Fondazione di Milano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Milano.

« [...] Gli Insubri avevano come metropoli Mediolanum, che anticamente era un villaggio, ora invece è un'importante città al di là del Po quasi ai piedi delle Alpi. [...] »

(Strabone, Geografia, V, 1.6.)
Bassorilievo della scrofa semilanuta su un piedritto del Palazzo della Ragione di Milano, testimoniante le origini celtiche della città

La fondazione della città di Milano secondo la tradizione leggendaria riportata da Tito Livio e poi ripresa in epoca medioevale da Bonvesin de la Riva[1] avvenne nel VI secolo a.C. nel luogo dove fu trovata una scrofa semilanuta, per opera della tribù celtica guidata da Belloveso che sconfisse gli Etruschi[2], che fino ad allora avevano dominato la zona.

Secondo un'altra tradizione leggendaria, riportata da Bernardino Corio nella sua Storia di Milano che l'attribuisce a Catone, Milano fu fondata da Medo e Olano, due comandanti etruschi durante l'espansione di questa civiltà nell'Italia settentrionale. Plinio il Vecchio (23 - 79) nella sua Naturalis historia attribuisce invece direttamente ai Celti la fondazione della città, che in origine sarebbe stato solo un villaggio.

Secondo invece gli storici moderni, Milano fu fondata all'inizio del VI secolo a.C. con il nome di Medhelan[3][4] da una tribù celtica facente parte della tribù degli Insubri e appartenente alla cultura di Golasecca[5]. L'antico abitato celtico, che fu in seguito ridenominato dagli antichi Romani, come è attestato da Tito Livio[6][7], Mediolanum, venne poi, da un punto di vista topografico, sovrapposto e sostituito da quello romano. La città romana fu poi a sua volta gradualmente sovrapposta e rimpiazzata da quella medievale. Il centro urbano di Milano è quindi costantemente cresciuto a macchia d'olio, fino ai tempi moderni, attorno al primo nucleo celtico.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Châteaumeillant, comune francese della regione del Centro-Valle della Loira, il cui nome ha la stessa etimologia di "Milano"

Nel toponimo latino Mediolanum i linguisti riconoscono, tradizionalmente, un termine composto formato dalle parole medio e planum ("in mezzo alla pianura" o "pianura di mezzo", con planum divenuto lanum per influsso della lingua celtica. Indicativa è infatti la caduta della p- di inizio di parola, che è tipico della lingua celtica[8]). Anche il toponimo celtico Medhelan[3], da cui deriva Mediolanum, significa "in mezzo alla pianura". Vi sono state decine di Mediólanon (nome dato dagli etnografi greci a Medhelan) in tutta l'Europa celtica, tutte accomunate dalla medesima etimologia. Altra ipotesi vuole che Medhelan e Mediolanum significhino "luogo fra corsi d'acqua"[8], data la presenza dei fiumi Olona, Lambro e Seveso.

Secondo altri studiosi, come lo storico francese Henri Martin e il linguista Christian Guyonvarc, il significato del termine Medhelan sarebbe invece "santuario centrale", con un richiamo all'ipotetica presenza di un importante luogo di culto celtico riferimento per l'intera zona. La traduzione "pianura del centro" sarebbe, a parer loro, errata perché alcuni dei toponimi identici a questo riguardano località poste su alture[9][10]. Numerosi studiosi successivi considerano esatta tale tesi, che fu proposta per la prima volta proprio da Henri Martin nel XIX secol[11].

Due sono i moderni insediamenti che con certezza si possono ricondurre alla comune derivazione etimologica di "Milano", Châteaumeillant e Mont-Miolant, mentre molti altri hanno l'origine del proprio nome simile a quello dell'antica Medhelan. La tesi non è riconosciuta da tutti gli studiosi perché più località con tale nome ed etimologia si trovano nel medesimo territorio (in questo modo verrebbe meno la centralità assoluta di una località specifica, da cui avrebbe senso definire questo insediamento strettamente "in mezzo alla pianura"): tre per esempio erano nel territorio degli Ambiani, degli Allobrogi, degli Edui e dei Segusiavi, e due in quello dei Biturigi e degli Ausci.

