Marchesato di Torriglia

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Marchesato di Torriglia
Marchesato di Torriglia – Bandiera Marchesato di Torriglia - Stemma
Dati amministrativi
Lingue ufficiali Italiano, latino
Lingue parlate Ligure
(var. dialetto torrigliese)
Capitale Torriglia
Dipendente da Banner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Sacro Romano Impero
Politica
Forma di governo Monarchia assoluta
Nascita
Causa
Fine
Causa Occupazione napoleonica
Territorio e popolazione
Massima estensione 60 k
nel secolo XVII
Popolazione 10.000 abitanti
nel secolo XVII
Economia
Valuta Genovese,
propria (1665-1667)
Produzioni Patata bianca di Torriglia
Commerci con Repubblica di Genova e feudi vicini
Religione e società
Classi sociali Nobili, clero,
contadini, allevatori di bestiame
Evoluzione storica
Preceduto da Coa fam ITA fieschi3.jpg Feudi dei Fieschi di Lavagna
Succeduto da Blasone dei Savoia.JPG Regno di Sardegna (1815),
dopo il dominio francese

Il marchesato di Torriglia, a trenta chilometri da Genova, era un feudo imperiale, noto per l'attività della sua zecca e governato dal ramo dei Doria di Oneglia del famoso Andrea, diventato poi Doria Landi Pamphili. Dal 1547 al 1760 il signore aveva il rango marchionale concesso dall'imperatore Carlo V; dal 13 maggio 1760 al 6 agosto 1797 il feudo fu elevato a principato da Francesco I, consorte dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello Doria in un'antica stampa
I ruderi della rocca

Il borgo è ubicato in un'area boscosa collinare alle pendici del Prelà tra le vallate del Trebbia e dello Scrivia, prospicienti il lago artificiale del Brugneto, nell'Alta Val Trebbia, nell'attuale provincia di Genova. Conserva intatto l'impianto storico in cui predominano la chiesa di Sant'Onorato, in stile barocco-ligure, l'oratorio di San Vincenzo (con la statua oggi adorata come Madonna della Neve, probabilmente proveniente dal castello) e gli imponenti ruderi del castello Doria dell'XI secolo, già residenza dei Malaspina, dei Fieschi, dei Doria di Oneglia e devastato nel 1799 dagli stessi torrigliesi dopo l'occupazione francese.[2]

La parrocchia di Torriglia aveva un territorio sostanzialmente coincidente con l'attuale comune, comprendente le ville di Siginella, Porto, Ponte Trebbia, Pentema, Casaleggio, Bavastri, Costafontana, Obbi, Costalunga, Cavorsi, Donetta, Costazza, Fallarosa, Donderi, Frevada, Fascia di Carlo, Laccio, Garaventa, Marzano, Olcesi e Passo della Scoffera. L'ambito della giurisdizione di Torriglia era invece più ampio, e vi erano ricompresi l'alta Valtrebbia sino a Casanova e le ville di Dova, in Val Borbero, e di Pareto, in Val Brevenna. Il territorio del marchesato si estendeva invece ai vari possedimenti che di questo fecero parte nelle diverse investiture (Carrega, Ottone, Cabella, Garbagna, ecc.).

La storia feudale di Torriglia inizia probabilmente nel 1164, quando fu sottratta alla precedente amministrazione abbaziale (abbazia di Patrania) e compresa nei territori infeudati da Federico I di Svevia alla famiglia Malaspina. Successivamente nel corso del XIII secolo passò ai conti Fieschi di Lavagna, con i quali rimase fino alla congiura del 1547. Proprio in seguito di questo drammatico evento fu assegnata ad Andrea Doria assieme ad altre giurisdizioni, ed eretta a marchesato per disposizione dell'imperatore Carlo V.[3] Il relativo territorio comprendeva, oltre a Torriglia - i borghi di Monte Tovano, Loano, Cremonte, Grondona, Croce, Carrega, Valditrebbia, Garbagna, Vargo, Monte Acuto, Calice, Marsolaria, Vivolana, Cariseto e Greppo. Nel 1579 ne fu scorporata la contea di Loano.

Nel 1760 i territori dei due marchesati di Torrigila e Santo Stefano d'Aveto furono riuniti in un unico principato e Giovanni Andrea III fu investito da Francesco I di Lorena col rango di principe di Torriglia, titolo questo che andò ad aggiungersi all'altra simile dignità che la famiglia da tempo aveva in quanto titolare del principato di Melfi.

Il vantaggioso matrimonio, celebrato nel 1627, di Giovanni Andrea II con Maria Polissena Landi (1608-1679), ultima della stirpe, principessa di Borgotaro, marchesa di Bardi, contessa di Compiano, estese i possedimenti doriani fino ai feudi appenninici del cosiddetto "Stato Landi", confinante con il ducato di Parma e Piacenza. I Doria aggiunsero al proprio il cognome Landi e ostentarono i loro gradi gentilizi, unitamente a quelli ereditati da Andrea Doria di principi di Melfi, conti di Loano e, appunto, di marchesi e principi di Torriglia.[4]
I possedimenti dei Landi furono venduti ai Farnese nel 1682 da Andrea III.

Le nozze tra il principe Giovanni Andrea III e Anna Pamphili, nipote della famosa Olimpia Maidalchini, fece sì che i Doria Landi, nel 1763, con l'autorizzazione di papa Clemente XIII, acquisirono le insegne della sposa, il patrimonio e la denominazione Doria Landi Pamphili.

