Insorgenza tirolese

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Campagna del Tirolo (1808)
e insorgenza tirolese
parte della Guerra della Quinta Coalizione nell'ambito delle guerre napoleoniche
Franz von Defregger Heimkehrender Tiroler Landsturm.jpg
Il ritorno della landsturm tirolese nella guerra del 1809, olio su tela di Franz Defregger, 1876
Alte Nationalgalerie, Berlino.
Data8 aprile - dicembre 1809
LuogoBaviera Meridionale (ex Contea del Tirolo)
Causadichiarazione di guerra dell'Impero d'Austria all'Impero Francese ed alleati
EsitoVittoria francese
Modifiche territorialiA seguito del trattato di Schönbrunn, tripartizione dell'ex Contea del Tirolo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
3 000 uomini
(marzo)
25 000 uomini
(maggio)
20 000 uomini
(luglio-agosto)
42 000 uomini
(ottobre-novembre)
20 000 uomini
(uomini massimi)
80 000 uomini
(uomini totali)
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Tiroler Landsturm 1809; dipinto di Joseph Anton Koch (verso il 1820)

L'insorgenza tirolese fu un'insurrezione controrivoluzionaria[2] avvenuta nel Tirolo contro il governo bavarese[3], nel quadro della guerra della quinta coalizione dell'anno 1809.

Sotto la guida di Andreas Hofer il territorio, nella primavera di quell'anno, fu sottoposto al controllo degli insorti. A novembre e dicembre ritornò sotto il controllo degli eserciti baveresi e napoleonici.

Il Tirolo durante le guerre napoleoniche[modifica | modifica wikitesto]

La Confederazione del Reno nel 1808. A sud si nota il Regno di Baviera

Le Contea del Tirolo era un possedimento degli Asburgo dal 1363[4], disponeva di una Dieta (dove erano rappresentati quattro stati; la nobiltà, il clero, la borghesia e il contado), che amministrava il paese, e di un capitano provinciale, incaricato del potere giudiziario e della difesa della Contea, della religione cattolica e della libertà dell provincia. L'autorità austriaca era rappresentata da un governatore di nomina imperiale.[5]

Alla fine del XVIII secolo, il Tirolo aveva 600 000 abitanti, dei quali il 4 % appartenevano alla nobiltà e al clero, 17 % alla borghesia et 78 % al contado[6]. I principati Vescovili di Trento e Bressanone furono annessi alla contea nel 1803.

La Contea era molto attaccata al cattolicesimo, segnata dalla presenza dei gesuiti durante le 18 secolo. La Contea si oppose alle riforme anticlericali et centralizzatrici del Giuseppinismo, politica iniziata dall'imperatore Giuseppe II del Sacro Romano Impero, che portò la Contea sull'orlo della rivolta. Tale politica perdurò fino ai regni di Leopoldo II e Francesco II[7].

Le guerra della prima, seconda e terza coalizione[modifica | modifica wikitesto]

Massimiliano I Giuseppe, re di Baviera

Nel 1796, allo scoppio delle guerre contro la Francia rivoluzionaria, la Contea del Tirolo e l'Elettorato di Baviera erano entrambe entità semiautonome, nell'ambito del Sacro Romano Impero Germanico. L'impero fu fra i promotori delle guerra della prima, seconda e terza coalizione, venendo ripetutamente sconfitto. La Battaglia di Austerlitz in particolare, sancì la sconfitta dell'Impero nella guerra della Terza Coalizione.

Dopo che le fortezze di Scharnitz e Leutasch erano state attaccate dalle truppe francesi e quindi cadute in loro mani, il Tirolo divenne un territorio aperto all'occupazione francese.

Le truppe regolari austriache abbandonarono il territorio, il Tirolo divenne zona d'occupazione militare francese e le associazioni di tiratori (Schützenverbände) vennero sciolte.

Il 5 novembre 1805 le truppe del maresciallo Michel Ney entrarono ad Innsbruck

Il trattato di Presburgo, ratificato il 26 dicembre 1805, definì i nuovi equilibri europei.

Con la nascita della Confederazione del Reno la Germania fu sottratta all'influenza degli Asburgo, che fu sostituita da quella francese. Il Sacro Romano Impero, ormai privo di significato, fu sciolto. Nell'ambito della confederazione, venne costituto il Regno di Baviera il cui sovrano divenne Massimiliano I Giuseppe.

In seguito alla Pace di Presburgo, la Contea del Tirolo, il Principato Vescovile di Bressanone e il Principato Vescovile di Trento, vennero soppressi ed annessi al regno di Baviera (22 gennaio 1806). L'11 del mese successivo gli ufficiali francesi consegnarono ufficialmente la regione al commissario regio bavarese.

Dopo l'incorporazione del territorio nella Baviera comparve presto una delegazione tirolese a Monaco, che si presentò di fronte al nuovo sovrano.

