Il Piccolo

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Il Piccolo
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Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa locale
Fondazione 1881
Sede Via Guido Reni, 1 - 34123 Trieste
Editore Gruppo Editoriale L'Espresso
Diffusione cartacea 40.789 (2005)
Direttore Enzo D'Antona
Vicedirettore Alberto Bollis
Sito web www.ilpiccolo.it/
 

Il Piccolo è il principale quotidiano di Trieste. Esso è anche diffuso nella provincia di Gorizia (con le edizioni di Gorizia e Monfalcone), in Istria (con un'edizione per l'Istria, è abbinato in omaggio a La Voce del Popolo) e, in maniera significativamente minore, in provincia di Udine.

Il nome "Piccolo" deriva dal primo formato del giornale (30x45,5 cm).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

« Saremo indipendenti, imparziali, onesti. Ecco tutto. »
(Le laconiche, fulminanti parole del fondo di presentazione del primo numero)
La storica sede di via Silvio Pellico, utilizzata fino agli anni settanta, prima del trasferimento in Campo Marzio

Il giornale, fondato da Teodoro Mayer, pubblicò il suo primo numero il 29 dicembre 1881, un unico foglio fronte e retro, nelle dimensioni di un tabloid antelitteram. Al costo di 2 soldi, vendette 32 copie.

A Trieste, allora parte dell'Impero d'Austria-Ungheria, nel corso del XIX secolo erano stati fondati diversi giornali, quasi tutti legati a movimenti politici, quindi Mayer decise di fondare un quotidiano semplice ed economico, che potesse diventare rapidamente il punto di riferimento della popolazione di lingua italiana. Nonostante non fosse un giornale schierato (non aveva infatti il bollino rosso, costoso permesso per i giornali politici), era molto vicino alle posizioni degli irredentisti. Divenne in breve tempo il giornale più diffuso della città.

Rotativa de IL PICCOLO con i poligrafici alla fine degli anni 50

La sede del quotidiano venne data alle fiamme da un gruppo di cittadini filo-austriaci la notte del 23 maggio 1915 - giorno della dichiarazione di guerra del Regno d'Italia all'Austria-Ungheria - durante la quale vennero bruciate anche le sedi delle principali associazioni filo-italiane.

Il quotidiano potrà riprendere le pubblicazioni solo il 20 novembre 1919 per opera della Società Editrice Italiana Roma-Trieste, sempre controllata da Teodoro Mayer, nominato poi nel 1920 Senatore del Regno.

Sotto la direzione di Rino Alessi, arrivato a Trieste come corrispondente di guerra, Il Piccolo sostiene alle elezioni del 1921 il Blocco Nazionale, e inizialmente terrà posizioni antifrancesi, specie negli editoriali, dove rivendicherà posizioni di primo piano per l'Italia nella politica danubiana. Durante gli anni del fascismo il giornale si schiera apertamente dalla parte del regime, lodato dall'Alessi nei suoi articoli con lo stile enfatico e violento tipico della propaganda di quegli anni[1].

Con l'assassinio del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss nel 1934 il quotidiano denuncia i pericoli che l'ascesa della Germania Nazista può portare all'Italia, originariamente da un punto di vista nazionalista, con gli articoli del caporedattore Mario Nordio e gli editoriali del direttore. Il 25 gennaio 1938 il giornale pubblica un editoriale del direttore in cui viene criticato il crescente clima di antisemitismo, in aperta polemica con la pubblicazione "il Regime Fascista" di Farinacci, sottolineando il ruolo della borghesia ebraica triestina nel movimento irredentista. Infatti due delle sei medaglie d'oro al valor militare della città erano dei volontari di religione israelita.

