Parco Spina Verde di Como

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Parco Regionale Spina Verde
Tipo di areaParco regionale
Codice EUAPEUAP0737
StatiItalia Italia
RegioniLombardia Lombardia
ProvinceComo Como
ComuniColverde, Como, San Fermo della Battaglia
Superficie a terra1.179,00 ha
Provvedimenti istitutiviLR 10 4/03/1993
GestoreParco Regionale Spina Verde (Ente di diritto pubblico)

Via Imbonati 1

22020 San Fermo della Battaglia, loc. Cavallasca (CO)
PresidenteGiorgio Casati
BrunateComo1.jpg
Sito istituzionale

Il Parco Spina Verde di Como è uno dei parchi regionali della Lombardia, che si estende sulla fascia collinare a nord ovest di Como, in buona parte confinante con la Svizzera.

Il territorio si presenta interessante sotto diversi punti di vista: in primo luogo la natura, che presenta aspetti geologici e vegetazionali particolari, l'archeologia, per via dei resti della Como protostorica e la storia, con importanti tracce storiche del comasco, in particolare il Castello del Baradello e la Linea Cadorna. Rimarchevole anche il valore paesaggistico ed escursionistico dell'area del Parco, che offre eccezionali scorci panoramici sulla pianura lombarda, le Prealpi, e il Lago di Como.

Anche i numerosi luoghi di culto, dagli edifici religiosi di pregevole valore storico e architettonico (vedi sotto) ai siti riconducibili ad antichi culti, ai Santuari, ai luoghi di manifestazioni tradizionali, identificano la Spina Verde come sede privilegiata per lo studio dell'evoluzione della cultura religiosa.

Il Parco della Spina Verde è facilmente raggiungibile ed è coperto da una fitta rete di sentieri che ne consentono una agevole fruibilità. La sede del Parco è a San Fermo della Battaglia, in località Cavallasca. Vi sono anche molte strutture ricettive (agriturismi e ristoranti) che offrono una ristorazione diffusa e di ottimo livello, per tutto l'anno.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Sito di Pianvalle[modifica | modifica wikitesto]

Di notevole interesse è il sito di Pianvalle, sul Monte Croce (via Monte Croce, comune di Como). Si tratta dei resti di un abitato protostorico riconducibile alla cultura di Golasecca, rinvenuti durante diverse campagne di scavo, e a popolazioni protoceltiche. I reperti sono databili al IX secolo a.C. (tarda età del Bronzo) e a una successiva fase di massima espansione dell'abitato tra il V-IV secolo a.C., durante la fioritura della civiltà celtica e del consolidamento degli Insubri, abitanti la Lombardia occidentale, nel cui territorio era ricompresa Como e i suoi dintorni. Secondo gli esperti si tratta di uno dei primissimi nuclei urbani stabili di Como, abbassatisi poi nella piana tra le attuali Breccia e Montano Lucino, teoria confermata dai molti ritrovamenti fatti proprio in quella zona.

Roccia di Pianvalle[modifica | modifica wikitesto]

Subito a lato dell'abitato protostorico, la roccia di Pianvalle (un affioramento verticale di gonfolite) ha suscitato l'interesse degli esperti per le notevoli incisioni presenti: coppelle (piccole cavità semicircolari, molto ricorrenti nell'area alpina), spirali, motivi geometrici e serpentiformi, di significato incerto, forse rituale o sociale. Fori destinati ad accogliere pali o travi di sostegno, praticati nella roccia, e canali verticali incisi fanno pensare a un luogo destinato a lavorazioni di metalli.

