Marchesato di Dolceacqua

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Marchesato di Dolceacqua
Marchesato di Dolceacqua - Stemma
Dati amministrativi
Lingue ufficiali Italiano, latino
Lingue parlate Ligure (var. dialetto dolceacquino)
Capitale Dolceacqua
Dipendente da Ducato di Savoia,
poi Regno di Sardegna
Politica
Forma di governo Monarchia assoluta
(signoria, poi marchesato)
Capo di Stato Sovrani di Dolceacqua
Nascita
Causa Acquisto di Dolceacqua da parte di Oberto Doria dal conte di Ventimiglia
Fine
Causa Occupazione napoleonica
Territorio e popolazione
Massima estensione 25 k
nel secolo XVII
Popolazione 800 abitanti
nel secolo XVII
Economia
Valuta Lira del ducato di Savoia
Produzioni Vino
Commerci con Stati vicini
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Classi sociali Nobili, clero,
contadini, artigiani
Evoluzione storica
Preceduto da Lascaris3.JPG Contea di Ventimiglia
Succeduto da Genova-Stemma.png Repubblica ligure

Il marchesato di Dolceacqua era una piccola entità territoriale, indipendente dal 9 aprile 1276 al 14 giugno 1797,[2] governata da un ramo della famiglia genovese Doria. Oltre al borgo, tuttora dominato dall'imponente castello, la signoria, poi elevata a marchesato, comprendeva anche Isolabona, Apricale, Perinaldo e la contea di Rocchetta. Il possedimento doriano era situato nell'attuale Riviera di Ponente, in una posizione strategica tra il ducato di Savoia e la repubblica di Genova, in prossimità del confine con il regno di Francia.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il marchesato di Dolceacqua raffigurato in una stampa d'epoca
L'arme dei Doria nel cortile del castello
Il borgo di Dolceacqua

Il capostipite della famiglia Doria è considerato il visconte Arduino di Narbona, vissuto nell'XI secolo. La casata si divise in vari rami titolari di molti domini, tra cui: Loano, Torriglia, Santo Stefano d'Aveto, Oneglia, Castelsardo, Monteleone Rocca Doria; questi ultimi, in Sardegna, appartenevano a Brancaleone, marito della giudicessa Eleonora d'Arborea.[4]

Il 9 aprile 1276 il ghibellino Oberto, fratello di Lamba, acquistò Dolceacqua dal conte di Ventimiglia Oberto: incominciò, dunque, un durevole rapporto del borgo con la dinastia che si estinse solo nel 1900 con la morte della marchesa Teresa.[5]

Nel periodo della signoria (1276-1651) emerse la figura di Imperiale I detto "il tiranno" (1348-1387), ricordato per aver potenziato i commerci del feudo, ma anche per aver esercitato lo ius primae noctis,[6] abolito con un editto del 16 agosto 1364 in seguito ad una decisa sollevazione popolare.[7]

Le relazioni tra Ventimiglia e i Doria di Dolceacqua erano sovente tese a causa delle tasse gravose e arbitrarie che erano costretti a pagare per il transito delle loro merci, soprattutto del vino, e del sale importato.[8]

Enrichetto I (1421-1459) merita un ricordo per aver aggiornato nel 1429 gli Statuti della signoria e reso più potente il castello, destinato a subire distruzioni e ripetuti assedi.[9]

I primi anni del Cinquecento furono caratterizzati da una fosca vicenda che ebbe come protagonisti il famoso Andrea Doria (1466-1560) (figlio di Ceva e di Caracosa di Dolceacqua) e suo nipote Bartolomeo II che organizzò l'assassinio dello zio materno Luciano I di Monaco: l'ammiraglio genovese si rivolse al duca di Savoia Carlo II perché accettasse l'atto di vassallaggio del signore di Dolceacqua, privato del favore imperiale per la delittuosa azione compiuta. La famiglia marchesale si imparentò più volte con i Grimaldi di Monaco.[10]

L'amministrazione di Stefano (1553-1580), invece, fu apprezzabile e proficua per il feudo dolceacquino: costituì una piccola ma fastosa corte nell'imponente castello che arricchì di nuovi ambienti e decorazioni. Ottenne, nel 1559, dal duca sabaudo Emanuele Filiberto la contea di Rocchetta. L'estensione, il prestigio e la prosperità del territorio, così, aumentarono sensibilmente.[11]

