Libero comune di Sassari

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Libero comune di Sassari
Libero comune di Sassari – Bandiera
Sardegna, inizio 14 secolo.png
Dati amministrativi
Lingue parlateSardo, volgare italiano nelle varianti toscane e liguri
CapitaleSassari  (15-16.000[1] ab.)
Dipendente daFlag of the Republic of Pisa.svg Repubblica di Pisa
(1272-1294)
Flag of Genoa.svg Repubblica di Genova (1294-1324)
Politica
Forma di governoRepubblica comunale
PodestàPodestà di Sassari
Nascita1272 circa
CausaDissoluzione del Giudicato di Torres
Fine4 luglio 1323
CausaNascita del Regno di Sardegna e Corsica
Territorio e popolazione
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Sardegna genovese.png
In arancione i possedimenti del Libero comune di Sassari
Evoluzione storica
Preceduto daTorre Merlata del Giudicato di Torres.svg Giudicato di Torres
Succeduto daFlag of the Kingdom of Sardinia (1324-1720).svg Regno di Sardegna
Ora parte diItalia Italia

Il cosiddetto Libero comune di Sassari[2] fu uno Stato semi-indipendente esistito in Sardegna tra il XIII e XIV secolo e confederato prima a Pisa e poi a Genova.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Proclamazione del Libero comune di Sassari, Giuseppe Sciuti, 1880, Palazzo della Provincia di Sassari

Secondo lo storico Francesco Cesare Casula il comune nacque nel 1272 dopo la fine del Giudicato di Torres di cui, nell'ultimo periodo, era stata capitale.[2]

Nel primo periodo i podestà furono pisani, incaricati dalla popolazione del comune di svolgere il proprio governo con "giustizia, obiettività ed imparzialità"[1]

Successivamente, dopo la disastrosa Battaglia della Meloria e la successiva pace di Fucecchio, firmata nel 1293, Genova riuscì ad insediare come podestà dei funzionari liguri.[1]

Fu in quell'epoca che Sassari si fornì di codici di legge, detti Statuti Sassaresi, aggiornati successivamente in epoca arborense e dunque dopo il crollo del Libero comune.[3]

Dopo l'arrivo dell'allora infante Alfonso IV d'Aragona a capo della flotta di 300 navi di suo padre, il Libero comune si offrì di divenire vassallo dell'appena costituito Regno di Sardegna e Corsica, tramite l'ambasciatore Guantino Catoni.[1]

Il passaggio ufficiale avvenne il 4 luglio 1323.[1]

Statuti Sassaresi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Statuti Sassaresi.
Testo degli Statuti in latino

I cosiddetti Statuti di Sassari sono atti formali e solenni con i quali vennero stabiliti i principi organizzativi ed istituzionali della città di Sassari e della sua contrada.[3]

La prima copia a noi rimasta è del 1316, al tempo del podestà genovese Cavallino degli Onesti o degli Honestis, ed è scritta in lingua latina, anche se ne permane una anche in lingua sarda nella variante logudorese.[3] È composta da tre libri, contenenti rispettivamente 160, 38 e 50 capitoli.[3]

Il primo libro trattava del diritto pubblico interno e le materie economiche:del commercio, dei dazi e della guardia urbana.[3]

Il secondo riguardava il diritto civile e stabiliva l'amministrazione dei beni privati.[3]

Il terzo trattava invece del diritto penale e stabiliva le pene per ogni delitto[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Dizionario Storico Sardo, p. 1618.
  2. ^ a b c Dizionario Storico Sardo, p. 1615.
  3. ^ a b c d e f g Dizionario Storico Sardo, p. 1619.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cesare Casula (a cura di), Dizionario Storico Sardo, Sassari, Carlo Delfino Editore, 2003, ISBN 88-7138-241-2.