Mura medievali di Milano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Mura di Milano.

Mura medievali di Milano
mura di Milano
Milano Porta Ticinese medievale lato esterno.jpg
Porta Ticinese medievale, lato esterno (via Giangaleazzo)
Localizzazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
CittàCoA Città di Milano.svg Milano
Coordinate45°27′27.33″N 9°10′51.46″E / 45.457592°N 9.180961°E45.457592; 9.180961Coordinate: 45°27′27.33″N 9°10′51.46″E / 45.457592°N 9.180961°E45.457592; 9.180961
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Mura medievali di Milano
Informazioni generali
Tipomura con porte e torri
Stilemedievale
Costruzione1156-1171
Materialeprima legno poi mattoni
DemolizioneXVI secolo
Condizione attualenon più esistenti
Informazioni militari
UtilizzatoreCoat of arms of the House of Visconti (1277).svg Signoria di Milano
Coat of arms of the House of Sforza.svg Ducato di Milano
Funzione strategicadifesa della città di Milano
Azioni di guerraassedio di Milano del 1162
[1]
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Le mura medievali di Milano, conosciute anche come Bastioni di Milano, sono state una cinta muraria eretta nel Medioevo a protezione della città lombarda di Milano. Hanno sostituito le mura romane di Milano, che sono state distrutte durante l'assedio della città del 1162, opera di Federico Barbarossa.

Demolite nel corso del XVI secolo, le mura medievali di Milano sono diventate obsolete per l'invenzione della polvere da sparo, che ha cambiato le tecniche di guerra, venendo sostituite dalle mura spagnole di Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le premesse[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mura romane di Milano.
Mappa di Milano del 1156 con indicate le mura e le porte

Le origini delle mura medievali di Milano risalgono al 1156, quando la città lombarda era in guerra con Federico Barbarossa. Fu Guglielmo da Guintellino, ingegnere militare genovese al servizio dei milanesi, a progettare le opere e a sovrintendere alla loro realizzazione.

Guglielmo da Guintellino realizzò anche il loro fossato ampliando forse l'antico refossum romano, ovvero il secondo fossato delle mura romane di Milano, che correva più esterno al primo lambendo i quattro castelli che difendevano la Milano romana[2]. Il fossato romano più interno costeggiava invece le mura.

La cinta muraria di Milano, quella repubblicana a sud e a ovest e l'estensione massimiana (286-305) a nord e a oriente (anche se in molti punti la città, con la crescita del centro urbano, le aveva sopravanzate), erano interamente in muratura. Alcuni importanti monumenti, soprattutto chiese e conventi, sorgevano all'esterno di esse (la basilica di Sant'Ambrogio, la basilica di San Lorenzo Maggiore, la basilica di Sant'Eufemia, la basilica di San Babila e la chiesa di San Bernardino alle Ossa, per citarne alcune), e intorno a queste si erano sviluppati insediamenti e attività.

Le mura del 1156[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di Milano del 1158

La nuova cerchia di mura medievali fu realizzata, più ampia, nel 1156. Essa proteggeva interamente la città e captava nel suo fossato le acque del Seveso e del Pudiga.

Queste acque furono incanalate nel nuovo fossato a servizio delle mura, che erano larghe ventiquattro braccia; la terra di riporto ottenuta dallo scavo del fossato fu poi utilizzata per costruire imponenti bastioni (chiamati anche "terraggi")[3] la cui localizzazione coincide con le moderne vie della Cerchia dei Navigli stradale.

Questo sistema di difesa era strategicamente ben piazzato, ma non particolarmente efficace, dato che era costruito in terra rinforzata da palizzate ed era difeso da torri di legno. Ma questi erano i materiali di cui disponeva Milano, lontana dalle cave di pietra e priva di rilievi su cui arroccare le difese.