La situazione, però, negli anni successivi, non si mantenne rosea per Dolceacqua che si trovò coinvolta nella guerra tra i Savoia e la repubblica di Genova, dovendo subire la devastazione eseguita dai soldati corsi. Le acque poi si calmarono e Francesco, con Lettere Patenti d'investitura del 7 novembre 1652, fu elevato al rango di marchese dal duca Carlo Emanuele II di Savoia: la nomina ebbe come conseguenza il definitivo legame di Dolceacqua con il Piemonte.[12][13]

Il quinto marchese Marcantonio Scipione trasformò, con radicali e accurati restauri, il castello in sfarzosa dimora gentilizia senza immaginare che il destino dell'edificio era segnato. Nel 1742 fu dichiarata, infatti, la guerra di successione austriaca: l'esercito franco-spagnolo si acquartierò nei dintorni di Bordighera e, il 27 luglio 1744, la fortezza doriana, protetta dal conte piemontese Rivara e da ottanta militi, fu ridotta definitivamente ad imponente rudere, che, tuttavia, nel 1884, insieme al vicino ponte romanico, affascinò Claude Monet, tanto da farne soggetti di alcuni quadri.[14][15]

Il maniero, per volere dei Savoia, non fu restaurato e i marchesi si trasferirono nel palazzetto secentesco (detto anche "della Caminata") a fianco della chiesa parrocchiale di Sant'Antonio abate, nella cui cripta sono sepolti alcuni membri della famiglia, come Stefano, Costantino e Giulio.[16]

Similmente ad altri piccoli Stati della penisola, il feudo era ormai prossimo all'estinzione. Nel 1792 le truppe rivoluzionarie francesi entrarono a Nizza e venne istituito nel 1793 per la prima volta il dipartimento delle Alpi Marittime. Il cantone di Perinaldo, nel distretto di Mentone (poi di Monaco), comprendeva i territori del marchesato.[17]

I Doria, perso l'effettivo potere, mantennero formalmente la titolarità marchionale fino all'unione del vecchio feudo alla Repubblica ligure, avvenuta il 14 giugno 1797.[18]

L'area fu poi annessa al regno di Sardegna in virtù delle decisioni del Congresso di Vienna (1 novembre 1814-9 giugno 1815).[19]Gli eredi dell'ultimo marchese sovrano conservarono il patrimonio immobiliare (compreso il castello) e i titoli, da Giuseppe Francesco a Teresa, ultima della stirpe.[20]

Con l'editto del 27 ottobre 1815, susseguente all'incorporazione della Liguria nel regno sabaudo, la riorganizzazione amministrativa, sancita il 10 novembre 1818, prevedette, infine, l'aggregazione dell'ex marchesato nella provincia di Sanremo (divisione di Nizza).[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rossi, pp. 174-175
  2. ^ Rossi, pp. 174-175
  3. ^ Bernardini, p. 15
  4. ^ Rossi, p. 28
  5. ^ Rossi, p. 179
  6. ^ Nobbio, p. 74
  7. ^ Nobbio, p. 67
  8. ^ Nobbio, p. 68
  9. ^ Bernardini, p. 36
  10. ^ Rossi, p.35
  11. ^ Bernardini, p. 27
  12. ^ Bernardini, p. 39
  13. ^ Rossi, p. 52
  14. ^ Bernardini, p. 38
  15. ^ Luzzatto Guerrini, p, 10
  16. ^ Bernardini, p. 24
  17. ^ Alain Ruggiero, La population du comté de Nice de 1693 à 1939, Nizza:Serre, 2002.
  18. ^ Rossi, p. 175
  19. ^ Rossi, p. 171
  20. ^ Luzzato Guerrini, p. 11
  21. ^ Rossi, p. 172

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Bernardini, Doceacqua, Blu Edizioni, Peveragno (CN) 2002
  • Carlo Mario Brunetti, Castelli liguri, Sagep, Genova 1967.
  • Clemente Fusero, I Doria, dall'Oglio, Milano 1973.
  • Teresa Luzzato Guerrini, I Doria, Nemi, Firenze 1937.
  • Claudio Nobbio, La sposa di Dolceacqua. Ius primae noctis, Frilli, Genova 2007.
  • Girolamo Rossi, Storia del Marchesato di Dolceacqua e dei comuni di Val di Nervia, S.A.S.T.E., Bordighera 1966

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]