Il Giorno

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Il Giorno
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàquotidiano
Generestampa locale
Formatotabloid a 5 colonne
Fondazione1956
SedeCorso Buenos Aires, 54 - Milano[1]
EditorePoligrafici Editoriale
Diffusione cartacea47.051[2] (gennaio 2017)
DirettoreSandro Neri
ISSN1124-2116 (WC · ACNP)
Distribuzione
cartacea
Edizione cartaceasingola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitaleinedicola.net
Tablet PCsu abbonamento
Smartphonesu abbonamento
Sito webilgiorno.it
 
Francobollo celebrativo che rappresenta il manifesto disegnato nel 1956 da Raymond Savignac.

Il Giorno è un quotidiano di Milano, con edizioni locali nelle principali province della Lombardia.

Con gli altri due quotidiani dello stesso gruppo editoriale (Poligrafici Editoriale), «Il Resto del Carlino» di Bologna e «La Nazione» di Firenze, forma il consorzio delle tre testate denominato «QN - Quotidiano Nazionale».

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

«Il Giorno» nasce per iniziativa del presidente dell'Eni Enrico Mattei, intenzionato a dar vita ad un nuovo quotidiano che fosse d'appoggio alla linea politica ed economica da lui espressa[3]. Fondatore, nel 1953, e presidente dell'Eni, società pubblica controllata dal Ministero delle partecipazioni statali, Mattei era fortemente osteggiato dalla grande industria privata, che non gli lesinava critiche, anche attraverso i giornali. Decise quindi di fondare un proprio quotidiano per rompere l'accerchiamento e controbattere agli attacchi. Non era la prima volta che un'azienda pubblica possedeva un giornale: il Banco di Napoli era proprietario del «Mattino» e della «Gazzetta del Mezzogiorno».

Mattei trovò come socio l'editore marchigiano (quindi suo conterraneo) Cino Del Duca, che aveva fatto fortuna in Francia ed era desideroso di lanciarsi in una nuova impresa. Del Duca accettò il ruolo di socio di minoranza. Il 27 settembre 1955 fu costituita a Milano la «Società Editrice Lombarda» (SEL), della quale Mattei detenne il 51% delle quote e Del Duca il 49%[3]. Mattei decise di non apparire pubblicamente come il fondatore del quotidiano, che si presentò ai lettori come giornale indipendente. Ufficialmente il presidente della società editrice era l'ingegner Oreste Cacciabue[4].

La direzione Baldacci[modifica | modifica wikitesto]

La nuova testata puntava ad costituire un'alternativa al «Corriere della Sera» per i lettori milanesi. Cino Del Duca prelevò proprio dal giornale concorrente l'inviato Gaetano Baldacci, che promosse alla carica di direttore. Il modello di riferimento fu il quotidiano londinese «Daily Express».

Il primo numero esce il 21 aprile 1956. Alla veste grafica ha lavorato nei mesi precedenti il designer Giuseppe Trevisani, che compie diverse innovazioni: impaginazione su otto colonne invece delle abituali nove; prima pagina a vetrina con titoli grandi e vivaci corredati da fotografie, sul modello della stampa anglosassone; gli articoli in prima pagina occupano uno spazio residuale: dopo 15-20 righe continuano nelle pagine interne. Al posto dell'articolo di fondo, riservato al direttore, compare un commento più breve sotto la testatina «Situazione».
Su quel primo numero il titolo di apertura, che occupava sette colonne sulle otto della pagina, fu di politica estera: La distensione a Londra e riferì dei discorsi pronunciati nella capitale inglese da Nikita Krusciov. In posizione nobile vi era la «Situazione»[5]. Alcune firme del numero d'esordio: Giacomo Debenedetti (che pubblica Ossessi di Brancati e indifferenti di Moravia), Roberto Longhi, su una mostra dei maestri italiani della pittura a Parigi e lo scrittore Goffredo Parise. Achille Campanile e Roberto De Monticelli raccontarono in due paginoni le nozze fiabesche a Montecarlo di Grace Kelly con il principe Ranieri.[6]

