Francesco Croce

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Francesco Croce (Milano, 23 giugno 1696Milano, 1773) è stato un architetto barocco italiano.

Fu soprattutto attivo nella Veneranda Fabbrica del Duomo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La guglia del tiburio del Duomo di Milano è una delle opere più famose di Francesco Croce.
La sopraelevazione del Palazzo della Ragione a Milano.

Figlio di Cristoforo, di professione idraulico, e Caterina Arrigoni, Francesco Croce nacque a Milano, presso la parrocchia di Sant'Eufemia, il 23 giugno 1696. Egli iniziò l'attività lavorativa probabilmente al fianco del padre, sebbene di questo periodo non ci rimane alcuna tracca ad eccezione della predilezione del Croce per il progetto di giochi d'acqua nei giardini delle fastose ville che ideerà nel corso della sua carriera di architetto.

Il 25 febbraio 1715 lo ritroviamo indicato come "agrimensore" presso il Raffagno, che era ingegnere collegiato, ottenendo nel 1726 la carica di assistente alla Fabbrica di San Michele ai Sepolcri, detta "la Rotonda", alla quale è probabile che si dedicasse già da tempo, opera che lo lancerà sul mercato dell'architettura.

Nel 1733 il Croce è ormai affermato come architetto e al fianco di altri due professionisti come il Quadrio e il Bianco viene chiamato a dare un proprio parere sullo stile che dovrà assumere la facciata del duomo in costruzione. Il Croce, opponendosi al progetto presentato dal Vanvitelli in stile gotico, preferì propendere per una facciata di stile gotico, ispirandosi alla struttura preesistente e ai canoni che avevano portato alla sua costruzione nel Trecento. Nel 1760 venne nominato architetto capo della Fabbrica del duomo di Milano.

Testimonianze della sua attività rimangono a Milano, Corbetta, Pavia e Piacenza. Unica opera piacentina sembra essere la Chiesa di San Bartolomeo (Piacenza), documentata dai progetti del 1753 identificati in una raccolta privata. Tale opera, per l'interessante soluzione scenografica dell'interno determinata dagli elementi di sostegno della cupola raggruppati a tre, rivela un artista aperto anche a influenze romane, ravvisabili nella depurazione della struttura architettonica dall'elemento decorativo.

Il Croce si dedicò alla sua professione di architetto e ingegnere sino all'ultimo suo mese di vita, spirando a Milano il 26 ottobre 1773, ad un mese circa dal suo "pensionamento" dalla carica di architetto direttore della Fabbrica del Duomo. Venne sepolto nella chiesa di Santa Maria in Pedone da cui successivamente la sua salma è stata traslata nel famedio del Cimitero monumentale della città.

Le opere e lo stile[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere di maggior rilievo progettate dal Croce, ricordiamo il filone religioso relativo alle chiese e quello civile con la progettazione di numerosi palazzi e ville per l'aristocrazia milanese. L'opera principale del Croce a Milano fu la progettazione e la realizzazione della guglia principale del Duomo di Milano (su cui fu poi posta nel 1774 la “Madonnina” dorata, forgiata nel rame da Giuseppe Bini). Tra le ville di maggior rilievo citiamo palazzo Sormani sempre a Milano, Palazzo Clerici nel borgo di Niguarda (comune di Milano), la chiesa di San Pietro ad Abbiategrasso, l'altare maggiore e parte della facciata di San Giorgio al Palazzo (17351740) e Palazzo Brentano a Corbetta.

A Corbetta in particolare, il Croce, ripropose gli schemi che erano già stati di Giovanni Ruggeri nella Villa Alari Visconti di Cernusco sul Naviglio, per il progetto del grandioso Palazzo Brentano, essendo stato proprio il Ruggeri, allievo di Carlo Fontana famoso per essere stato il primo milanese a qualificarsi come architetto civile, in tempi di trionfante architettura religiosa. Sempre a Corbetta, il Croce progettò nel 1730 l'attuale Villa Massari.

A Lodi, l'architetto Croce fu autore di un profondo restauro del Duomo.

Il Rinnovo del Palazzo della Ragione[modifica | modifica wikitesto]

Altro intervento del Croce, da lui effettuato in tarda età, fu l'innalzamento del palazzo della Ragione in piazza dei Mercanti, per adibirlo ad Archivio Notarile. Il suo intervento fu principalmente orientato al rifacimento del pavimento del salone, sostituendo il solaio del portico con le attuali volte in muratura, e il rialzo con le aperture ad occhio rotondo che sovrastano le bifore medioevali. All'interno del salone una serie di pilastri progettati da lui proseguono quelli del piano terra e reggono le volte.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Attilia Lanza, Marilea Somarè, Milano e i suoi palazzi, Milano, Libreria Meravigli, 1999.
  • Eugenia Bianchi, Stefania Buganza, Il Seicento e il Settecento - Itinerari di Milano e provincia, Milano, NodoLibri, 1999.
  • Valerio Terraroli, Lombardia barocca e tardobarocca, Milano, Skira editore, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN283610546 · ISNI (EN0000 0001 1690 6120 · ULAN (EN500057170