Le mura del 1162[modifica | modifica wikitesto]

Federico Barbarossa, durante l'assedio di Milano del 1162, se ne impadronì e rase al suolo la città disperdendo i milanesi nei borghi limitrofi e distruggendo le mura romane, le uniche in muratura. Nel 1171, come conseguenza della distruzione del 1162, si iniziarono i lavori per la costruzione di un più efficace sistema difensivo, questa volta in muratura, dotato di un fossato allagato anche dalle acque dell'Olona, che fino ad allora era indirettamente tributario del fossato delle mura romane e che in questa occasione subì la seconda deviazione della sua storia.

I consoli di Milano davanti a Federico Barbarossa chiedono clemenza dopo l'assedio del 1162

Col tempo la città si dotò, nel suo contado, di un vasto apparato di alleati, di castelli, roccaforti e borghi fortificati tanto che nel giro di due secoli Milano divenne uno dei più potenti e ricchi Stati italiani preunitari.

Bonvesin de la Riva descrive così le mura medievali di Milano nella sua opera De Magnalibus Mediolani, che scrisse nel 1288:

«Un fossato di sorprendente bellezza e larghezza circonda questa città da ogni parte e contiene non una palude o uno stagno putrido, ma l'acqua viva delle fonti, popolata di pesci e di gamberi. Esso corre tra un terrapieno all'interno e un mirabile muro all'esterno.»

(Bonvesin de la Riva, De Magnalibus Mediolani, 1288 - Pontiggia ed. Bompiani 1974.)

I secoli successivi[modifica | modifica wikitesto]

La Cerchia dei Navigli, ovvero il fossato delle mura medievali di Milano reso navigabile, in via Francesco Sforza verso via Santa Sofia all'inizio del XX secolo

La nuova cinta, quasi circolare (di "mirabile rotondità", dice Bonvesin de la Riva[4]), diede un particolare e duraturo assetto all'impianto urbanistico, tant'è che il nuovo fossato verrà, nei secoli, approfondito sino a creare la Cerchia dei Navigli, ben visibile ancora negli anni venti del XX secolo. Il completamento delle mura richiese diversi anni e venne terminata sotto Azzone Visconti; alcune torri non furono mai finite.

I fossati delle mura medioevali furono usati fino ai primi anni del Novecento come canali navigabili e rappresentarono a lungo una delle caratteristiche principali dell'urbanistica milanese. Nel 1930 fu ultimata la copertura delle acque del vecchio tracciato murario medioevale, che iniziò l'anno precedente, nel 1929.

Le porte e le pusterle[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Porte e pusterle di Milano e Sestiere (Milano).
Porta Nuova medievale in una foto del 1850
Porta Orientale medievale, che è stata demolita nel 1818
Porta Romana medievale, che è stata demolita nel 1793
Fregio di capitello proveniente dalla demolita Porta Romana medievale: raffigura il ritorno dei milanesi in città dopo la demolizione di Milano operata nel 1167 dal Barbarossa. L'opera è firmata da uno scultore Anselmo, che si vanta di essere Dedalus alter (un secondo Dedalo). Castello Sforzesco, Museo d'arte antica, sala 6.
La Porta Ticinese medievale, che è ancora esistente, prima del rifacimento del 1861
La Pusterla dei Fabbri
La Pusterla dei Fabbri in via di demolizione (anno 1900)
La pusterla di Sant'Ambrogio, che si apriva nelle mura medievali (fossa interna)[5]

Il quadro completo e dettagliato delle porte e delle pusterle[6] della mura medievali di Milano (nello specifico, otto porte e undici pusterle) è la seguente (in corsivo sono segnalate le pusterle):

