Navigli (Milano)

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Navigli del Milanese e del Pavese nel XX secolo

I Navigli[1] di Milano sono un sistema di canali irrigui e navigabili, con baricentro la città lombarda di Milano, che metteva in comunicazione il lago Maggiore, quello di Como e il basso Ticino aprendo al capoluogo lombardo le vie della Svizzera e dell'Europa nordoccidentale, dei Grigioni e dell'Europa nordorientale e, infine, quella del Po verso il mare.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Naviglio della Martesana a Concesa

Col regime regolare delle acque dei navigli si irrigarono e resero produttive vastissime aree, collegandosi con l'opera di bonifica iniziata dai monaci delle abbazie a sud della città già nel X secolo. La costruzione dell'intero sistema è durata dal XII al XIX secolo. La Cerchia dei Navigli, o fossa interna, rappresentava la "cerniera" cittadina che consentiva il funzionamento del sistema nel suo complesso.

I navigli che fanno parte del sistema dei Navigli milanesi sono:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il collegamento con il mare[modifica | modifica wikitesto]

La foce della Vettabbia nel Lambro. Passava da qui, secondo alcuni storici, il primo collegamento di Milano con il mare

La città di Milano sorge al centro della fascia delle risorgive tra Ticino e Adda[2][3] in un'area ricchissima d'acque che defluiscono tutte a sudest. È stata fondata, secondo Tito Livio,[4] da Belloveso, principe dei Biturgi, durante il regno di Tarquinio Prisco, nel 590 a.C. in un luogo pianeggiante e asciutto adatto alle grandi adunate di preghiera (medelhen, santuario):[5] gli unici corsi d'acqua riferibili all'area dei pochi ritrovamenti archeologici del periodo sono il Nirone, che ha le sue sorgenti nella parte nordorientale dell'attuale città (piazzale Firenze) e il Rile de Crosa o Mollia (o Molia) che raccoglieva alcune rogge provenienti da nord.[6][7]

Nel 222 a.C. i Romani conquistavano Milano e la città si allargava accrescendo il proprio fabbisogno idrico. Il Seveso era il fiume che transitava più vicino alle mura e ancora in epoca repubblicana veniva in parte deviato verso la città.[8] Per scaricare le sue acque esauste venne costruito il primo canale artificiale milanese, la Vettabbia che sfocia nel Lambro a Melegnano.

Giunto nei pressi dell'attuale via Larga, a causa di una depressione naturale, il Seveso formava un ampio bacino (ne sarebbero, tra l'altro, testimoni antichi toponimi come via Poslaghetto e via Pantano): qui vi sarebbe stato il "porto di Milano" in comunicazione, tramite la Vettabbia appunto, con il Lambro, il Po e quindi il mare. Di questo collegamento fa menzione nell'XI secolo Landolfo Seniore nella sua Historia Mediolanensis, mentre una "patente" di Liutprando re dei Longobardi (690-740) parla di un porto tra Lambro e Po. Ancora a favore della tesi, due ritrovamenti, uno in piazza Fontana e l'altro in via Larga, di un lungo manufatto romano (un pavimento litico su palafitte) che appare come una banchina portuale. Il materiale, costituito da lastre in serizzo di due metri e mezzo e pali di rovere, è conservato al Civico Museo di Storia naturale.[9] Da ultima, una considerazione sulla deviazione dell'Olona dal suo alveo naturale fino alla confluenza con la Vettabbia che pare del tutto superflua se non fatta per arricchire la portata di quest'ultima a favore della sua navigabilità.

La Cerchia dei Navigli in via Santa Sofia e il ponte di corso di Porta Romana con la statua di San Giovanni Nepomuceno in un'immagine della fine degli anni venti del XX secolo

La deviazione dell'Olona[modifica | modifica wikitesto]

La deviazione dell'Olona, prima per l'alimentazione della fossa difensiva nel XII secolo e successivamente per la realizzazione dei navigli, partiva da Rho, dove il fiume veniva indirizzato in un alveo artificiale nel Lambro, e poi ripreso da questo per portarne le acque a Milano col nome di Vepra. Nei pressi delle mura romane, incontrava il Nirone, che ne esce come canale evacuatore (lungo l'attuale via Torino fino al Carrobbio) e poco più a ovest la Vettabba in cui confluisce. Tuttavia non è noto come fosse regolato questo intricato nodo idrografico che prefigura quello che si proporrà con la realizzazione della Darsena alla fine del XV secolo. È certo, però, che il Nirone proseguiva fino a incontrare il Lombra costituendo il Lambro meridionale o, come fu detto per secoli, il Lambro Merdario, cosiddetto non come un volgare dispregiativo ma come qualificativo della funzione svolta, destinato a irrigare e fertilizzare i territori a sud della città.