Le cause della guerra della quinta coalizione[modifica | modifica wikitesto]

La sconfitta subita nella guerra della terza coalizione del 1805, le perdite territoriali patite per via della pace di Presburgo e soprattutto la fine dell'influenza austriaca sulla Germania a vantaggio della Francia costituivano motivo di profondo risentimento da parte della corte di Vienna nei confronti dei francesi. Poiché era evidente che queste concessioni non potevano essere recuperate al tavolo della diplomazia, l'unica strada rimasta era quella di una nuova guerra contro l'impero di Napoleone. La pessima prova fornita dalle armate austriache nella guerra del 1805 rendeva impellenti nuove riforme in campo militare, riforme che subirono un'accelerazione quando l'arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen fu nominato comandante in capo dell'esercito nel 1806: furono introdotte nuove formazioni tattiche, venne data maggiore importanza alle unità di fanteria leggera e alle tattiche di schermaglia e fu istituita la Landwehr, una milizia nazionale che riuniva tutti i maschi tra i 18 ed i 45 anni che non fossero già arruolati nell'esercito regolare, in pratica un tentativo di replicare la "leva di massa" della Francia rivoluzionaria. Poco prima dello scoppio della guerra Carlo introdusse la riforma più importante, istituendo anche nell'esercito austriaco il sistema dei corpi d'armata già adottato dalla Grande Armée francese: queste formazioni, composte da reparti di fanteria, cavalleria e artiglieria, erano in pratica dei piccoli eserciti in miniatura, capaci di combattere autonomamente, ma scaglionati, in modo che l'uno potesse rapidamente accorrere in supporto dell'altro.

Per la fine del 1808 la situazione sembrava favorevole per una mossa austriaca: le sconfitte di Bailén e Vimeiro avevano dimostrato che le armate francesi non erano invincibili, mentre il trasferimento di una larga fetta della Grande Armée (oltre che dello stesso Napoleone) in Spagna rendevano più favorevole la situazione sul fronte tedesco. Il Regno Unito era sempre pronto a fornire appoggio, dando assistenza finanziaria e promettendo di sbarcare un contingente di truppe nel nord della Germania, mentre un intervento austriaco avrebbe potuto provocare una rivolta anti-francese nei territori tedeschi, inducendo anche la Prussia ad unirsi al conflitto; un accordo per un intervento prussiano in favore dell'Austria in caso di conflitto era stato redatto nell'ottobre del 1808, anche se in seguito fu sconfessato dal re Federico Guglielmo III. Più incerto era l'atteggiamento che avrebbe assunto la Russia: nonostante gli impegni assunti ad Erfurt, tuttavia, era dato per scontato che lo zar non si sarebbe impegnato a fondo in un conflitto a fianco dei francesi contro la monarchia asburgica.

Le discussioni in seno alla corte di Vienna si fecero molto accese: il partito favorevole alla guerra annoverava l'imperatrice Maria Ludovica, il primo ministro von Stadion e l'ambasciatore austriaco a Parigi Klemens von Metternich, quest'ultimo convito che nella stessa Francia vi fosse una forte avversione a un nuovo conflitto contro gli austriaci; il più contrario alla guerra era invece lo stesso arciduca Carlo, convinto che le riforme introdotte non fossero ancora sufficienti e ben rodate per garantire una supremazia austriaca sui veterani francesi. Incoraggiato anche dall'evidente sostegno popolare alla guerra, l'imperatore Francesco I, fratello maggiore dell'arciduca Carlo, prese infine la decisione l'8 febbraio 1809: l'Austria avrebbe dichiarato guerra alla Francia nella primavera

Le riforme illuministiche del Regno di Baviera[modifica | modifica wikitesto]

I principi della Rivoluzione francese si erano fatti strada anche nella legislazione bavarese e in particolare nella Costituzione[8], promulgata il 1º maggio 1808.

Le riforme che culminarono nella suddetta costituzione garantirono l'affermazione dei principi di uguaglianza e di libertà della rivoluzione francese: una modernizzazione del sistema giudiziario e finanziario, l'abrogazione dei privilegi dell'aristocrazia, fra cui il diritto dei proprietari terrieri di giudicare i loro contadini personalmente, l'equiparazione degli ebrei e dei protestanti (articles organiques) e il divorzio.

Fu inoltre introdotta la levéé in masse, su modello francese. Precedentemente nel Tirolo la questione era regolata dal Landlibell del 1511, che prevedeva che il servizio militare si svolgesse esclusivamente nella milizia territoriale. Fu nominato Commissario di corte il conte Carlo d'Arco. In questa funzione il conte, appartenente ad una stirpe nobiliare del Trentino, avrebbe dovuto amministrare da Innsbruck questa parte di territorio.[9]

Fin dall'inizio della dominazione bavarese, il carico fiscale per i tirolesi aumentò di parecchio. Nello stesso tempo ebbe inizio un periodo di ristagno economico, da ricondursi da un lato, al Blocco continentale contro Napoleone, e dall'altro al fatto che le dogane della provincia rimasero in vigore e persino l'esportazione di bovini verso la Baviera era vietata. Non vi era inoltre alcun incentivo allo sviluppo dei commerci, della produzione e del traffico. Solo una minima parte della popolazione valutava positivamente il nuovo governo.

Numerosi cittadini, soprattutto quelli delle grandi città, avevano una visione più entusiasmante e sperarono, anche a causa dei nuovi confini e della prossimità della capitale Monaco, in nuovi vantaggi e migliori strutture.

Il primo ministro bavarese Maximilian von Montgelas non dimostrò alcuna trattamento differenziato verso i nuovi territori annessi.

Il Tirolo sotto il dominio bavarese nel 1808

La costituzione riorganizzò il territorio bavarese in senso centralistico sull'esempio francese, la "Baviera Meridionale" venne divisa in tre circondari denominati dai loro corsi d'acqua principali: Adige (ted. Etsch), Isarco (ted. Eisack) ed Inn. La dieta Tirolese e il suo ordinamento di stampo medievale fu abrogata. Con questa nuova Costituzione le autorità bavaresi poterono richiamare i tirolesi a prestare servizio militare, in contrasto coi privilegi garantiti dal Landlibell.

