Castellano del Castello Sforzesco di Milano

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Il Castello Sforzesco di Milano, residenza del castellano, in un'incisione che lo ritrae com'era a fine Cinquecento.

Il ruolo di Castellano del Castello Sforzesco di Milano era anticamente il più importante ruolo militare nel Ducato di Milano e nella città di Milano stessa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il ruolo del castellano come governatore del castello ducale in Milano era già in uso dal XV secolo presso gli Sforza. Egli era il responsabile della difesa del castello di Milano nonché comandante generale della guarnigione acquartierata nel castello di Milano. Tra gli altri privilegi di cui egli godeva vi era l'ammissione al Consiglio Segreto ducale e in caso di assenza del Governatore del ducato ne assumeva le funzioni.

Il termine "castellano" entrò in uso sistematico ad ogni modo da quando, passato sotto il dominio spagnolo, il Castello Sforzesco venne utilizzato prevalentemente come piazzaforte militare e non più come residenza signorile. Mentre dal 1535 il Governatore Antonio de Leyva procedeva ai lavori necessari a rendere il castello una vera fortezza (la costruzione dei famosi Bastioni spagnoli poi abbattuti alla fine del XIX secolo). Con l'istituzione di un governatorato civile, ad ogni modo, il Governatore non poteva più adeguatamente gestire anche l'aspetto militare dell'amministrazione, ancor più in quanto la guarnigione spagnola a Milano constava di un numero variabile da 1000 a 3000 uomini e come tale si distingueva come una delle più grandi d'Europa.

Il ruolo di castellano venne mantenuto anche dopo che Milano passò all'Austria sebbene esso fosse perlopiù onorifico in quanto il castello divenne sede della polizia cittadina e come tale esso perse il valore di vera piazza d'arme strategica per la difesa di Milano. L'incarico venne definitivamente abolito dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria nel 1754.

L'incarico venne sempre ricoperto da militari in carriera appartenenti alla nobiltà.

Elenco dei castellani del Castello Sforzesco di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Castellani nel periodo visconteo e sforzesco (sino al 1535)[modifica | modifica wikitesto]

  • 1401 - 1407: Raffaele Gerardengo
  • 30 luglio 1407 - 1432: Vincenzo Marliani e Cristoforo della Strada[1]
  • 1432 - 1447: Antonio da Saratico[2]
  • 1447 - 1452: castello visconteo distrutto dai milanesi sotto l'Aurea Repubblica Ambrosiana; Francesco Sforza nel 1450 ordina di realizzare l'attuale Castello Sforzesco
  • 29 maggio 1452 - 1465: Foschino Attendolo[3]
  • 1466 - 1489: Filippo Eustachi
  • 12 gennaio 1495 - 13 settembre 1499: Bernardino da Corte[4]
  • 1534 - 1535: Massimiliano Stampa

Castellani nel periodo spagnolo (1535-1706)[modifica | modifica wikitesto]

  • 1535 - 1546: Alvaro de Luna y Manrique y Bobadilla
  • 1547 - 1556: Juan e Luna y Urrea
  • 1556 - 1557: Juan de Figueroa y Toledo
  • 1557 - 1565: Alonso Pimentel
  • 1565 - 1568: Enrique Enrìquez y Manrique Sotomayor
  • 1569 - 1573: Alvaro de Sande y Paredes de Ulloa
  • 1574 - 1580: Sancho de Guevara y Padilla
  • 1580 - 1586: Bartolomé de Palomeque (luogotenente castellano)
  • 1586 - 1590: Fernando de Silva y Ayala
  • 1590 - 1594: Pedro de Padilla y Meneses
  • 1595 - 1606: José de Acuna y Nino
  • 1606 - 1612: Diego Pimentel y Enriquez de Guzman
  • 1612 - 1617: Sancho de Luna y Rojas
  • 1617 - 1618: Alonso Idiaquez de Butròn y Mujica
  • 1618 - 1630: Francisco de Padilla y Gaitàn
  • 1631 - 1633: Garcia Bravo de Acuna y Nino
  • 1634 - 1635: Carlos Coloma y de Saa
  • 1636 - 1647: Fadrique Enriquez de Lujàn y Manrique
  • 1648 - 1659: Juan Vàsquez Coronado y Mendoza
  • 1660 - 1661: Juan Marìa de Borja y Aragon
  • 1661 - 1676: Baltasar Mercader y Carroz
  • 1677 - 1694: Luis Ferrer Proxita de Aragòn y Apiano
  • 1695 - 1702: Fernando Gonzàlez de Valdés
  • 1702 - 1706: Juan Antonio Pimentel de Prado y Olazàbal

Castellani nel periodo austriaco (1706-1754)[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giulini, Continuazione delle Memorie, vol. III, p. 162
  2. ^ Registro Ducale, n° 89, fol. 339
  3. ^ Archivio di Stato di Milano, Registro Missive n° 15, lettera 182
  4. ^ Beltrami, Il Castello di Milano, p. 486

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Bendiscioli, Politica, amministrazione e religione nell'età dei Borromei, Storia di Milano, Milano, Fondazione Treccani degli Alfieri, 1957, v. X, p. 3-352.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]