Alessandro di Bergamo

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Sant'Alessandro di Bergamo
Il santo in un dipinto di Bernardino Luini, 1525 ca.
Il santo in un dipinto di Bernardino Luini, 1525 ca.

Martire

Nascita III secolo
Morte 26 agosto 303
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Bergamo?
Ricorrenza 26 agosto
Attributi giglio bianco, divisa romana
Patrono di Bergamo, Colnago, Capriate San Gervasio, Cervignano d'Adda (LO), Besozzo (VA), Caronno Pertusella (VA), Cesate (MI), Barzio (LC), Villongo S.Alessandro (Bg),Fara gera d'Adda (Bg), Paladina (BG), Albano Sant'Alessandro(BG),Melfi (Pz) ricorrenza il 09/02 in quanto ricorre la proclamazione come santo patrono della città e della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa .

San Alessandro di Bergamo (Tebe?, III secoloBergamo, 26 agosto 303) è stato, secondo la tradizione, un soldato della legione tebea, che subì il martirio a Bergomum; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu probabilmente, secondo quanto documentato dai tardivi atti del suo martirio (risalenti all'VIII secolo), il vessillifero della leggendaria legione Tebea, composta da soldati della Tebaide e comandata dal generale romano Maurizio anch'egli venerato dalla Chiesa cattolica con il nome di san Maurizio.

Secondo la tradizione, la centuria di cui Alessandro era comandante fu spostata intorno all'anno 301 dalla Mesopotamia alle regioni occidentali, prima a Colonia, poi a Brindisi, sino a giungere in Africa.

Durante il lungo viaggio dei legionari, diverse persecuzioni contro i cristiani furono ordinate dall'imperatore Massimiano, ma i soldati si rifiutarono di eseguire gli ordini pagando con la decimazione, avvenuta ad Agaunum, nell'odierna Saint Maurice-en-Valais che si trova nel cantone Vallese, in Svizzera.

Tra gli scampati al massacro, Alessandro riparò con alcuni suoi compagni in Italia, ma fu imprigionato a Milano (nel luogo dove oggi sorge la basilica di Sant'Alessandro in Zebedia, in piazza di Sant'Alessandro) e qui si rifiutò di abiurare alla fede cristiana come ordinatogli dall'imperatore Massimiano. Fuggito dalla prigione, grazie all'aiuto di Fedele di Como e del vescovo Materno, sulla strada verso Como, secondo la leggenda compì il miracolo di risuscitare un defunto.

La colonna che indica il luogo della decapitazione a Bergamo, sul sagrato dell'attuale chiesa di Sant'Alessandro

Dopo essere stato riconosciuto, catturato e riportato davanti a Massimiano, Alessandro abbatté l'ara preparata per il sacrificio a dei romani, facendo infuriare l'imperatore, che lo condannò a morte per decapitazione; la leggenda vuole che il carnefice non osasse colpirlo poiché Alessandro gli appariva "come un monte" e, per lo spavento, gli si sarebbero irrigidite le braccia: la stessa sorte sarebbe toccata ad altri soldati chiamati ad eseguire la condanna; pertanto fu rimesso in carcere, a morire di stenti, ma riuscì nuovamente a fuggire.

Alessandro passò miracolosamente l'Adda all'asciutto e si nascose in un bosco vicino a Bergamo, presso il Ponte della Morla, da un patrizio locale, Crotacio. A Bergamo Alessandro iniziò un'opera di conversione alla fede cristiana degli abitanti della città, tra cui i futuri martiri Fermo e Rustico, parenti di Crotacio. Fu presto scoperto da alcuni soldati romani che lo condussero in catene a Bergamo, dove fu condannato alla decapitazione, che questa volta fu eseguita senza inconvenienti il 26 agosto 303 nel luogo dove ancora sorge la chiesa di Sant'Alessandro in Colonna.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla nobildonna Grata, il corpo del Martire fu trafugato e trasportato nel podere della famiglia di lei, dove fu inumato. La Santa, alcuni giorni dopo l'esecuzione, avrebbe trovato le spoglie di sant'Alessandro, la cui presenza era segnalata da gigli, cresciuti in corrispondenza di alcune gocce del sangue del Martire, le avrebbe raccolte e fatte seppellire in un orto della sua famiglia, fuori della città, là dove sarebbe sorta la grande basilica di Sant'Alessandro, poi abbattuta durante la costruzione delle Mura Venete di Bergamo.

La Chiesa cattolica lo ricorda il 26 agosto con un sintetico elogio nel Martirologio Romano: "A Bergamo, sant'Alessandro, martire".