Fonte della Mojenca[modifica | modifica wikitesto]

Altro sito di notevole interesse a poca distanza dall'abitato di Pianvalle, sempre nel Comune di Como: si tratta di una breve grotta artificiale realizzata a partire tra il X ed il V secolo a.C. in tre fasi successive, e destinata a riti e culti probabilmente druidici; si è preservata intatta, di per sé già molto raro per un manufatto tanto antico. All'estremità del condotto, lungo 10 mt circa, vi è una sorgente naturale oggi quasi estinta (sgorga acqua solo in caso di piogge abbondanti) oggetto di culti legati alle acque, come appare anche dal bacino artificiale antistante l'ingresso della galleria, accuratamente realizzato, situato in un suggestivo anfiteatro naturale. La grotta della Mojenca è stata realizzata dai suoi antichi costruttori in modo che al solstizio d'inverno, il 21 dicembre, il sole entri direttamente nel condotto ed illumini la fonte di roccia viva, anche questo un elemento riconducibile ai culti solari, e che rende la Fonte della Mojenca una preziosissima testimonianza storica.

Camera Grande e Camera Carugo[modifica | modifica wikitesto]

Dall'abitato di Leno (comune di Como) è possibile raggiungere due grandi camere rettangolari della tarda età del Bronzo (X-IX sec. a.C.) scavate nella roccia viva della collina: la Camera Grande, della dimensione di 8 mt. x 5, e la Camera Carugo, più piccola. Entrambe sono situate lungo un antico percorso che dai piedi della collina saliva all'abitato di Pianvalle, di cui facevano certamente parte, e la loro funzione è tuttora ignota: forse abitazioni, forse fortificazioni o siti produttivi. Fori per pali o travi, praticati nella roccia, fanno ritenere che fossero munite di tettoie e pareti, e sono presenti canali di scolo scalpellati con cura. Sono esempi di architettura protostorica eccezionalmente ben conservati e di elevato interesse acheologico.

Edifici storici[modifica | modifica wikitesto]

Castello del Baradello[modifica | modifica wikitesto]

Castello del Baradello: torre principale, unico edificio del complesso castelliero tuttora agibile. E' circondata dai resti visibili di un vasto fortilizio, caposaldo di un articolato sistema di fortificazioni demolito dagli spagnoli nel 1526 per privare Como delle sue difese.

Simbolo di Como visibile da lontano, il castello sorge sulle falde orientali della dorsale collinare di Como ed era parte di un sistema di fortificazioni medievali che dal dosso Baradello, scendeva nell'attuale Camerlata per risalire sul prospiciente Monte Goi. Costruito nel XII secolo per ordine di Federico Barbarossa, su resti di preesistenti edifici romani e longobardi, presenta una torre ben conservata (visitabile), resti di mura ed edifici perimetrali, e tracce di una muraglia che cingeva tutto il pendio della collina del Baradello fino a Camerlata. Demolito con le sue mura nel 1526 dagli Spagnoli, eccetto la torre.

Linea Cadorna[modifica | modifica wikitesto]

il Monte Sasso di Cavallasca ed il Monte Olimpino, nella zone ovest del Parco (comune di San Fermo d. B.) presentano numerose opere militari difensive realizzate tra il 1917 ed il 1918 per volere del generale Luigi Cadorna, che volle fortificare tutto il confine italo-svizzero nel timore di un'invasione germanica attraverso la Svizzera; trincee, gallerie sotterranee, postazioni in casamatta su cui spicca il fortino di Monte Sasso, sono tuttora in buone condizioni e collegati da una strada militare ancora efficiente.

Polveriera del Regio Esercito[modifica | modifica wikitesto]

All'estremità est del Parco, in località Valbasca, è tuttora presente una polveriera militare realizzata nel 1940 per stoccare munizioni in un luogo sicuro fuori dal centro abitato di Como, tra due dorsali naturali che fornivano ottima protezione in caso di esplosioni accidentali. È oggi fatiscente ma conserva un certo fascino sui visitatori in quanto il complesso di garitte e casematte, tipico esempio di architettura militare del tempo, è visibile dal sentiero ed è in un contesto naturalistico suggestivo. La polveriera è stata l'oggetto, nel 1941, dell'unico bombardamento aereo subito da Como, quando un apparecchio inglese vi sganciò alcune bombe che non produssero danni.