Luogo di fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Idrografia di Milano.
La foce della Vettabbia nel Lambro a Melegnano

Sulla scelta del luogo di fondazione di Milano oggi si avanzano due supposizioni, più plausibili rispetto alle ipotesi fatte da Livio[12], che si basano sullo studio e sulle indagini archeologiche compiute in tempi moderni sul territorio milanese:

  1. Medhelan potrebbe essere sorta volontariamente sulla "linea dei fontanili" laddove vi è l'incontro, nel sottosuolo, tra strati geologici a differente permeabilità, tipo di terreno che permette alle acque profonde di riaffiorare spontaneamente in superficie[13]. Ciò potrebbe significare che Medhelan sia nata su una lingua di terra che originariamente dava su una palude, in un luogo quindi ben difendibile.
  2. Medhelan potrebbe, infine, essere nata volontariamente alla confluenza di due (o addirittura quattro) fiumi[8], ovvero il Seveso, il Merlata, l'Olona (le cui acque avrebbero poi generato, in epoca romana, un canale navigabile chiamato Vepra, che a sua volta si si sarebbe collegato ad un altro canale artificiale chiamato Vettabbia[14], quest'ultimo scavato nel I secolo[15])[16], e il Lambro[17].
  3. Medhelan potrebbe, infine, essere stata fondata nei pressi di un importante santuario celtico che era situato nei pressi della moderna piazza della Scala.

I Celti che fondarono Milano, che facevano parte della tribù degli Insubri, appartenevano alla cultura di Golasecca.

Le fonti antiche[modifica | modifica wikitesto]

« [...] A Segoveso fu quindi destinata dalla sorte la Selva Ercinia; a Belloveso invece gli Dei indicavano una via ben più allettante: quella verso l'Italia. Quest'ultimo portò con sé il soprappiù di quei popoli, Biturgi, Arverni, Senoni, Edui, Ambarri, Carnuti, Aulirci. Partito con grandi forze di fanteria e di cavalleria, giunse nel territorio dei Tricastini. Di là si ergeva l'ostacolo delle Alpi... Essi poi, attraverso i monti Taurini e la valle della Dora, varcarono le Alpi; e, sconfitti in battaglia gli Etruschi non lungi dal Ticino, avendo sentito dire che quello in cui si erano fermati si chiamava territorio degli Insubri, lo stesso nome che aveva un cantone degli Edui, accogliendo l'augurio del luogo, vi fondarono una città che chiamarono Mediolanium. [...] »

(Tito Livio, Historiae, 5, 34)
Vaso a trottola di fabbricazione celtica, risalente al periodo precedente la conquista romana (III-II secolo a.C.), che è conservata al Civico museo archeologico di Milano

Secondo la tradizione tramandata da Tito Livio (50 a.C. - 17), la fondazione di Milano sarebbe avvenuta per mano di popolazioni celtiche provenienti dai territori al di là delle Alpi e guidate dalla mitica figura di Belloveso tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.

Queste tribù avrebbero sconfitto gli Etruschi sul Ticino e si sarebbero poi insediate in un territorio già abitato dagli Insubri, che avevano dato il nome alla regione. I racconti leggendari sulla fondazione di Milano si intrecciano anche con la mitica scrofa semilanuta (in latino medio lanum), che avrebbe indicato a Belloveso il luogo in cui fondare un santuario, essendo stata avvistata sotto un biancospino, pianta sacra alla dea Belisama.

