Darsena (Milano)

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Darsena di Milano
Milano darsena 2011 03.jpg
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Comune CoA Città di Milano.svg Milano
Coordinate 45°27′10.5″N 9°10′36.1″E / 45.452917°N 9.176694°E45.452917; 9.176694Coordinate: 45°27′10.5″N 9°10′36.1″E / 45.452917°N 9.176694°E45.452917; 9.176694
Dimensioni
Superficie 17,5 km²
Profondità massima 1,5 m
Idrografia
Origine lago artificiale
Immissari principali Naviglio Grande
Emissari principali Naviglio Pavese
Mappa di localizzazione: Italia
Darsena di Milano
Darsena di Milano

La Darsena è un bacino acqueo artificiale situato a Milano nei pressi di Porta Ticinese che è stato utilizzato per l'ormeggio, il rimessaggio delle imbarcazioni che navigavano i Navigli lombardi. Un tempo Milano aveva una seconda Darsena, il laghetto di San Marco, che è stato interrato negli anni trenta del XX secolo.

Un tempo serviva anche come zona di scarico per le merci trasportate da queste imbarcazioni: nel 1953 la Darsena di Porta Ticinese era al tredicesimo posto nella classifica dei porti nazionali per ricevimento merci[1], poi la sua funzione è cambiata, con la trasformazione da scalo merci a luogo turistico. La Darsena di Porta Ticinese ha come immissario il Naviglio Grande e come emissario il Naviglio Pavese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

L'alzaia all'ingresso in Darsena nel 1930

La Darsena, come i milanesi l'hanno vista per quattro secoli, era stata voluta e realizzata nel 1603 dal governatore spagnolo Pedro Enríquez de Acevedo conte di Fuentes (1525-1610): era addossata alle nuove mura e ne assecondava il perimetro del vertice sudoccidentale e, sotto di esse, un varco consentiva l'accesso alla nuova conca di Viarenna; il bacino era situato, come ora, in parte sulla stessa superficie dove prima esisteva il laghetto di Sant'Eustorgio, la cui localizzazione esatta non è mai stata determinata.

Certamente, come la Darsena, questo riceveva il Naviglio Grande e dava acqua al naviglio Pavese o, meglio, al suo troncone iniziale (1564): la foce del primo e l'incile del secondo distano poche decine di metri e non pare possibile che abbiano subito spostamenti.

Oltre a essere il porto della città, la Darsena nel passato era uno snodo idrico di grande importanza: riceveva le acque dell'Olona e quelle che colavano dalla fossa interna e le cedeva al Ticinello, che correva oltre porta Ticinese lungo le mura prima di piegare a sud, e alla Vettabbia.

La presa del Ticinello esiste ancora oggi nel punto più orientale della Darsena, mentre l'Olona da decenni non vi immette più le sue acque[2] sia per rischio idrogeologico (il suo vecchio alveo coperto da tempo non era più sicuro) sia, soprattutto, per scongiurare il pericolo di inquinamento[3]. Da un'estremità all'altra, la Darsena era lunga 750 metri e larga fino a 25, con una superficie di 17.500 metri quadrati, e la profondità di un metro e mezzo.[4]

I secoli successivi[modifica | modifica wikitesto]

La Darsena di Milano affiancata, sulla destra, dalle mura spagnole in un'immagine del 1910
Le mura spagnole di Milano che costeggiano la Darsena in una foto del XIX secolo. Si possono notare il terrapieno situato verso l'esterno, che serviva per limitare l'impatto dei colpi di artiglieria, e il camminamento superiore delimitato da una doppia fila di alberi, che venne realizzato dagli austriaci nel XVIII secolo
L'estremità occidentale della Darsena. Con i lavori del 2010 è diventata un piccolo bacino a sé stante. Sul fondo la vecchia foce dell'Olona
La Darsena nel 1964. Nella parte bassa della fotografia vi è l'Edicola Radetzky
Un barcone carico di bobine di carta per il Corriere della Sera entra in via Fatebenefratelli, lungo la Cerchia dei Navigli

Per secoli, cronache, pittura, incisioni e più tardi fotografia hanno raccontato del via vai dei barconi in Darsena; non abbiamo però statistiche precise sui movimenti dei natanti, sulla qualità e quantità delle merci in entrata e in uscita dal porto. Sono dati che si potrebbero pazientemente ricavare dallo studio dei registri e dagli archivi delle diverse amministrazioni[5][6] che ebbero in qualche modo giurisdizione sulla navigazione dei navigli dal comune medievale all'unità d'Italia.

Solo nell'Ottocento si cominciano a pubblicare dati più "commerciali": si sa che attorno alla metà del secolo erano più di ottomila all'anno i natanti che entravano e uscivano dalla Darsena, di cui duemila circa provenivano dal naviglio Pavese, inaugurato nel 1819,[7] che convogliava merci da tutto il bacino del Po e, via Venezia, addirittura dall'oltremare. 350.000 le tonnellate di merci movimentate e Milano è di gran lunga il maggiore porto fluviale in Italia.

Le fortune della Darsena continuano anche nel XX secolo: le sponde dei navigli si sono "industrializzate" e gli stabilimenti si approvvigionano di materie prime che vi sono transitate e per la stessa via spediscono i loro manufatti. Ricordiamo, per tutte, la Richard Ginori e le Cartiere Burgo di Corsico, la Molini Certosa e le Cartiere Binda sul naviglio Pavese. Le Cartiere Burgo spediscono le grandi bobine di carta per la stampa del Corriere della Sera direttamente al laghetto di San Marco dallo stabilimento di Corsico, fino alla copertura della fossa interna 1929, e sarà proprio un barcone di questi l'ultimo ad approdare a San Marco.