La limitazione del potere ecclesiastico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Costituzione civile del clero.

I provvedimenti per la limitazione del potere ecclesiastico suscitarono malcontento, come già era successo ai tempi di Giuseppe II, che aveva varato riforme simili, che non erano state applicate per il netto rifiuto dell’aristocrazia e del clero tirolesi.[10][11]

Il governo illuminista bavarese, aveva ridotto il numero di feste religiose e soppresso un buon numero di enti religiosi. Il fine era quello di accrescere il numero dei giorni lavorativi, alquanto ristretto dall’abbondanza di festività, e di favorire un passaggio di beni fondiari da proprietari ecclesiastici, che li trascuravano e non sapevano amministrarli, ad imprenditori capaci. Si trattava quindi di provvedimenti di natura economica.[10][11] Altre norme che suscitarono contrasti perché accusate di “empietà” furono l’istruzione elementare obbligatoria, la costruzione di nuovi cimiteri all’esterno dei centri abitati (per ragioni sanitarie) e la proibizione dell’uso delle campane per prevenire le tempeste.[10][11] L’utilizzo delle campane per impedire tempeste e grandinate era una pratica risalente al Medioevo, giudicata “superstiziosa” dagli stessi teologi cattolici e la cui origine derivava da credenze del paganesimo germanico.[10][11]

Fu inoltre avviata una campagna (non solo in Baviera) di secolarizzazione dei beni ecclesiastici, che fu maltollerata dal clero. Nel Sacro Romano Impero, alla vigilia della sua definitiva cessazione sopravvivevano molti principati ecclesiastici che furono tutti secolarizzati con il trattato di Luneville, con la mediatizzazione di vari principati, contee e signorie ad ovest del Reno (ivi inclusi quello di Trento e Bressanone, fatto che spesso non viene menzionato).

Viene osservato che la politica di secolarizzazione del barone Maximilian Joseph di Montgelas, che spinse tirolesi alla rivolta, tutto sommato, non consistesse in altro che nella proibizione del superstizioso suonare delle campane in caso di maltempo, delle benedizioni delle condizioni atmosferiche e della scomunica delle streghe. Era soprattutto il predicatore di campo di Hofer, Joachim Haspinger, che pungolava sulle questioni religiose. Haspinger viene di volta in volta descritto come fanatico, ultracattolico o fondamentalista, anche perché rifiutò la vaccinazione contro il vaiolo, che considerava un’aggressione all’opera di Dio.[12]

Cause dell'insorgenza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Insorgenze antifrancesi in Italia § L'insorgenza generale del 1809 e Controrivoluzione.

Le insorgenza fu quindi, come altre "insorgenze" del periodo, un'insurrezione controrivoluzionaria[2][13][14][15][10][16][17][18], la più celebre delle quali fu l'insurrezione di Vandea.

Le cause furono:

  • la crisi economica (dovuta al blocco continentale);
  • l'aumento della tasse (per finanziare le guerre del periodo);
  • la volontà di nobiltà e clero di riconquistare i privilegi perduti;
  • il malcontento (come in tutta Europa) per la leva obbligatoria;
  • l'introduzione del servizio di leva;
  • la reazione contro la limitazione del potere della Chiesa, portato avanti talvolta da fanatici religiosi.

Il 12 ed il 13 marzo del 1809 ad Axams, allorquando furono richieste le quote di coscritti, ci furono importanti fenomeni di renitenza alla leva, con giovani che si davano alla fuga, e contadini armati che portarono in prigione i soldati bavaresi, dopo averli disarmati.

Ma il fattore determinante per lo scoppio dell'insurrezione fu tuttavia il fanatismo religioso di padre Joachim Haspinger[19] e i suoi appelli all'immediata rivolta contro l'obbligo di vaccinazione contro il vaiolo (introdotto nel 1807[20]), in quanto "non spetta agli uomini immischiarsi in questa modo con i piani di Dio" ("da es den Menschen nicht zustehe, sich auf diese Weise in Gottes Plan einzumischen"). I tirolesi inoltre erano convinti che la vaccinazione fosse una creazione diabolica, tramite la quale veniva iniettato il protestantesimo.[10] L’obbligo della vaccinazione provocò violenti tumulti nel Tirolo propriamente detto.

La preparazione dell'insurrezione[modifica | modifica wikitesto]

Cosciente dell'impopolarità del governo bavarese in Tirolo, l’Austria moltiplicò i suoi contatti con la provincia, a partire dall'anno 1808. Molto legato al Tirolo e dov'è una figura molto popolare, l'arciduca d'Austria Giovanni d'Asburgo, sostenne il progetto di un'insurrezione nella regione supportato da un intervento delle truppe austriache.[21]

Tre congiurati, Franz Nessing, Peter Huber e Andreas Hofer se recarono a Vienna nel gennaio 1809 per esporre la situazione della provincia, e per chiedere truppe, munizioni, un'appropriata amministrazione e le restaurazione del precedente ordinamento del Tirolo. Il 3 febbraio ritornarono in Tirolo con finanziamenti per organizzare i rivoltosi.[21]

Il piano dell'arciduca Giovanni venne approvato dall'imperatore Francesco II nonostante l'opposizione dell'arciduca Carlo e dell'imperatrice Maria Luisa ad un sollevamento popolare. L'insurrezione fu dapprima fissata per il 13 marzo per poi essere spostata in aprile, in concomitanza con lo scoppio della guerra.[21]

I cospiratori, per lo più locandieri, iniziarono ad organizzare i gruppi di ribelli ed a designarne i comandanti in tutto il Tirolo. Solo il Trentino si dimostrò mal disposto verso l'insurrezione. Volantini sulla guerra spagnola e la guerra della Vandea furono distribuiti dal clero come esempio.

