Principato di Oneglia

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Principato di Oneglia
Principato di Oneglia - Stemma
Motto: Altinora peto
Dati amministrativi
Lingue ufficialiItaliano, latino
Lingue parlateLigure
(var. dialetto onegliese)
CapitaleOneglia
Politica
Forma di governoMonarchia assoluta
(signoria, poi principato)
Nascita
CausaInvestitura da parte del vescovo di Albenga
Fine
CausaVendita al duca Emanuele Filiberto di Savoia
Territorio e popolazione
Massima estensione64 k circa nel secolo XVI
Popolazione2500 abitanti circa nel secolo XVI
Economia
ValutaGenovese, poi sabauda
RisorseAgricoltura
Commerci conStati vicini
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Classi socialiNobili, clero, contadini
Status reipublicae Genuensis nec non prospectuum celeberrimae ejusdem urbis et portus... - CBT 5881960.jpg
Evoluzione storica
Preceduto daFlag of Albenga.svg Vescovado di Albenga
Succeduto daBlason duche fr Savoie.svg Ducato di Savoia

Il principato di Oneglia fu un minuscolo Stato indipendente, per secoli signoria amministrata da una serie complessa di consignori della famiglia Doria del ramo di Babilano. La sua posizione, nel Ponente ligure, era interessante soprattutto per i duchi di Savoia che cercavano uno sbocco sul mare, seppure in un modesto spazio circondato dalla repubblica di Genova. Nonostante l'appariscente status di principato, acquisito negli ultimi anni di autonomia, era un feudo periferico, seppure uno dei primi dorieschi. Fu luogo di nascita del famoso ammiraglio Andrea e punto di partenza di brillanti percorsi militari personali.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Oneglia
Il castello Doria a Oneglia
Il principe Gian Domenico Doria

La prosapia dei Doria fu una delle cinque più importanti della repubblica di Genova, insieme alle famiglie rivali Fieschi, Spinola, Grimaldi e Imperiali, che incrementarono il patrimonio soprattutto con l'attività commerciale, finanziaria e l'acquisizione di terreni da soggetti privati. Varie linee dinastiche dipartirono dal capostipite Ansaldo (1220-1290, sepolto nell'abbazia di San Fruttuoso)[2], conquistando feudi e ranghi principeschi, marchionali, ducali, comitali e signorili.[3]

I primi Doria intuirono che la loro scalata sociale poteva iniziare soltanto con la graduale autonomia rispetto a Genova e con il dominio su molti feudi che effettivamente riusciranno ad assoggettare dal Piemonte alla Calabria e Sardegna. Oneglia nel Duecento era un modestissimo borgo la cui unica ricchezza era il mare: ma Nicolò Doria, figlio di Babilano e di Leona Savignone, parti proprio da qui. L'insignificante territorio apparteneva alla diocesi di Albenga, il cui vescovo Nicolò Vaschino, con il consenso papale, lo infeudò, con relativi diritti e privilegi, al suddetto intraprendente Doria che acquisì la posizione di primo signore di Oneglia, dal 1298 al 1312.[4]

Lo status di Oneglia era quello di feudo pontificio, come inizialmente fu per la signoria di Loano. La minore rilevanza rispetto ad altri possedimenti doriani era principalmente dovuta alla vigilanza continua di Genova e dei Savoia e all'amministrazione precaria e rissosa di molti consignori (fratelli o congiunti), che si avvicendavano alla guida del borgo. Questa discontinuità causò una precoce decadenza del feudo di cui approfittò il ducato di Savoia che bramava l'avvicinamento al mare.[5]

I Doria, comunque, migliorarono l'assetto urbanistico del paese con la realizzazione di nuove costruzioni, come la chiesa di san Camillo, il palazzo (dove nacque il futuro ammiraglio Andrea) e, per volere di Gian Domenico, nel 1488, il castello. L'edificio era posto lungo la cinta muraria presso la foce del torrente Impero, dotato di quattro torrioni e un fossato, fu demolito nel secolo XIX. I signori, altresì, cercarono di incentivare l'agricoltura, la pesca e l'allevamento del bestiame per rendere più sopportabili le condizioni di vita degli onegliesi.[6]

Si può ricordare, tra gli ultimi feudatari, Ceva II (1460-1476), sposo di Caracosa Doria di Dolceacqua e padre del celebre Andrea. Questi, attratto da traguardi più brillanti, permise al parente Gian Domenico (detto Domenicaccio) (1450-1505), del ramo di Giovanni, di acquistare Oneglia con un contratto perfezionato il 1 gennaio 1488 e l'esborso di 7000 ducati. Gian Domenico e la sposa Peretta Cybo Di Mari, ricevettero per procura, il 5 gennaio successivo, nella chiesa di San Giovanni, l'omaggio feudale come primi principi di Oneglia.[7]

Morto Domenicaccio (assassinato) nel 1505, gli succedettero i figli minori con la reggenza della principessa Peretta fino al 1512: deceduti i due maggiori rimase Stefano, consorte di Brigida Doria, che governò dal 1522 al 1537. Questi si rese impopolare emanando gride onerose e limitative delle situazioni familiari dei sudditi. Gli subentrò, infine, Giovanni Gerolamo (1537-1576) che, non amato dagli onegliesi per gli esosi tributi e l'iniquo funzionamento della giustizia (il castello era diventato il rifugio di malviventi stranieri, protetti dal podestà, vicario del principe), decise di vendere il feudo il 30 aprile 1576. Lo acquistò il duca Emanuele Filiberto di Savoia, per la somma di 41.000 scudi e la concessione a Giovanni Gerolamo dell'investitura del marchesato di Cirié. La transazione determinò l'inizio dell'espansione piemontese verso il Ponente ligure.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fusero, p. 22
  2. ^ Dizionario biografico degli italiani, Ansaldo Doria, su treccani.it.
  3. ^ Fusero, p. 14
  4. ^ Molle, p. 39
  5. ^ Pira, p. 51
  6. ^ Fusero, p. 80
  7. ^ Lingua, p. 92
  8. ^ Pira, p. 241

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Clemente Fusero, I Doria, Dall'Oglio, Milano 1972.
  • Paolo Lingua, I Doria a Genova, Frilli, Genova 2007.
  • Giacomo Molle, Oneglia nella sua storia, Giuffré, Milano 1972.
  • Giuseppe Maria Pira, Storia della città e principato di Oneglia, Ferrando, Genova 1847.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]