Basilica di San Lorenzo (Milano)

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Basilica collegiata prepositurale di San Lorenzo Maggiore
Fassade der Basilica di San Lorenzo, Mailand.jpg
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lombardia
Località Milano
Religione Cattolica di rito ambrosiano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Consacrazione antecedente il VI secolo
Architetto Martino Bassi
Stile architettonico paleocristiano, manierismo
Inizio costruzione antecedente il VI secolo
Completamento XIX secolo

Coordinate: 45°27′29″N 9°10′55″E / 45.458056°N 9.181944°E45.458056; 9.181944

La basilica di San Lorenzo Maggiore è una basilica cattolica di Milano. Tra le più antiche chiese della città, l'edificio, pur ricostruito e modificato più volte nelle forme esterne, conserva quasi completamente la primitiva pianta di epoca tardo-antica: assieme alle antistanti colonne di San Lorenzo, un tempo facenti parte dell'antiportico dell'edificio, è considerata tra i maggiori complessi monumentali di epoca romana di Milano. Il San Lorenzo è inoltre considerato il primo edificio a simmetria centrale dell'Occidente Cristiano[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la basilica di San Lorenzo sia una delle più antiche chiese milanesi e fosse sin dalla sua costruzione uno dei maggiori monumenti di Milano e dell'Occidente cristiano[1], non sono finora noti scritti esaustivi precedenti al Rinascimento[2]. La mancanza di documenti ufficiali dell'epoca rende quindi impossibile fornire informazioni certe ed univoche riguardo alla fondazione della basilica. Riguardo alle origini del complesso sono state fatte nel tempo una serie di congetture, alcune anche molto fantasiose e senza effettivi riscontri, fino ad una serie di scavi archeologici nel XX secolo eseguiti nel sito che hanno permesso di fare ipotesi più concrete[3].

Pianta originaria del complesso di San Lorenzo

Secondo quanto riportato dal Torre all'inizio del XVIII secolo, la basilica di San Lorenzo risalirebbe ad un periodo compreso tra la fine del III e l'inizio del IV secolo, quando l'imperatore Massimiano avrebbe ordinato la costruzione di un tempio dedicato ad Ercole: andato bruciato il tempio "per giusto destino" in quanto "era stanza di demoni, cioè idoli diabolici", sui suoi resti sarebbe stata costruita la primitiva chiesa dedicata a San Lorenzo[4]. Il Latuada qualche decennio più tardi riporta quanto scritto dal Torre, mentre aggiunge che il tempio doveva avere una forma simile al pantheon romano citando lo scrittore latino Ausonio[5].

Altre descrizioni circa l'origine della chiesa parlano di un edificio termale di forma ottagonale costruito da Nerone, accostamento ricavato dall'assonanza col torrente Nirone che anticamente scorreva in prossimità della chiesa, sebbene non vi fosse mai stata alcuna prova concreta di questa congettura[6]; mentre secondo un tradizione riportata da Bonvesin de la Riva e Galvano Fiamma il complesso nacque come mausoleo di Galla Placidia[7]. Altre ulteriori ipotesi indicavano l'origine della basilica come un tempio ariano, tesi definitivamente scartata una volta appurato che la costruzione della basilica fu successiva alla morte di sant'Ambrogio, il quale prima della sua morte aveva scacciato gli ariani dalla città[3].

La basilica in un'incisione di Marc'Antonio Dal Re (1745 circa)

Gli ultimi scavi archeologici hanno infine chiarito come la basilica sia stata con tutta probabilità eretta all'inizio del V secolo: per la costruzione delle fondamenta furono infatti utilizzati blocchi di pietra del vicino anfiteatro demolito nel 401, ne segue che l'inizio della fu sicuramente posteriore all'evento. Nel Catalogo dei Vescovi milanesi, la basilica viene indicata come luogo di sepoltura del vescovo Eusebio di Milano tra il 451 e il 462, per cui il luogo di culto era, se non completato, quantomeno in stato avanzato di costruzione. Queste considerazioni rendono plausibile l'ipotesi che la chiesa fosse stata costruita come chiesa palatina da Flavio Stilicone, tutore del giovane imperatore Onorio, data anche la vicinanza al palazzo imperiale, situato nella zona dove oggi sorge la chiesa di San Giorgio al Palazzo[8]. Un altro documento originale risalente agli anni a cavallo tra il 490 e il 512 narra della costruzione di una cappella per volere del vescovo Lorenzo I[6]: l'anno della dedica della chiesa a San Lorenzo è invece ignoto, tuttavia è noto che l'intitolazione al martire era già avvenuta nella seconda metà del V secolo[9]

