Mura romane di Milano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Mura di Milano.

« A Mediolanum ogni cosa è degna di ammirazione, vi sono grandi ricchezze e numerose sono le case nobili. [...] La città si è ingrandita ed è circondata da una duplice cerchia di mura. Vi sono il circo, dove il popolo gode degli spettacoli, il teatro con le gradinate a cuneo, i templi, la rocca del palazzo imperiale, la zecca, il quartiere che prende il nome dalle terme Erculee. I cortili colonnati sono adornati di statue di marmo, le mura sono circondate da una cinta di argini fortificati. Le sue costruzioni sono una più imponente dell'altra, come se fossero tra loro rivali, e non ne diminuisce la loro grandezza neppure la vicinanza a Roma. »

(Ausonio, Ordo urbium nobilium, VII.)
Mura romane di Milano
Mura-en.jpg
Un breve tratto delle antiche mura di Mediolanum dell'epoca dell'imperatore Massimiano, con a fianco una delle tante torri incluse nei 4,5 km di perimetro. Questi resti si trovano all'interno del cortile del Civico museo archeologico di Milano
Civiltàantichi Romani
Utilizzomura cittadine
Stileromano
Epocastoria romana
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneCoA Città di Milano.svg Milano
Amministrazione
Entesoprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano
VisitabileSi
Sito webmilanoarcheologia.beniculturali.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°27′54.27″N 9°10′42.64″E / 45.465074°N 9.17851°E45.465074; 9.17851

Le mura romane di Milano sono state una cinta muraria provvista di torri che ebbe differenti fasi di costruzione durante l'epoca romana. Una prima fase avvenne in epoca repubblicana (attorno al 49 a.C.) ed una seconda dopo il 291, in epoca imperiale, al tempo dell'Augusto Massimiano, quando Mediolanum divenne capitale dell'Impero romano d'Occidente.

L'antica Mediolanum era difesa, oltre che da mura e torri, anche da quattro fortificazioni, il Castrum Vetus, il Castrum Portae Novae, l'Arx Romana e il Castrum Portae Jovis[1]. Le mura romane di Milano state distrutte durante l'assedio di Milano del 1162, che fu opera di Federico Barbarossa, venendo poi sostituite dalle mura medievali di Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mediolanum.

Mediolanum cominciò a dotarsi, forse a partire dal 49 a.C., dopo l'assunzione al rango di municipium, di primi edifici pubblici in muratura come la stessa cerchia muraria ed il Teatro romano di Milano (il più antico edificio scoperto dagli archeologi), in un'epoca in cui la città contava all'incirca 25.000 abitanti. Le mura sembra che siano state costruite in età cesariana a delimitazione di un agglomerato non di grandi dimensioni, che alcuni studiosi ipotizzano fosse di 1,23 km²[2].

Con l'instaurazione del governo tetrarchico voluto da Diocleziano, a partire dal 291 circa, l'Augusto per l'Impero romano d'Occidente Massimiano dopo il 291 ampliò notevolmente la cerchia di mura difensive (sempre che non sia stata già potenziata al tempo dell'imperatore Gallieno nel 260 o dell'usurpatore Aureolo nel 267/268), sia ad ovest che a est (delimitata dalle attuali vie dell'Orso, Monte di Pietà, Montenapoleone, Durini e Verziere[3]). Tra le azioni di guerra che subirono, degni di nota furono l'assedio di Milano del 268, l'assedio del 402, l'assedio del 452 e l'assedio del 538-539.

Prima della sua definitiva distruzione operata da Federico Barbarossa dopo l'assedio del 1162, la cinta muraria fu più volte rinforzata ed ampliata. Si ricordano infatti le riparazioni volute da Narsete tra il 556 ed il 568 o quelle dell'arcivescovo di Milano, Ansperto dell'868/881.[4]

Forma urbis di Mediolanum[modifica | modifica wikitesto]

L'antica Milano romana (Mediolanum) sovrapposta alla Milano moderna. Il rettangolo più chiaro al centro, leggermente sulla destra, rappresenta la moderna piazza del Duomo, mentre il moderno Castello Sforzesco si trova in alto a sinistra, appena fuori il tracciato delle mura romane di Milano

