Germanizzazione

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La germanizzazione rappresenta l'espansione della lingua tedesca e della cultura della Germania ottenuta con la forza o con l'assimilazione, oppure può riferirsi all'adattamento di una parola straniera alla lingua tedesca, come la romanizzazione di molte lingue che non utilizzano l'alfabeto latino. La germanizzazione fu un punto focale del pensiero liberale tedesco all'inizio del XIX secolo, in un periodo in cui il liberalismo e il nazionalismo procedevano fianco a fianco.

Nella storia ci sono forme e gradi differenti di adozione della lingua tedesca e di elementi della cultura tedesca. Oltre alle semplici adozioni, ci sono anche esempi di completa fusione nella cultura della Germania, come accadde con gli slavi pagani nella diocesi di Bamberga nell'XI secolo. Un perfetto esempio di adozione della cultura tedesca si può ritrovare nel campo della legge nel Giappone Imperiale e nel Giappone attuale, la cui giurisprudenza è organizzata secondo il modello dell'Impero tedesco. La germanizzazione ebbe luogo per contatto culturale, per decisione politica o, specialmente nel caso della Germania nazista, con l'uso della forza.

In Tirolo si ricorda la germanizzazione dei ladino-romanci dell'Alta Val Venosta promossa dall'Austria nel XVI secolo nel tentativo di prevenire contatti con i Grigioni protestanti o ancora i tentativi messi in atto a cavallo tra XIX e XX secolo da associazioni pangermaniste d'imporre una scuola totalmente tedesca in quelle valli tirolesi (val Badia, val Gardena) o ampezzane dove l'insegnamento era anche o prevalentemente, a seconda delle zone, in lingua italiana.

In Alto Adige il processo di germanizzazione cominciò nel 1024 con gli editti di Corrado II ed ebbe il suo punto centrale con Massimiliano I nel 1500. Proprio in questo periodo si ebbe l'avvacindamento della maggioranza linguistica tra italiofono e germanofoni. A metà 1700 Maria Teresa d'Asburgo impose la sola lingua tedesca come idioma da utilizzare per tutti gli atti pubblici e religiosi così vietando italiano e ladino/romancio. A fine secolo successivo Francesco Giuseppe d'Asburgo si fece promotore di legge con le quali "invitava" i cittadini italiofoni del Tirol (Alto Adige) a spostarsi verso il Welschtirol (Trentino) e "suggeriva" ai cittadini ladini di farsi assimilare dalla popolazione germanofona.

I progetti di germanizzazione, e di conseguenza de-italianizzazione, di Francesco Giuseppe non toccarono solamente l'Alto Adige ma anche gli altri territori sotto controllo Asburgico. Il 12 novembre 1886 emise la seguente nota: "“Sua maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l’influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno”.

Questi furono gli effetti di tale editto tra il 1886 ed il 1918:

1) espulsioni di massa (oltre 35.000 espulsi dalla sola Venezia Giulia nei soli primi anni del Novecento, fra cui moltissimi provenienti da Trieste. Spiccarono i decreti Hohenlohe, dal nome del governatore di Trieste, appunto principe di Hohenlohe). Molti altri Italiani, sudditi asburgici, furono invece ridotti all'espatrio volontario.

2) deportazione in campi di concentramento (un numero oscillate fra 100.000 e 200.000, a seconda delle stime, di deportati durante la prima guerra mondiale, in particolare dal Trentino Alto Adige e dall'Istria. Famigerati divennero i nomi di lager come Katzenau, Wagna, Tapiosuli, Gollersdorf, Mitterndorf, Mistelbach, Pottendorf, Braunau Am Inn, Beutschbrod, Traunstein, Gmund, Liebnitz)

3) impiego di squadracce di nazionalisti Slavi nell’esercizio massivo della violenza contro gli Italiani (con innumerevoli di atti di violenza, attentati, aggressioni, omicidi ecc. Queste azioni incontrarono spesso la sostanziale tolleranza delle autorità o comunque non furono represse con efficacia)

4) repressione poliziesca

5) immigrazione di Slavi e Tedeschi nei territori italiani favorita dalle autorità imperiali, per favorire la progressiva "sommersione" degli autoctoni Italiani.

6) germanizzazione e slavizzazione scolastica e culturale (chiusura delle scuole italiane, cancellazione della toponomastica ed onomastiche italiane, proibizione della cultura italiana in ogni sua forma: fu molto grave in particolare la questione scolastica in Dalmazia)

7) privazione o limitazione dei diritti politici (le elezioni in Dalmazia videro pesantissimi brogli a favore dei nazionalisti slavi; comuni retti da Italiani furono sciolti dalle autorità austriache ecc.)

8) limitazione dei diritti civili (scioglimento d'associazioni politiche, culturali, sindacali, persone arrestate o condannate per futili motivi ecc.), formalmente motivato di solito dal pretesto della lotta all'irredentismo.

Nei Paesi slavi il termine "germanizzazione" è generalmente utilizzato per esprimere il processo di acculturazione degli slavi e dei baltici, dopo la conquista dei loro territori o per contatto culturale nelle aree che vanno dall'attuale Germania orientale alla linea dell'Elba. Nella Prussia orientale lo sterminio, la schiavitù e l'insediamento forzato di prussiani da parte dell'Ordine Teutonico e da parte dello stato prussiano, così come l'acculturazione da parte di immigranti provenienti da vari paesi europei (Polonia, Francia e Germania) contribuirono all'estinzione della lingua prussiana nel XVII secolo.

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