Il giornale è diretto a tutti quei milanesi che non amano il «Corriere della Sera» e soprattutto disdegnano quel suo crisma di "ufficialità". Per questo il «Giorno» deve sempre cercare di stupire ed essere alternativo, dissacrante. Baldacci amava dire ai suoi collaboratori:

« Se abbiamo fatto una prima pagina uguale o simile a quella del «Corriere», dobbiamo chiederci dove abbiamo sbagliato. »

Il giornale si distingue dal «Corriere» anche nella forma: esemplare è l'abolizione della tradizionale terza pagina culturale. La cultura è spostata nella seconda parte del quotidiano, prima degli spettacoli. Il redattore letterario è Giorgio Zampa. All'interno è prevista una pagina intera di economia e finanza: è il primo quotidiano d'informazione a farlo. I servizi sportivi sono curati da Gianni Brera. Adele Cambria, l’unica donna assunta, prima nella redazione di Roma e poi a Milano, cura in particolare una rubrica mondana pubblicata in prima pagina col titolo Confino rosa. Ma la novità più ardita per un foglio del mattino è una pagina dedicata a fumetti e giochi.

Amplia l'offerta informativa l'inserto quotidiano di otto pagine a colori stampato in rotocalcografia (novità assoluta nel dopoguerra). Anche la prima pagina è stampata con questa tecnica. Il lancio pubblicitario è affidato ad un manifesto di Raymond Savignac.[7] La testata si schiera politicamente a sostegno del nascente centro-sinistra e in difesa dell'intervento pubblico nell'economia. Per i primi mesi esce in due edizioni giornaliere. L'edizione pomeridiana è in formato tabloid; i rilevanti costi di gestione, però, impongono il termine dell'esperimento a fine luglio.

La crisi generata dal deficit prodotto nel primo esercizio induce Del Duca a ritirarsi dall'azionariato. L'Eni di Mattei rimane l'unico proprietario. "Ufficialmente" il quotidiano appartiene a un gruppo bancario: ancora nel 1958 il premier Adone Zoli e il ministro Giorgio Bo escludono qualsiasi partecipazione statale nella società editrice[8]. Per i primi tre anni il giornale ha problemi di raccolta pubblicitaria: le grandi industrie, infatti, non vogliono apparire sulle pagine del «Giorno». Il quotidiano fatica a trovare inserzionisti privati disposti a comprare spazi pubblicitari[9].

La situazione si sblocca nel 1959: Oscar Maestro, titolare della SPE, la concessionaria di pubblicità dei giornali dell'Eridania (società privata da sempre in polemica con l'Eni), offre al «Giorno» la "pace degli zuccherieri" in cambio della gestione pubblicitaria del quotidiano.
Nell'estate 1959 il «Giorno» si è già collocato tra i maggiori fogli nazionali, raggiungendo le 150.000 copie. Nello stesso anno diventa noto al pubblico come il vero proprietario del quotidiano sia lo Stato.[10] Il 49% appartiene all'ENI di Enrico Mattei, un altro 49% all'IRI e il restante 2% al Ministero delle partecipazioni statali[11]. La mano pubblica si fa sentire alla fine dello stesso 1959: è il governo, allora presieduto da Antonio Segni, che licenzia il primo direttore del «Giorno», in una riunione del Consiglio dei ministri del 23 dicembre.

Gli anni di Italo Pietra[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il successo di vendite, «Il Giorno» continua ad avere elevati costi di gestione. Mattei decide, con spregiudicatezza, di utilizzare denaro pubblico per ripianarne i debiti[12].

A Baldacci viene data la soddisfazione di nominare il suo successore: Italo Pietra, amico e collega fin dai tempi del «Corriere della Sera». Poco tempo dopo si ritira Del Duca e così l'ENI rimane editore unico del quotidiano[13].