La polizia bavarese ebbe forti sospetti e alcuni cospiratori, tra cui Hofer, furono identificati, ma venne ugualmente presa alla sprovvista dagli eventi. La guarnigione a difesa del Tirolo era formata soltanto da 3.000 soldati bavaresi, al comando del generale Kinkel.[21]

Lo scoppio della guerra e l'offensiva austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Johann Gabriel Chasteler de Courcelles (1763–1825), comandò l'offensiva austriaca in Tirolo
La ribellione, olio su tela di Franz Defregger, 1900.

Tra l'8 e il 9 aprile, l'esercito austriaco entrò in Tirolo, forte di 7000 uomini divisi in 9 battaglioni e 17 cannoni al comando del tenente generale Johann Gabriel Chasteler de Courcelles, coadiuvato dai generali Lien, Marshall e Buol. Al mattino gli austriaci entrarono a Lienz dove furono accolti come liberatori dalla popolazione. Una seconda colonna forte di un reggimento e di due battaglioni comandati dal tenente colonnello Paolo Taxis von Bordogna-Valnigra attaccò Salisburgo. Molestati dai primi gruppi di insorti, i bavaresi evacuarono Brunico senza riuscire a distruggerne il ponte. Il 10 aprile Bressanone fu attaccata dagli Schützen, ma i bavaresi furono soccorsi dai 2.500 uomini di una colonna francese comandata dal generale Baptiste Pierre Bisson. I franco-bavaresi evacuarono ugualmente Bressanone decidendo di dirigersi a Innsbruck; durante la marcia, i contadini insorti attaccarono la colonna riuscendo a catturare 200 bavaresi della retroguardia. Una seconda colonna francese che seguiva la prima apprese la notizia e il suo comandante, il generale Louis Lemoine, preferì pertanto ripiegare a sud, verso Trento.[22]

L'11 aprile Hofer sconfisse i bavaresi a Vipiteno e conquistò la città. I tirolesi la evacuarono poche ore dopo, all'annuncio dell'arrivo della colonna di Bisson, in ritirata verso Innsbruck: poiché i franco-bavaresi erano solo di passaggio, alla fine della giornata i tirolesi ripresero possesso di Vipiteno.[23] Lo stesso giorno le campagne intorno a Innsbrück insorsero e il giorno dopo 6000 contadini conquistarono la città. I bavaresi si arresero e alcuni di loro vennero sommariamente giustiziati. Il giorno seguente il comandante delle milizie Martin Teimer prese il comando degli insorti mentre Hall venne catturata dagli insorti di Josef Speckbacher e la sua guarnigione presa prigioniera. In questo momento i bavaresi avevano già perso 3000 uomini, fra caduti, feriti e prigionieri.[24][25]

Da parte sua il generale Bisson, ignorando l'accaduto, continuò la sua marcia verso Innsbrück. Il 12 aprile, la sua colonna lasciò Vipiteno: lungo tutto il percorso, i suoi uomini furono molestati dalle imboscate degli insorti, che provocarono valanghe e frane. Il giorno seguente, all'alba, i 2.500 francesi e i 1.300 bavaresi erano alle porte di Innsbruck, ma resosi conto che la città era nelle mani degli insorti, Bisson si arrese (prima battaglia del Monte Isel). Quindi, dopo soli quattro giorni di combattimenti, i tirolesi avevano catturato 6000 soldati franco-bavaresi.[26]

Da parte sua, l'esercito imperiale austriaco continuava la sua avanzata e il 14 aprile entrava a Bressanone e quindi a Vipiteno. Chasteler inviò tre battaglioni a sud; il 16 gli austriaci raggiunsero Innsbruck, dove la popolazione gli diede un'accoglienza trionfale, quasi tutto il Tirolo era pertanto occupato dall'Austria. Josef von Hormayr e Anton von Reschmann conquistarono la provincia, i funzionari bavaresi furono arrestati o deportati e vennero organizzate compagnie di Schützen. Pochi giorni dopo, il tenente colonnello Paolo Taxis lanciò le prime incursioni in Baviera, dove furono effettuate delle requisizioni al limite del saccheggio.[27]

Più a sud, il generale francese Baraguey di Hilliers occupò Trento alla testa di 10.000 uomini, ma si ritirò a sud dopo aver appreso della sconfitta del generale Beauharnais nella battaglia di Sacile in Friuli. Gli austriaci marciarono quindi verso il Trentino, dove l'insurrezione si era indebolita; il 24 aprile raggiunsero i francesi a Volano, dove si svolse un'indecisa battaglia, per poi occupare Rovereto, controllando così il Trentino.[28] L'imperatore d'Austria pubblicò quindi il Manifesto Schärding dove annunciò la sua intenzione di riannettere il Tirolo all'Austria. Alla fine di aprile i bavaresi non controllavano più il Tirolo, ad eccetto la fortezza di Kufstein, sotto assedio.[29]

