Palazzo Doria-Pamphili

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Palazzo Doria-Pamphili
Pigna - via del Corso palazzo Doria Pamphili 1000419.JPG
Facciata del palazzo su via del Corso.
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
LocalitàRoma
IndirizzoVia del Corso 304, Piazza del Collegio Romano 2, Piazza Grazioli 5.
Coordinate41°53′50.55″N 12°28′52.82″E / 41.897375°N 12.481339°E41.897375; 12.481339Coordinate: 41°53′50.55″N 12°28′52.82″E / 41.897375°N 12.481339°E41.897375; 12.481339
Informazioni
CondizioniIn uso
CostruzioneXVI - XVIII secolo
UsoResidenza privata
Galleria Doria Pamphilj
Realizzazione
ArchitettoGabriele Valvassori
Carlo Maderno
Antonio Del Grande
ProprietarioGesine Pogson Doria Pamphilj e Massimiliano Floridi
Jonathan Pogson Doria Pamphilj e Elson Edeno Braga

Palazzo Doria-Pamphili è un edificio storico di Roma compreso tra via del Corso, piazza del Collegio Romano, via della Gatta, via del Plebiscito e vicolo Doria.

Veduta del cortile d'onore detto del Bramante
Facciate del palazzo su Piazza del Collegio Romano (sec. XVII)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La galleria degli Specchi

Il nucleo originale del palazzo fu originariamente di proprietà della famiglia Della Rovere; divenne poi della famiglia Aldobrandini e, nel Seicento, passò alla famiglia Pamphili che lo ingrandì su progetto di Carlo Maderno, fino a farne il più importante palazzo abitato della città, superato in grandezza a Roma solo da palazzi che ospitano istituzioni pubbliche o ambasciate. Più grande di alcuni palazzi reali europei,[1] continua a essere residenza della famiglia nobiliare omonima e ospita la prestigiosa galleria, con una notevole raccolta di dipinti e oggetti d'arte visitabile dal pubblico.

La saga del Doria-Pamphili è il risultato di alleanze multiple tra famiglie aristocratiche di ogni parte di Italia. Tra i suoi membri più illustri vi è stato l'ammiraglio Andrea Doria e il papa Innocenzo X, popolare in Spagna per il ritratto fattogli da Velázquez nel 1649 e conservato nel palazzo, del quale rappresenta la più nota opera d'arte.

Il ritratto, dipinto per commemorare l'anno santo del 1650, fu commissionato dalla cognata, donna Olimpia Maidalchini, che era sua stretta confidente e consigliera e, secondo alcuni, anche sua amante. Nel 1927, il quadro di Velázquez è stato sistemato in una piccola stanza dedicata interamente al papa; infatti vi è esposta anche una scultura di Bernini che ritrae papa Innocenzo X.

Il figlio di Olimpia Maidalchini, Camillo Pamphilj, sfidando la potente madre, rinunciò alla carica di cardinale conferitagli da suo zio il papa, per sposare Olimpia Aldobrandini, vedova del principe Paolo Borghese e proprietaria del palazzo, allora noto come Aldobrandini. Dopo un periodo di esilio in campagna, per evitare il confronto con il papa e Olimpia Maidalchini, la coppia di sposi prese residenza permanente nel Palazzo Aldobrandini che dal 1654 Camillo cominciò a espandere su vasta scala; furono comprati e demoliti le case vicine e un convento mentre il palazzo si sviluppava, nonostante l'opposizione locale dei gesuiti del vicino Collegio Romano.

L'architetto incaricato di questo progetto era Antonio Del Grande che realizzò l'ampliamento del palazzo voluto dal Pamphilj con il nuovo corpo di fabbrica verso la piazza del Collegio Romano con l'originale atrio che introduce al palazzo e dà accesso all'ampio cortile detto "dei melangoli" e che comportò l'abbattimento di un preesistente palazzo dei Salviati (1659-1665 ca.)[2].

A seguito della morte di Camillo Pamphilj nel 1666, la costruzione fu continuata sotto la supervisione dei suoi due figli, Giovanni Battista (il suo erede) e il cardinale Benedetto. A quest'ultimo, in particolare, noto per il suo mecenatismo, si deve la collezione della pittura fiamminga e la costruzione della cappella, realizzata su progetto di Carlo Fontana[3].

Una delle figlie di Camillo e Olimpia, Anna (1652-1728), sposò nel 1671 l'aristocratico genovese Giovanni Andrea III Doria Landi (1653-1737), VI principe di Melfi. I loro discendenti ereditarono il palazzo quando il ramo romano della famiglia Pamphlilj si estinse nel 1760; nel 1763 il principe Giovanni Andrea IV combinò i suoi cognomi nell'attuale Doria - Pamphilij - Landi. Dal 1767, con il principe Andrea IV, figlio del precedente, il palazzo divenne la residenza principale della famiglia, trasferitasi definitivamente da Genova.

La monumentale facciata su via del Corso è di Gabriele Valvassori che la realizzò tra il 1730 e il 1735 su commissione di Giovanni Andrea Doria, a commemorazione della unione della sua famiglia con quella della moglie Anna Pamphilj. Fu lo stesso Valvassori che provvide a far tamponare gli archi del primo piano del cortile d'onore dando così la possibilità di creare la celebre Galleria che si snoda intorno al cortile dove la famiglia poté disporre la sua collezione di quadri.

Facciata del palazzo su via del Plebiscito

Sempre nella prima metà del secolo XVIII venne commissionata a Paolo Ameli o Ameti l'ala del palazzo su via del Plebiscito utilizzata per scopo locativo e ispirata a canoni estetici borrominiani[4]. Nel 1767 i soffitti delle stanze di rappresentanza furono affrescati in stile barocco, come sono attualmente. Nel XIX secolo l'architetto Andrea Busiri Vici intervenne sulle facciate di via della Gatta e piazza Grazioli e su quella di vicolo Doria.

Gli eredi[modifica | modifica wikitesto]

Orietta e Frank Doria Pamphilj nella seconda metà del XX secolo fecero molto per restaurare la collezione e il palazzo, e dopo la loro scomparsa, nel 2000, la cura della collezione fu assunta dai loro figli adottivi, inglesi di nascita, Jonathan e Gesine Pogson Doria Pamphilj.

Altri Palazzi Doria-Pamphili[modifica | modifica wikitesto]

La sala "del Pussino"

Il palazzo non deve essere confuso con il palazzo Pamphilj, che si trova sempre a Roma, in piazza Navona e non deve neanche essere confuso con un altro palazzo Doria-Pamphilj, che fa parte di un complesso ideato e costruito dai Pamphili a Valmontone vicino a Roma; questo palazzo, fu gravemente danneggiato durante le seconda guerra mondiale e restaurato nei suoi affreschi tardo barocchi di Francesco Cozza, Pier Francesco Mola e Mattia Preti. Un terzo palazzo Doria-Pamphili si trova a San Martino al Cimino, vicino Viterbo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mauro Lucentini, La grande guida di Roma, Roma, Newton & Compton, 1999, pag.544, ISBN 88-8289-053-8.
  2. ^ Manfredo Tafuri, Antonio del Grande, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 gennaio 2016.
  3. ^ L. Montalto, Un mecenate in Roma barocca: il cardinale Benedetto Pamphili (1653-1730), Sansoni, Firenze 1955.
  4. ^ Mario Pepe, Paolo Ameli, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 gennaio 2016.

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