Ciclismo su strada

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Ciclisti presso Bad Herrenalb durante il Tour de France 2005

Il ciclismo su strada è il genere più popolare ed il più seguito tra le competizioni di ciclismo. È anche la forma di ciclismo più familiare visto che le gare vengono svolte sulle strade di tutti i giorni e non c'è bisogno di usufruire di particolari strutture come invece accade per il ciclismo su pista (velodromi).

Tipologie di gara[modifica | modifica sorgente]

Le competizioni ciclistiche su strada si dividono, per il tipo di specialità, in corse in linea e corse a cronometro, oppure, per la durata della prova, in corse di un solo giorno e corse a tappe.

Nelle corse in linea, la partenza viene data a tutti i corridori simultaneamente e vince chi taglia per primo la linea d'arrivo. In caso di arrivi combattuti o di gruppo, si utilizza il fotofinish per determinare l'ordine di arrivo senza errori. Nelle corse a cronometro, invece, ciascun corridore parte separatamente dagli altri (solitamente a intervalli di uno, due o tre minuti, a seconda della lunghezza del percorso); vince chi copre il percorso nel minor tempo. In questo tipo di gare è proibito sfruttare la scia del corridore che precede.

Tre corridori impegnati in un tentativo di fuga durante una corsa in linea

Le corse di un solo giorno vengono svolte in un'unica soluzione: il percorso viene affrontato senza interruzioni e ripartenze. Le corse in linea per corridori professionisti sono lunghe in genere tra i 200 e i 300 km; le corse a cronometro sono più brevi, non oltre i 60-70 km. Le corse a tappe invece si sviluppano su più frazioni, chiamate appunto "tappe", che si svolgono di solito in giorni consecutivi. La classifica viene compilata sommando, per ciascun corridore, il tempo impiegato nelle varie tappe: vince chi impiega il minor tempo complessivo. I corridori devono portare a termine tutte le tappe, pena la squalifica. In genere la maggior parte delle tappe si corre in linea, ma vi possono essere delle tappe a cronometro.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime competizioni ciclistiche si svolsero nella seconda metà dell'Ottocento. La prima in assoluto fu organizzata a Parigi, nel 1868 dal Vélo Club Parisien su un percorso di un migliaio di metri, che attraversava il Parco di Saint-Cloud, e fu vinta da un inglese.[1] Il successo fu così grande che si fondarono molti club e si organizzarono varie gare di resistenza, di velocità e di acrobazie.

In Italia la prima competizione fu una gara internazionale organizzata nel 1870 sul percorso Firenze-Pistoia lungo circa 35 km, e ad aggiudicarsela fu un americano. Dieci anni dopo a Londra fu fondata la Bicycle Union e tre anni dopo (1883) si disputarono i primi campionati mondiali per bicicli, a Leicester, vinti dal francese Frédéric de Civry. Nello stesso anno il titolo italiano venne vinto da Robecchi. Nel 1885 si costituì anche in Italia l'Unione Velocipedistica Italiana e nel 1892 un organismo internazionale, l'International Cyclist Association, atto a regolamentare e mettere ordine tra le varie federazioni ciclistiche nazionali.

La partenza della Parigi-Roubaix del 1908

Intorno al 1900 iniziano a disputarsi alcune classiche che si corrono ancora oggi: nel 1892 la Liegi-Bastogne-Liegi (che per la sua antichità è detta la Doyenne, "la decana" delle corse), nel 1893 la Parigi-Bruxelles, nel 1896 la Parigi-Roubaix, nel 1905 il Giro di Lombardia, nel 1907 la Milano-Sanremo. Per quanto concerne le corse a tappe, nel 1903 nasce il Tour de France, nel 1909 il Giro d'Italia, nel 1911 la Volta a Catalunya.

Le gare si svolgevano allora su percorsi molto lunghi, anche oltre i 500 km, e potevano durare 24 ore e più. Nelle corse a tappe si correva ogni due-tre giorni, per dare ai corridori il tempo di riposare. Le strade erano per lo più sterrate e spesso piene di buche, guasti e forature erano all'ordine del giorno e i corridori dovevano riparare le biciclette da soli. Non esisteva il cambio di velocità e salite e discese si affrontavano con lo stesso rapporto. Tra i protagonisti di quest'era eroica vi sono Giovanni Gerbi, Luigi Ganna (vincitore del primo Giro d'Italia) e il francese Lucien Petit-Breton.

In seguito si inizia a ridurre la distanza, che diventa in media di 200-300 km, e le corse a tappe si disputano in giorni consecutivi. Negli anni venti nasce il primo dualismo tra i più forti campioni di allora, Costante Girardengo e Alfredo Binda. Dal 1927 si disputano i campionati del mondo: la prima edizione è vinta da Binda.

L'epoca d'oro del ciclismo si può collocare tra gli anni trenta e cinquanta, nonostante l'interruzione imposta dalla Seconda guerra mondiale: in questi anni il ciclismo compete in popolarità col calcio, le gare richiamano grandissime folle e sulle strade si sfidano grandi campioni come Learco Guerra, Gino Bartali, Fausto Coppi, Louison Bobet, Hugo Koblet, Ferdi Kübler, Fiorenzo Magni, Rik Van Steenbergen. In questo periodo vengono anche affrontate per la prima volta montagne che diventeranno leggendarie, come i passi delle Dolomiti, il Galibier, l'Izoard, lo Stelvio, l'Alpe d'Huez. Nel 1949 Coppi vince per la prima volta Giro e Tour nello stesso anno, impresa che molti giudicavano al di là delle possibilità umane: nasce il mito dell'"uomo solo al comando".