Il complesso era in origine introdotto da un quadriportico, il cui ingresso era a sua volta preceduto da sedici colonne di ordine corinzio prelevate da un tempio romano nelle vicinanze, oggi conosciute come le colonne di San Lorenzo[10]. Dell'aspetto interno originale è noto solo che questo fosse decorato con stucchi, marmi colorati e mosaici, secondo quanto descritto nel Versum de Mediolano civitate redatto nell'VIII secolo[11].

Teodolinda Sabaino Migliara, Interno della basilica di San Lorenzo a Milano (1845); olio su tela, 59,3x45 cm, Gallerie di Piazza Scala, Milano

Dalle prime ricostruzioni all'età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo tra l'XI e il XII secolo risultò molto travagliato per l'edificio: pesantemente rovinato da due incendi nel 1071 e nel 1075, la sua cupola crollò nel 1103, per poi essere di nuovo distrutta assieme a parte dell'edificio in un altro incendio nel 1124. La chiesa fu quindi ricostruita in forme romaniche pur conservando inalterato l'impianto interno originale[11]: questo fu possibile grazie al prestigio di cui la basilica godeva per essere il maggiore monumento che segnava l'eredità imperaiale della città. La chiesa dopo la ricostruzione doveva mostrare un tiburio simile a quello della basilica di Sant'Ambrogio, tuttavia ben più monumentale[12].

Nonostante lo sfortunato periodo, la basilica mantenne comunque un ruolo di primo piano: era infatti luogo privilegiato di sepoltura dei vescovi di Milano e di altri santi e fu protagonista di importanti avvenimenti cittadini, ad esempio l'acclamazione di Bernardo da Chiaravalle giunto a Milano per contrastare il potere dell'antipapa Anacleto II e ospitato nella canonica della chiesa. L'edificio era inoltre edificato su un luogo leggermente più elevato rispetto alla città circostante e fu quindi scelto come partenza per la processione delle palme, in ossequio alla discesa a Gerusalemme di Gesù dal Monte degli Ulivi[13].

Se per tutto il Medioevo la basilica di San Lorenzo rimase un simbolo dell'eredità imperiale romana a Milano, nel Rinascimento il tempio divenne un simbolo dei canoni classici perduti ricercati dagli umanisti, nonché un celebre caso di studio per le soluzioni statiche adottate per reggere una cupola così monumentale, e fu studiata tra gli altri dal Bramante, Filarete, Leonardo e Giuliano da Sangallo[14]. Nel 1573 la chiesa vide un'altra volta il crollo della cupola durante una celebrazione liturgica, senza per fortuna causare vittime. Il cardinale Carlo Borromeo, data l'importanza dell'edificio, si prodigò affinché i lavori per la ricostruzione avessero immediatamente inizio: dopo aver consultato il suo architetto "favorito" Pellegrino Tibaldi, alla fine assegnò i lavori a Martino Bassi, che ricostruì la cupola secondo i gusti dell'epoca con un tiburio ottagonale di tradizione lombarda[15][16].

Particolare del tiburio con le colonne di san Lorenzo

Durante la ricostruzione si verificò un fatto miracoloso che era stato predetto dall'arcivescovo Carlo Borromeo: nel 1585 un'inferma fu guarita davanti a un dipinto della Madonna del Latte esposto in piazza della Vetra. In seguito a quest'evento, le donazioni si moltiplicarono, permettendo un più rapido avanzamento dei lavori di ricostruzione. Nel 1626, al completamento di tutti i progetti, il dipinto della Madonna del Latte venne trasferito sull'altare maggiore, dove rimane tuttora.