Il fossato della Milano romana era alimentato a est dal Seveso e a ovest dal Nirone e dal Mollia: percorreva le vie Montenapoleone, Durini, Verziere, delle Ore, Pecorara, Da Cernobbio, Maddalena, Cornaggia, Stampa attraversava via Circo, costeggiava via Cappuccio, via Nirone, corso Magenta, via San Giovanni sul Muro, largo Cairoli, via Cusani, Dell'Orso, Monte di Pietà, per defluire nella Vettabbia fra Porta Lodovica e Porta Ticinese.

La Fossa interna a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cerchia dei Navigli.

Nel 1152 Guglielmo da Guintellino, un ingegnere militare genovese al servizio di Milano, costruiva un canale difensivo da Abbiategrasso a Landriano, sul Lambro.[10] La lunga contesa tra Milano e l'imperatore Barbarossa con l'alleata Pavia era agli inizi e la costruzione del canale doveva proteggere Milano proprio dalle incursioni dei pavesi. Tra il 1156 e il 1158 lo stesso Guglielmo da Guintellino erigeva i Bastioni della città e dal fossato da cui si era estratta la terra per innalzarli, fu così creata la fossa che, allagata, diventò, dopo più di due secoli, navigabile e che fu denominata "interna" solo dopo la costruzione delle mura spagnole nel XVI secolo. Distrutte la città e le sue mura dalle milizie del Barbarossa una prima volta nel 1158 ma prontamente ricostruita fu nuovamente distrutta quattro anni dopo sempre dagli imperiali. Il tracciato del fossato ricostruito nel 1167 corrisponde alle attuali vie Fatebenefratelli, Senato, San Damiano, Visconti di Modrone, Francesco Sforza, Santa Sofia, Molino delle Armi, De Amicis, Carducci, piazza Castello e via Pontaccio. Nel 1171 veniva costruita una chiusa fra Porta Ticinese e la Pusterla di S. Eufemia per regolare l'acqua nella fossa e controllarne il deflusso nella Vettabbia.

Navigli alla metà del XII secolo[modifica | modifica wikitesto]

La Vettabbia in via Calatafimi, nel 1880. Costruita dai romani, secondo la Chronica Mediolanensis era navigabile fino al Lambro e da questo, via Po, si raggiungeva il mare.

Con le invasioni barbariche le strutture idrauliche cadevano in disuso e gran parte dei territori tra Milano e Pavia si ricoprivano di boschi, acque stagnanti e terre incolte. Nella prima metà del XII secolo era già cominciata la paziente opera di bonifica da parte dei monaci cistercensi[11] che riattivarono l'irrigazione, recuperando le strutture romane come la Vettabbia, e successivamente rettificarono il Ticinello, il fossato di frontiera che i milanesi avevano derivato dal Ticino per difendersi da Pavia. Qualche decennio più tardi, si affiancarono i Benedettini[12] e gli Umiliati, un movimento religioso con aderenti chierici e laici, seguitissimo a Milano, che diffuse rigidi costumi e un'indefessa vita di lavoro e comunità che univano al recupero delle terre la trasformazione dei prodotti.

Stabilizzata la pace con l'impero, Milano accentuava il suo dominio su un territorio sempre più vasto. Nel 1177 (1179?) a Tornavento sul Ticino iniziavano i lavori per la derivazione di un canale verso Milano non più come opera difensiva ma una grande infrastruttura civile, forse pensata per irrigare vaste estensioni di terra o forse già concepita come canale navigabile o per entrambe le cose.

Navigli nel XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il laghetto di Santo Stefano, accanto alla Ca' Granda
Il Naviglio Grande a Gaggiano

All'inizio del XIII secolo vennero derivate anche le acque dell'Adda nel canale della Muzza per scopi irrigui. L'opera lunga e complessa, che non toccava minimamente gli interessi milanesi, risultò di grande importanza per Lodi e il Lodigiano. In questa epoca si diffuse fra i proprietari residenti in pianura la consuetudine di lasciar scorrere nei propri terreni le "altrui acque" utilizzandole anche per far muovere le ruote idrauliche (mulini, torcitoi e altri opifici). Oltre alle funzioni irrigue in questo periodo sul Naviglio Grande si intensificarono quelle di navigazione, prima a tratti e poi sull'intero percorso: nel 1211 il canale (ora noto come Navigium de Gozano) era giunto a Milano, precisamente a Sant'Eustorgio vicino a Porta Ticinese, e nel 1272, dopo i lavori ordinati da Beno de' Gozzadini, reso completamente navigabile.[13]

