^ a b Barbieri, p. 94.
  3. ^ Barbieri, pp. 118-122.
  4. ^ Barbieri, pp. 114-118.
  5. ^ Barbieri, pp. 104-114.
  6. ^ Barbieri, pp. 98-104.
  7. ^ Prefazione, in Poesie edite e inedite di Carlo Porta, 1980, p. XI.
  8. ^ Ferrari, p. 470.
  9. ^ Ferrari, p. 471.
  10. ^ Guarnieri, p. 236.
  11. ^ Nota 2 in Alessandro D'Ancona, Origini del teatro italiano, vol. 2, Torino, 1891, p. 352.
  12. ^ Achille Ratti, Poesie di Carlo Maria Maggi: in manoscritti romani, in Rendiconti del Reale Istituto lombardo di scienze e lettere, vol. 33, 1900, pp. 729-730.
  13. ^ Interrogatus è forma latina usata nei verbali ufficiali degli interrogatori.
  14. ^ Tandœuggia è Babbuasso secondo Arrighi, p. 743.
  15. ^ Tananan è Scricciolo o Ciampichino secondo Arrighi, p. 743.
  16. ^ Condamm è storpiatura del latino quondam usato negli atti ufficiali.
  17. ^ Carlo Maria Maggi, Comedie e rime in lingua milanese, vol. 2, Milano, 1701, pp. 100-101.
  18. ^ Carlo Maria Maggi, Comedie e rime in lingua milanese, vol. 1, Milano, 1701, p. 360.
  19. ^ Luigi Pavia, Sulla parlata milanese e suoi connessi, 1928, pp. 215-216.
  20. ^ Ferrari, p. 477-478.
  21. ^ Ferrari, p. 477.
  22. ^ Mazzuchelli, Gli scrittori d'Italia, vol. 2, 2003-2009.
  23. ^ Balestrieri, p. 249.
  24. ^ Balestrieri, p. 251.
  25. ^ Balestrieri, pp. 253 e ss.
  26. ^ Ferrari, p. 478.
  27. ^ C. Porta, El lava piatt del Meneghin ch' è mort, a cura di D. Isella, 1960, p. xxiv.
  28. ^ Ferrari, p. 481.
  29. ^ Ferrari, p. 479.
  30. ^ Andrieux, I capi sventati, in Barbieri (a cura di), Nuova raccolta teatrale, VII, Milano, 1821, pp. 173-233.
  31. ^ a b Barbieri (a cura di), Note critiche sui capi sventati, in Nuova raccolta teatrale, VII, Milano, 1821, pp. 237.
  32. ^ a b Emilio Sioli Legnani, L'edizione originale milanese de: "la parte di Meneghino" di Carlo Porta rappresentata alla Scala la sera del 26 luglio 1818, in Archivio Storico Lombardo, 1963, pp. 399-424.
  33. ^ Spettacoli di oggi, in Gazzetta di Milano, 26 luglio 1818.
  34. ^ A. Manzi, Piomarta, Gaetano, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
  35. ^ A. Bertolotti, Giuseppe Moncalvo, in Gazzetta musicale di Milano, 1889, pp. 517.
  36. ^ Vittorio Gleijeses, Il Teatro e le Maschere, 1972, p. 111.
  37. ^ Guarnieri, p. 315.
  38. ^ Almanacco italiano. Piccola enciclopedia popolare della vita pratica, 1903, p. 488.
  39. ^ Maurice Sand, Masques et bouffons, Paris, 1860-1862.
  40. ^ Corrado Rossi, Origini della danza e suoi sviluppi attraverso i tempi, in La cultura moderna, 1932, p. 175.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cletto Arrighi, Dizionario milanese-italiano, Milano, 1896.
  • Domenico Balestreri, Opere, IV, Milano, 1816.
  • F. Barbieri, Il "Meneghino" nelle commedie del Maggi, in Le rime e le commedie meneghine di Carlo Maria Maggi, Milano, 1917.
  • Giuseppe Ferrari, Saggio sulla poesia popolare in Italia, in Opuscoli politici e letterari, Capolago, 1852, pp. 431-545.
  • P.E. Guarnieri, L'origine di Meneghino, in Natura ed Arte, 1907-1908, pp. 233-238, 311-316. Prima parte, seconda parte

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