Vengono poi annunciate proprio a Trieste e successivamente approvate nel mutato clima politico le leggi razziali e, nonostante le storiche posizioni filo-italiane e la vicinanza al regime che erano valse a Mayer la qualifica di "ebreo discriminato per benemerenze eccezionali", al proprietario verrà imposto di svendere il quotidiano al direttore Rino Alessi, che manterrà la duplice posizione fino al 27 luglio 1943 e sosterrà enfaticamente l'antisemitismo e il patto d'acciaio con la Germania nazista.

L'antifascista Silvio Benco, che con l'avvento del regime aveva collaborato esclusivamente alle pagine della cultura, cura la direzione tra il 29 luglio e l'11 ottobre 1943, quando i nazisti occupano Trieste. Durante l'occupazione si susseguono diversi direttori e redattori responsabili, mentre il personale tenta di attuare una sorta di resistenza passiva. Durante questo difficile periodo il corrispondente dall'Istria Manlio Granbassi documenta per primo i massacri delle foibe. Il giornale sospenderà le pubblicazioni il 28 aprile 1945, pochi giorni prima della resa tedesca in città.

Nel secondo dopoguerra, il ruolo di quotidiano più diffuso a Trieste viene preso dal "Giornale Alleato", pubblicato dal Governo Militare Alleato della Venezia Giulia fino al 5 marzo 1947, quando il Piccolo viene pubblicato nuovamente ma rinominato "Giornale di Trieste". Manterrà questo nome per tutta la durata dell'amministrazione Anglo-Americana del Territorio Libero di Trieste. Dopo la firma del Memorandum d'Intesa di Londra e il conseguente passaggio di consegne tra il Governo Militare Alleato e il Governo Italiano, il 26 ottobre 1954 il quotidiano riprende la testata storica.

Variazioni dell'assetto proprietario[modifica | modifica wikitesto]

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

  • Teodoro Mayer, 29 dicembre 1881 - 23 maggio 1915
  • Rino Alessi, 20 novembre 1919 - 25 luglio 1943
  • Silvio Benco, 28 luglio - 10 settembre 1943
  • Idreno Utimperghe 11 - 14 settembre 1943
  • Hermann Carbone 15 - 27 settembre 1943 (redattore responsabile)
  • Vittorio Tranquilli 28 settembre 1943 - 12 gennaio 1944
  • Rodolfo Maucci 13 gennaio 1944 - 29 aprile 1945
  • Giorgio Manzutto 6 marzo 1947 - 20 ottobre 1948 (rinominato Giornale di Trieste)
  • Vittorio Tranquilli 21 ottobre 1948 - 10 gennaio 1955 (dal 26 ottobre 1954 il quotidiano recupera la storica testata Il Piccolo)
  • Chino Alessi, 11 gennaio 1955 - 25 settembre 1977
  • Ferruccio Borio, 26 settembre 1977 - 26 dicembre 1980
  • Luciano Ceschia, 27 dicembre 1980 - 8 gennaio 1984
  • Alberto Marcolin 3 agosto 1984 - 1º agosto 1986
  • Marco Leonelli 2 agosto 1986 - 12 aprile 1987
  • Paolo Francia 13 aprile 1987 - 31 dicembre 1989
  • Riccardo Berti 1º gennaio 1990 - 26 marzo 1991
  • Mario Quaia, 6 maggio 1991 - 11 aprile 2000
  • Alberto Statera, 12 aprile 2000 - maggio 2005
  • Sergio Baraldi, maggio 2005 - novembre 2008
  • Paolo Possamai, novembre 2008 - 19 aprile 2016
  • Enzo D'Antona, 20 aprile 2016 -

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Anno Copie vendute
2008 37.208
2007 38.492
2006 39.623
2005 44.184
2004 45.310
2003 45.843
2002 46.590
2001 49.429
2000 49.943
1999 50.113
1998 50.447
1997 50.016
1996 49.954

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Galiano Fogar, Dall'irredentismo alla resistenza nelle provincie adriatiche: Gabriele Foschiatti, Udine, Dal Bianco, 1966.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]