Palazzo della Ragione (Milano)

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Palazzo della Ragione
878MilanoPalazzoRagione.JPG
Visuale del Palazzo della Ragione dall'esterno
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Milano
Indirizzo piazza dei Mercanti, 1
Coordinate 45°27′53.3″N 9°11′16″E / 45.464806°N 9.187778°E45.464806; 9.187778Coordinate: 45°27′53.3″N 9°11′16″E / 45.464806°N 9.187778°E45.464806; 9.187778
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1228
Realizzazione
Architetto Vincenzo Seregni
Proprietario Comune di Milano dal 1939

Il Palazzo della Ragione si trova in piazza dei Mercanti a Milano, dirimpetto alla Loggia degli Osii.

Origine e funzione[modifica | modifica wikitesto]

Monumento equestre a Oldrado da Tresseno, Palazzo della Ragione, Milano

Milano ebbe tre broletti; il più antico è il piccolo brolo, contiguo all'arcivescovado e al Duomo, precisamente ove oggi sorge il Palazzo Reale; il secondo detto Nuovo e il terzo, detto Nuovissimo, nella corsia di San Marcellino (oggi via Broletto), già Palazzo Carmagnola.

Il secondo fu il centro della vita della città dall'anno della sua costruzione nel 1228 quando esso fu eretto per volontà del podestà Aliprando Faba come semplice portico aperto per le assemblee, arbitraggi e ordinanze. Nel 1233 il Podestà Oldrado da Tresseno (o Dresano), ordinò la costruzione di un piano superiore con una grande sala per le riunioni più importanti. Il palazzo rimase inalterato fino al 1773 quando l'imperatrice Maria Teresa d'Austria diede oridne all'architetto Francesco Croce di soprelevarlo ancora di un piano.[1]

Gli spazi furono completamente rinnovati da Francesco Croce, il quale obliterò le trifore medievali, sopralzò l'edificio realizzando degli ampi finestroni ovali e lo ridusse allo stile neoclassico, dando così vita alla nuova sede degli archivi notarili.

Nel 1854, su progetto dell'architetto Enrico Terzaghi, il portico del pianterreno fu chiuso a vetrate sostenute da tralicci di ghisa e il soffitto fu poi sostituito da archi a volte a vela. Palazzo della Ragione, tra il 1866 e il 1870, ha ospitato la prima sede della Banca Popolare di Milano. Tra il 1905 ed il 1907 venne nuovamente aperto il grande ambulacro.

Con la rinascita dell'interesse per l'architettura medioevale gli intonaci che ricoprivano la parte antica dell'edificio furono rimossi, le finestre smurate e il sopralzo abbandonato ad un destino di fatiscenza, ma non eliminato perché gli spazi interni continuavano ad essere utilizzati.

La nuova scala

Nel corso degli anni settanta l'archivio notarile venne trasferito, e si cominciò a parlare di un possibile ripristino delle forme precedenti al sopralzo teresiano, considerato largamente estraneo alla struttura e di nessun valore storico. A questo si aggiungevano poi oggettivi problemi legati alla staticità dell'edificio, che dovevano essere comunque risolti. L'intervento tuttavia di Marco Dezzi Bardeschi e pochi altri portarono al mantenimento della struttura, della quale l'architetto venne poi incaricato - nel 1978 della risistemazione. Ne curò così il consolidamento strutturale, apportandovi fondamentali modifiche che ne garantissero la funzionalità, come la realizzazione degli impianti termici, il rifacimento della pavimentazione e l'inserimento della scala di sicurezza, oggetto di critica per il rifiuto dell'architetto di operare un mimetismo stilistico.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio ha una pianta rettangolare che si apre come una vera e propria piazza coperta, con due ampie navate di portici. Tali portici consistono in sette archi nei lati maggiori e in due in quelli minori, posizionati su grossi pilastri di pietra. Gli archivolti sono semplici, in laterizio e conci di marmo alternati a tutto tondo, salvo quelli estremi dei due lati maggiori che sono a sesto acuto.

Al piano del portico si accede a piazza Mercanti per mezzo di cinque gradini che occupano tutto il lato.

Il piano superiore presenta in facciata, verso la piazza, cinque grandi trifore, asimmetriche rispetto alle arcate sottostanti oltre ad una finestrella ad arco tondo con l'altorilievo di Oldrado da Tresseno e la lapide commemorativa della costruzione a suo nome. Le finestre sono incorniciate da cordonature in cotto con arco di mattoni e di pietra e racchiudono tre archetti minori poggianti su colonne con capitelli a foglie. Nella nicchia si trova la statua di Oldrado.

Gli affreschi interni del piano superiore del Palazzo della Ragione: qui sono raffigurati gli stemmi dei principali magistrati settecenteschi a Milano

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I progetti di restauro[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Merzario, I maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600-1800), Milano 1893.
  • Oscar Pedro Melano, Milano di terracotta e mattoni editore Mazzotta, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]