Settima coalizione

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Guerra della settima Coalizione
Plas Newydd (Anglesey) - Waterloo 2.jpg
La fase finale della battaglia di Waterloo
Data 10 marzo - 8 luglio 1815
Luogo Francia e Belgio
Esito Vittoria della Coalizione
Trattato di Parigi del 1815
Fine delle Guerre Napoleoniche
Fine del Primo Impero Francese
Schieramenti
Effettivi
600.000 240.000
Perdite
Cica 60.000 morti, feriti e catturati 68.000 morti, feriti, catturati e dispersi
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La settima coalizione fu un'alleanza militare delle potenze europee, stabilita nel 1815, dopo la fuga dall'isola d'Elba dell'imperatore Napoleone Bonaparte, per sconfiggere definitivamente la Francia, imporre la Restaurazione degli antichi sovrani e mettere termine al regime napoleonico. La guerra contro la Francia ebbe fine rapidamente con la decisiva vittoria anglo-prussiana alla battaglia di Waterloo che provocò la caduta di Napoleone, la sua seconda abdicazione e il suo esilio definitivo all'isola di Sant'Elena.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La settima coalizione fu preparata affrettatamente alla notizia della fuga dell'imperatore ed il 13 marzo, sei giorni prima che Napoleone arrivasse a Parigi, le potenze del Congresso di Vienna lo dichiararono fuori legge, e quattro giorni più tardi, Regno Unito, Russia, Austria e Prussia concordarono insieme di apportare 150.000 uomini ognuno per porre fine all'egemonia napoleonica.

I membri della settima coalizione furono: Regno Unito, Russia, Prussia, Austria, Svezia, i Paesi Bassi, il Regno di Sardegna, Spagna, Portogallo ed un certo numero di stati tedeschi.

Campagna di Waterloo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Waterloo e Campagna di Waterloo.

La principale campagna della settima coalizione si combatté in Belgio dove i coalizzati avevano concentrato l'esercito anglo-tedesco del Duca di Wellington con 96.000 soldati e l'esercito prussiano del feldmaresciallo Gebhard von Blücher con 124.000 soldati; i piani degli alleati prevedevano prima di passare all'offensiva generale, di organizzare forze schiaccianti per attaccare da nord e da est la Francia con una grande superiorità numerica; era quindi previsto l'afflusso di forti eserciti austriaci e russi. Napoleone, consapevole della sua inferiorità di forze e della necessità di attaccare prima del concentramento generale dei nemici, decise di prendere subito l'iniziativa attaccando in Belgio con l'Armata del Nord per distruggere subito gli eserciti prussiano e britannico[1].

Nonostante la limitatezza delle forze dell'Armata del Nord, agguerrita e costituita da truppe esperte ma costituita da soli 126.000 soldati, Napoleone prese l'offensiva di sorpresa il 15 giugno a Charleroi sfruttando la scarsa coesione e i precari collegamenti tra i due eserciti alleati. Inizialmente i due comandanti alleati furono sorpresi dall'improvvisa offensiva francese e non riuscirono a riunire le loro forze; Napoleone, sfruttando la sua posizione centrale, poté quindi il 16 giugno attaccare a Ligny i prussiani, che subirono una dura sconfitta anche se riuscirono ad evitare la distruzione[2].

Contemporaneamente a Quatre Bras, in un'azione separata svoltasi lo stesso giorno della battaglia di Ligny, l'ala sinistra dell'esercito francese, sotto il comando del maresciallo Michel Ney, intercettò le forze anglo-tedesche del Duca di Wellington; dopo un'aspra battaglia il comandante britannico, appresa la notizia della sconfitta del feldmaresciallo Blücher, decise di ripiegare verso Bruxelles e riuscì, dopo una difficile ritirata inseguito da Napoleone, a stabilirsi sulla posizione di Mont St. Jean, davanti alla foresta di Soignes, dove intendeva combattere una battaglia difensiva in attesa dell'arrivo in suo sostegno dei prussiani[3].

Il giorno 18 giugno si realizzò il confronto decisivo della campagna, e questo ebbe luogo a Waterloo. Napoleone, fiducioso della vittoria, riteneva la posizione britannica particolarmente infelice e contava sulla capacità del maresciallo Emmanuel de Grouchy di tenere sotto controllo i prussiani che considerava in disgregazione dopo la sconfitta di Ligny. L'attacco francese a Waterloo fu ritardato dal maltempo e, condotto frontalmente, non tenne conto della capacità britannica di battersi in difesa. Dopo una serie di attacchi respinti e qualche successo, i francesi sembrarono nella serata vicini alla vittoria ma l'arrivo dei prussiani fece cambiare le sorti della battaglia a favore dei coalizzati che ottennero così la vittoria decisiva della guerra. L'esercito francese, stanco e sfiduciato, cedette sotto l'attacco dei prussiani e ripiegò in rotta, mentre la battaglia simultanea di Wavre era servita a trattenere il maresciallo Grouchy che quindi non poté intervenire in soccorso di Napoleone[4].

In seguito alla sua sconfitta definitiva, Napoleone fu confinato, per il resto della sua vita, nella lontana isola di Sant'Elena nel sud dell'Oceano Atlantico, dove morì qualche anno dopo, il 5 maggio 1821.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G.Lefebvre, Napoleone, p. 651.
  2. ^ G.Lefebvre, Napoleone, pp. 651-652.
  3. ^ G.Lefebvre, Napoleone, p. 652.
  4. ^ G.Lefebvre, Napoleone, p. 653.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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