Fusione perfetta del 1847

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Il Regno di Sardegna al tempo della fusione perfetta del 1847

La fusione perfetta del 1847 si riferisce all'unione politica e amministrativa fra il Regno di Sardegna e gli Stati di terraferma posseduti dai Savoia, comprendenti il Piemonte, il Ducato di Savoia, Nizza, gli ex feudi imperiali dell'Appennino Ligure (che comprendevano il Novese e l'Ovadese) e l'ex Repubblica di Genova con l'isola di Capraia, in modo simile a quanto la corona inglese aveva fatto quasi cinquant'anni prima con il Regno d'Irlanda per mezzo dell'Atto di Unione nel 1800.

La fusione[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Alberto di Savoia aveva concesso riforme liberali agli "Stati sardi di terraferma". Nel 1847 nelle città di Cagliari e Sassari si verificarono due manifestazioni[1] per richiedere l'unione con i domini continentali al fine di ottenere l'estensione di quelle riforme anche all'Isola. Nei mesi seguenti ci furono due distinte ambascerie presso la corte di Torino che presentarono la medesima richiesta. Carlo Alberto concesse la fusione il 29 novembre del 1847, annunciata dal viceré Claudio Gabriele de Launay [2] con il seguente discorso: «.....(Il re) ha deciso di formare una sola famiglia di tutti i suoi amati sudditi con perfetta parità di trattamento». Con la fusione venne soppresso anche il titolo di Viceré di Sardegna.

Consensi e dissensi[modifica | modifica wikitesto]

L'estensione delle riforme era stata voluta soprattutto dal notabilato, da una parte della nobiltà e dalla borghesia sarda, al fine di facilitare l'esportazione delle merci agricole e l'importazione dei manufatti del Continente[3], nonché per inserirsi anch'essa nell'opera di sfruttamento delle risorse materiali della Sardegna già perseguita dalle borghesie continentali[4][perché la fusione avrebbe favorito i sardi?]. A detta di Pietro Martini, l'obiettivo del movimento unionista sarebbe stato il «trapiantamento in Sardegna, senza riserve ed ostacoli, della civiltà e coltura continentale, la formazione d’una sola famiglia civile sotto un solo Padre meglio che Re, il Grande Carlo Alberto»[5]. Non mancarono in merito voci contrarie, seppur in minoranza, quali quella di Federico Fenu[6] e non tardarono neanche a presentarsi i pentiti di tale opera: emblematico è il parere di uno di coloro che più si erano adoperati per tale obiettivo, Giovanni Siotto Pintor, che parlò in merito di "follia collettiva" ed ebbe a dire, a posteriori, "errammo tutti"[7][8].

La "questione sarda"[modifica | modifica wikitesto]

«I Sardi dovranno capire che il divenir prosperi, felici, ricchi, non dipende che da loro medesimi, che se non vorranno divenirlo è tutta colpa propria.»

(Federico Fenu, La Sardegna e la fusione del suo regime col sardo continentale, Cagliari, 1848)

Per secoli i governanti del Regno di Sardegna si erano riferiti ufficialmente al territorio e al popolo dell'isola come alla "nazione sarda" e in ogni atto pubblico precedente al 1847 l'aggettivo "nazionale" fu sempre e solo riferito a persone o cose appartenenti alla Sardegna (vedasi lo stesso inno del Regno sabaudo). In quegli anni si verificò un veloce spostamento semantico verso l'accezione di nazione "Italia" e nazionale "italiano". D'altro canto, con la fusione e il successivo avvento dell'unificazione politica italiana, ebbe inizio la cosiddetta "questione sarda"[9][10], ossia il complesso dei problemi irrisolti nei rapporti tra la Sardegna e lo stato unitario[11] . Da queste problematiche iniziò subito a maturare un nuovo pensiero autonomista e nazionalista, che divenne movimento politico in seguito alla prima guerra mondiale con la nascita del Partito Sardo d'Azione[12][13][14].

Le conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La Fusione comportò la fine di tutte le istituzioni, gli statuti e le leggi che erano ancora in vigore nell'antico Regno di Sardegna (un processo che i Savoia avevano iniziato invero nei decenni precedenti, con la soppressione della Carta de Logu, sostituita dal Codice Feliciano). Nell'Isola entrarono in vigore i Codici già in forza negli stati continentali, quali il Codice Civile, il Codice Militare e quello penale, e dagli anni successivi partecipò alle elezioni per il Parlamento Subalpino.