Pietra rimane alla guida del quotidiano dal 1960 al 1971. Socialista, si batte "per l'incontro tra cattolici e socialisti, per avviare l'Europa a una dimensione più ampia, per dare al nostro Paese strutture più moderne, più giuste, più adatte ai tempi"[14].

Questi sono gli anni più vitali nella storia della testata. La redazione si avvale di una serie di collaboratori fra i più prestigiosi del Paese: Arbasino, Bianciardi, Cederna, Emiliani, Citati, Eco, Pasolini, Ernesto Rossi, e ancora Cassola, Ottiero Ottieri, Soldati, ecc..

Il 14 gennaio 1962 un reportage da Vigevano di Giorgio Bocca sul boom economico diventa uno dei pezzi più citati del giornalismo italiano. Nel 1963 Alberto Arbasino intervista lo scrittore Carlo Emilio Gadda.

Fu Gianni Brera a costruire la redazione sportiva del «Giorno»: Mario Fossati si occupava del ciclismo, Giulio Signori dell'atletica, Gianni Clerici del tennis, Gian Maria Gazzaniga del calcio, Franco Grigoletti della pallacanestro.

Per ragioni di concorrenzialità nei confronti del «Corriere», che usciva nel pomeriggio con il «Corriere d'Informazione», anche il «Giorno» aveva un'edizione pomeridana, diretta da Giorgio Susini. Nell'edizione mattutina il quotidiano usciva sempre arricchito con qualche supplemento: «Il Giorno dei Ragazzi» (per il quale Benito Jacovitti crea, tra i tanti, «Coccobill»), della TV, ecc. Le pagine di cronaca erano intitolate con la testatina Fatti della vita, che rimarrà un marchio distintivo del giornale.

La crisi degli anni Settanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1971 «Il Giorno» è il quarto quotidiano italiano d'informazione, con una vendita media di 244.276 copie[15]. L'esercizio 1970 si conclude però con una perdita di quasi 3 miliardi e mezzo di lire[16]. L'ENI pensa dapprima a cedere il giornale, poi decide di sostituire Italo Pietra, considerato un direttore-interventista per i numerosi articoli scritti sul quotidiano, con un direttore-organizzatore. Avutane notizia in anticipo, Pietra si dimette il 9 giugno.

Al suo posto viene chiamato Gaetano Afeltra. Nel suo editoriale di presentazione, il nuovo direttore afferma, riguardo alla linea politica, che "non muterà l'impegno democratico, civile e, quindi, antifascista. La notizia è sacra, il commento è libero"[17].

Afeltra realizza invece un altro progetto: quello di smontare il "Giorno" per distoglierlo dalle precedenti posizioni politiche[18]. La linea di "disimpegno" e "spoliticizzazione" viene osteggiata dalla redazione, che entra per due volte in sciopero, a breve distanza di tempo: il 27 settembre 1972 e il 20 gennaio 1973. Nel 1973 escono dal giornale, per disaccordi con il direttore, Enzo Forcella, editorialista, e Paolo Murialdi, primo redattore capo.

Il «Giorno» nella primavera del 1973 aumenta di 20 000 copie la tiratura, ma il passivo rimane elevato. La crisi economica porta alla rinuncia alle pagine a colori e all'inserto.

Nel 1976 anche Giorgio Bocca lascia il quotidiano per partecipare alla fondazione de «la Repubblica, “pensato per lo stesso tipo di lettore del «Giorno»”. Oltre a Bocca, il suo fondatore, Eugenio Scalfari, riuscì a portar via dal quotidiano milanese tutte le sue firme illustri: Gianni Brera, Bernardo Valli, Natalia Aspesi, Alberto Arbasino, Pietro Citati, Mario Pirani e Gianni Locatelli.

Il quotidiano romano in poco tempo si ritagliò un suo spazio tra i lettori di centro-sinistra, posizionandosi in un segmento medio-alto. Il «Giorno» non seppe dare una risposta efficace e cominciò a perdere copie.

