Laghetto di Santo Stefano

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Laghetto di Santo Stefano
Laghetto di Santo Stefano (Milano).jpg
Il laghetto di Santo Stefano su un dipinto del XIX secolo
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Comune CoA Città di Milano.svg Milano
Coordinate 45°27′40.33″N 9°11′44.8″E / 45.461204°N 9.195778°E45.461204; 9.195778Coordinate: 45°27′40.33″N 9°11′44.8″E / 45.461204°N 9.195778°E45.461204; 9.195778
Idrografia
Origine lago artificiale
Immissari principali Cerchia dei Navigli
Emissari principali Cerchia dei Navigli
Ghiacciato stagionalmente
Salinità acqua dolce
Mappa di localizzazione: Italia
Laghetto di Santo Stefano
Laghetto di Santo Stefano

Il laghetto di Santo Stefano è stato un piccolo bacino acqueo artificiale situato a Milano a lato della Ca' Granda, edificio un tempo ospitante l'Ospedale Maggiore di Milano e ora sede dell'Università degli Studi del capoluogo lombardo, finalizzato all'attracco dei barconi provenienti dai Navigli milanesi che trasportavano il marmo di Candoglia per il cantiere del Duomo di Milano.

Il laghetto di Santo Stefano fu realizzato alla fine del XIV secolo e venne interrato nel 1857 per motivi di igiene pubblica. Si trovava in corrispondenza dell'incrocio delle moderne via Laghetto e via Francesco Sforza, dove ancora oggi è presente uno slargo. Era chiamato anche laghetto nuovo per distinguerlo dal laghetto di Sant'Eustorgio, che fu realizzato prima del 1211 e che per tale motivo era anche denominato laghetto vecchio[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Al centro, lungo la Cerchia dei Navigli, il laghetto di Santo Stefano su una mappa di Milano del 1860. A sud, adiacente al laghetto, si riconosce l'Ospedale Maggiore di Milano, oggi sede dell'Università degli Studi del capoluogo lombardo
L'accesso al laghetto di Santo Stefano nel 1855, in una delle prime foto di Milano
La prosecuzione di via Laghetto verso il Duomo di Milano in un'immagine del 2007. Poco prima, verso via Francesco Sforza, è presente il piccolo slargo dove un tempo si trovava il laghetto di Santo Stefano
Il laghetto di San Marco nel particolare di un foglio d'archivio (1818) del genio civile
L'affresco noto come Madonna dei Tencitt

Realizzato nel 1388 su volere di Gian Galeazzo Visconti per facilitare la costruzione del Duomo di Milano, che venne interamente ricoperto di marmo di Candoglia, accoglieva i barconi provenienti dal Lago Maggiore, dove si trovavano le cave di questo materiale da costruzione; queste imbarcazioni, dal Lago Maggiore, imboccavano il fiume Ticino, poi il Naviglio Grande e infine il laghetto di Sant'Eustorgio, da cui venivano trasportate, con molta difficoltà, via terra fino alla Cerchia dei Navigli dove venivano nuovamente caricate sui barconi proseguendo il loro percorso via acqua fino ad attraccare al laghetto di Santo Stefano.

Per quanto riguarda la navigazione dei Navigli milanesi fu decisiva la costruzione, tra il 1438 e il 1439, del Naviglio Vallone, che collegava il laghetto di Sant'Eustorgio con la Cerchia dei Navigli, e della Conca di Viarenna, che fu la prima conca di navigazione realizzata in Europa[2]. Con essi fu possibile eliminare il già citato trasporto via terra dei marmi dal laghetto di Sant'Eustorgio alla Cerchia dei Navigli. La costruzione della Conca di Viarenna fu necessaria per superare il dislivello tra la Cerchia dei Navigli e laghetto di Sant'Eustorgio, che era circa di due metri[3].

Fu infine Francesco Sforza nel 1496 a completare verso nord[4], oltre il laghetto di Santo Stefano, l'ampliamento e il dragaggio della Cerchia dei Navigli, così da renderlo navigabile anche ai barconi che trasportavano merci pesanti; questa parte di Cerchia dei Navigli si sviluppava fino al laghetto di San Marco, che era collegato al Naviglio di San Marco, ovvero alla prosecuzione del Naviglio della Martesana a valle della Conca delle Gabelle, dopo la quale cambiava nome. il laghetto di San Marco, il Naviglio di San Marco, il Naviglio della Martesana e la Conca delle Gabelle furono realizzati in precedenza, nel 1469: con questi lavori venne completata la Cerchia dei Navigli navigabile (per tale opera furono fondamentali le innovazioni introdotte da Leonardo da Vinci). Da questo momento in poi fu possibile navigare senza interruzioni nel percorso dal Lago Maggiore al Lago di Como via Milano grazie al Naviglio della Martesana, canale che ha origine dal fiume Adda, corso d'acqua che è emissario proprio del Lago di Como[5].