Scomparsa dell'antico Parlamento sardo[modifica | modifica wikitesto]

L'unione portò a una serie di conseguenze fra cui la scomparsa dei secolari istituti di autonomia statuale quali l'antico Parlamento sardo e la Real Udienza, garantiti dai trattati internazionali nel momento del passaggio della corona ai duchi di Savoia.

Scomparsa degli altri Stati di terraferma[modifica | modifica wikitesto]

Gli "Stati di terraferma", che già da tempo avevano conosciuto un sostanziale accentramento e uniformazione amministrativa, si fusero formalmente all'interno dello Stato sardo.

Nascita dello Stato unitario sardo[modifica | modifica wikitesto]

Con la "Fusione Perfetta" il Regno di Sardegna, divenuto con il passaggio della corona ai Savoia nel 1720 uno "Stato composto" (cioè formato dall'unione di più Stati i quali mantenevano la loro qualità di Stati), divenne "unitario" e caratterizzato, secondo Casula, da «un solo popolo, un solo potere pubblico, un unico territorio»[15], non più pluralista come quello precedente, ma centralista sul modello francese, mantenendo la stessa denominazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Siotto Pintor, uno dei principali sostenitori della Fusione perfetta, nella Storia civile descrive le pacifiche manifestazioni popolari tenute per richiedere le riforme.
  2. ^ Ultimo viceré di Sardegna
  3. ^ Gianfranco Contu e Francesco Casula, Storia dell'autonomia della Sardegna, dall'Ottocento allo Statuto Sardo, p. 13
  4. ^ Guida d'Italia - Sardegna, p. 74
  5. ^ Martini, Pietro. Sull’unione civile della Sardegna colla Liguria, col Piemonte e colla Savoia, Cagliari, Timon, 1847, pp.4
  6. ^ Si legga il suo libretto polemico del 1848 La Sardegna e la fusione con il sardo continentale, in cui, rivendicando l'indipendenza dell'isola, criticava aspramente la scelta della borghesia sarda di legarsi alle sorti di quella piemontese, trascurando essa il fatto che sardi e piemontesi non potevano serenamente convivere fra di loro perché li dividevano «...stirpe, costumi, indole, persino più che gli irlandesi dagli inglesi».
  7. ^ 29 novembre 1847: Francesco Casula, La Fusione perfetta, una data infausta per i Sardi e la Sardegna
  8. ^ (CA) Un arxipèlag invisible: la relació impossible de Sardenya i Còrsega sota nacionalismes, segles XVIII-XX - Marcel Farinelli, Universitat Pompeu Fabra. Institut Universitari d'Història Jaume Vicens i Vives, pp.299-300
  9. ^ Glossario di autonomia Sardo-Italiana, Francesco Cesare Casùla, Presentazione del 2007 di Francesco Cossiga
  10. ^ La Sardegna non è solo un'isola - Il Corriere
  11. ^ Sardegna, isola del silenzio, Manlio Brigaglia
  12. ^ Francesco Cesare Casula, Breve Storia di Sardegna, p. 245; op. cit.
  13. ^ La “fusione perfetta” del 1847 aprì una nuova era per l’isola, La Nuova Sardegna, 23 novembre 2013. URL consultato il 16 aprile 2015.
  14. ^ M. Brigaglia, La Sardegna nel ventennio fascista, p. 317
  15. ^ Francesco Cesare Casula, Breve Storia di Sardegna, p. 244; op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cesare Casula, La storia di Sardegna, Sassari, Delfino, 1994, ISBN 88-7138-063-0.
  • Francesco Cesare Casula, Sintesi di Storia Sardo-Italiana, Sassari, Delfino, 2011, ISBN 978-88-7138-606-5.
  • (SC) Frantziscu Tzèsare Casula, Sìntesi de Istòria Sardu-Italiana, Sassari, Delfino, 2011, ISBN 978-88-7138-606-5.
  • Luciano Marroccu, Manlio Brigaglia, La perdita del Regno, Sassari, Editori Riuniti, 1995, ISBN 88-359-3917-8.
  • Attilio Mastino, Manlio Brigaglia, Gian Giacomo Ortu, Storia della Sardegna. 2.Dal Settecento a oggi, Roma, Laterza, 2006, ISBN 88-420-7838-7.
  • Giovanni Siotto Pintòr, Storia civile dei popoli sardi dal 1798 al 1848, Torino, F. Casanova successore L. Beuf, 1877.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]