  • Porta Orientale si apriva all'attuale incrocio tra via Senato, via San Damiano e corso Venezia; era sulla direttrice tra la romana Porta Argentea[7] e l'odierna Porta Venezia, verso Bergamo.
  • Pusterla Monforte, di fronte all'attuale corso Monforte.
  • Porta Tosa[8] si apriva all'inizio dell'odierno corso di Porta Vittoria, sulla direttrice tra la romana omonima (in via Larga) e l'attuale Porta Vittoria in direzione dell'Adda.
  • Pusterla di Santo Stefano, nei pressi della chiesa omonima dove fu scavato il laghetto, il "porto del Duomo".
  • Pusterla del Bottonuto, poco più a sud (poi divenne un passaggio per la Ca' Granda), portava a quel quartiere che le cronache ricordano come malfamato.
  • Porta Romana, all'incrocio dell'attuale via Francesco Sforza con corso di Porta Romana. Vi si accedeva dal ponte ornato dalla statua di san Giovanni Nepomuceno protettore dei naviganti. Quella romana era all'inizio del decumano, in piazza Missori dove anche oggi comincia il corso che porta in direzione della allora lontanissima Caput mundi.
  • Pusterla di Sant'Eufemia, portava all'omonima chiesa oggi in corso Italia.
  • Pusterla di San Lorenzo, portava alla Vetra nei pressi della Basilica di San Lorenzo, dove prima l'Olona confluiva nella Vettabbia e dove oggi si trova l'omonima piazza.
  • Porta Ticinese, sulla direttrice da quella romana, al Carrobbio, e l'attuale, situata all'incrocio del corso omonimo con le vie Molino delle Armi[9] e via De Amicis in direzione del Ticino e di Pavia. Sopravvissuta fino a oggi, era l'unica dotata di un solo fornice.
  • Pusterla dei Fabbri, deve il suo nome all'attività del quartiere dove immetteva. Posta alla fine di via Cesare Correnti nello slargo sulla via De Amicis, è stata l'ultima a essere demolita nel 1900, nonostante l'opposizione di Luca Beltrami. Alcune sue parti sono conservate al museo del Castello e una statua d'epoca romana che vi sorgeva è ora alla Pinacoteca Ambrosiana.[10]
  • Pusterla di Sant'Ambrogio. È un caso anomalo di pusterla con doppio fornice, imponente come una porta. La vicinanza delle Basiliche di sant'Ambrogio e di san Vittore giustificherebbe per alcuni storici la "stranezza" non diversamente spiegabile. La ricostruzione moderna è assolutamente filologica, nelle forme e per i materiali impiegati, in parte originali e in parte provenienti da edifici coevi demoliti.
  • Porta Vercellina,[11] sulla direttrice da quella romana (corso Magenta all'altezza di via Nirone) all'attuale, in piazzale Francesco Baracca); era lungo l'attuale corso Magenta all'incrocio con via Carducci e via De Amicis. Curiosamente, delle porte dei tre periodi storici non resta nessuna traccia o reperto.
  • Porta Giovia, all'attuale ingresso del castello Sforzesco, fagocitata dal castello medesimo. Sorgeva sul prolungamento della linea del decumano, direttamente contrapposta a porta Romana all'estremo opposto, e questo situa la porta Giovia romana tra via Cusani e l'estremità di via san Giovanni sul Muro. La strada che ne usciva era diretta al Seprio e al suo contado per l'attuale Porta Sempione[12], ovvero l'Arco della Pace.
  • Pusterla delle Azze. Il nome deriva probabilmente da "acciaioli", "asce"; dava su un altro borgo noto per la fabbricazione di armi. Anch'essa inglobata nel castello (lato orientale).
  • Porta Comasina. È probabile che la porta medievale coincidesse con quella romana, in via Ponte Vetero, così come, per un tratto, coincisero i due fossati difensivi.[13] Da essa usciva la strada per Como (lat. comensis)[14] che a Quarto Oggiaro si biforcava per il Verbano. Oggi è Porta Garibaldi, da cui esce uno spezzone di strada (corso Como) che subito si infrange con il complesso delle infrastrutture ferroviarie.
  • Pusterla Beatrice. Era alla fine di via Brera dove inizia via Solferino.
  • Porta Nuova. Con l'ampliamento massimianeo della mura, la porta divenne "Nuova" e il nome rimase a quelle che la sostituirono nelle mura successive. Quella medievale è allo sbocco di via Manzoni in piazza Cavour, assai ben conservata. Nei passaggi pedonali sui due fianchi, ricavati all'inizio del secolo scorso in due spezzoni di mura, una serie di cavità e tracce mostrano gli alloggiamenti delle grate che ne rinforzavano la chiusura e ne chiariscono il funzionamento. Ne usciva la strada per Monza e il contado della Martesana.
  • Pusterla di Borgo Nuovo. Alla fine di via Sant'Andrea e portava ai borghi Nuovo, Spesso, del Gesù e Sant'Andrea sorti tra le mura romane e la cinta.
  • Pusterla Nuova. Era situata nei pressi di Porta Nuova[15].

