Alluvione della Lombardia del 1995

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L'alluvione della Lombardia del 1995 fu l'ultima delle più grandi alluvioni del secolo (le altre avvennero nel 1990 e nel 1992) e avvenne tra il 12 e il 14 settembre 1995. Furono duramente colpiti alcuni centri del milanese e del varesotto, tra cui Gallarate e Legnano. La tragedia fu causata dall'esondazione dei torrenti Rile, Tenore, Arnetta e dal fiume Olona, che si ingrossarono a causa delle abbondanti precipitazioni (376 mm in 30 ore), sebbene la causa principale sia stata la cementificazione selvaggia lungo le sponde dei corsi d'acqua. L'alluvione provocò danni quantificabili in circa 500 miliardi di lire (circa 258 milioni di euro).

Storia del disastro[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 settembre 1995 l'Olona appariva già notevolmente ingrossato, causa le intense piogge che proseguivano da giorni; nonostante ciò, sindaci e assessori delle città e dei paesi più esposti – Castellanza e Legnano – non furono avvertiti: le uniche informazioni consisterono in brevi note, che parlavano solo del crescere delle acque del fiume, ma non si parlava di rischio inondazioni. Invece, in sole 30 ore, caddero 376 millimetri di pioggia.

Il disastro avvenne in piena notte, tra il 12 ed il 13 settembre 1995: il ramo di Valganna dell'Olona ruppe gli argini e si gettò sulla Statale SS233, rodendo la strada e aprendo una grossa voragine; poco più a valle investì il Birrificio Angelo Poretti di Induno Olona, straripò in alcune frazioni di Varese e proseguì la sua rovinosa corsa verso valle, allagando anche la tipografia del noto quotidiano La Prealpina. In Valmorea, un tronco sbarrò il corso del torrente Lanza, affluente dell'Olona, che si avventa sui binari della Ferrovia della Valmorea, da poco ripristinata, spazzando via la massicciata e lasciando le rotaie sospese nel vuoto. A Lozza franò una collina, mentre nel fondovalle di Gornate Olona il fiume allagò le frazioni di Torba e San Pancrazio, costringendo 20 persone ad una precipitosa fuga sui tetti e spazzando via un ponte. La nota ditta chimica Mazzucchelli, di Castiglione Olona, venne invasa da oltre due metri d'acqua; Cairate venne isolata dallo straripamento, oltre che dell'Olona, del torrente Tenore, mentre la Tintoria Zerbi di Lonate Ceppino venne sventrata dall'onda di piena. Anche qui crollarono due ponti; a Fagnano Olona numerose persone rimasero bloccate sui tetti degli edifici nel fondovalle, dovendo essere soccorse con elicottero: 15 persone - tra cui il proprietario - nella Tintoria Tronconi, un altro operaio nella ditta tessile SAT, due persone in un'abitazione nelle vicinanze; a Solbiate vennero allagati il Cotonificio di Solbiate e la casa dei custodi, che furono costretti ad una precipitosa fuga.

Il torrente Rile inondò per due volte Cassano Magnago, allagando 210 proprietà, mentre l'Arnetta invase Cavaria con Premezzo - con due onde di piena che costrinsero alla fuga 200 persone, un'ottantina delle quali vennero temporaneamente alloggiate nella scuola media - e Arnate, quartiere di Gallarate. Molto più a nord, Porto Ceresio, sul Lago di Lugano, venne allagata per due terzi.

A Campione d'Italia, enclave italiana in Canton Ticino, una frana seppellì una decina di automobili. Tra le 14.20 e le 14.45 la furia dell'Olona ruppe gli argini inondando la parte bassa di Castellanza, e provocando ingenti danni: vennero allagate, oltre a numerose abitazioni, anche l'Università Carlo Cattaneo e un grosso supermercato. Alle 20 il fiume si riversò nelle strade di Legnano, sommergendo la cascina Gabinella, le sedi di Croce Rossa e Vigili Urbani e 197.000 metri quadri del parco Castello vengono sommersi; allagata anche San Vittore Olona. A Nerviano vennero allagate varie abitazioni e lo storico Convento degli Olivetani, a Parabiago la frazione di San Lorenzo; a Rho 12 persone dovettero fuggire dalla loro cascina sommersa, anche Pogliano Milanese fu allagato.

Per tutto il giorno la disorganizzazione regnò sovrana: a Legnano non c'erano lacci per chiudere i sacchetti di sabbia, a San Vittore Olona non c'era la sabbia; a Porto Ceresio a fronte di 115 volontari svizzeri bene equipaggiati ve n'erano dieci italiani provvisti solo di stivali. A diversi paesi, per giorni l'acqua dovette essere portata con le autocisterne, perché il fiume aveva allagato e contaminato i pozzi.

Bilancio[modifica | modifica wikitesto]

  • centinaia di sfollati
  • 94 aziende colpite per complessivi 86 miliardi di lire di danni
  • altre centinaia di miliardi di danni alle abitazioni e alle opere pubbliche
  • migliaia di operai (7500 sono gli operai delle aziende colpite) finirono in cassa integrazione
  • 18 strade provinciali bloccate o fuori uso
  • 72 i comuni alluvionati, tra le province di Varese, Milano e Como