Plinio il Vecchio (23 - 79) nella sua Naturalis Historia attribuisce invece direttamente agli Insubri la fondazione di Milano, mentre Strabone (63 a.C. circa - 19 circa) sostiene che il legame dell'antico villaggio di Mediolanum con gli Insubri perdurava ancora ai suoi tempi. Anche Polibio (202 a.C. - 118 a.C. circa) aveva già in precedenza dato prova della presenza degli Insubri nella regione e della loro importanza.[18]

« [...] Anticamente, dunque, come ho detto, la regione intorno al Po era abitata per la maggior parte dai Celti. Le stirpi più importanti tra i Celti erano quelle dei Boi e degli Insubri e, inoltre, quelle dei Senoni che con i Gesati avevano occupato al primo assalto la città dei Romani. Questi popoli furono completamente distrutti dai Romani e i Boi furono cacciati dalle proprie sedi. Essi andarono ad insediarsi nelle regioni dell'Istro e qui abitarono insieme con i Taurisci, combattendo contro i Daci finché tutta la loro stirpe fu sterminata. Abbandonarono così, come pascolo per i popoli vicini, quella terra che faceva parte dell'Illiria. Gli Insubri, invece, ci sono ancora oggi. Essi avevano come metropoli Mediolanum, che anticamente era un villaggio (tutti infatti abitavano sparsi in villaggi); ora invece è una città importante, al di là del Po quasi ai piedi delle Alpi. [...] »

(Strabone, Geografia, V, 1.6.)

« [...] [Le terre] che sono situate nei dintorni delle foci del Po furono abitate dai Laevi e dai Lebeci, e dopo di loro dagli Insubri, il più grande di questi popoli; e a valle lungo il fiume, vivevano i Cenomani. [...] »

(Polibio, Storie, 2,17.)

I dati archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Olletta celtica risalente al periodo precedente la conquista romana (III-II secolo a.C.), che è conservato al Civico museo archeologico di Milano

La continuità di vita per molti secoli nello stesso sito ha profondamente manomesso il deposito archeologico, ma l'adozione di rigorose tecniche di scavo stratigrafico ha consentito di fare molti passi avanti nella conoscenza della protostoria della città.

Nel II millennio a.C., durante l'età del bronzo si erano formati nel territorio tra il Ticino e l'Adda i primi villaggi stabili. Nel I millennio a.C., nell'ambito della cultura di Golasecca, della prima età del ferro, vi si trovano tre centri principali, i siti corrispondenti a Bellinzona, a Sesto Calende - Golasecca - Castelletto Ticino e a Como: gli ultimi due in particolare si trovavano lungo importanti itinerari commerciali, facilitati dalla vicinanza con i corsi d'acqua, che mettevano in comunicazione il Mediterraneo con i territori oltre le Alpi: risalendo il fiume Toce si arrivava dal lago Maggiore al passo del Sempione, mentre seguendo il Ticino si arriva al passo del San Gottardo, da cui si accede alle valli del Reno e del Rodano.

Nel V secolo a.C. si assiste al declino dei centri golasecchiani posti lungo il corso del Ticino, probabilmente a vantaggio di una rete di traffici gravitante attorno al nuovo centro proto-urbano di Mediolanum. La carta di distribuzione dei ritrovamenti della prima età del Ferro mostra che il l'insediamento golasecchiano (V secolo a.C.) occupava un'area di circa 12 ettari attorno al futuro foro romano di Milano (quindi nei pressi della moderna piazza San Sepolcro)[19].

L'invasione celtica del IV secolo a.C. segna convenzionalmente il passaggio dalla prima alla tarda età del Ferro in Italia settentrionale. Gli Insubri si stanziarono nella piana tra Ticino e Oglio. La fondazione avvenne, secondo il racconto di Tito Livio ripreso in epoca medioevale da Bonvesin de la Riva[20], ad opera di Belloveso, nipote del re dei Galli Biturigi. In base ai ritrovamenti archeologici, l'oppidum celtico doveva avere medesima localizzazione ed estensione dell'insediamento golasecchiano, ma non sono mai venute alla luce opere difensive urbane, probabilmente costruite in legno e terra, cosa che spiega l'attribuzione della definizione di "villaggio" da parte di Polibio e Strabone.