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Porte e pusterle di Milano.
Mura romane di Milano
mura di Milano
Storia di Milano (Roma).jpg
Le mura e le porte romane di Milano: in rosso il tracciato delle mura repubblicane, in blu quello delle mura massimiane su una mappa moderna della città. Le porte indicate sulla mappa sono 1) Porta Giovia 2) Porta Vercellina 3) Porta Ticinese 4) Porta Romana 5) Porta Orientale 6) Porta Cumana, 7) Porta Aurea 8) Porta Argentea 9) Porta Erculea
Localizzazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
CittàCoA Città di Milano.svg Milano
Informazioni generali
Tipomura con porte e torri
Stileromano
Costruzionedal 49 a.C. circa - a dopo il 291
Materialemattoni
Demolizionedurante l'assedio di Milano del 1162
Condizione attualenon più esistenti
Informazioni militari
UtilizzatoreShe-wolf suckles Romulus and Remus.jpg Repubblica romana
Vexilloid of the Roman Empire.svg Impero romano
Vexilloid of the Roman Empire.svg Impero romano d'Occidente
Blank.gif Regno ostrogoto
Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino (Prefettura d'Italia)
Corona ferrea.png Regno longobardo
Autograf, Karl den store, Nordisk familjebok.png Impero carolingio
Ludwig der Deutsche.jpg Francia Media
Corona ferrea monza (heraldry).svg Regnum Italiae
Heiliges Römisches Reich - Reichssturmfahne vor 1433.svg Sacro Romano Impero
Funzione strategicadifesa della città di Mediolanum
Azioni di guerra
[5]
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il percorso delle mura di epoca repubblicana era di forma quadrangolare (circa 700 m per lato) orientata da nord-est a sud-ovest con un lato smussato nella parte occidentale. Alle estremità del cardo e del decumano si aprivano le seguenti porte, fatte probabilmente erigere, insieme alle mura, da Ottaviano dopo l'assunzione di Mediolanum al rango di municipium nell'anno 49 a.C.:

  • Porta Comasina (lat. Porta Comacina, Porta Cumana o Porta Cumensis), situata dove ora è presente la moderna via dell'Orso. Da Porta Comasina dipartiva l'arteria stradale che collegava Mediolanum a Comum (Como), da cui il nome della porta.
  • Porta Giovia (lat. Porta Jovia), situata dove ora sono presenti i moderni Teatro Dal Verme e la demolita chiesa di San Giovanni sul Muro. Doveva la sua denominazione a Giovio, ovvero al soprannome dell'imperatore Diocleziano.
  • Porta Orientale (lat. Porta Orientalis), situata dove ora è presente la moderna via Manzoni. Da Porta Orientale dipartiva verso oriente (da cui il nome della porta) l'arteria stradale che, attraverso Bergomum (Bergamo) e Brixia (Brescia), portava a Verona (Verona). Corrispondeva alla Porta Decumana dell'originario accampamento militare romano, il cosiddetto castrum, che diede poi origine al centro abitato dell'antica Mediolanum romana.
  • Porta Romana (lat. Porta Romana), situata dove ora è presente il moderno corso Italia. Da Porta Romana dipartiva l'arteria stradale che, attraverso Laus Pompeia (Lodi) e Acerrae (Pizzighettone) portava a Placentia (Piacenza) e quindi poi a Roma, da cui il nome della porta.
  • Porta Ticinese (lat. Porta Ticinesis), situata dove ora è presente il moderno Carrobbio. Da Porta Ticinese aveva origine l'arteria stradale che collegava Mediolanum a Ticinum (Pavia), da cui il nome della porta. Corrispondeva alla Porta Praetoria dell'originario accampamento militare romano, il cosiddetto castrum, che diede poi origine al centro abitato dell'antica Mediolanum romana.
  • Porta Vercellina (lat. Porta Vercellina): situata dove ora è presente la chiesa di Santa Maria alla Porta, la cui denominazione è legata alla presenza di questa porta. Da Porta Vercellina dipartiva l'arteria stradale che, attraverso Novaria (Novara), Vercellae (Vercelli: da cui il nome della porta), Augusta Eporedia (Ivrea) e Augusta Prætoria (Aosta), conduceva nella Gallia transalpina.