Il 5 agosto 1797 le truppe napoleoniche occuparono il principato, annesso alla repubblica ligure e, nel 1815, al regno di Sardegna: i principi Giovanni Andrea V e Teresa imboccarono definitivamente la via dell'esilio, pur conservando i beni allodiali.[5]

Lo stemma dei Doria Landi Pamphili era così illustrato:

« "interzato in palo, nel 1° troncato d'oro e d'argento all'aquila di nero membrata e coronata d'oro, che è dei Doria; nel 2° di rosso alla colomba d'argento avente nel becco un ramo d'ulivo verde; capo d'azzurro caricato di tre gigli d'oro separati da due verghette di rosso, che è dei Pamphili; nel 3° inquartato 1° e 4° palati di oro e d'azzurro alla fascia d'argento attraversante; nel 2° e 3° fasciato increspato d'oro e d'azzurro, che è dei Landi." »
Luigino di Torriglia: effigie della marchesa Violante

Il feudo di Torriglia, dal 1665 al 1667, sotto la reggenza della principessa Violante Lomellini, ebbe una propria zecca, ubicata sotto i bastioni della rocca: vi operarono gli zecchieri Francesco Moretti e Cristoforo Eilcoser (Heikolzer, di Bolzano ma proveniente da Napoli). Furono coniati vari luigini (anche contraffatti)[6] per il commercio con il Levante.

L'autorità religiosa aveva ormai ceduto parte della sua autorità a quella civile. I marchesi erano delegati dell'imperatore con entrate derivanti soprattutto dai possedimenti fondiari, dai diritti giurisdizionali e dai balzelli di transito: sul confine molto trafficato di Scoffera stazionava permanentemente una milizia avente il compito di riscuotere dai mercanti gli onerosi pedaggi. Anche l'applicazione dell'asilo politico apportava ingenti somme nelle casse dello Staterello.[7]

I feudatari visitavano poche volte i loro territori: il marchese nominava un fidato sostituto, il commissario, controllato alla fine del mandato di due anni dal sindicatore: operavano poi il cancelliere, l'archivista, i birri e il bargello; tra i maggiorenti dei borghi, infine, venivano scelti quattro magnifici reggenti, cui erano sottoposti i caporali che vigilavano sull'ordine pubblico.[8]

I marchesi e principi soggiornavano, infatti, oltre che nel maniero di Torriglia, soprattutto nella villa del Principe, a Genova, nel palazzo Doria a Loano e nel palazzo Doria-Pamphili, in via del Corso a Roma, con Andrea IV. Le loro sepolture si trovano nella chiesa di San Matteo (Genova), nell'abbazia di San Fruttuoso e nel convento di Monte Carmelo a Loano.[9]

Marchesi di Torriglia (1547-1760), principi di Torriglia (1760-1797)[10][modifica | modifica wikitesto]

titolo Nome Periodo Consorte e note
1 Marchese Andrea I Doria 1547-1560 Peretta Usodimare
2 Marchese Pagano 1560-1574 nipote di Andrea, morì giovane
3 Marchese Giovanni Andrea I 1574-1606 Zenobia Doria del Carretto;
fratello di Pagano
4 Marchese Andrea II 1606-1612 Giovanna Colonna, reggente (1612-1626)
5 Marchese Giovanni Andrea II 1612-1640 Maria Polissena Landi, principessa di Borgotaro, reggente (1641-1648)
6 Marchese Andrea III Doria Landi 1641-1654 Violante Lomellini, reggente (1654-1679)
7 Marchese Giovanni Andrea III 1654-1743 Anna Pamphili
8 Marchese
Principe
Giovanni Andrea IV
Doria Landi Pamphili
1743-1760
1760-1764
Maria Teresa Doria,
Eleonora Carafa
9 Principe Andrea IV 1764-1794 Leopolda di Savoia-Carignano
10 Principe Giovanni Andrea V 1794-5 agosto 1797 Teresa Orsini di Gravina;
ultimi principi sovrani


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Casale, La Magnifica Comunità.., p. 15
  2. ^ Liguria, p. 186
  3. ^ Liguria, p. 187
  4. ^ Casale, Castrum.., p. 39
  5. ^ Luzzatto Guerrini, p. 21
  6. ^ Arecco, p. 69
  7. ^ Casale, La Magnifica Comunità.., p. 27
  8. ^ Casale, La Magnifica Comunità.., p. 82
  9. ^ Lingua, p. 48
  10. ^ Luzzato Guerrini, p. 30

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Liguria, Touring Club Italiano, Milano 1982.
  • Antonio Arecco, Lo scudo della galea e le Zecche dei Doria, Litografia Ligure, Loano 2000.
  • Natale Battilana, Genealogia delle famiglie nobili di Genova, Pagano, Genova 1925.
  • Mauro Casale, Castrum Turrilie ovvero l'unica vera storia del castello di Torriglia, ed. d'Arte Marconi, Genova 1995.
  • Mauro Casale, La Magnifica Comunità di Torriglia & C., ed. Stringa, Genova 1985.
  • Paolo Lingua, I Doria a Genova, Frilli, Genova 2007.
  • Teresa Luzzatto Guerrini, I Doria, Nemi, Firenze 1937.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]