Tuttavia, sebbene le truppe austriache avessero compiuto rapidi progressi nel Tirolo, fallirono l'obiettivo di occupare la Baviera. Dal 19 al 23 aprile il corpo principale austriaco, comandato dall'arciduca Carlo, fu sconfitto da Napoleone nella battaglia di Ratisbona e dovette riattraversare il confine. Come conseguenza di questa sconfitta in Italia, l'Arciduca Giovanni dovette a sua volta ripiegare. Di conseguenza 4.000 soldati francesi comandati dal generale Rusca entrarono in Trentino e il 4 maggio catturarono Trento, ma 4.000 Schutzen e un reggimento austriaco contrattaccarono immediatamente. Rusca preferì quindi ritirarsi rientrando nel Regno d'Italia.[30]

Prima controffensiva di Lefebvre[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seconda battaglia del Monte Isel.
François Joseph Lefebvre, comandante delle controffensive francobavaresi (1755–1820)
Eroi tirolesi, olio su tela di Franz Defregger, 1894[31].

La controffensiva principale francobavarese fu a nord: i francesi entrarono in Austria e il 30 aprile occuparono Salisburgo. L'11 maggio 25.000 bavaresi, comandati dal maresciallo François Joseph Lefebvre, entrarono in Tirolo. La prima colonna comandata dallo stesso Lefebvre e dal generale Carl von Wrede valicò il passo Strub dove attaccò le trincee tirolesi. La seconda, comandata dal generale Bernhard Erasmus von Deroy, spezzò l'assedio di Kufstein. Una terza comandata dal principe Luigi II, figlio del re di Baviera, rimase in riserva.[32]

Le imboscate degli Schützen non impedirono ai bavaresi di avanzare: l'11 maggio Lofer fu strappata agli Schützen, il 12 Franz Philipp Fenner von Fenneberg venne sconfitto a Waidring. Chasteler riuscì a conquistare Wörgl con 5 000 uomini, ma fu attaccato il 13 maggio dalle forze bavaresi: troppo inferiori in numero, gli austriaci furono sopraffatti e ripiegarono su Innsbruck, lasciando 600 caduti e 2 000 prigionieri. Violentemente contestato, Chasteler dovette abbandonare la città e fuggire in direzione del Passo del Brennero. I bavaresi marciarono pertanto sulla sguarnita Innsbruck, reprimendo al loro passaggio l'insurrezione, a Waidring, Kirchdorf in Tirol, Strass im Zillertal, e Schlitters; le fattorie furono date alle fiamme e i civili (uomini, donne e bambini) massacrati, fucilati o impiccati. Il giorno dopo la battaglia di Wörgl, Speckbacher fu sconfitto a Strass im Zillertal, il 15 maggio la città di Schwaz, difesa dall'Oberleutnant Paul Taxis von Bordogna-Valnigra, fu presa d'assalto dalla divisione del generale von Wrede. Nonostante gli ordini impartiti dal generale, la città fu completamente bruciata e furono perpetrate molte violenze sulla popolazione con decine di civili massacrati.[33][34]

Chasteler abbandonata Innsbruck raggruppò le sue truppe a Steinach am Brenner, lasciando libera la strada per Innsbrück. Lefebvre a questo punto aprì delle trattative in Tirolo ed apprese che i francesi avrebbero presto conquistato Vienna. Nel campo austro-tirolese, regnanvano le divisioni e l'indecisione. Il 19 maggio, i bavaresi entrarono a Innsbrück senza colpo ferire. Chasteler cominciò la ritirata verso l'Austria: a quel punto per Lefebvre il Tirolo risultava pacificato.[35]

Tuttavia il 23 maggio, su ordine di Napoleone, Lefebre et von Wrede lasciarono Innsbruck per Salisburgo, per inseguire l'armata di Franz Jellacich. Restò a difesa solamente la divisione del generale von Deroy, forte di 8 000 uomini. Nel Tirolo cisalpino, Andreas Hofer lanciò un appello alle compagnie tirolesi in cui le invitava a riunirsi a Vipiteno. L’armata austriaca batté in ritirata, Hofer raggiunse Chasteler a Brunico e tentò di convincerlo a restare in Tirolo. Tuttavia Chasteler aveva degli ordini ed era esitante: dopo un primo movimento cedette tornò indietro con i suoi 8 000 uomini. Ma due giorni dopo, cambiò di nuovo idea e ripartì per l'Austria. Inviò un ordine al Maggior generale Joseph Ignaz von Buol-Berenberg, comandante della sua retro guardia, ma il messaggio venne intercettato dagli insorti tirolesi e non fu recapitato[36]. Di conseguenza Buol rimase in Tirolo a proseguire la guerra.

Offensiva degli insorti[modifica | modifica wikitesto]

Joseph Ignaz von Buol-Berenberg

Il 23 maggio Hofer, alla testa di svariate migliaia di insorti, raggiunse il passo del Brennero. Saputo che Lefebvre aveva lasciato Innsbruck con la maggior parte delle sue truppe, i tirolesi decisero di attaccare la città. Il 25 maggio 6 000 insorti fronteggiarono la piccola guarnigione bavarese nella seconda battaglia del Monte Isel. La battaglia fu inizialmente inconclusiva, in quanto i due campi restarono sulle rispettive posizioni. Tuttavia gli insorti ricevettero dei rinforzi: quattro giorni più tardi 14 000 insorti e i soldati di Buol lanciarono un attacco congiunto al monte Isel. I bavaresi vennero sconfitti e Deroy diede l'ordine di evacuare Innsbrück. Il 30 maggio, gli insorti erano padroni della città, e di quasi tutto il Tirolo. Il 2 giugno le ultime truppe Bavaresi riattravesarono il vecchio confine fra Tirolo e Baviera.[37][38]

Hormayr che era fuggito con Chasteler, ritornò in Tirolo e assunse il potere civil, mentre Hofer si accontentò di far ritorno nella sua osteria. Delle compagnie di bersaglieri furono messe a presidiare i confini del Tirolo; restarono all'interno un contingente di 1 000 soldati imperiali austriaci comandati dal generale Buol. All'inizio di giugno, i francesi riescono ad occupare momentaneamente Trento, ma ne vennero rapidamente ricacciati. I tirolesi misero Kufstein sotto assedio il 12 giugno, senza riuscire a conquistarla, e rimanendo così la sola città tirolese in mano ai bavaresi[39].