Nel 291, in epoca imperiale, quando Mediolanum divenne capitale dell'Impero romano d'Occidente, la cinta muraria venne ampliata dall'imperatore Massimiano, che fece realizzare altre tre porte:

  • Porta Argentea (lat. Porta Argentea), situata dove ora è presente la moderna via San Paolo. Prendeva il nome da Argentiacum, nome latino della moderna Crescenzago, che sorgeva poco fuori da questo varco cittadino.
  • Porta Aurea (lat. Porta Aurea o Porta Nova), situata dove ora è presente la moderna via Manzoni. Prende i suoi due nomi, rispettivamente, perché fatta erigere lungo il "nuovo" perimetro di mura e per la probabile presenza nei suoi pressi di una statua d'oro o di qualcosa di simile, come un clipeo dorato (lat. aurum = it. "oro").
  • Porta Erculea (lat. Porta Herculea), situata dove ora è presente la moderna via Durini. Deriva il nome da Erculeo, soprannome dell'imperatore Massimiano.
Modello in legno conservato presso il Civico museo archeologico di Milano che mostra una ricostruzione della Mediolanum imperiale

Fin dal primo insediamento romano, i numerosi corsi di fiumi che gravitavano attorno all'abitato dell'antica Mediolanum (come l'Olona, il Seveso, l'Acqualunga, il Nirone ed il Lambro) furono deviati e portati intorno alle mura ed all'interno della città per il necessario approvvigionamento idrico e per smaltire i reflui fognari.

Le dimensioni del fossatum attorno alla città, esistente fin dal I secolo a.C. e documentato, ad esempio, in via Croce Rossa, era largo 3 metri e profondo 1,5 metri.[6]

Le acque del fossato formato da Grande Sevese e Piccolo Sevese confluivano poi a sud nel canale Vetra, che a sua volta scaricava le sue acque nella Vettabbia, entrambi larghi fino a 4 metri, e quindi navigabili, come riscontrato nei pressi di San Vincenzo in Prato.[7]

Massimiano (III secolo), espanse la cinta muraria inglobando un vasto territorio a est comprendendo anche le Terme Erculee (tra le attuali piazza San Babila, corso Europa e piazza Fontana), nella parte occidentale della città. L mura vennero ampliate per racchiudere anche la zona del circo romano di Milano.

L'estensione dell'area murata superava i 100 ettari ed il perimetro delle mura si aggirava sui 4,5 km, seguendo le seguenti ed attuali vie: San Giovanni sul Muro, Cusani, dell'Orso, Monte di Pietà, Montenapoleone, Durini, Verziere, delle Ore, Pecorari, Paolo da Cannobio, Disciplini, San Vito, largo Carrobbio, Medici, Nirone e corso Magenta[3].

Le fondazioni delle mura erano mediamente spesse sui 3,5-4 metri, costruite in conglomerato di ciottoli e frammenti di laterizi legati da malta molto dura.[3]

I quattro castelli difensivi[modifica | modifica wikitesto]

L'antica Mediolanum era difesa, oltre che da mura e torri, anche da quattro fortificazioni, tutte esterne alle mura, la più antica delle quali era conosciuta come Castrum Vetus, che si trovava nei pressi di Porta Ticinese romana[1][8]. Gli altri castelli erano il Castrum Portae Novae, che si trovava nei pressi di Porta Nuova romana lungo il prolungamento del cardo fuori dalle mura cittadine (dall'altro lato del cardo, sempre fuori dalla cinta muraria, era presente il già citato Castrum Vetus), mentre lungo i prolungamenti esterni del decumano erano situati l'Arx Romana, appena fuori da Porta Romana, e il Castrum Portae Jovis, che sorgeva nei pressi di Porta Giovia romana[1].

Il Castrum Portae Jovis iniziò a rivestire, a partire dal 286, quando Mediolanum diventò capitale dell'Impero romano d'Occidente, anche la funzione di Castra Praetoria, ovvero di caserma dei pretoriani, reparto militare che svolgeva compiti di guardia del corpo dell'imperatore[9]. Tale zona era quindi il "Campo Marzio" di Mediolanum, ovvero l'area consacrata a Marte, dio della guerra, che era utilizzata per le esercitazioni militari[9].

