Palazzo della Ragione (Milano)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Palazzo della Ragione
878MilanoPalazzoRagione.JPG
Visuale del Palazzo della Ragione dall'esterno
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàMilano
Indirizzopiazza dei Mercanti, 1
Coordinate45°27′53.3″N 9°11′16″E / 45.464806°N 9.187778°E45.464806; 9.187778Coordinate: 45°27′53.3″N 9°11′16″E / 45.464806°N 9.187778°E45.464806; 9.187778
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1228-1251
Stilegotico
Realizzazione
ArchitettoVincenzo Seregni
ProprietarioComune di Milano dal 1939

Il Palazzo della Ragione (già Broletto Nuovo dal 1251 al 1786; in milanese Palazz[1]) si trova in piazza dei Mercanti a Milano, dirimpetto alla Loggia degli Osii.

Origine e funzione[modifica | modifica wikitesto]

Monumento equestre a Oldrado da Tresseno, Palazzo della Ragione, Milano
Gli affreschi interni del piano superiore del Palazzo della Ragione: qui sono raffigurati gli stemmi dei principali magistrati settecenteschi a Milano

Milano ebbe tre broletti; il più antico è il Broletto Vecchio, contiguo all'arcivescovado e al Duomo, precisamente ove oggi sorge il Palazzo Reale, che fu sede del municipio fino al 1251; il secondo detto Nuovo, ovvero il Palazzo della Ragione, che fu sede municipale dal 1251 al 1786, e il terzo, detto Nuovissimo, nella corsia di San Marcellino (oggi via Broletto), già Palazzo Carmagnola, che fu sede municipale dal 1786 al 1861[2], quando gli uffici comunali vennero trasferiti presso Palazzo Marino, dove si trovano tuttora.

Palazzo della Ragione fu il centro della vita della città dall'anno del suo completamento (1251: i lavori di costruzione iniziarono invece nel 1228) quando esso fu eretto per volontà del podestà Aliprando Faba come semplice portico aperto per le assemblee, arbitraggi e ordinanze[3]. Nel 1233 il Podestà Oldrado da Tresseno (o Dresano), ordinò la costruzione di un piano superiore con una grande sala per le riunioni più importanti. Il palazzo rimase inalterato fino al 1773 quando l'imperatrice Maria Teresa d'Austria diede ordine all'architetto Francesco Croce di soprelevarlo ancora di un piano.[4]

Gli spazi furono completamente rinnovati da Francesco Croce, il quale obliterò le trifore medievali, sopralzò l'edificio realizzando degli ampi finestroni ovali e lo ridusse allo stile neoclassico, dando così vita alla nuova sede degli archivi notarili.

Nel 1854, su progetto dell'architetto Enrico Terzaghi, il portico del pianterreno fu chiuso a vetrate sostenute da tralicci di ghisa e il soffitto fu poi sostituito da archi a volte a vela. Palazzo della Ragione, tra il 1866 e il 1870, ha ospitato la prima sede della Banca Popolare di Milano. Tra il 1905 ed il 1907 venne nuovamente aperto il grande ambulacro.

Con la rinascita dell'interesse per l'architettura medioevale gli intonaci che ricoprivano la parte antica dell'edificio furono rimossi, le finestre smurate e il sopralzo abbandonato ad un destino di fatiscenza, ma non eliminato perché gli spazi interni continuavano ad essere utilizzati.

La nuova scala

Nel corso degli anni settanta l'archivio notarile venne trasferito, e si cominciò a parlare di un possibile ripristino delle forme precedenti al sopralzo teresiano, considerato largamente estraneo alla struttura e di nessun valore storico. A questo si aggiungevano poi oggettivi problemi legati alla staticità dell'edificio, che dovevano essere comunque risolti. L'intervento tuttavia di Marco Dezzi Bardeschi e pochi altri portarono al mantenimento della struttura, della quale l'architetto venne poi incaricato - nel 1978 della risistemazione. Ne curò così il consolidamento strutturale, apportandovi fondamentali modifiche che ne garantissero la funzionalità, come la realizzazione degli impianti termici, il rifacimento della pavimentazione e l'inserimento della scala di sicurezza, oggetto di critica per il rifiuto dell'architetto di operare un mimetismo stilistico.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio ha una pianta rettangolare che si apre come una vera e propria piazza coperta, con due ampie navate di portici. Tali portici consistono in sette archi nei lati maggiori e in due in quelli minori, posizionati su grossi pilastri di pietra. Gli archivolti sono semplici, in laterizio e conci di marmo alternati a tutto tondo, salvo quelli estremi dei due lati maggiori che sono a sesto acuto.

Al piano del portico si accede a piazza Mercanti per mezzo di cinque gradini che occupano tutto il lato.

Il piano superiore presenta in facciata, verso la piazza, cinque grandi trifore, asimmetriche rispetto alle arcate sottostanti oltre ad una finestrella ad arco tondo con l'altorilievo di Oldrado da Tresseno e la lapide commemorativa della costruzione a suo nome. Le finestre sono incorniciate da cordonature in cotto con arco di mattoni e di pietra e racchiudono tre archetti minori poggianti su colonne con capitelli a foglie. Nella nicchia si trova la statua di Oldrado.

I sestieri di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sestiere (Milano).
Alcuni stemmi dei sestieri di Milano sulla Loggia degli Osii in piazza dei Mercanti a Milano, di fronte al Palazzo della Ragione

I sei sestieri di Milano erano delle divisioni con forma a spicchio il cui vertice era il Palazzo della Ragione[5]. I sestieri poi si sviluppavano a raggiera verso la periferia raggiungendo i confini di Milano: all'epoca l'abitato della città arrivava alla moderna Cerchia dei Navigli, cioè fino alle antiche mura medievali, oggi incluse nel moderno Municipio 1, ovvero nel centro storico della moderna metropoli[5].

I sestieri di Milano erano il sestiere di Porta Comasina, il sestiere di Porta Nuova, il sestiere di Porta Orientale, il sestiere di Porta Romana, il sestiere di Porta Ticinese e il sestiere di Porta Vercellina ognuno dei quali derivava il nome dall'omonima porta di Milano: nello specifico le porte medievali a cui facevano riferimento erano, rispettivamente, Porta Comasina, Porta Nuova, Porta Orientale, Porta Romana, Porta Ticinese e Porta Vercellina, porte che erano presenti in corrispondenza delle mura di Milano[5].

I progetti di restauro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, vol. 3, Milano, Imperial Regia Stamperia, 1841.
  2. ^ Alessandro Colombo, I trentasei stendardi di Milano comunale (PDF), Milano, Famiglia Meneghina, 1935, p. 49, ISBN non esistente.
  3. ^ Il Palazzo della Ragione, su palazzodellaragionefotografia.it. URL consultato il 18 aprile 2018.
  4. ^ Copia archiviata, su palazzodellaragionefotografia.it. URL consultato il 20 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2015).
  5. ^ a b c I sestieri di Milano, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 26 ottobre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Merzario, I maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600-1800), Milano 1893.
  • Oscar Pedro Melano, Milano di terracotta e mattoni editore Mazzotta, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]