Risale al 1386 la posa della prima pietra del Duomo al quale Gian Galeazzo Visconti aveva destinato i marmi ricavati dalle cave di Candoglia sul Toce, quasi al suo sbocco nel Lago Maggiore. La pietra e gli altri materiali da costruzione giungevano a Milano per via d'acqua, ma ancora lontani dalla destinazione.[14] Si scavò un approdo (il laghetto di Santo Stefano) il più vicino possibile al cantiere, lungo la fossa resa navigabile e a questa si collegò il naviglio. Si poneva però il problema del superamento del dislivello fra i due corsi d'acqua; si ricorse dapprima a un meccanismo complesso, lento e costoso che con la temporanea costruzione di una diga a valle dei barconi transitati, impedisse il regolare il deflusso e alzasse il livello del bacino a monte, sospendendo nel frattempo ogni emissione d'acqua a scopi irrigui, suscitando però problemi e rimostranze. Furono due ingegneri della Fabbrica del Duomo, Filippino degli Organi e Aristotele Fioravanti, a risolvere il problema mettendo a punto una conca permanente, la prima in Europa[15], la Conca di Viarenna, costruita nel 1438. In precedenza (1359) era stato costruito il Navigliaccio, aperto a spese pubbliche, per irrigare il parco del Castello di Pavia di Galeazzo II e un altro aqueducto portava le acque dell'Adda al castello di Porta Giovia a Milano per bagnare un altrettanto grandioso giardino.[16]

Navigli nell'anno 1457[modifica | modifica wikitesto]

La conca di Viarenna, la prima realizzata in Europa, fotografata nel 1890
Una delle 12 conche del naviglio di Bereguardo, non più navigato dal 1820.

Dopo la caduta dei Visconti e la breve parentesi della Repubblica Ambrosiana, saliva al trono ducale Francesco Sforza. Fu lui ad ordinare nel 1457 la costruzione del Naviglio della Martesana (già decretata nel 1443 da Filippo Maria Visconti, ma mai intrapresa) e il completamento di quello di Bereguardo (iniziato nel 1420). Il disegno era ambizioso, collegare l'Adda a Milano e, tramite la cerchia dei Navigli della città, l'Adda al Ticino: la Martesana fu il primo canale programmato in funzione della navigazione e dell'irrigazione progettato dall'architetto idraulico Bertola da Novate. Allo stesso architetto venne anche commissionata la direzione dei lavori di Bereguardo[17] anch'esso studiato, oltre che per l'irrigazione delle campagne, per permettere la navigazione. Le difficoltà di superare il dislivello fra il terrazzo ed il fiume impedirono, però, il completamento fino alla riva del Ticino.

In questo periodo di grandi realizzazioni idrauliche giunse a Milano Leonardo da Vinci, dove perfezionò la tecnica ed impiegò per primo, nella lettura e nello studio dei corsi d'acqua, la prospettiva a volo d'uccello.

Conche di navigazione lungo i Navigli di Milano
Conca[18] Distanza km
dall'incile
Salto in metri
Tombone di San Marco 0,000 0,000
Dell'Incoronata 0,068 1,300
Grande di San Marco 0,704 1,703
Del Ponte Marcellino 0,167 0,409
Di Porta Orientale 0,310 0,749
Di Viarenna 3,254 1,483
Totale 5,090 ---
Totale salti --- 5,834
Discesa fondo --- 2,116
Dislivello totale --- 7,950
Ramo Vercellino 1,195 0,055

Sotto il regno del duca Lodovico il Moro fu realizzato nel 1496 il collegamento tra la Martesana e la fossa interna, quando Leonardo da Vinci era ancora a corte, ma non fece in tempo a elaborare progetti per realizzare un canale che, superando le rapide dell'Adda, consentisse il congiungimento diretto con il Lario. Li compilò e li consegnò nel 1518 a re Francesco I che nel 1500, sconfitto il Moro, si era impadronito del ducato. Erano troppo arditi per l'epoca e ci vollero quasi due secoli per aprire il Naviglio di Paderno e più di due per collegare Milano a Pavia.

Navigli nel XVIII e nel XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il canale Villoresi a Lainate

Per la realizzazione del Naviglio di Paderno, Francesco I donò alla città diecimila ducati. I tentativi furono numerosi e non riusciti: particolarmente drammatico quello dell'architetto, idraulico e pittore Giuseppe Meda, conclusosi con la morte del progettista (1591) che aveva immaginato una conca (il castello d'acqua) con un salto di ben 18 metri.[19]. Il Naviglio di Paderno sarà reso navigabile soltanto nel 1777 e quello Pavese nel 1819.

Il canale della Muzza, nella sua secolare evoluzione, fu il protagonista prima della bonifica di terre altrimenti paludose e non coltivabili e poi della loro irrigazione.