Dal 1980 al 1996[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 Gaetano Afeltra compì 65 anni. L'ENI decise di affidare l'incarico di direttore della testata - a quel tempo in crisi di vendite - a Guglielmo Zucconi. Zucconi cercò di tornare alle origini e di rifare il giornale irriverente e critico verso il potere dei primi anni. Approvò, inoltre, il ritorno del colore in prima pagina. In occasione dell'attentato a Giovanni Paolo II (13 maggio 1981), «Il Giorno» uscì con una foto a tutta pagina ritraente il papa in fin di vita. Nel 1982 il quotidiano milanese era il settimo quotidiano italiano con 261.245 copie di tiratura media[19] (il quinto se si escludono i quotidiani sportivi).

Nei suoi quattro anni di direzione (1980-1984) Zucconi cambiò la fattura del giornale. La televisione, ormai presente nelle case di tutti gli italiani, fu trattata in un modo nuovo, raccontando le storie personali degli attori e dei presentatori. Un'altra innovazione fu quella di inserire nelle pagine degli spettacoli la musica leggera, genere ancora negletto perché considerato frivolo. Emersero cronisti come Paolo Martini, Gigi Moncalvo e Massimo Franco. «Il Giorno» riprese il suo posto di prestigio tra i giornali nazionali. Cominciarono a tornare anche le firme famose, fra cui Massimo Fini.

L'era Poligrafici Editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 «Il Giorno» vendeva su scala nazionale una media giornaliera di 130 000 copie[20].

Nel 1997 il quotidiano fu ceduto dall'Eni alla Poligrafici Editoriale S.p.A., quinto gruppo editoriale italiano diretto da Andrea Riffeser Monti. L'operazione costò 11,1 miliardi di lire, ma la casa editrice bolognese ricevette in cambio un finanziamento triennale a fondo perduto di 66 miliardi di lire[21].

La Poligrafici è già proprietaria di due quotidiani regionali, «Il Resto del Carlino» e «La Nazione», che escono con un'edizione unica a livello nazionale (la testata «Quotidiano nazionale») e con un'edizione distinta a livello regionale. «Il Giorno» possiede una propria redazione nazionale, che produce autonomamente le notizie. Tale redazione fu dismessa dal nuovo proprietario, il quale stabilisce che il fascicolo nazionale del «Giorno» avrà le stesse notizie prodotte tra Bologna e Firenze.

Nell'ottobre 2000 il «Giorno» adotta il formato tabloid così come le altre testate della catena. Accanto alla testata, di cui il direttore è Giovanni Morandi, in prima pagina è riportato il marchio “QN” ("Quotidiano Nazionale")[22].

Nel maggio 2016 la redazione lascia la sede di via Stradivari e si trasferisce in Corso Buenos Aires. Quella attuale è la quinta sede del quotidiano[1].

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1997 in poi, la Poligrafici Editoriale ha dato un nuovo impulso alla copertura delle notizie locali, facendo nascere nuove edizioni lombarde.

Le edizioni de Il Giorno oggi sono: Bergamo, Brescia, Lecco, Sondrio, Como, Varese, Legnano, Monza, Rho-Bollate, Sud-Milano, Sesto-Cinisello, Martesana, Lodi-Pavia, Milano città, Mantova e Cremona, per un totale di circa 150-160 pagine che quotidianamente coprono tutta la Lombardia.

Il Giorno ha una versione online, riportante in tempo reale le principali notizie della Lombardia, suddivise nelle diverse edizioni, e che si integra con le notizie di carattere nazionale ed internazionale del Quotidiano.net, versione online del Quotidiano Nazionale.

Il 5 maggio 2016 viene inaugurata la nuova sede de Il Giorno, in corso Buenos Aires a Milano.

Il 1º febbraio 2017 Sandro Neri assume la direzione del quotidiano, subentrando a Giuliano Molossi[23].

