Ladinia

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Ladinia
Ladinia – Bandiera
Stati Italia Italia
Regioni Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Veneto Veneto
Territorio Comuni di Marebbe, San Martino in Badia, La Valle, Badia, Corvara in Badia, Ortisei, Santa Cristina Valgardena, Selva di Val Gardena, Canazei, Campitello di Fassa, Mazzin, Pozza di Fassa, Vigo di Fassa, Soraga, Moena, Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d'Ampezzo
Superficie 1,191 km²
Abitanti 36 613
Lingue Ladino
Nome abitanti Ladini
Territori ex Asburgici di Lingua Ladina
I comuni nell'ambito della Ladinia ex-Asburgica

Col termine Ladinia si indica genericamente la regione alpina dolomitica dove è storicamente endemica la lingua ladina, una regione culturale quindi a cui non corrisponde alcun ente amministrativo unitario, che si estende nelle cinque vallate così dette "del Sella": la Val Badia, la Val Gardena, la Val di Fassa, l'alta valle del Cordevole e Cortina d'Ampezzo[1].

Questa accezione non vuole essere discriminatoria verso altri gruppi auto-dichiaratisi ladini in epoca recente, ma solo nel territorio ladinofono che prima del 1918 apparteneva all'Impero austro-ungarico si sono svolti degli eventi storici che hanno portato questo frammentario gruppo linguistico ad una maggiore coesione etnica e coscienza territoriale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le popolazioni retoromanze intorno all'anno mille occupavano un'area molto estesa nelle Alpi centro-orientali, che andava dalla Svizzera (Canton Ticino e Canton Grigioni) fino alle Alpi Giulie (attuale Slovenia occidentale).

Il ladino, parlato dai gruppi geograficamente più centrali di queste popolazioni, deriva dall'idioma latinizzato parlato dalle popolazioni indigene, di origine celtica e/o retica e romana, che a partire dal V secolo può aver ricevuto ulteriori apporti latinofoni dalla Rezia, dal Norico e dalla Pannonia a causa delle emigrazioni dovute alle invasioni dei Bavari e Rugi germanici, degli Avari e degli Slavi.
Successivamente i parlanti di queste varietà neolatine venivano indicati dai parlanti di lingua tedesca come Welsch (opponendoli a sé stessi e ai Windisch, gli Slavi), mentre essi stessi si autodefinivano "latini" (da cui il termine dialettale ladin). Il termine si diffuse a partire dal XVIII secolo anche negli ambienti tedeschi (Ladinisch) per designare le popolazioni in via di germanizzazione soggette al Tirolo.

Nel XIX secolo i ladini non rimangono estranei allo svilupparsi del nazionalismo proprio di quell'epoca. Infatti nella guerra di liberazione del Tirolo capeggiata da Andreas Hofer, alla quale i ladini presero parte attiva, fu dove per la prima volta vennero riconosciuti dalle altre etnie come tali e si trovarono spesso a combattere fianco a fianco con ladini delle altre vallate. Questa presa di coscienza sfociò poi negli anni successivi in una serie di movimenti nazionalistici ladini. Nel 1833 un sacerdote badioto, Micurà de Rü, si batte per il riconoscimento della lingua ladina (stendendone anche una grammatica), nel 1856 appare sulla rivista Schützenzeitung di Innsbruck il termine "nazione Ladina", mentre nel Seminario Maggiore di Bressanone (un ambiente che raccoglie ladini di tutte e cinque le vallate) si formò, nel 1870, il gruppo nazionalistico denominato Naziun Ladina, più conosciuto con la denominazione inizialmente scherzosa La Gran Naziun[2] fondato da seminaristi ladini tra i quali anche san Josef Freinademetz. Nonostante ciò si dovette aspettare al 1906 affinché il governo imperiale portasse avanti la proposta di creare una circoscrizione elettorale denominata Ladinia che comprendesse le 5 valli del Sella. Purtroppo non ebbe seguito a causa di alcune opposizioni politiche[3].