Nel frattempo, negli anni tra il portico d'ingresso e il quadriportico della basilica si erano frapposte numerose abitazioni, visibili nelle antiche rappresentazioni ma anche in foto d'epoca delle colonne di San Lorenzo e definite nelle cronache come "catapecchie", separando ed isolando così la chiesa dal suo antico ingresso. Persa quindi la funzione di introduzione all'antica basilica, dal XVI secolo vi furono numerose proposte d'abbattimento delle colonne, dall'abbattimento per creare una monumentale via per la sfilata di Filippo II in visita a Milano fino alla demolizione durante il riassetto urbanistico neoclassico, che per fortuna non ebbero mai seguito[17].

Negli anni trenta del XIX secolo il governo austriaco avviò una riqualificazione della Vetra: le case addossate alla basilica, abitate da conciatori di pelle, vennero abbattute; il canale della Vetra venne coperto e le esecuzioni furono abolite. Dopo i bombardamenti del 1944-1945, le case distrutte non vennero ricostruite e venne creato il parco delle Basiliche, dal quale si ha un'eccellente vista del complesso. Nel 1934 erano state, invece, abbattute le case sorte nella corte, con la creazione di una piazza pubblica antistante la basilica.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso visto dal parco delle Basiliche

Il fronte della chiesa su corso di porta Ticinese, costruito nel XIX secolo da Cesare Nava seguendo gli antichi progetti di Martino Bassi, è introdotto da un pronao con paraste di ordine ionico inframezzate da archi a tutto sesto con cartelle scolpite sulla chiave di volta, sull'architrave è presente la dedica alla chiesa. Il fronte vero e proprio riprende le forme del pronao e possiede tre aperture con portali architravati[18].

La chiesa presenta quattro torri campanarie che avevano anche funzione statica di contenimento del carico della cupola. Realizzate in cotto a vista, la torre sinistra guardando dal sagrato è mozza, mentre quella di destra è decorato in sommità con delle trifore ad arco a tutto sesto su colonnine con capitelli decorati con motivi di foglie. Dal retro, la torre destra da piazza Vetra presenta apertura a feritoia, mentre quella sinistra è decorata in maniera simile alla destra dal sagrato[19]. Sempre dal retro è possibile vedere la serie di cappelle che si propagano dal corpo principale: la maggiore sulla sinistra è la cappella di Sant'Aquilino, di forma ottagonale come la più piccola cappella di Sant'Ippolito sulla destra[20].

L'elemento caratterizzante della costruzione è tuttavia la cupola, costruita nella seconda metà del XVI secolo su progetto di Martino Bassi: la cupola si presenta di forma ottagonale: il tiburio è scandito da lesene e paraste angolari, con finestre rettangolari sormontate da timpani triangolari e curvilinei, e presenta in sommità una lanterna[21][10]. La ricostruita cupola cinquecentesca viene considerata generalmente un ottimo risultato, specie se confrontato con l'importanza e il prestigio che la chiesa doveva avere: l'alto tamburo a celare quasi completamente la cupola fu sicuramente di ispirazione nella cupola di Sant'Ivo alla Sapienza del Borromini[22]. Tale aspetto della cupola nascosta dal tamburo fu ripreso e accentuato dallo stesso Borromini nella successiva realizzazione della cupola della basilica di Sant'Andrea delle Fratte[23].

Architettura interna[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio originario si sviluppava attorno a una pianta centrale, preceduta da un quadriportico e circondata da due corpi collegati. L'accesso al quadriportico avveniva attraverso un colonnato, costituito dalle odierne Colonne di San Lorenzo, che a sua volta dava accesso a tre portali che conducevano al corpo principale. Questo era costituito da un'aula quadrata inscritta in un tetraconco, le cui esedre erano scandite al loro interno da quattro colonne. Attorno a tale vano correva il deambulatorio, sormontato da uno spazio usato in seguito come matroneo. Ai quattro angoli dell'edificio furono erette altrettante torri a pianta quadrata, ancora esistenti. Il tutto era sormontato da una cupola di cui sappiamo poco, essendo andata perduta. L'interno era illuminato da ampie finestre, e probabilmente decorato con marmo nella parte bassa e con mosaici nelle volte e negli archi. Dei due corpi laterali, il più piccolo era ad est, opposto all'entrata: una cappella a croce greca, in seguito ottagonale, dedicata a sant'Ippolito. Il corpo più grosso era a sud, con la funzione di mausoleo imperiale: la tradizione ne attribuisce la fondazione a Galla Placidia, ragion per cui il sacello assunse il nome di cappella della Reginetta.

