Casa Galimberti

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Casa Galimberti
Malpighi3 3.JPG
Casa Galimberti
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàMilano
Indirizzovia Malpighi 3
Coordinate45°28′28.87″N 9°12′25.26″E / 45.474686°N 9.207017°E45.474686; 9.207017Coordinate: 45°28′28.87″N 9°12′25.26″E / 45.474686°N 9.207017°E45.474686; 9.207017
Informazioni
CondizioniIn uso
Costruzione1903-1905
Stilemodernista
Realizzazione
ArchitettoGiovanni Battista Bossi
Appaltatorefratelli Galimberti

Casa Galimberti è un palazzo di Milano in via Malpighi 3.

Storia dell'edificio[modifica | modifica wikitesto]

Progettato dall'architetto Giovanni Battista Bossi (1864-1924) nel 1903-1905 su incarico dei fratelli Galimberti, è ritenuto uno dei pezzi più brillanti del Liberty milanese grazie al rivestimento di gran parte della facciata esterna con piastrelle figurate in ceramica, ferri battuti e motivi floreali in cemento, tutti disegnati da Bossi.

I fratelli Galimberti costruirono negli stessi anni Casa Campanini (1904-1906), uno degli edifici più rappresentativi del Liberty milanese, su progetto di Alfredo Campanini (1873-1926).

Scuderie della S.A.O. ancora esistenti

L'edificio fu costruito in una parte dell'area occupata dalla Società Anonima degli Omnibus (S.A.O), fondata nel 1861 per gestire il trasporto pubblico di Milano con tram a cavallo e che ebbe la concessione anche dell'ippovia ferrata Milano-Monza, inaugurata l'8 luglio 1876 dal principe Umberto di Savoia.

Nel 1900 il Comune decise di indire una gara per un servizio di tram elettrici, vinta dalla Edison, la S.A.O. arrivò seconda con la tecnologia Westinghouse. La rimessa di via Sirtori che ospitava 280 cavalli, fu dismessa, il terreno venduto a privati e gli edifici demoliti tranne 3 scuderie da 54 cavalli, ancora visibili in via Sirtori 32 (società Roland Berger) e 24 (negozio di abbigliamento Nervesa). Fu aperta via Malpighi e costruiti nuovi edifici lungo la via.

L'edificio è stato sottoposto a vincolo monumentale nel 1965.

Struttura dell'edificio[modifica | modifica wikitesto]

Ha negozi e locali pubblici al piano terreno e 4 appartamenti per piano negli altri quattro piani.

È formato da due parti non perpendicolari tra loro all'angolo di via Malpighi con via Sirtori, lunghi rispettivamente 32 e 33 metri. Sotto l'angolo del palazzo passa la Roggia Gerenzana, che porta acque pulite dalla Martesana a Rogoredo per irrigare i terreni agricoli dei Conti Brivio Sforza. Un tratto ancora scoperto lungo 20 metri è visibile nel cortile dell'edificio di via Spallanzani 10 (Unes). La roggia dava acqua alle scuderie della S.A.O.

La struttura è composta da murature portanti in mattoni. Il solaio tra cantina e piano terra è in cemento armato.

Il basamento della facciata è quasi tutto in ceppo gentile della cave di Brembate e Trezzo, fornito dalla ditta Corda e Malvestiti di Vaprio d’Adda.

Le balaustre del primo piano sono interamente in cemento, quelle del secondo hanno gli angoli in cemento e la parte centrale in ferro battuto, dal terzo piano in poi le balaustre sono interamente in ferro battuto.

Le decorazioni[modifica | modifica wikitesto]

La ricca decorazione in ceramica ricopre quasi tutta la facciata per circa 170 m² ed è eseguita in ceramica dipinta a fuoco su motivi disegnati dall'architetto Bossi.

La tecnica della pittura a fuoco su ceramica consiste nel dipingere sul prodotto già cotto e verniciato e richiede un'ulteriore cottura del pezzo.

Le ceramiche sono opera della Società Ceramica Lombarda “Ing. A. Bertoni & C.” e le pitture sono state eseguite da Pio Pinzauti per la parte ornamentale e da Ferdinando Brambilla per le figure[1].

Al primo piano sono raffigurate delle formose figure femminili mentre negli altri piani vi sono motivi floreali.

Le decorazioni in ferro battuto sono state eseguite dalla Ditta Arcari e Bellomi con sede in c.so Magenta 66.

Alla fine degli anni Novanta del secolo scorso un sapiente restauro dell'androne d'ingresso e del vano scala, ha riportato in luce la decorazione interna che, a partire dal vano portineria richiama i motivi floreali presenti nelle facciate esterne.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Casa Galimberti in Milano, in l'Architettura Italiana, I, 1906, n. 7, pp 25–26
  • S. Bariani, Casa Guazzoni e Casa Galimberti, due esempi di Liberty a Milano, tesi di laurea triennale in Scienze dell'Architettura presso il Politecnico di Milano, facoltà di Architettura e Società, A.A. 2007-2008
  • Gianni Brizzi, Carlo Guenzi, Liberty occulto e G.B. Bossi, Casabella, luglio 1969, n. 338
  • R. Bossaglia, il Liberty in Italia, Milano, 1968
  • R. Bossaglia, Architettura Liberty a Milano, Milano, 1972
  • M. Salvadè, D. Frizzi Brianza, Architettura Liberty a Milano, Milano, 1972
  • F. Roiter, Milano in Liberty, Milano, 1993
  • G. Lopez, E. Susani, Il Liberty a Milano e Lombardia, Milano, 1999

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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