Prima e durante la seconda guerra mondiale i navigli, soprattutto quello Grande, registrano un ulteriore incremento dei traffici: fino al 1941 per l'autarchia e la penuria di carburanti, poi è l'aviazione degli Alleati che colpisce le vie di comunicazione terrestri, e la navigazione fluviale si presenta come una valida alternativa per movimentare le merci.

Anche gli anni che seguono la fine del conflitto vedono i navigli funzionare con grande vitalità: nel 1953 la Darsena di Porta Ticinese è al tredicesimo posto nella classifica dei porti nazionali per ricevimento merci[8]. È un dato che va comunque interpretato: sono gli anni della frenetica ricostruzione postbellica e i barconi trasportano soprattutto sabbia e questa ha un "grande peso" sul tonnellaggio sbarcato.

I silos per la sabbia non bastano più e le gru a benna scaricano direttamente sulla sponda, su dune che si alzano fino ai secondi piani delle case che le fronteggiano sull'altro lato della strada: sono i "sabbioni" che diventano un luogo e un aspetto caratteristico della città. All'estremità nordorientale del bacino c'è una grande spianata dove si incolonnano gli autocarri in attesa, vi passa sotto l'Olona e non è raro scorgervi in sosta automobili con la targa MM (Marina Militare). Nel vecchio casello di porta Genova, che oggi ospita un noto ristorante, ha sede un ufficio della Marina con funzioni di sorveglianza e Capitaneria.

Gli scavi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Le fondazioni delle mura spagnole (bastioni) ai cui piedi si adagiava la Darsena, risalgono alla fine del XVI secolo
Il punto dove, nelle mura, si apriva el tombon de Viarenna che consentiva il transito dei natanti verso i navigli interni
Una piccola testimonianza sopravvissuta di quando la Darsena era il porto di Milano
La nuova Darsena inaugurata nell'aprile 2015

Nel settembre 2004, il comune di Milano concesse l'area della Darsena (l'intera porzione a ovest del Naviglio Grande) a un'impresa che doveva realizzare un garage-parcheggio sotterraneo: il terreno era considerato privo di interesse archeologico. Al contrario, all'inizio degli scavi emersero reperti che richiesero l'intervento della sovrintendenza e l'arresto dei lavori: si tratta di fondazioni di mura spagnole e di una piattaforma lignea che è stata attribuita alla pavimentazione dell'originale conca di Viarenna.

In mancanza di idonee tecniche di recupero e di notizie più precise, i reperti sono stati reinterrati nelle condizioni di ritrovamento a scopo conservativo e il comune[9] non ha assunto alcuna decisione[10]. Questi rinvenimenti all'interno del perimetro della Darsena mettono parzialmente in dubbio le modalità con cui il conte di Fuentes fece realizzare la Darsena stessa; la ricostruzione storica che anche noi abbiamo riportato nel capoverso precedente, era fino al 2010 l'unica concordemente accettata. Ora non è più così sicura, ma non è stata avanzata nessuna alternativa. E neppure un progetto complessivo di restauro e riqualificazione che, tenendo conto dei ritrovamenti archeologici, riabiliti l'intera area.

A maggio 2011, a cantieri chiusi, fu sistemata la parte nordoccidentale con il vecchio sbocco dell'Olona e la zona della direzione portuale, poi venne innalzato un terrapieno che isolava questo bacino dal resto della Darsena tagliandola da sponda a sponda; una tubazione riversava le acque dell'eventuale troppo pieno. Il terrapieno era percorso da una strada pedonale che proseguiva sulla sponda meridionale fino all'ingresso del Naviglio Grande. Cieca per il resto, era collegata col piano stradale da una vecchia scala di servizio.

Tutta la sponda opposta, quella settentrionale lungo il viale Gabriele D'Annunzio, rimase cintata e inaccessibile: furono portate alla luce le fondazioni delle mura spagnole (gli ex Bastioni) con il varco che sottopassandole consentiva ai natanti di raggiunger i navigli interni (Tombon de Viarenna), mentre furono reinterrati i reperti lignei (possibile pavimentazione di una conca sconosciuta). Il tutto era coperto dalle banchine dove, dai barconi, veniva scaricata la sabbia.

Per quanto riguarda il bacino vero e proprio, poche dita d'acqua ricoprivano il fondo a nord, mentre sul lato sud si era formata una lunga isola coperta di vegetazione spontanea, rifugio di svariate specie di uccelli e sulle rive abitata da rane e rospi. La parte orientale, l'unica navigabile tra il Naviglio Grande e il Pavese, e che termina con gli scolmatori, fu invece ripulita ma non attrezzata

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Darsena, viaggio nel tempo alla riscoperta del porto di Milano, navigli24.it. URL consultato il 13 ottobre 2017.
  2. ^ A Milano: adesso e nel passato
  3. ^ Notizie fornite da MM-Acque, maggio 2010
  4. ^ Allegati PRG di Milano, 2004
  5. ^ In particolare i registri dei dazi, che furono sempre applicati. Dal 1931 si chiamarono Imposta di consumo (Regio decreto n. 1175) e furono aboliti soltanto con la riforma tributaria del 1974
  6. ^ (PDF) Materiale didattico Fisco e Scuola dell'Agenzia delle Entrate.
  7. ^ C. Cattaneo, opera citata: 1903 nel 1842, 2163 nel 1843
  8. ^ dalle "Vie d'Italia", TCI, 1954
  9. ^ Il comune ha controdeliberato alla costruzione del parcheggio e dopo una complessa causa è rientrato in possesso dell'area nell'aprile 2010
  10. ^ Milano è, Comune di Milano - la darsena torna ai milanesi, 30 aprile 2010

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]