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Firme storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Giorno è stato una fucina di giornalisti che sono diventati firme famose del giornalismo italiano:

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Media mobile
2010 57.981
2009 64.952
2008 64.926
2007 65.381
2006 69.353
2005 69.009
2004 74.244
2003 79.113
2002 72.803
2001 79.274
2000 86.684
1999 82.402
1998 84.943
1997 92.951
1996 106.071

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Inaugurata la nuova redazione de Il Giorno, su ilgiorno.it. URL consultato l'8 maggio 2016.
  2. ^ I dati Ads di diffusione della stampa di quotidiani e settimanali, su primaonline.it. URL consultato il 13 novembre 2017.
  3. ^ a b DEL DUCA, Cino, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  4. ^ Gian Luigi Falabrino, Pubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, [1989], seconda edizione 1999, pag. 122.
  5. ^ La "Situazione" del numero 1 fu scritta a quattro mani da Baldacci e Cino Del Duca.
  6. ^ Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p. 202.
  7. ^ Giorgio Fioravanti. Il dizionario del grafico. Bologna, Zanichelli, 1993. ISBN 88-08-14116-0. Pagina 412.
  8. ^ Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, op. cit., p. 204.
  9. ^ Gian Luigi Falabrino, op.cit., pag. 123.
  10. ^ "La vera proprietà del Giorno non fu rivelata per tre anni". Enzo Forcella, Millecinquecento lettori, introduzione di Guido Crainz, pag. XI, Donzelli, 2004.
  11. ^ Giornalismo italiano. Volume III: 1939-1968. Mondadori, collana «I Meridiani». Pag. 1878.
  12. ^ Eugenio Marcucci, Giornalisti grandi firme, pag. 51
  13. ^ L'ingresso dell'ENI nel Giorno era datato 31 agosto 1956. Si era trattato di un vero e proprio salvataggio: il quotidiano, infatti, a pochi mesi dalla nascita aveva già accumulato perdite consistenti. L'ENI rilevò la maggioranza del giornale sotto la copertura di un fittizio "Istituto Bancario Romano". Vittorio Emiliani, Gli anni del Giorno. Il quotidiano del signor Mattei, Baldini&Castoldi.
  14. ^ Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, pag. 10.
  15. ^ V. Castronovo e N. Tranfaglia, La stampa italiana nell'età della tv, Laterza 1994
  16. ^ Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, pag. 9.
  17. ^ Giampaolo Pansa, op.cit., pag. 69.
  18. ^ Giampaolo Pansa, op.cit., pagg. 107 e 109.
  19. ^ Quanto si legge in Italia?, in «La Civiltà Cattolica», 1º ottobre 1983, n. 3199, p. 77 (versione digitalizzata).
  20. ^ Dati ADS riportati da «L'espresso» il 10 ottobre 1996
  21. ^ "Le due storie de Il Giorno"[collegamento interrotto].
  22. ^ Quotidiano Nazionale ha comunque una propria registrazione ed un proprio direttore responsabile.
  23. ^ Sandro Neri è il nuovo direttore del Giorno, su primaonline.it. URL consultato il 6 febbraio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Emiliani. Gli anni del Giorno. Il quotidiano del signor Mattei (Storie della storia d'Italia). Baldini & Castoldi, Milano, 1998. ISBN 978-88-8089-400-1.
  • Vittorio Emiliani. Orfani e bastardi. Milano e l'Italia viste dal «Giorno» (Saggi. Storia e scienze sociali). Donzelli, 2009. ISBN 978-88-6036-411-1.
  • A. Gigli Marchetti (a cura di), “Il Giorno”. Cinquant'anni di un quotidiano anticonformista, Angeli, Milano, 2007 (versione digitalizzata).
  • Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo. I grandi giornalisti raccontano la Prima Repubblica, Minerva, Bologna, 2017. ISBN 978-88-738-1849-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]