Le imbarcazioni destinate al cantiere del Duomo, a differenza di tutte le altre che percorrevano i Navigli milanesi, riportavano la scritta Auf (lat. Ad usum fabricae, ovvero "ad uso della fabbrica", cioè destinato alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano), scritta che permetteva l'esenzione dai dazi. Da "AUF" è derivato il modo di dire "a ufo", che significa "gratis", "senza pagare". A una delle estremità della Conca di Viarenna è stata ricollocata un'edicola, originariamente situata su uno dei suoi lati, che riporta il decreto ducale del 1497 inciso su una lapide di marmo di Candoglia che esentava dal pedaggio e dal dazio, con la formula Auf, i barconi destinati al trasporto dei materiali per la costruzione del Duomo.

Dagli attracchi del laghetto di Santo Stefano, durante gli anni della costruzione del Duomo di Milano, sono passati 550.000 blocchi di marmo di Candoglia. Man mano che la cattedrale milanese si avvicinava al completamento, il trasporto di marmo diminuì sempre di più fino ad azzerarsi completamente. Gradualmente il laghetto di Santo Stefano fu destinato all'attracco di altre merci, come legna e carbone.

Per poter permettere lo scarico dei blocchi di marmo il laghetto di Santo Stefano era provvisto di un argano in legno e ferro, chiamato "falcone", che era situato sul lato nord dello specchio d'acqua e che serviva anche per caricare il marmo sui carri per il trasporto via terra. I carri consegnavano poi i blocchi al cantiere del Duomo di Milano, che distava 500 metri dal laghetto di Santo Stefano contro i 2 chilometri occorrenti per trasportarli dal laghetto di Sant'Eustorgio. Il motivo principale della realizzazione del laghetto di Santo Stefano fu proprio questo: accorciare sensibilmente il trasporto via terra dei blocchi di marmo.

Il laghetto di Santo Stefano fu interrato nel 1857 per decreto dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria per l'ambiente poco salubre che causava. Le acque stagnati portavano infatti cattivi odori e zanzare intorno all'Ospedale Maggiore di Milano, che sorgeva proprio al suo fianco. L'imperatore, che prese questa decisione dopo una visita all'ospedale, ordinò l'interramento del laghetto per motivi di igiene pubblica. Nell'occasione le strutture ferree del "falcone" sono state salvate e trasferite al Castello Sforzesco, dove sono state murate in un cortile interno della fortificazione milanese.

Su un edificio ancora esistente posto all'angolo tra via Laghetto e il vicolo Laghetto è presente un affresco raffigurante la Madonna. Questo dipinto, chiamato dai milanesi Madonna dei Tencitt, sorge sulla Cà dei Tencitt, storica sede dei carbonai milanesi (in dialetto milanese tencitt), che scaricavano il carbone dai barconi che arrivavano al laghetto di Santo Stefano. L'affresco fu fatto realizzare dal carbonaio Bernardo Catoni come ringraziamento alla Madonna per aver salvato la maggior parte dei tencitt dall'epidemia di peste del 1630, pandemia che uccise metà della popolazione di Milano, circa 120.000 abitanti, e che fu descritta da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi. Tencitt deriva dal termine dialettale milanese tenc (it. "bruno", "annerito"): erano chiamati in questo modo per via del fatto che avevano spesso la faccia annerita, visto che scaricavano anche carbone[6].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Angelo Fumagalli Della Torre, Delle antichità longobardico-milanesi illustrate con dissertazioni dai monaci della congregazione cisterciese di Lombardia, su books.google.it. URL consultato il 20 dicembre 2017.
  2. ^ Sistema Navigli: La Conca di Viarenna e il Naviglio Vallone, su turismo.milano.it.
  3. ^ La conca di Viarenna, su naviglireloading.eu.
  4. ^ L'avvenimento è ricordato da una lapide posta in via San Marco n°45 dal Comune di Milano nel suo cinquecentesimo anniversario.
  5. ^ Caratteristiche tecniche dei Navigli Lombardi (PDF), su naviglilombardi.it.
  6. ^ Porta a Porta nei sestieri di Milano, su milano.corriere.it. URL consultato il 26 ottobre 2017.

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