Quale rappresentante dell'ordine civile nella riconquistata regione fu insediato il barone Joseph von Hormayr, mentre il comando militare fu assunto dal generale austriaco Johann Gabriel von Chasteler.

La sconfitta austriaca e l'armistizio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Wagram e Armistizio di Znaim.

In un proclama datato il 29 maggio, l'imperatore Francesco II promise (avventatamente) ai tirolesi che non avrebbe mai accettato la loro separazione dalla corona austriaca. Ma fra il 5 e il 6 luglio le forze austriache sono annientate da Napoleone nella battaglia di Wagram. Il 12 luglio il comandante supremo austriaco, dall'arciduca Carlo, firmò l'armistizio di Znaim senza nemmeno consultare suo fratello l’imperatore. L'articolo quattro stabilì la rianessione del Tirolo e del Vorarlberg al Regno di Baviera, successivamente confermata dal trattato di Schönbrunn. Il 29 luglio Joseph Ignaz von Buol-Berenberg ottemperò all'ordine di sgomberare il Tirolo con le ultime truppe austriache[40].

Seconda controffensiva di Lefebvre[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone, che aveva già cacciato dalla Baviera l'arciduca Carlo insieme al suo esercito e stava marciando su Vienna, non volle lasciare alle sue spalle alcun focolaio attivo e quindi inviò il maresciallo Lefebvre con due divisioni bavaresi (in totale circa 10.000 uomini) in Tirolo, per sottomettere nuovamente la regione. Lefebvre attraversò il Passo Strub presso Lofer, conquistandone le fortificazioni, quindi scese nella pianura compiendo atti di violenza sulla popolazione civile. Qui, davanti alla città di Wörgl, una divisione dell'esercito austriaco subì una pesante sconfitta. All'entrata della valle dello Ziller si svolse un'altra battaglia: Schwaz venne incendiata, poco dopo la stessa sorte toccò a Vomp e quindi ad altre località nei dintorni. Mentre veniva occupata Innsbruck, Andreas Hofer nel Tirolo meridionale invitava alla resistenza. Con un esercito di contadini ricevette sostegno delle forze armate austriache sui versanti a sud di Innsbruck, chiamati allora genericamente Bergisel. Il mattino del 25 maggio 1809 si svolse qui la prima delle battaglie di Bergisel. Nonostante l'epilogo della battaglia non fosse stato decisivo, le truppe bavaresi sgombrarono la città il giorno dopo. Di conseguenza si verificarono, da parte dei tirolesi, violenze contro la popolazione ebraica della città.[41]

Quindi circa 20.000 uomini, al comando del maresciallo Lefebvre, tornarono in Tirolo e ne occuparono la gran parte. Ora nel Tirolo meridionale rimaneva solo più il movimento di resistenza di Andreas Hofer, il cui annientamento fu l'obiettivo di Lefebvre. Questi inviò da Innsbruck una divisione rinforzata, che si diresse verso Bressanone passando dalla valle del corso superiore dell'Inn e dalla val Venosta, ed una seconda che passò dal passo del Brennero ma con la medesima destinazione della prima. Esse si dovevano poi ricongiungere con le forze francesi che rientravano dalla val Pusteria. Contro questo spiegamento di truppe si sollevarono in numerose località le popolazioni locali.

Nelle battaglie presso la chiusa di Lienz, in quella di Ehrenberger (Reutte), in quella del ponte di Pontlatz (presso Landeck) ed in quella di Eisackschlucht (fra Bressanone e Vipiteno) i soldati francesi subirono pesanti sconfitte. Anche l'avanguardia di 7.000 uomini, comandati personalmente dal Lefebvre, fallì presto, appena giunta oltre il Brennero. La terza battaglia di Bergisel del 12 - 13 agosto del 1809 si risolse in una sconfitta per i francesi che dovettero ritirarsi.

Andrea Hofer di conseguenza assunse l'amministrazione del territorio. Ad Hall fece coniare alcune monete Tirolesi, i cosiddetti Hofer-Zwanziger ("i venti di Hofer") ed il denaro venne imprestato da ricche famiglie d'imprenditori e commercianti. Ma il compito più importante fu quello della difesa del territorio e la fortificazione dei confini. In tutti i passi montani al nord furono poste forti unità. In quelli più esposti ad est ed a nord-est dovettero essere istituiti avamposti. Ai tirolesi riuscì anche di sobillare contro l'occupazione franco-bavarese parte della popolazione salisburghese ed in tal modo occupare due importanti passi: lo Steinpass ed il Pass Lueg (a sud di Hallein). Tuttavia le vettovaglie rimanevano scarse nonostante Hofer avesse ottenuto il 4 ottobre un finanziamento dall'imperatore.