Edifici religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Basilica di S. Carpòforo (comune di Como)[modifica | modifica wikitesto]

probabilmente la più antica chiesa di Como, secondo una diffusa versione costruita nel IV secolo da S. Felice, primo vescovo cristiano di Como, su un preesistente tempio pagano. Le spoglie del santo vennero sepolte nella suggestiva cripta, poi traslate ma ne rimane il sarcofago. Edificio a pianta singolare, con facciata contro la parete della collina e ingresso laterale, probabilmente a causa della preesistente struttura romana, o per antiche frane.

Basilica di S. Abbondio (comune di Como)[modifica | modifica wikitesto]

La Basilica di S. Abbondio, gioiello del romanico lombardo; la facciata è decorata da pregevoli fregi, opera dei celebri Maestri Comacini

Superbo esempio di romanico lombardo, fu costruita dai monaci benedettini sui resti di una basilica paleocristiana e consacrata nel 1095. Presenta splendide decorazioni esterne, opera dei Maestri Comacini, e un pregevole ciclo pittorico nell'abside.

Chiesa di S. Rocco o "dei Pittori" (comune di S. Fermo d. B.)[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, costruita nel 1857 su un lazzaretto, ha la interessante caratteristica di essere stata decorata nel 1978 da ben 14 diversi artisti convocati appositamente, che realizzarono un ciclo di affreschi della Passione.

Siti naturalistici[modifica | modifica wikitesto]

Area umida di Parè (comune di Colverde)[modifica | modifica wikitesto]

Interessante biotopo costituito da una piccola area con sorgenti naturali, in cui convivono specie animali (rana rossa di Lataste e salamandre) protette.

Scala del Paradiso (comune di S. Fermo d. B.)[modifica | modifica wikitesto]

Realizzata nei primi anni del '900, consta di ben 900 gradini ed aveva lo scopo di facilitare il pattugliamento del confine italo-svizzero da parte della Regia Guardia di Finanza: scende dal Sasso di Cavallasca fino a Chiasso. Servì invece ad agevolare il contrabbando che si avvalse subito di questa struttura. È una singolare e interessante testimonianza dell'epoca del contrabbando, ormai scomparsa ma molto viva nella memoria storica comasca.

Sorgenti del Seveso (comune di S. Fermo d. B.)[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del Parco, alle pendici del Sasso di Cavallasca e a pochi metri dal confine elvetico, sgorga il fiume Seveso. La sorgente, protetta da una struttura in pietra, ha una grande importanza ambientale anche perché ospita una colonia di gamberi di fiume, quasi scomparsi altrove.

Cava di Camerlata (comune di Como)[modifica | modifica wikitesto]

La cava da cui per secoli si è estratta la pietra arenaria servita per edificare, tra l'altro, il Castello del Baradello e le basiliche di Como, presenta oggi un ambiente spettacolare e di forte impatto, con forti escursioni verticali. È presente un punto di osservazione con un eccellente panorama sulla pianura. È visitabile solo su richiesta.

Punti panoramici[modifica | modifica wikitesto]

Tutto il Parco presenta una forte vocazione panoramica, essendo una dorsale collinare che svetta sulla pianura; ma in particolare il Monte Goi ed il Colle Respaù offrono una vista impareggiabile a 360° su tutta la pianura lombarda, sul lago di Como e le Alpi svizzere. Numerose postazioni di sosta sono presenti lungo i sentieri nei punti più panoramici.

Accessibilità[modifica | modifica wikitesto]

tutta l'area è ben servita da collegamenti stradali e ferroviari.

Strade:[modifica | modifica wikitesto]

Autostrada A9 Milano-Como-Chiasso, uscita Como Sud o Como Monte Olimpino.

Ferrovie:[modifica | modifica wikitesto]

FFS - Trenitalia stazione di Como S. Giovanni

Trenord, stazione di Como Camerlata, oppure Como Nord Lago

Autobus urbani linee C74, CC1, C50, C12, CC9, CC7, C43

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]