L'interno.

Tra il 489 e il 511 il vescovo Lorenzo fece edificare un terzo corpo a nord, una cappella dedicata a san Sisto, destinata alla sepoltura dei metropoliti[24]. Forse in questo periodo, dopo che l'autorità romana era venuta meno in Italia, il mausoleo a sud della basilica venne trasformato in una cappella dedicata a san Genesio martire. Verso il VI secolo, sulla parete orientale, opposta all'entrata, vennero aperti due portali che davano accesso a due locali absidati.

La soluzione di costruire cappella satellite collegate al corpo centrale sulle esedre curve consentì di usare per la prima l'utilizzo di portali in curva, soluzione rara ma riutilizzata in celebri architetture come nel cortile della casa del Mantegna, nella Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza del Borromini e in varie architetture del Vanvitelli[25].

Nel X secolo, probabilmente in età ottoniana, furono eseguite delle ristrutturazioni, forse con la partecipazione di maestranze bizantine che conservavano la conoscenza delle tecniche classiche di costruzione e decorazione. Poco si sa di questi restauri, ma si ipotizza che la cupola sia stata ricostruita con tubi fittili, rendendola più leggera di quella precedente, forse già danneggiata al punto da giustificare una ricostruzione. Dopo le calamità dell'XI secolo, i restauri del XII e XIII si concentrarono sul conferire stabilità al complesso, ricostruendo i pilastri che reggevano la cupola ed effettuando altri interventi sulle strutture portanti (colonne, torri). In questo periodo venne aggiunto un tiburio, sorretto da archi rampanti appoggiati alle torri, sopra la cupola. Nel XV secolo, nell'aula absidata di sud-est, già rimaneggiata nell'XI secolo, venne creata la cappella Cittadini.

Nel 1623, per volere dell'arcivescovo Federico Borromeo, si iniziò la costruzione di canoniche ai lati del cortile, su progetto dell'architetto Aurelio Trezzi e Francesco Maria Richino; la costruzione venne completata nel 1626. Nel 1713 venne edificata, su iniziativa di Francesco Croce, la cappella del Riscatto, tra Sant'Aquilino e la Sacra Famiglia (ora convertita in sacrestia).

Cappella di Sant'Aquilino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cappella di Sant'Aquilino.
Mosaico romano della cappella di Sant'Aquilino

Inizialmente dedicata a San Genesio, nel XVI secolo la cappella fu ridedicata a sant'Aquilino su iniziativa dell'arcivescovo Carlo Borromeo, la cappella di San Genesio , le cui reliquie furono poste nel sacello; ai suoi lati furono inoltre aggiunte due cappelle, dedicate a san Giovanni Battista e alla Sacra Famiglia.

La cappella, originariamente edificio a sé stante, è la maggiore del complesso e presenta una pianta ottagonale con nicchie alternatamente semicircolari e quadrate. L'ingresso alla cappella è preceduto da un atrio per il quale si entra passando per un portale marmoreo originale di epoca romana fittamente decorato con rilievi a tema vegetale e animale[19]: l'atrio, a pianta quadrata e coperto da una volta a botte, era un tempo ricoperto di affreschi, di cui rimangono scarsi frammenti, e mosaici, dei quali si possono ammirare resti con figure di Apostoli e Patriarchi delle tribù di Israele riconducibili per stile ai mosaici del mausoleo di Galla Placidia di Ravenna[26].

Soffitto dell'altare di Sant'Aquilino

Una buona parte delle decorazioni della primitiva cappella andarono perdute durante dei rifacimenti di epoca barocca, successivamente rimossi in un restauro conservativo del XX secolo. L'altare principale, sul quale furono posti i resti di Sant'Aquilino in un'urna d'argento realizzata da Carlo Garavaglia, è posizionato in uno sfondato della cappella in cui rimane l'unica traccia della decorazione secentesca, costituita da affreschi di Carlo Urbino rappresentanti il Ritrovamento del corpo di Sant'Aquilino. A fianco dello spazio dell'altare principale sono i principali resti della decorazione originaria risalente al V secolo: sulla sinistra il mosaico più rovinato, mostrano una figura di un buona pastore; i resti di una figura del Carro del fuoco suggerirebbero che si trattasse in origine di una rappresentazione del Profeta Elia. Sulla destra è invece presente il più completo mosaico del Cristo fra gli Apostoli. Sul matroneo della cappella sono presenti dei resti di decorazione pittorica anch'essi risalenti al V secolo[27].