La pace di Schönbrunn e la seconda rivolta[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 ottobre fu firmata la pace di Schönbrunn. Con questo accordo l'imperatore rinunciò al Tirolo e ciò sebbene egli solo quattro mesi prima avesse garantito che non avrebbe mai accettato un trattato che permettesse la spartizione del territorio imperiale.

Già lo stesso giorno Napoleone dispose nuovamente per la sottomissione del Tirolo, conseguentemente tre divisioni bavaresi, al comando del generale Jean-Baptiste Drouet d’Erlon, penetrarono nel territorio degl'insorti e sconfissero il difensore del Tirolo Josef Speckbacher il 17 ottobre a Melleck.

Con questa vittoria gl'invasori poterono assicurarsi l'accesso al Passo Strub mentre contemporaneamente due altre colonne irruppero nella regione presso Kufstein e Kössen.

Il 24 ottobre le truppe franco-bavaresi raggiunsero Innsbruck, che era stata abbandonata tre giorni prima da Hofer. In evidente contrapposizione ai tentativi predatori precedenti, i bavaresi nel 1809 erano divenuti allora prudenti e cercavano di por fine alla rivolta con offerte di amicizia ed amnistie prima ancora che con la forza militare. L'armata incaricata della presa di possesso del territorio, avanzò coscientemente molto lentamente, per aver tempo di spiegare ai tirolesi le offerte bavaresi di pace. Una parte di questo esercito era condotto da un bavarese noto per i suoi sentimenti antibonapartisti, il principe ereditario Ludovico, un amico dichiarato dei tirolesi.

In seguito delle ammorbiditesi offerte bavaresi ed in vista della nel contempo cresciuta preminenza militare, molti influenti capi del movimento di ribellione si dimisero, poiché avevano compreso la mancanza di prospettive di un'ulteriore prosecuzione della resistenza. Dopo queste rinunce e la defezione conseguente dei ribelli che da questi capi prendevano ordini, il rimanente spiegamento di forze tirolesi non era più in condizioni di condurre un'efficace resistenza.

Però un contingente di insorti rimasto, il 1º novembre affrontò il nemico nella quarta ed ultima battaglia di Bergisel, ma al contrario delle precedenti, essa fu, per gl'insorti tirolesi, un completo fiasco. È pur vero che uno schieramento di contadini nelle settimane successive riuscì ad ottenere piccole vittorie, come a Küchelberg, presso Merano, ed a San Leonardo in Passiria (22 novembre 1809), ma tutto ciò non poté evitare la completa occupazione del territorio da parte bavarese.

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Il Regno d'Italia nel 1807

Dopo la definitiva sconfitta del movimento insurrezionale gl'invasori inflissero un duro trattamento punitivo al territorio. Ciò si fondava soprattutto sulla circostanza, che nella fase finale della rivolta le offerte di amicizia e di pace erano state ignorate fino alla fine da una parte degl'insorti. Il trattamento più duro toccò alla val Pusteria, ove il generale francese Jean-Baptiste Broussier fece eseguire numerose condanne a morte. Colpito fu a questo proposito ogni grosso centro della valle e spesso qui la partecipazione individuale all'insurrezione non aveva avuto nessun ruolo da giustificare la comminazione delle condanne capitali.

È pur vero che in altre parti del Tirolo meridionale la partecipazione personale alla rivolta fu considerata più accuratamente nelle condanne, tuttavia anche in Bolzano e Bressanone vi furono esecuzioni capitali di rivoltosi. Solamente nel Tirolo settentrionale rimasto sotto il controllo bavarese non furono comminate condanne a morte.

L'esecuzione di Andrea Hofer (1810)

Andrea Hofer, come comandante dell'insurrezione condusse la resistenza fino all'ultimo ed era diventato un proscritto. Egli tuttavia non riuscì a decidersi a fuggire in Austria, cosicché dopo l'ultimo crollo della resistenza militare, con la sua famiglia cercò rifugio per prima cosa in val Passiria sul Kellerlahn, poi sul Pfandlerhof e quindi sul Pfandleralm. Su questo alpeggio terminò infine la sua fuga il 28 gennaio 1810, quando fu catturato dai soldati che occupavano il Tirolo e incarcerato, tradito dal tirolese Franz Raffl. Fu quindi tradotto a Mantova, ove risiedeva il quartier generale del viceré d'Italia, Eugenio di Beauharnais.

Eugenio voleva inizialmente graziare Hofer, poiché egli si era sempre comportato umanamente con i nemici, ed oltre a ciò aveva evitato molte sciagure. Ma Napoleone non mostrava nessuna intenzione di concedere la grazia e ne ordinò personalmente la condanna ed esecuzione.[senza fonte] Il tribunale francese allo scopo istituito non ebbe più alcuna possibilità di manovra e dopo un breve processo, il 19 febbraio gli comminò la condanna a morte, che venne eseguita il giorno successivo. Solo nel 1823 le sue spoglie furono inumate nella chiesa di corte di Innsbruck.

Dopo la caduta di Napoleone, nel 1814, la Contea del Tirolo fu ricostituita nei confini del 1803: l'autonomia del Trentino infatti, non fu infatti restaurata e il suo territorio, da questo momento in avanti, fu sottoposto alla giurisdizione tirolese.