In corrispondenza dell'attuale Biblioteca Ambrosiana, a piazza San Sepolcro, gli scavi archeologici hanno rivelato la presenza del Foro di epoca romana, pavimentato in pietra nel I secolo, a sua volta preceduto da un quartiere di abitazioni in legno risalente all'abitato golasecchiano del V secolo a.C.[21].

L'ipotesi del santuario celtico[modifica | modifica wikitesto]

Dracme celtiche in argento, coniate a Milano ad imitazione delle dracme greche di Massalia (Marsiglia), risalenti al periodo precedente la conquista romana (II-I secolo a.C.), che sono conservate al Civico museo archeologico di Milano. Alcune riportano scritte in caratteri etruschi

Secondo alcuni studiosi nell'attuale tessuto urbano sono tuttora leggibili delle zone ellittiche, che anticamente dovevano essere definite da fossati. I fossati avevano lo scopo di definire sacralmente lo spazio urbano, distinguendo "dentro" e "fuori", e contemporaneamente dovevano proteggerlo dalle acque che scorrevano nel territorio. Una ellisse corrisponderebbe al centro abitato della Biblioteca Ambrosiana (piazza San Sepolcro).

Altri ipotizzano, senza basarsi su alcuna fonte archeologica, che nell'attuale tracciato urbano sarebbe identificabile una seconda ellisse, situata in corrispondenza dell'attuale piazza della Scala, che secondo ricerche archeoastronomiche sarebbe stata allineata secondo precisi punti astronomici e che potrebbe essere stata un antico santuario celtico.

In base a quest'ipotesi, il racconto liviano potrebbe dunque rifersi più specificamente alla fondazione rituale di un luogo sacro (midlann, "tra le terre") nel posto indicato dai segni della scrofa semilanuta (in medio lanae: da cui deriverebbe, secondo la leggenda, il toponimo latino Mediolanum) bianca e del biancospino, sacro alla dea Belisama, a cui ben si accorda il carattere spiccatamente religioso della figura di Belloveso. Intorno a questo primitivo santuario si sarebbe quindi sviluppato il "villaggio" di cui parla Strabone.[22]

L'oppidum celtico conoscerà quindi un grande sviluppo dopo l'alleanza degli Insubri con i Romani, nel II-I secolo a.C., fino all'estensione, corrispondente a circa 80 ettari, fissata dalla cinta muraria di epoca cesariana. L'impianto urbanistico della città romana sembra aver sostanzialmente rispettato l'organizzazione spaziale dell'oppidum celtico, definito dalle vie di comunicazione protostoriche.

Secondo i sostenitori della teoria che all'origine di Milano vi sia un "luogo sacro" questo avrebbe avuto una forma di ellisse e avrebbe occupato la parte nordorientale della città. La città stessa corrisponderebbe invece ad un cerchio, individuabile dalle attuali vie Lauro, San Giovanni sul Muro, Brisa, Morigi e Bagnera. In corrispondenza di questa circonferenza continua sarebbero in seguito sorte le chiese di San Giorgio al Palazzo, di Sant'Alessandro, di San Giovanni in Conca, di San Giovanni Laterano e di Santa Maria Maggiore, demolita per costruirvi il Duomo. Al di fuori di tale circonferenza non esistono chiese urbane antiche, e questo indicherebbe che i santuari pagani, che col tempo sarebbero stati sostituiti da chiese cristiane, si sarebbero trovati all'interno della circonferenza della città, ma non nell'ellisse nel quale sarebbe stato identificato il luogo sacro.[23]