A queste si aggiunse, nel 1486, Porta Lodovica (all'estremità dell'odierno corso Italia), fatta aprire da Lodovico il Moro per facilitare l'accesso dei pellegrini alla vicina Chiesa di santa Maria dei Miracoli (o presso san Celso), ancora oggi meta tradizionale per gli sposi cattolici nel giorno del matrimonio.

Le sei porte più importanti della cinta muraria medievale davano origine ai rispettivi sestieri di Milano:

Sestiere Stemma Blasonatura dello stemma Porta di riferimento Note sullo stemma
Sestiere di Porta Comasina Porta Comasina (Milano)-Stemma.svg Scaccato di rosso e d'argento Porta Comasina Il numero di tiri, sette o sei,
può variare a seconda delle raffigurazioni
Sestiere di Porta Nuova Porta Nuova (Milano)-Stemma.svg Inquartato d'argento e di nero Porta Nuova In precedenza inquartato d'argento e
di rosso e prima ancora di nero al leone d'argento
Sestiere di Porta Orientale Porta Orientale (Milano)-Stemma.svg D'argento, al leone di nero Porta Orientale Talvolta il leone viene raffigurato armato
e lampassato di rosso (in precedenza il leone
era scaccato d'argento e di nero, e prima ancora
si avevano tre leoncini neri, passanti
uno su l'altro, su fondo bianco
Sestiere di Porta Romana Porta Romana (Milano)-Stemma.svg Di rosso Porta Romana -
Sestiere di Porta Ticinese Porta Ticinese (Milano)-Stemma.svg D'argento, allo sgabello di rosso
(o ligneo) a tre gambe,
con tre fori nel sedile
Porta Ticinese In precedenza lo stemma
era completamente d'argento, senza figure
Sestiere di Porta Vercellina Porta Vercellina (Milano)-Stemma.svg Troncato di rosso e d'argento Porta Vercellina -

A queste va aggiunta la già citata Porta Giovia, collocata in uno spazio all'interno del successivo Castello Sforzesco. La costruzione della Rocca Giovia (1358-1368), fortificazione sui cui resti venne edificato il Castello Sforzesco, ne cancellò le tracce, ma già prima, nel 1288, Bonvesin de la Riva non la menziona nell'elenco delle porte della città presente nella sua opera De magnalibus urbis Mediolani[16].

Nell'opera di Bonvesin de la Riva vengono citate le seguenti pusterle, ovvero le porte minori destinate al traffico locale: Pusterla di Monforte, Porta Tosa, Pusterla Lodovica (già Pusterla di Sant'Eufemia)[17], Pusterla della Chiusa, Pusterla dei Fabbri, Pusterla di Sant'Ambrogio, Pusterla delle Azze, Pusterla Beatrice (già Pusterla di San Marco)[18] e la Pusterla del Borgo Nuovo.

Cosa rimane[modifica | modifica wikitesto]