Stemma dell'Asoziaziun di studënc Ladinia del 1920. In questo stemma appaiono: nel primo quarto il Castel Tor, nel secondo Castel Colz, nel terzo l'aquila del Tirolo e nel quarto le insegne papali. La sbarra riporta per la prima volta i colori che poi diverranno poco dopo la bandiera ladina.

Nel 1905 venne fondata ad Innsbruck la Uniun Ladina, la prima con degli statuti ben chiari e con un intento di unificare tutti i ladini del Tirolo. Si batté strenuamente per il riconoscimento della lingua, del gruppo etnico anche politicamente e amministrativamente, per l'introduzione del ladino a scuola. Inoltre diede il via alla creazione di una grammatica e scrittura unificante, alla raccolta dei canti popolari e delle leggende, allo studio e ricerca dei toponimi, delle usanze, dei detti popolari e dei documenti storici. Per la prima volta si prendono contatti con i grigioni della Svizzera e con i Friulani. Si organizzano concorsi letterari e poetici. Ma tutto fu troncato dallo scoppio della Prima guerra mondiale[4].

Dopo i disastri portati dalla Grande Guerra, che col fronte dolomitico tagliò la Ladinia in due, il Trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) deluse tutte le speranze ladine di essere riconosciuti secondo i Quattordici punti. Il fatto che fossero consegnati all'Italia (assieme al Tirolo meridionale) e da questa spartiti tra tre Provincie dopo secoli di unità politica portò i ladini, il 5 maggio del 1920, a manifestare il loro dissenso sul passo Gardena. Fu in questa circostanza che fece la sua prima comparsa la bandiera ladina. Nonostante ciò, parve che inizialmente l'Italia fosse ben disposta nei confronti del ladino, permettendo nel censimento del 1921 di dichiararsi ladini. Ma ebbe poco seguito a causa dell'avvento del Fascismo il quale non riconobbe alcuna peculiarità né alla lingua né al popolo ladino, usandolo invece a fini propagandistici, come prova dell'usurpazione delle terre alpine da parte dei tedeschi al popolo Italiano[5].

Nel tragico periodo delle Opzioni in Alto Adige una parte consistente (la maggioranza nella Val Gardena, quasi la metà nel Livinallongo e Val Badia) della popolazione ladina decise per l'espatrio, preferendo unire il proprio destino a quello del popolo tirolese piuttosto che rinunciare alle proprie origini, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale interruppe il trasferimento degli "optanti". Alla fine di questa un nuovo movimento, il Zent Ladina Dolomites, fece pressioni nella speranza di riunire Ampezzo e Fodom a Bolzano, proposta che venne prontamente ridotta a silenzio dal Comitato di Liberazione Nazionale bellunese[6].

l'Uniun Ladina venne rifondata nel 1945 col nome di Uniun Generela riprendendo in buona parte tutti gli intenti e lavori lasciati in sospeso. Seguirono la fondazione di numerosi comitati di valle (che però fanno riferimento alla Uniun Generela) e di numerose istituzioni prettamente culturali: l'Istitut cultural ladin Majon di Fascegn nel 1975, l'Istituto Ladino "Micurà de Rü" nel 1976, l'Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan nel 2004, come pure diversi uffici provinciali e musei per la cultura ladina.

Va ribadito che tutto questo fermento nazionalistico avvenne sempre nelle vallate ladine che facevano parte dell'Austria-Ungheria e che pertanto il nome di Ladinia venne e viene usato in riferimento a quelle vallate. Volendo ampliare la definizione andrebbero aggiunti tutti gli altri comuni ladinofoni riconosciuti ufficialmente dalla legge 482/1999 sulle minoranze linguistiche, tutti attualmente appartenenti alla provincia di Belluno. Tale termine è però da ritenersi diverso dalla Ladinia storica dove nacquero e vissero lungo i due secoli scorsi numerosi movimenti che si batterono per il suo riconoscimento linguistico e territoriale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Le popolazioni dell'intera Ladinia condividono: l'architettura storica come i tipici fienili nettamente differenziati da quelli delle aree circostanti o le abitazioni con il colmo posto perpendicolarmente al pendio sul quale sorgono; le antiche tradizioni della coscrizione e del carnevale che ancora oggi sono molto sentite tra la popolazione; gli Usi civici/Regole/Frazioni, eredità medievali dell'organizzazione politica; l'antica suddivisione dei paesi in Ville (piccoli abitati autosufficienti composti di più case) e Masi isolati (questi ultimi non fissati giuridicamente come nell'area germanofona); alcuni alimenti tipici come lo Strudel, le Pucce o le Fortaies/Smorn.