L'ultima delle quattro fortificazioni che venne costruita fu il Castrum Portae Novae, che si trovava all'incrocio tra il decumano e la via Quintana[10]. Dei quattro castelli non sono giunte sino a noi tracce archeologiche, ma solo menzioni nei documenti[1]. Nella stessa zona dove sorgeva il Castrum Portae Jovis venne costruito, in epoca medievale, il Castello di Porta Giovia, che fu poi trasformato nel moderno Castello Sforzesco.

Le mura romane sono state distrutte durante l'assedio di Milano del 1162, che fu opera di Federico Barbarossa, venendo poi sostituite dalle mura medievali di Milano.

I fossati difensivi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seveso (fiume), Nirone (torrente) e Olona.
Lavori di copertura del Grande Sevese in via Larga a Milano

Dato che l'antica Mediolanum era cresciuta e serviva nuova acqua per i più svariati usi (per gli artigiani nonché per gli usi pubblici, domestici e difensivi) gli antichi Romani deviarono parte delle acque del fiume Seveso, che scorreva lungo il perimetro orientale dell'abitato, verso il torrente Nirone, che transitava poco più a ovest[11].

Furono scavati due canali artificiali che avevano origine da due punti precisi dell'alveo naturale del Seveso, uno all'altezza dell'incrocio tra le moderne vie Borgonuovo e monte di Pietà, e l'altro più a sud all'altezza della futura Porta Romana medievale: entrambi vennero scavati verso ovest per intercettare il corso del Nirone[11]. Anche il corso del Nirone venne modificato, con lo spostamento del suo alveo ancora più a ovest grazie alla costruzione di un canale artificiale che era la naturale prosecuzione verso occidente del canale che intercettava il Nirone all'altezza delle moderne vie Borgonuovo e monte di Pietà: questo canale diventò il nuovo alveo del Nirone[11].

Con la costruzione di questi canali, si creò un anello d'acqua che circondava il centro abitato di Milano. Al tratto occidentale di questo anello d'acqua (ovvero il nuovo alveo artificiale del Nirone) fu dato il nome di Piccolo Sevese (l'antico toponimo però non scomparve completamente, visto che il Piccolo Sevese è conosciuto ancora oggi anche con il nome di "Nirone"), mentre alla restante parte dell'anello d'acqua, quella che circondava Milano a nord, a est e a sud (ovvero il corso d'acqua costituito dal letto naturale del Seveso e dai due canali artificiali realizzati per intercettare le acque del Nirone) fu dato il nome di Grande Sevese[11].

Il Grande Sevese e il Piccolo Sevese si allargavano costeggiando il perimetro esterno di Milano per poi convergere e sfociare entrambi nel già citato canale Vetra (da cui il nome della moderna piazza), che raccoglieva le acque di scolo della città e che fungeva da scaricatore dell'anello d'acqua costituito dal Grande Sevese e dal Piccolo Sevese[12].

Mappa di Milano del XIX secolo che raffigura l'idrografia di Milano con segnati in nero i corsi d'acqua, sia naturali che artificiali, che attraversavano la città. Si possono notare anche i tracciati dei canali Vetra, Grande Sevese, Piccolo Sevese e Vettabbia. La Fossa interna corrisponde invece alla Cerchia dei Navigli, ovvero al fossato delle mura medievali di Milano, situate più esternamente a dove si trovavano quelle romane. Forse la Cerchia dei Navigli aveva origini romane: il fossato medievale potrebbe corrispondere al refossum, ovvero al secondo fossato romano, lambente i quattro castelli a difesa della città e situato più esternamente del primo, che invece era quello che costeggiava le mura

L'anello d'acqua formato dal Grande Sevese e dal Piccolo Sevese diventò poi il fossato che costeggiava le mura romane di Milano, le quali vennero costruite in posizione poco più interna rispetto a questo sistema idraulico circolare[12]. In particolare il Grande Sevese costituiva il lato settentrionale, meridionale e orientale del fossato, mentre il Piccolo Sevese ne formava il suo ramo occidentale[12]. Il Grande Sevese e il Piccolo Sevese esistono ancora e sono i canali più antichi di Milano, dato che risalgono all'età romana repubblicana[12].

