Meneghino

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'elettrotreno della metropolitana di Milano, vedi Meneghino (treno).
Stampa satirica dopo le Cinque giornate di Milano: Meneghino tira i colli all'Aquila bicipite asburgica esclamando: "Hai finito di beccarmi, regina del pollaio"
Spilla di latta, con i ritratti di Meneghino e Cecca, del Carnevalone 1885

Meneghino (in milanese Meneghin) è una maschera della commedia dell'arte che si identifica con la città di Milano.


Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

"Meneghino" è il diminutivo del nome Domenico (Milanese Domenegh e Menegh). La scelta di questo nome è da ricercare nel fatto che all'epoca i signori più facoltosi potevano permettersi molti domestici; i nobili che non avevano la possibilità di mantenere un domestico fisso, almeno il giorno della domenica, assumevano un domestico per la giornata. Ad esempio per andare a messa il Domenichino era quello che apriva la porta della carrozza al suo arrivo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini incerte (all'inizio era Meneghin Pecenna, pronto sempre a "Pecenare" che nel dialetto milanese significa pettinare nel senso di bastonare), venne introdotta in teatro nel '600 da Carlo Maria Maggi, che gli ha dato l'immagine del personaggio popolare, giunta fino ai giorni nostri. Più avanti Carlo Porta ha contribuito ad aumentarne la popolarità fino alla metà del XIX secolo, epoca in cui Meneghino è diventato simbolo dell'animo patriottico milanese, contro la dominazione asburgica. Particolarità di Meneghino, è che non ha mai indossato una maschera, ma si è sempre presentato a viso aperto e senza trucco. Questo fa di lui un personaggio libero, aperto dalle uniformità caratteristiche di uno stereotipo fissato; ha sempre invece espresso una ben definita personalità. Molto noto a Milano anche nel teatro dei burattini (magatej in dialetto) tra il 1800 e il 1950, quasi mai come protagonista ma sempre presente. Vari i burattinai milanesi che gli hanno dato vita, Giuseppe Cornalba, Pasquale Brignoli, Adolfo Murovec, Giuseppe e Giovanni Burzio e il "Romanitt", popolarissimo burattinaio milanse. Sparisce per 60 anni dai teatri di burattini per poi ricomparire nel 2015 con la Compagnia Burattini Aldrighi, unica compagnia di burattinai ad animare questa antica maschera.

Nel Carnevale Ambrosiano, è accompagnato da un'altra maschera popolare milanese, che è sua moglie: la Cecca (di Berlinghitt) (diminutivo dialettale di Francesca).

L'affermazione di Meneghino come simbolo milanese è relativamente recente[di quando?], in precedenza il personaggio milanese per eccellenza era Beltrame (Baltramm de Gaggian) un personaggio zotico ma buono ma visto come uno di fuori dai milanesi (da Gaggiano appunto).

Nel 2006, l'amministrazione comunale milanese battezzò i nuovi elettrotreni della metropolitana con il nome di "Meneghino" per assonanza della sigla tecnica "MNG", acronimo di Metropolitana di Nuova Generazione, che ben si sposa con la tipica maschera milanese.