Bandiera[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera non ufficiale della Ladinia

La bandiera dei ladini delle Dolomiti nacque il 5 maggio 1920. In quell'occasione rappresentanti delle cinque valli ladine si riunirono sul Passo Gardena per protestare contro le decisioni del Trattato di Saint-Germain, che non riconosceva al popolo ladino, come neppure alle popolazioni tedesche dell'Alto Adige, il diritto all'autodeterminazione dei popoli, uno dei quattordici punti di Woodrow Wilson.

In questa occasione apparve la bandiera a strisce orizzontali celeste-bianco-verde. I colori furono scelti per simboleggiare la natura delle Dolomiti: il verde scuro dei prati e dei boschi di abeti, il bianco della neve che copre le Dolomiti e il celeste del cielo. Alla fine della giornata fu dichiarata bandiera nazionale dei Ladini[7]. Durante il periodo fascista fu dichiarata illegale dal Governo Italiano. Subito dopo la fine della guerra riapparve il 14 luglio 1946 sul passo Sella, in occasione di una nuova manifestazione a cui parteciparono 3 000 ladini.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio della Ladinia si sviluppa per circa 1 200 k, ed è occupato interamente dalle Dolomiti; quasi sul suo centro si sviluppa l'imponente Massiccio del Sella, dal quale poi si diramano le cosiddette "cinque valli ladine": Val di Fassa ("Fascia") in Trentino, Val Gardena ("Gherdëina") e Val Badia ("Val Badia") in Alto Adige, Livinallongo ("Fodom"), Colle Santa Lucia ("Col") e Ampezzo ("Anpezo") in Veneto.

Le principali vette della Ladinia sono: la Marmolada ("Marmolèda"; 3 343 m), l'Antelao[8] (3 263 m) e la Tofana di Mezzo ("Tofana de Meso"; 3 244 m).

Amministrativamente, la Ladinia è divisa fra due regioni, tre province (di Bolzano, di Trento e di Belluno) e vari comuni, tutti di modeste dimensioni.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

I corsi d'acqua della Ladinia sono tutti a carattere torrentizio.

L'Avisio (Avéisc), che nasce dal ghiacciaio della Marmolada (Dlacier de la Marmoléda) e solca la val di Fassa è sicuramente in termini di lunghezza e portata il corso d'acqua di maggior rilievo. Lungo 89 km, dopo aver bagnato la val di Fassa, scorre in val di Fiemme e in Val di Cembra, sfociando nell'Adige presso Lavis con una portata media pari a 23,5 /s.

Altro corso d'acqua importante è il Cordevole (Cordégol), che nasce nei pressi del passo Pordoi (Ju de Pordou), ed attraversa il comune di Livinallongo del Col di Lana (Fodom). Lungo 79 km, dopo aver attraversato l'Agordino (Agordìn), confluisce nel fiume Piave presso Mel. Con una portata media alla foce pari a 21 m³/s ne costituisce il principale tributario.

Il Boite bagna il comune di Cortina d'Ampezzo. Nasce in località Campo Croce, attraversa il centro di Cortina ed in seguito solca la conca d'Ampezzo sino a confluire, dopo 45 km lungo la val Boite, nel Piave presso Perarolo di Cadore. Con una portata media di 10,5 m³/s, è il secondo maggior affluente del Piave dopo il Cordevole.

Più modesti sono i volumi d'acqua trasportati dai torrenti delle valli situate in Alto Adige. Il rio Gadera nasce dal passo di Campolongo e solca la val Badia. Dopo un percorso di 35 km confluisce nel fiume Rienza a San Lorenzo di Sebato in val Pusteria. La sua portata alla foce è di 5,7 m³/s.