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Alessandro, patrono, è raffigurato tradizionalmente in veste di soldato romano con un vessillo recante un giglio bianco.

Un'agiografia alternativa[modifica | modifica wikitesto]

L'intera vicenda di sant'Alessandro rimane però alquanto oscura e mal documentata. Gli atti del suo martirio sono infatti posteriori di quasi cinque secoli rispetto all'epoca del martirio. L'appartenenza stessa di Alessandro alla leggendaria legione tebea contribuisce a rendere ancor più oscura la sua storia. La legione tebea o legione tebana, infatti, è una leggendaria legione romana della letteratura agiografica cristiana.

Secondo Eucherio, vescovo di Lione del V secolo, questa legione era composta interamente da cristiani e venne spostata da Tebe alla Gallia per assistere l'imperatore Massimiano. Quando Massimiano ordinò di reprimere alcuni galli cristiani la legione si rifiutò e venne decimata (venne ucciso un legionario su dieci). Seguirono altri ordini che la legione rifiutò ancora di eseguire, sotto l'incoraggiamento di san Maurizio che ne era il comandante; venne quindi ordinata una seconda decimazione ed infine l'intera legione venne sterminata (6600 uomini). Il luogo del massacro fu Agaunum oggi San Maurizio in Vallese, sede dell'omonima abbazia.

L'esistenza di una Legio I Maximiana, anche nota come Maximiana Thebaeorum è riportata nella Notitia Dignitatum. Denis Van Bercham, della università di Ginevra, ha messo in dubbio la veridicità della leggenda della legione Tebea[1]. Questo studioso fece notare che la decimazione era un anacronismo e che il servizio di cristiani in una legione prima di Costantino I era abbastanza raro. Secondo David Woods, professore alla University College Cork, i racconti di Eucherio di Lione sono una completa finzione[2].

Una nuova ipotesi tende quindi ad identificare il martire Alessandro di Bergamo con uno dei martiri dell'Anaunia (Val di Non). Si tratterebbe quindi di Alessandro compagno di Sisinnio e Martirio, tre chierici originari della Cappadocia inviati dal vescovo Ambrogio da Milano ad evangelizzare la regione dell'Anaunia, su richiesta del vescovo di Trento, Vigilio. I tre furono brutalmente uccisi dai pagani locali e sono per questo venerati come santi e martiri dalla Chiesa cattolica. Questo collegamento tra il sant'Alessandro di Bergamo e quello dell'Anaunia spiegherebbe inoltre la presenza, tra i colli che costituiscono l'attuale Bergamo alta, di un colle detto di San Vigilio vescovo e di un'omonima chiesa a lui dedicata.

Si ricorda altro culto che venera le spoglie (alcune reliquie autenticate da bolla papale) del Santo Martire Alessandro, decapitato dalla crudeltà pagana, presso la cappella ducale del castello d'Alessandro in Pescolanciano (http://www.webalice.it/alexdalex/dalessandro/santalessandro.html ). Infine alcune reliquie del Santo sono presenti nella chiesa cattedrale S.S Assunta di Melfi dove Sant' Alessandro patrono della città è raffigurato tradizionalmente in veste di soldato romano con un vessillo recante un giglio bianco. "E' stata sempre costante tradizione, che bramando i cittadini di Melfi eleggersi un Patrono principale, ne fecero istanze a Roma, dove furono posti in un’urna una moltitudine di schede coi nomi di vari Santi per cavarne a sorte il nome di colui, che il Signore Iddio destinato avrebbe alla tutela della città: e ne usci quello di Santo Alessandro martire. Ciò non piacque perché di questo Santo non se ne conosceva la vita e le gesta, per cui la scheda fu di nuovo gettata nell’urna, che agitata, nell’estrarne un’altra scheda, con sorpresa si osservò essere la stessa di S. Alessandro. Fu ripetuta quest’operazione una terza volta e lo stesso nome si osservò segnato; per cui si vide chiaramente che il Signore Iddio questo Santo designato aveva per protettore di Melfi, per cui fu prescelto. Ed in verità sempre si è osservata la particolare protezione, che in ogni rincontro ha mostrata per la città e per coloro che l’invocano”.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Van Bercham, 1956.
  2. ^ Woods, (1994).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Denis Van Bercham, The Martyrdom of the Theban Legion, Basilea 1956.
  • David Woods, The Origin of the Legend of Maurice and the Theban Legion, in "Journal of Ecclesiastical History", XLV (1994), pp. 385-395.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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