Anche l'Olona fu deviato verso Milano, sempre in epoca romana, per lo stesso motivo: il fabbisogno d'acqua della popolazione della città, diventata molto numerosa con il passare dei secoli. Il modesto regime idrico di Seveso e Merlata non era infatti più sufficiente a soddisfare le necessità di Milano. L'Olona, che garantiva una quantità d'acqua di gran lunga superiore a quella di Seveso e Merlata, venne deviato a Lucernate, frazione di Rho, verso Milano, tra la fine dell'era repubblicana e i primi decenni dell'età imperiale. Come destinazione finale del nuovo percorso dell'Olona fu scelto il fossato delle mura romane di Milano. In particolare l'Olona riversava le sue acque alla confluenza tra il Piccolo Sevese e il canale Vetra[12].

Le quattro fortificazioni citate in precedenza, il Castrum Vetus, il Castrum Portae Novae, l'Arx Romana e il Castrum Portae Jovis, erano, come già accennato, esterne alle mura ed erano lambite da un secondo fossato allagabile, il refossum, che correva più esterno al primo, il quale, invece, costeggiava le mura[1]. Il refossum diede poi forse origine al fossato delle mura medievali di Milano, costruite in seguito: questo fossato, tra il XIV e il XV secolo, fu reso navigabile trasformandosi nella Cerchia dei Navigli[1].

Cosa rimane[modifica | modifica wikitesto]

Qui sotto andiamo invece ad elencare tutti i tratti delle antiche mura romane ancora visibili[3]:

  • Nel cortile del Civico museo archeologico di Milano si trova una torre poligonale (24 lati) e parte del tratto occidentale delle mura massimiane.[3]
  • Nel lato settentrionale di via Carrobbio, parzialmente inglobata negli edifici, c'è una porzione di una delle due torri di Porta Ticinese, chiamata "Torraccia" o "Torre dei Malsani", risalente alle prime mura del I secolo. La torre è alta 6 metri, ha una base ottagona ed è visibile nel cortile di uno dei palazzi dell'area.[3]
  • Nei seminterrati di alcuni edifici in via San Vito corre un lungo tratto di mura repubblicane di cui è ben visibile la tecnica di costruzione (mattone su base in pietra).
  • Nel giardino di un edificio tra via Medici 3 e via Torchio 4, si trova una torre. Un piccolo tratto di mura massimiane è situato in via Medici 11.
  • Tratti di mura massimiane si trovano negli scantinati di alcuni edifici in via Montenapoleone.
  • Nel piano interrato del Grand Hotel et de Milan è stato rinvenuto e restaurato un tratto di fondazione della cerchia muraria di età massiminianea (1991).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f 101 tesori nascosti di Milano da vedere almeno una volta nella vita, di Gian Luca Margheriti, su books.google.it. URL consultato il 18 giugno 2018.
  2. ^ Maria Pia Rossignani, Milano (Mediolanum): l'organizzazione urbanistica, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.91; U.Tocchetti Pollini, La prima cerchia di Mura, schede dell'A.L.A., Milano 1983.
  3. ^ a b c d e f Anna Ceresa Mori, Milano (Mediolanum): le mura, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.98.
  4. ^ Maria Pia Rossignani, Milano (Mediolanum): l'organizzazione urbanistica, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.91.
  5. ^ Vedere i testi citati in bibliografia.
  6. ^ Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la situazione idrografica di Milano romana, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.94.
  7. ^ Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la situazione idrografica di Milano romana, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.95.
  8. ^ Colombo, p. 35.
  9. ^ a b Colombo, p. 51.
  10. ^ Colombo, p. 61.
  11. ^ a b c d Milano – I Fiumi nascosti di Milano, su blog.urbanfile.org. URL consultato il 31 marzo 2018.
  12. ^ a b c d e I canali di Milano (1ª parte), su vecchiamilano.wordpress.com. URL consultato il 15 dicembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ermanno Arslan, Cenni sullo sviluppo urbanistico di Milano nell'antichità, in Le Civiche Raccolte Archeologiche di Milano, Milano 1979.
  • Aristide Calderini, Storia di Milano, I, 1953.
  • Aristide Calderini, Milano romana, Milano 1965.
  • AA.VV, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990.
  • Anna Struffolino Albricci, Lombardia romana. Le città, Milano 1976.
  • Alessandro Colombo, I trentasei stendardi di Milano comunale (PDF), Milano, Famiglia Meneghina, 1935, ISBN non esistente.
  • Umberto Tocchetti Pollini, La prima cerchia di Mura, schede dell'A.L.A., Milano 1983.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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