Cappella di Sant'Ippolito[modifica | modifica wikitesto]

Monumento funebre a Giovanni Del Conte

La cappella di Sant'Ippolito, dall'esterno di forma ottagonale, presenta una pianta a croce greca, i cui bracci sono coperti da volte a botte, mentre lo spazio centrale è coperto da una cupola emisferica con pennacchi triangolari: le volte si reggono su delle colonne angolari di marmi antichi africani con capitelli di ordine corinzio. La cappella, conosciuta anche come cappella Del Conte per via del patronato affidato alla nobile famiglia, conteneva il Monumento a Giovanni del Conte realizzato da Marco d'Agrate, dove in un'edicola la statua del defunto coricato in abiti patrizi è sormontata da un medaglione raffigurante la Madonna[28][29].

Così come il corpo principale della chiesa fu punto di ispirazione per molte architetture, la pianta della cappella di Sant'Ippolito a croce greca inscritta in una struttura ottagonale fu ripresa per la realizzazione nei bracci del Santuario di Santa Maria della Croce di Crema, il paragone è rafforzato dai bracci del santuario che ripropongono le cappelle satellite del corpo principale a simmetria centrale del San Lorenzo[30].

Cappella Cittadini[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente dedicata alla Madonna, la cappella fu data in patronato alla nobile famiglia Cittadina che ne curò dei restauri cinquecenteschi che anche in questo caso cancellarono gran parte della decorazione originaria, riemersa in parte durante i restauri novecenteschi. La cappella presenta una pianta triangolare con due abside su due lati: nell'abside dell'altare è presente un bassorilievo quattrocentesco, ripartito in zone contenenti raffigurazioni di San Lorenzo, Santo Stefano e della Pietà. Nell'abside rimanente vi erano affreschi risalenti al XIII secolo di cui rimangono oggi frammenti di immagini di Cristo Pantocreator e di Elefanti[28].

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sull'affaccio del matroneo alla destra dell'abside, si trova l'organo a canne, costruito dall'organaro varesino Pietro Bernasconi riutilizzando parte del materiale fonico dell'organo costruito nel 1840 da Felice Bossi, che a sua volta riutilizzò parti di un organo precedente, restaurato nel 1820 da Antonio II Brunelli e probabilmente proveniente dalla chiesa di San Giovanni in Conca.

Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica, ha la consolle a finestra, con due tastiere di 61 tas ciascuna (Grand'Organo, prima tastiera; Organo Secondo, seconda tastiera) con prima ottava cromatica estesa ed una pedaliera dritta di 24 note. La cassa, con prospetto a serliana, presenta una mostra composta da 29 canne di Principale 8', disposte in tre cuspidi, una per ognuno dei tre campi della serliana, con bocche a mitria allineate.

Cronotassi dei prevosti[modifica | modifica wikitesto]

Il sacerdote parroco di San Lorenzo ha per lungo tempo avuto la carica di prevosto. La lista completa dei prevosti non è nota, i seguenti appartengono ad una lista derivata dallo studio del sacerdote A. Baruffaldi, scolpita in marmo e posta nella basilica stessa. Tra di essi vi sono stati due arcivescovi e un papa.