Il Canale Villoresi, penultimo in ordine di tempo corsi d'acqua artificiale nel territorio milanese, seguito dal Canale Industriale, ha cambiato e resa più redditizia l'intera agricoltura dell'Alto Milanese. Il suo incile alla diga del Panperduto a Somma Lombardo, sul Ticino, ha cambiato quello del Naviglio Grande che ora nasce praticamente dal Canale Industriale che esce con il Villoresi dal Panperduto e alimenta tre centrali idroelettriche e raffredda la centrale termoelettrica di Turbigo[20]

Evoluzione storica dei Navigli lombardi[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito una breve storia dell'evoluzione del sistema dei navigli milanesi descritta da cartine. In blu sono indicati i canali irrigui, in giallo i navigli costruiti durante il periodo storico oggetto dell'immagine ed in rosso i navigli preesistenti.

I navigli nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La parola naviglio deriva dal latino navigium, imbarcazione, indicando quindi, strictu senso, un canale navigabile, ma in Lombardia e nel Milanese in particolare la distinzione non è mai stata rigida, probabilmente per il fatto che tutti i canali del sistema ebbero, fino dall'origine, sia la funzione irrigatoria sia quella di navigazione, così che nella pratica locale naviglio e canale sono diventati sinonimi.
  2. ^ La fascia delle risorgive accompagna tutta l'alta pianura padana da ovest a est
  3. ^ La fascia delle risorgive
  4. ^ Storia di Roma dalla fondazione
  5. ^ Oggi questa sovrapposizione celtica agli Insubri precedentemente stanziati è messa in dubbio da diversi storici
  6. ^ San Mamete, Maderno, San Momaso e fontanile Moro
  7. ^ Questi riferimenti, come i successivi riguardanti la Milano romana, sono tratti dalla "Ricostruzione idrografica dell'area milanese" fatta nel 1911 dall'ingegnere Felice Poggi, progettista della rete idrica e di quella fognaria della città
  8. ^ Una seconda deviazione sarà operata più o oriente in età imperiale per alimentare direttamente le Terme Erculee
  9. ^ Siloteca Cormio
  10. ^ Prima da Abbiategrasso a Landriano
  11. ^ Abbazia di Morimondo e Abbazia di Chiaravalle
  12. ^ Abbazia di Viboldone
  13. ^ Il linciaggio del podestà
  14. ^ I "privilegi della Fabbrica del Duomo
  15. ^ Sistema Navigli: La Conca di Viarenna e il Naviglio Vallone, su turismo.milano.it.
  16. ^ Prima il Navigliaccio e Bereguardo
  17. ^ I carichi più impegnativi che dovevano risalire il dislivello erano quelli di sale, di cui Milano si approvvigionava in Adriatico
  18. ^ I dati, validi sino alla copertura, sono desunti da Notizie naturali e civili su la Lombardia di Carlo Cattaneo, Milano, 1844.
  19. ^ Milano Di Giuseppe De Finetti, Giovanni Cislaghi, Mara De Benedetti, Piergiorgio Marabelli
  20. ^ Microsoft PowerPoint - panperduto sito.ppt

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il sistema dei navigli milanesi e pavesi, Regione Lombardia, a cura del settore coordinamento per il territorio.
  • Giuseppe Bruschetti, Istoria dei progetti e delle opere per la navigazione interna del Milanese, 1824 (da Google libri)
  • Carlo Cattaneo, Notizie naturali e civili su la Lombardia, coi tipi di Giuseppe Bernardoni di Giovanni, Milano, 1844 (da Google libri)
  • Pierino Boselli, "Toponimi lombardi", Sugarco Edizioni, Milano 1977
  • T.Celona-G. Beltrame, I Navigli milanesi, storia e prospettive, Milano, Pizzi editore, 1982.
  • Giorgio Bocca e Enzo Pifferi, Il Duomo, Milano Anno Domini 1386, Editrice E.P.I., Como, 1986
  • Enciclopedia di Milano Franco Maria Ricci Editore, Milano 1997
  • Roberta Cordani (a cura di), I Navigli, da Milano lungo i canali, Edizioni Celip, Milano, 2002
  • Roberta Cordani (a cura di), Milano, il volto di una città perduta, Edizioni Celip, Milano, 2004
  • Vittore e Claudio Buzzi, Le vie di Milano, Ulrico Hoepli editore, Milano, 2005
  • Francesco Ogliari, "Il naviglio che non c'è più", Edizioni Selecta, Pavia, 2009
  • http://www.amicideinavigli.it/notiziario/notizie_aprile%202010.pdf
  • Navigli 1800-1900 Milan Yesterday, Meravigli edizioni, Milano, 2011
  • Edo Bricchetti - Giuseppe Codara, Navigli del Milanese ieri e oggi, Meravigli edizioni, Milano, 2017

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]