Merckx e Gimondi al Giro d'Italia 1970

Tra gli anni cinquanta e sessanta vanno citati almeno Jacques Anquetil, Federico Bahamontes, Charly Gaul, Gastone Nencini e Rik Van Looy. A cavallo tra gli sessanta e gli settanta si impone la figura del belga Eddy Merckx, generalmente considerato il più grande corridore di tutti i tempi, soprannominato "il Cannibale" per la sua fame insaziabile di vittorie (più di 500 successi in carriera). I suoi principali rivali furono Felice Gimondi, Luis Ocaña, José Manuel Fuente e Roger De Vlaeminck. Nei decenni successivi emergono corridori come Francesco Moser, Giuseppe Saronni, Bernard Hinault, Laurent Fignon, Gianni Bugno.

Gli ultimi anni hanno visto una tendenza sempre più marcata alla specializzazione, tendenza iniziata da Greg LeMond e successivamente proseguita da Miguel Indurain: mentre i grandi campioni del passato vincevano tutti i tipi di corse, oggi i corridori si concentrano sempre più spesso solo sulle corse in linea, o solo su quelle a tappe, sugli arrivi in volata, o addirittura sulle sole gare a cronometro. È emblematico il caso di Lance Armstrong, che dal 1999 al 2005 ha vinto sette edizioni consecutive del Tour de France (successi poi revocati) e per tutto questo periodo non ha praticamente disputato altre corse, se non per allenamento. Tra gli altri grandi "specialisti" si possono citare Marco Pantani, grande nelle corse a tappe e quasi assente in quelle di un giorno, e Mario Cipollini, plurivittorioso allo sprint ma tra i primi a staccarsi in salita.

Si deve menzionare anche il fenomeno del doping, cioè il ricorso a mezzi farmacologici per incrementare le proprie prestazioni. Fino agli anni sessanta il doping era tollerato, e tutti i corridori usavano portare in una tasca la borraccia contenente "la bomba", un miscuglio di ingredienti tra i quali, come disse Coppi, "uno dei più importanti è la fiducia che la bomba funzioni". In seguito, anche sulla spinta di fatti tragici come la morte di Tommy Simpson nel 1967 per un collasso causato dalle anfetamine, l'uso di farmaci venne strettamente regolamentato e fu introdotto l'obbligo di regolari controlli antidoping. Molti corridori in tempi recenti hanno continuato tuttavia a ricorrere, sfidando le squalifiche, a prodotti dopanti sempre più sofisticati, come l'EPO, l'eritropoietina sintetica. Negli ultimi anni diverse nazioni hanno configurato il doping come reato, per combatterlo più efficacemente.

Principali competizioni[modifica | modifica sorgente]

Le corse su strada per ciclisti professionisti si svolgono secondo un calendario annuale governato dall'Unione Ciclistica Internazionale (UCI). Le corse più importanti, per tradizione e per il valore dei corridori che vi prendono parte, sono:

  • le classiche, cioè le principali corse in linea. Tra queste le più antiche e prestigiose (le 5 "Classiche Monumento") sono la Milano-Sanremo, il Giro delle Fiandre, la Parigi-Roubaix e la Liegi-Bastogne-Liegi, che si svolgono in quest'ordine tra marzo e aprile di ogni anno, e il Giro di Lombardia, che si svolge in ottobre e conclude tradizionalmente la stagione (negli ultimi anni però si disputano corse di minore importanza anche durante l'inverno);
  • i grandi giri, anche chiamati le "grandi corse a tappe": il Giro d'Italia, il Tour de France, la Vuelta a España. Questi si svolgono su 20-22 tappe nell'arco di tre settimane, su una distanza complessiva superiore ai 3000 km, nel periodo che va da maggio a settembre;
  • i campionati del mondo, che si svolgono annualmente nella seconda parte della stagione (negli ultimi anni alla fine di settembre) e designano, in campo sia maschile che femminile, l'atleta campione del mondo, riconoscibile nelle gare cui prende parte dalla maglia iridata. Dal 1994 alle tradizionali prove in linea si affiancano le prova a cronometro;
  • i campionati nazionali, che si svolgono generalmente in giugno; ogni nazione organizza il proprio campionato. Il vincitore e la vincitrice di queste prove (nelle specialità in linea e a cronometro) indossano una maglia con i colori nazionali.

Nel 1989 l'UCI ha riunito le principali classiche in una competizione chiamata Coppa del mondo, con classifica a punti, sull'arco di dieci prove (nei primi anni vi era anche una prova finale a cronometro). Il leader di questa classifica indossava nelle gare di coppa una maglia con la banda iridata posta in verticale anziché in orizzontale. La Coppa del mondo si è disputata fino al 2004: nel 2005 l'UCI ha creato una nuova competizione chiamata UCI ProTour la quale comprende tutte le maggiori corse ciclistiche, siano esse corse di un giorno o corse a tappe.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Universo, De Agostini, Novara, 1964, Vol.III, pag.350-356

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Storia del ciclismo - 150 anni dai pionieri ai giorni nostri di Davide Mazzocco, Bradipolibri, Torino, 2010

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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