  • Anselmo da Bovisio (?-1097), nominato arcivescovo di Milano
  • ..
  • Ambrogio (1116-1119)
  • ..
  • Belengerio (1137-?)
  • ..
  • Guifredo (1146-1152)
  • ..
  • Corvo (1158-1176)
  • ..
  • Giacomo (1187-1203)
  • Anizone (1208-1225)
  • Guglielmo (1228-1251)
  • Ardizone del Conte (1254-85)
  • Filippo del Conte (1285-1312)
  • Bonifacio Pusterla (1313-1314)
  • Ardizone del Conte (1321-1338)
  • Antonio del Conte (1340-1347)
  • Francesco da S. Zenone (1350-1359)
  • Francesco da Legnano (1363-1371)
  • Giovanni da Mandello (1376-1385)
  • Giovanni di Sommariva (1392-1399)
  • Martino di Canale (1406-1436)
  • Enea Silvio Piccolomini (1436-1440), nel 1458 eletto papa come Pio II
  • Leonardo da Vercelli (1441-1444)
  • Filippo da Gallarate (1448-1460)
  • Nicolò da Appiano (1461-1496)
  • Bernardino Lanterio (1500-1505)
  • Francesco Cazzaniga (1510-1519)
  • Giacomo de Spaldis (1522-1525)
  • Francesco Accursio (1528-1545)
  • Ottaviano Arcimboldo (1546-?)
  • Giovan Battista della Chiesa (1551-?)
  • Giovan Andrea Pionnio (1569-1579)
  • Giovan Battista Recalcato (1579-1589)
  • Giulio Cesare Negri (1589-1594)
  • Massimiliano Pusterla (1594-1607)
  • Giovan Stefano Caimi (1607-1608)
  • Andrea Bassi (1609-1629)
  • Tullo Piantanida (1629-1630)
  • Giulio Maschera (1630-1650)
  • Giovan Ambrogio Torriani (1650-1666)
  • Orazio Baruverio (1667-1688)
  • Giovan Antonio Gallo (1688-1717)
  • Carlo Ambrogio Curioni (1717-1728)
  • Settimio Lodi (1728-1733)
  • Pier Antonio Valmaginio (1733-1747)
  • Carlo Antonio Belvisi (1748-1770)
  • Antonio Airoldi (1771-1795)
  • Giovan Battista Aloardi (1795-1819)
  • Giovanni dell'Oro (1820-1830)
  • Giovan Battista Redaelli (1830-1854)
  • Giovan Battista Gadola (1855-1865), già parroco di Legnano
  • Achille Achino (1867-1876)
  • Giovan Battista Thomas (1877-1895)
  • Luigi Bignami (1896-1905), nominato arcivescovo di Siracusa
  • Carlo Rigogliosi (1906-1932)
  • Giovanni Maria Stoppani (1932-1960)
  • Anselmo Redaelli (1960-?)
  • Carlo del Corno (1968-1984)
  • Angelo Manzoni (1984-1986)
  • Riccardo Busnelli (1986-1996)
  • Augusto Casolo (1996-2014)
  • Gianni Zappa (2014- tuttora in carica)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dell'Acqua, p. 12.
  2. ^ Mezzanotte, p. 280.
  3. ^ a b Dell'Acqua, p. 18.
  4. ^ Torre, p. 112.
  5. ^ Latuada, p. 292.
  6. ^ a b Mezzanotte, p. 282
  7. ^ Dell'Acqua, p. 80.
  8. ^ Dell'Acqua, pp. 19-20.
  9. ^ Latuada, p. 300.
  10. ^ a b Fiorio, p. 324.
  11. ^ a b Fiorio, p. 325.
  12. ^ Fiorio, p. 326.
  13. ^ Dell'Acqua, p. 26.
  14. ^ Dell'Acqua, p. 117.
  15. ^ Brandi, p. 263
  16. ^ Parodi, p. 31.
  17. ^ Mezzanotte, p. 283.
  18. ^ Mezzanotte, p. 284.
  19. ^ a b Mezzanotte, p. 285.
  20. ^ Dell'Acqua, p. 22.
  21. ^ Parodi, p. 34.
  22. ^ Brandi, p. 338.
  23. ^ Brandi, p. 350.
  24. ^ Maria Teresa Fiorio (a cura di), Le chiese di Milano, Milano, Electa, 2006, p. 409..
  25. ^ Brandi, pp. 156-157.
  26. ^ Biscottini, p. 67.
  27. ^ Mezzanotte, p. 286.
  28. ^ a b Mezzanotte, p. 288.
  29. ^ Fiorio, p. 328.
  30. ^ Dell'Acqua, p. 129.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche[modifica | modifica wikitesto]

Fonti moderne[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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