I Romani identificheranno Belisama con Minerva. Il tempio romano dedicato a Minerva i cui resti sono stati rinvenuti sotto l'attuale Duomo, potrebbe essere sorto su un santuario dedicato alla celtica Belisama.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel De Magnalibus urbi Mediolani.
  2. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, V, XXXIV; la traduzione delle citazioni testuali è in Tito Livio, Storia di Roma (a cura di Guido Vitali e Carlo Vitali), Milano, Mondadori, 2007, vol. I, p. 769
  3. ^ a b Il lessico lombardo, grandelombardia.org. URL consultato il 23 settembre 2017.
  4. ^ Il milanese crogiuolo di tanti idiomi, lagobba.it. URL consultato il 24 settembre 2017.
  5. ^ Gualdoni, p. 10.
  6. ^ Tito Livio (Historiae, 5,34).
  7. ^ Milano, treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  8. ^ a b c L.Cracco Ruggini, Milano da "metropoli" degli Insubri a capitale d'Impero: una vicenda di mille anni, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.17.
  9. ^ Per quanto, relativamente allo specifico milanese, nell'area ove si sviluppa la città non siano oggi osservabili alture di sorta e neppure alture siano menzionate in testi antichi o la loro esistenza possa essere desunta da toponimi locali.
  10. ^ Françoise Le Roux, Christian-Joseph Guyonvarc'h. I druidi, pag. 522. Genova, ECIG, 1990. ISBN 88-7545-883-9.
  11. ^ Venceslas Kruta, La grande storia dei Celti, Newton & Compton Editori, Roma, 2003, pagg. 301-302
  12. ^ AAVV, Milano, Touring Club Italiano, 2005, p.23.
  13. ^ AA.VV., Il nostro suolo prima dell'uomo, in Storia di Milano, I, Milano, Fondazione Treccani degli Alfieri, 1954, p. 11.
  14. ^ Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la situazione idrografica di Milano romana, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.95.
  15. ^ D.Caporusso & A.Ceresa Mori, C'era una volta Mediolanum, in Archeo attualità dal passato di settembre 2010, n.307, p.77.
  16. ^ AAVV., Carte e rilievi, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.456.
  17. ^ Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la situazione idrografica di Milano romana, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.94.
  18. ^ Polibio, Storie, 2,17.
  19. ^ Soprintendenza di Milano L'anfiteatro di Milano e il suo quartiere ed. Skira
  20. ^ Nel De Magnalibus urbis Mediolani.
  21. ^ "L'area presumibile dell'insediamento del periodo di Golasecca IIIA, di un'estensione pari a 12 ettari, ottenuta collegando i ritrovamenti del V secolo a.C., comprende la zona attorno alla piazza del foro, corrispondente all'attuale Biblioteca Ambrosiana, tra le piazze Pio XI e S. Sepolcro, e quella tra via Meravigli, Piazza del Duomo e via Valpetrosa". Anna Ceresa Mori (Le origini di Milano, in 3º Convegno Archeologico Lombardo - La Protostoria in Lombardia, Atti del Convegno, Como, Villa Olmo 22-23-24 ottobre 1999).
  22. ^ Adriano Gaspani Alle origini di Milano, Le Stelle, n. 40, maggio 2006
  23. ^ Alessandro Colombo. Milano preromana, romana e barbarica. Milano, Hoepli, 1928. ISBN 978-600-160-951-0.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiara Gualdoni, Milano, Milano, Skira, 2009.
  • Venceslas Kruta, La Grande storia dei celti, Newton & Compton edizioni, Roma, 2003
  • Venceslas Kruta, Manfredi: I Celti in Italia, Mondadori, Milano, 1999
  • Venceslas Kruta, L'Europa delle Origini, Rizzoli, Milano, 1993
  • Elena Percivaldi I Celti una civiltà europea, Giunti, Firenze, 2003
  • Paola Di Maio, Lungo il fiume. Terre e genti nell'antica valle dell'Olona, Corsico, Teograf, 1998.
  • Elena Percivaldi, I Lombardi che fecero l'impresa. La Lega Lombarda e il Barbarossa tra storia e leggenda, Ancora Editrice, 2009, ISBN 88-514-0647-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]