L'insorgenza tirolese nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

  • Il grande agguato (ted.: Der Rebell - Il Ribelle), film del 1932 di Luis Trenker (co-regista con Curtis Bernhardt ed Edwin H. Knopf ed anche attore nella parte dell'insorto Severino Anderlan).
  • La libertà dell'aquila (ted.: Andreas Hofer - Die Freiheit des Adlers), film TV del 2002 diretto da Xaver Schwarzenberger su Andreas Hofer (interpretato da Tobias Moretti).
  • Bayern und Tirol - Werft sie den Berg hinab (Baviera e Tirolo - Gettatevi giù dalla montagna), BR 2009, documentario di Bernhard Graf.
  • Andreas Hofer - Rebell gegen Napoleon (Andrea Hofer - Ribelle contro Napoleone), ORF 2009, documentario di Bernhard Graf.
  • Bergblut (Sangue di montagna), 2010, film drammatico di produzione italo-tedesca, ambientato al tempo dell'Insorgenza tirolese[42]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parte della Baviera ma insorto contro di essa.
  2. ^ a b Yves-Marie Bercé, Les autres Vendées, les contre-révolutions paysannes au XIXe siècle|p=83-88
  3. ^ Hofer, Andreas, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 25 ottobre 2017.
  4. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.41.
  5. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.45-46.
  6. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.47-51.
  7. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.59-62.
  8. ^ Costituzione del Regno di Baviera (1808) (PDF), su dircost.unito.it.
  9. ^ Cagol, Groff, Stenico
  10. ^ a b c d e f Marco Vigna, La diversa realtà di Andreas Hofer, su Nuovo Monitore Napoletano. URL consultato l'8 ottobre 2017.
  11. ^ a b c d (DE) Meinrad Pizzinini, Andreas Hofer: seine Zeit - sein Leben - sein Mythos, Athesia, 2008, ISBN 978-88-8266-405-3. URL consultato il 24 novembre 2017.
  12. ^ Da eroe della libertà a talebano delle Alpi, su www.questotrentino.it. URL consultato il 24 novembre 2017.
  13. ^ Da eroe della libertà a talebano delle Alpi, su www.questotrentino.it. URL consultato l'8 ottobre 2017.
  14. ^ Il passato incontra il futuro, su www.questotrentino.it. URL consultato l'8 ottobre 2017.
  15. ^ La mia patria non è degli Schutzen, su www.questotrentino.it. URL consultato l'8 ottobre 2017.
  16. ^ Andreas Hofer: dalla val Passiria contro Napoleone, su www.ana.it. URL consultato il 9 ottobre 2017.
  17. ^ Il passato incontra il futuro, su www.questotrentino.it. URL consultato il 23 ottobre 2017.
  18. ^ Andreas Hofer, nuova biografia come «antidoto scientifico» in vista delle celebrazioni 2009 - Alto Adige, in Archivio - Alto Adige. URL consultato il 23 ottobre 2017.
  19. ^ Haspinger, Joachim Johann Simon nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 9 ottobre 2017.
  20. ^ La legge del Veneto sulla sospensione dell’obbligo vaccinale: il razionale della scelta e lo stato dell’arte., su VaccinarSì. URL consultato il 12 ottobre 2017.
  21. ^ a b c d Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.97-108.
  22. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.109-112.
  23. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.114.
  24. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.115-118.
  25. ^ Digby Smith, The Napoleonic Wars Data Book, p.285.
  26. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.119-122.
  27. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.122-126.
  28. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.126-128.
  29. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.128-130.
  30. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.130-133.
  31. ^ Da sinistra a destra: Kajetan Sweth, il segretario di Hofer, Josef Speckbacher, Andreas Hofer e il capuccino Joachim Haspinger.
  32. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.133-136.
  33. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.136-141.
  34. ^ Digby Smith, The Napoleonic Wars Data Book, p.301-303.
  35. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.141-143.
  36. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.143-145.
  37. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.144-151.
  38. ^ Digby Smith, The Napoleonic Wars Data Book, p.311-313.
  39. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.155-157.
  40. ^ Jean Sévillia, Le chouan du Tyrol, Andreas Hofer, p.158-159.
  41. ^ ORF online, 12. April 2009
  42. ^ Bergblut-Sito ufficiale del film - versione in lingua italiana

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Margot Hamm, Die bayerische Integrationspolitik in Tirol 1806-1814, München, 1996.
  • (DE) Meinrad Pizzinini, Andreas Hofer - Seine Zeit-Sein Leben-Sein Mythos, Wien, Kremayr und Schierau, 1984.
  • (DE) Michael Forcher, Tirols Geschichte - In Wort und Bild, Innsbruck, Haymon-Verlag, 2000.
  • (DE) John Haywood, Atlas der Weltgeschichte - Von der Antike bis zur Gegenwart, München, Chronik Verlag, Gütersloh, 2002.
  • (DE) Michael Forcher, Kleine Geschichte Tirols, Innsbruck/Wien, Haymon Verlag, 2006, ISBN 978-3-85218-519-4.
  • (DE) Martin P. Schennach, Revolte in der Region. Zur Tiroler Erhebung 1809, Innsbruck, Universitätsverlag Wagner, 2009, ISBN 978-3-7030-0462-9.
  • (DE) Andreas Oberhofer, Der Andere Hofer. Der Mensch hinter dem Mythos., Innsbruck, Universitätsverlag Wagner, 2009, ISBN 978-3-7030-0454-4.
  • Franco Cagol, Silvano Groff, Marco Stenico (a cura di), Il Landlibell del 1511 negli archivi trentini, Trento, Società di studi trentini di scienze storiche, 2011, ISBN 978-88-8133-035-5.

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