Ancor più modesto è il rio Gardena, che si forma sul passo Sella e solca l'omonima valle, sfociando dopo 26 km nell'Isarco all'altezza di Ponte Gardena. La sua portata media pochi chilometri a monte della foce è di 2 m³/s.

Comuni della Ladinia[modifica | modifica wikitesto]

Comune In ladino In tedesco Provincia Estensione territoriale Popolazione¹ Percentuale di ladini
Cortina d'Ampezzo Anpezo Hayden Belluno 254,51 km² 6 150
Ortisei Urtijëi Sankt Ulrich Bolzano 24 km² 4 569 84,19%
Badia Badia Abtei Bolzano 82 km² 3 237 94,07%
Marebbe Mareo Enneberg Bolzano 161 km² 2 684 92,09%
Moena Moena Trento 82 km² 2 628 78,8%
Selva di Val Gardena Sëlva Wolkenstein in Gröden Bolzano 53 km² 2 589 89,74%
Pozza di Fassa Poza Trento 73 km² 1 983 82,6%
Canazei Cianacei Trento 67 km² 1 844 79,7%
Santa Cristina Valgardena S. Cristina-Gherdëina St. Christina in Gröden Bolzano 31 km² 1 840 91,40%
San Martino in Badia San Martin de Tor Sankt Martin in Thurn Bolzano 76 km² 1 727 96,71%
Livinallongo del Col di Lana Fodom Buchenstein Belluno 99 km² 1 436
Corvara in Badia Corvara Corvara Bolzano 42 km² 1 266 89,70%
La Valle La Val Wengen Bolzano 39 km² 1 251 97,66%
Vigo di Fassa Vich Trento 26 km² 1 142 87,7%
Campitello di Fassa Ciampedel Trento 25 km² 732 82,2%
Soraga di Fassa Soraga (Sorèga nella variante moenat) Trento 19 km² 677 85,5%
Mazzin Mazin Trento 23 km² 440 77,3%
Colle Santa Lucia Col Verseil Belluno 15 km² 418
TOTALE 1 191 km² 36 613

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nonostante le numerose e possibili accezioni più o meno di parte, questa risulta essere l'unica in qualche modo riconosciuta., su treccani.it
  2. ^ Werner Pescosta, Storia dei ladini delle Dolomiti, Istitut Ladin Micurà de Rü, 2010, pag. 289
  3. ^ Pepe Richebuono, Breve storia dei ladini dolomitici, Istitut Ladin Micurà de Rü, 1992, pagg. 132-138, 157-160
  4. ^ Pepe Richebuono, Breve storia dei ladini dolomitici, Istitut Ladin Micurà de Rü, 1992, pagg. 166-168
  5. ^ Pepe Richebuono, Breve storia dei ladini dolomitici, Istitut Ladin Micurà de Rü, 1992, pagg. 178-183
  6. ^ Pepe Richebuono, Breve storia dei ladini dolomitici, Istitut Ladin Micurà de Rü, 1992, pagg. 184-191
  7. ^ http://www.uniongenerela.it/it/storia
  8. ^ L'Antelao è una vetta del Cadore, una regione storico-geografica caratterizzata da forte identità culturale e linguistica, in provincia di Belluno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DEITLLD) Hans Goebl e Helga Böhmer (a cura di), Atlant linguistich dl ladin dolomitich y di dialec vejins / Atlante linguistico del ladino dolomitico e dei dialetti limitrofi / Sprachatlas des Dolomitenladinischen und angrenzender Dialekte, 7 voll., Wiesbaden, Reichert, 1998, ISBN 3-89500-071-X.
  • (DEENITLLD) Wolfgang Meighörner (a cura di), Ladinia - Ausstellung Tiroler Volkskunstmuseum Innsbruck 10. Juni bis 06. November 2011, Bolzano, Athesia, 2011, ISBN 978-88-7073-598-7.

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