Porta Nuova medievale in una foto del 2010
  • Al termine di via Manzoni si trova l'antica porta Nuova risalente al XII secolo. Era una delle porte principali della cinta, la porta è a doppio fornice con due costruzioni laterali che si protendono verso il lato che un tempo era esterno alla cinta. Sono ancora visibili le scanalature usate per la saracinesca che la chiudeva, i due passaggi pedonali laterali sono stati ricavati nel 1861.
  • Anche porta Ticinese era una delle porte principali, a un solo fornice con a fianco due torri quadrate, anche in questo caso i passaggi pedonali furono ricavati in epoca successiva (1861-65)
  • I resti dell'antica Porta Romana sono situati nello scantinato di due palazzi all'incrocio di corso di Porta Romana e via Francesco Sforza, i fregi che la decoravano si trovano nel Castello Sforzesco.
  • Resti delle mura, una ventina di metri circa, sono visibili in via San Damiano (altezza di via Mozart).
  • La pusterla di Sant'Ambrogio che si trova nell'omonima piazza è una ricostruzione fatta sul diroccato impianto originario nel 1939.
  • Al numero 21 di corso di porta Venezia, è possibile trovare i resti di un bassorilievo raffigurante una lupa, un tempo appartenente alla porta Orientale, e sfuggito alla sua demolizione.[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedere i testi citati in bibliografia.
  2. ^ 101 tesori nascosti di Milano da vedere almeno una volta nella vita, di Gian Luca Margheriti, su books.google.it. URL consultato il 18 giugno 2018.
  3. ^ Proprio accanto alla pusterla di Sant'Ambrogio, inizia via Terraggio, che seguiva l'andamento del bastione.
  4. ^ Bonvesin de la Riva, De Magnilibus Mediolani, Milano 1288 - Pontiggia ed. Bompiani 1974.
  5. ^ Si tratta di una ricostruzione moderna (1939) su base storica e materiali antichi
  6. ^ Fondamentale distinzione è che le porte si aprivano su strade verso importanti città, mentre le pusterle erano destinate, secondo il linguaggio odierno, al "traffico locale"
  7. ^ Il nome probabilmente deriva da Argenza, attuale Crescenzago o da Argentia, attuale Gorgonzola.
  8. ^ Il nome deriverebbe dalla presenza di una statua romana che raffigurava una meretrice nell'atto di radersi il pube; forse la stessa statua che fu ribattezzata come moglie dell'imperatore per irridere il Barbarossa.
  9. ^ Via Molino delle Armi « Vecchia Milano
  10. ^ Quartiere Ticinese On Line - Mappa del Quartiere Archiviato il 6 maggio 2006 in Internet Archive.
  11. ^ più frequente l'uso di indicarla come Porta Magenta, del resto "nome ufficiale" dopo il 1859
  12. ^ Questa denominazione non è corrente tra i milanesi
  13. ^ Storia di Milano ::: Porta Comasina 1
  14. ^ Va ricordato che per lungo tempo dopo la conquista, a Milano convissero Celti e Romani ognuno con la propria lingua e che comacina è l'equivalente celtico di comensis, come vercellina di vercellensis
  15. ^ parrocchia di Sant'Andrea alla Pusterla, lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 26 novembre 2017.
  16. ^ Capitolo II, capo VI
  17. ^ Secondo alcuni la realizzazione nel 1496 della Pusterla Lodovica sarebbe coincisa con la soppressione della precedente Pusterla di Sant'Eufemia; tuttavia secondo altri entrambi i varchi sarebbero coesistiti, rivolti uno a sud-est, l'altro a sud-ovest.
  18. ^ Secondo alcuni la Pusterla Beatrice fra i vari nomi che aveva avuto precedentemente il rifacimento da parte di Lodovico il Moro avrebbe annoverato anche quello di Pusterla di San Marco; tuttavia secondo altri la Pusterla di San Marco si sarebbe riferita a un altro varco nelle mura medievali della città, non distante dalla Pusterla Beatrice, posto al termine dell'attuale via Borgonuovo.
  19. ^ "Vie e Palazzi di Milano", seconda puntata: Corso Venezia - Milano 2.0

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vecchia Milano, Libreria Meravigli Editrice, Milano, 2003
  • Vittore e Claudio Buzzi Le vie di Milano, 2005, Milano, Ulrico Hoepli editore.
  • Bonvesin de le Riva De magnalibus Mediolani (1288), 1998, Milano, Libri Scheiwiller.
  • AA. VV., Enciclopedia di Milano, Milano, Franco Maria Ricci Editore, 1997.
  • AA. VV., Milano, il volto della città perduta, Milano, Edizioni Celip, Milano 2004.
  • Bruno Pellegrino Così era Milano, 2011, Milano, Edizioni Meneghine.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]